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24 giugno 2015

CI CHIAMANO DIVERSI


Ci chiamano diversi è un itinerario nella coscienza collettiva e nelle vite private di chi si racconta. Storie troppo spesso ferite da parole ingiuste e dal pregiudizio, ma tutte straordinariamente capaci di generare un finale inaspettato, più bello e positivo rispetto a quella promessa di chi aveva sentenziato per loro una condanna all’infelicità. Per capire che l’umanità, in qualsiasi sua declinazione, non è mai uno scarto dalla norma, ma qualcosa che semplicemente accade, in tutta la sua dignità. Anche laddove il “senso comune” non pensava di poterla trovare o accogliere. Per comprendere che solo quando siamo in grado di abbracciare ciò che appare lontano rispetto a noi, siamo davvero persone libere. 

A MONKEY PRODUCTIONS FILM co-produced by a lot of donors
Original Music by DAVID OSPINA & MARCO PRATO
Color Correction by MIRKO ISAIA
English Subtitles by AMIE VENNER
Written, Directed ad Edited by VINCENZO MONACO

20 febbraio 2015

AMARSI OLTRE LA MORTE

Cliccate sulla foto o QUI per vedere il toccante video realizzato da "LE IENE" e andato in onda ieri, giovedì 19 febbraio 2015.  
CIAO WALTER!

24 novembre 2014

VISTO NEL WEEKEND: I TONI DELL'AMORE - LOVE IS STRANGE

Storia d'amore che racconta il sentimento in quanto tale a prescindere da chi lo prova. 
Un dramma raccontato con molta delicatezza, che mostra come la nostra vita sia in balia di eventi inaspettatamente traumatici e di come sia fragile l’aiuto delle persone che ci circondano nel momento del bisogno. Peccato che la narrazione segua ritmi a volte troppo lenti e che spesso, proprio questa eccessiva lentezza ne compromette l'intenzione di raccontare le difficoltà dei rapporti umani.  
DELICATO.

13 febbraio 2013

23 gennaio 2013

LASCIATE CHE I GAY ADOTTINO BAMBINI

La Francia, pur avendo una destra profondamente reazionaria, ci ha abituati a veder raccontate le
sue manifestazioni come momenti di crescita e libertà. Aver invece assistito a migliaia di persone manifestare contro i matrimoni e le adozioni delle coppie gay, colpisce, e molto. Il concetto di famiglia è un concetto storico, niente affatto biologico. A osservare la famiglia
africana, quella asiatica, mediterranea, cattolica, musulmana ci si accorge che sono tutte declinazioni diverse - spesso diversissime - di uno stesso concetto che presuppone la condivisione da parte di due o più persone di spazi, risorse, affetti.  Ma qualunque sia la nostra idea di famiglia, dovremmo interrogarci su questo: preferiamo davvero che ci siano bambini che vivano in situazioni di abbandono o in strutture di accoglienza piuttosto che dare possibilità a nuove forme di famiglia? Il progetto non è far adottare bambini indiscriminatamente a persone che non posseggano i requisiti per farlo. Non è abbassare il livello di guardia sugli affidamenti.
Si tratta di poter pen are a nuclei diversi. L'uomo e la donna sono oggi percepiti come basi fondamentali su cui costruire un nucleo familiare, ma quante famiglie vivono situazioni di conflittualità tali da non consentire una vita serena all'interno delle mura domestiche? E' raro trovare coppie stabili. Spesso ci si separa e si cresce in famiglie allargate. Non esiste un percorso di sanità e un percorso tossico. Esiste l'essere cresciuti bene o male. La famiglia, qualunque sia la sua composizione, è un laboratorio. Oggi le famiglie allargate sono un dato di fatto, ma solo qualche anno fa sembravano un'aberrazione. Sono convinto che le coppie gay e i single che chiedono di poter adottare, dovrebbero avere il diritto di farlo perché la loro è una richiesta in nome dell'amore. E il dibattito non dovrebbe essere se permetterlo o meno, ma stabilire i criteri che consentano di capire, agli addetti ai lavori, se il nucleo familiare in fieri è in grado di poter accogliere bambini oppure no. Ci sono in Italia decine di migliaia di bambini in attesa di essere affidati a nuclei familiari e le adozioni, anche per le coppie etero, spesso seguono iter lunghi e complicati. L'obiettivo dovrebbe essere snellire le pratiche e permettere che nuove famiglie possano nascere.
Le posizioni della Chiesa cattolica sono legittime, ma legittime riguardo ai cattolici. La Chiesa ha il diritto di ricordare a chi segue i suoi principi che lei è contraria a qualsiasi forma di famiglia diversa da quella formata da un uomo e una donna e al di fuori del matrimonio.
Ma non ha alcun diritto di condizionare le leggi e le istituzioni dei paesi laici. I cattolici possono dire la loro, ma non influenzare o boicottare nuove leggi. Questo è profondamente ingiusto. Che dimostrazione di libertà e autonomia da parte dei partiti sarebbe se il dibattito elettorale potesse aprirsi e discutere di questi temi. Ma si ha troppa paura che il mondo cattolico, così determinante nelle elezioni, possa boicottare la parte che ha messo in tavola discussioni poco digeribili. Eppure, se la politica si tiene lontana da determinati temi, se getta la spugna e non affronta la possibilità di creare felicità, realizzazione, trasformazione culturale, che cosa si riduce a essere? Tasse? Appalti controllati?
Come per la battaglia sull'aborto. Si preferiva ignorare che impedendo una legge, morivano migliaia di donne in clandestinità. Ancor prima di discutere se manifestare o meno contro l'adozione per le famiglie omosessuali, ciò che lascia sgomenti è che molte persone credono che un bambino possa essere più felice senza una famiglia, a vivere in istituti di accoglienza, piuttosto che avere due mamme o due papà che possano volergli bene e dedicare le loro vite a lui. Preferiscono che un bambino viva in strutture e condivida l'affetto dei tanti professionisti che vi lavorano con altri bambini senza famiglia, piuttosto che a quel bambino sia dato tutto l'amore di una famiglia sua, un amore che loro considerano "diverso".
Messa così, questa, è davvero la peggiore delle cattiverie.

Roberto Saviano - L'antitaliano - L'Espresso n°3 del 24 gennaio 2013

07 novembre 2012

LA LETTERA DI OBAMA SUI GENITORI GAY

Sophia Bailey Klugh è una bambina americana di 10 anni, figlia di una coppia di uomini gay, Jonathan Bailey e Triton Klugh. La settimana scorsa ha scritto una lettera al Presidente Obama, ringraziandolo per il suo sostegno ai matrimoni gay - e quindi alla causa dei suoi due papà - e chiedendogli un consiglio su come affrontare le prese in giro dei suoi compagni di classe. 

Caro Barack Obama, 
sono Sophia Bailey Klugh. La tua amica che ti ha invitato a cena. Se non te lo ricordi va bene lo stesso. Ma volevo solo dirti che sono felice che sei d’accordo che due uomini possano amarsi perché ho due papà e loro si amano. Ma a scuola gli altri bambini pensano che sia disgustoso e strano e questo ferisce il mio cuore e i miei sentimenti. Scrivo a te perché sei il mio eroe. Se tu fossi me e avessi due papà che si amano, e i bambini a scuola ti prendessero in giro per questo motivo, cosa faresti?
 Per favore rispondimi!
 Volevo solo dirti che mi sei d’ispirazione e spero tu vinca e diventi il presidente. Renderesti il mondo un posto del tutto migliore. 

 La tua amica Sophia 


P.S. Per favore saluta le tue figlie da parte mia! 



Jonathan Bailey, papà di Sophia, ha pubblicato su Facebook la lettera di sua figlia e anche la lettera di risposta ricevuta pochi giorni dopo dalla Casa Bianca (la cui autenticità è stata confermata al sito Letters Of Note dall’amministrazione).

Cara Sophia, 
grazie per avermi scritto una lettera così profonda sulla tua famiglia. Leggerla mi ha reso orgoglioso di essere il vostro presidente e ancora più speranzoso riguardo il futuro della nostra nazione. 
In America non esistono due famiglie che siano uguali. Noi celebriamo questa diversità. E riconosciamo che a prescindere che si abbiano due papà o una mamma quello che conta più di tutto è l’amore che mostriamo l’un l’altro. Tu sei molto fortunata ad avere due genitori che si prendono cura di te. Loro sono fortunati ad avere una figlia eccezionale come te. 
Le nostre differenze ci uniscono. Tu e io siamo benedetti dal vivere in un paese dove siamo nati uguali, dove non importa come sembriamo esteriormente, dove siamo cresciuti o chi siano i nostri genitori. Una buona regola è trattare gli altri nel modo in cui speri che loro trattino te. Ricorda ai tuoi compagni di scuola questa regola se ti dicono qualcosa che ferisce i tuoi sentimenti. 
Grazie ancora per aver trovato il tempo di scrivermi. Sono onorato di avere il tuo sostegno e sono ispirato dalla tua comprensione. Mi dispiace di non essere venuto a cena, ma saluterò Sasha e Malia da parte tua. 

Cordialmente, 

Barack Obama
    Fonte: Il Post

13 settembre 2012

IKEA - BASTA POCO PER CAMBIARE

Complimenti ad IKEA Italia che dimostra, ancora una volta, qunto basta poco per essere se stessi.



10 settembre 2012

MILANO: AL VIA IL REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI

Con deliberazione n. 30 del 26 luglio 2012 il Consiglio Comunale di Milano ha approvato il Regolamento sull'istituzione del Registro delle Unioni Civili. Nel Regolamento è stata definita l'organizzazione e la disciplina per l'iscrizione e la cancellazione nel registro amministrativo delle Unioni Civili.
L'iscrizione può essere richiesta da due persone maggiorenni, di sesso diverso o dello stesso sesso, di qualsiasi nazionalità, residenti, coabitanti anagraficamente nel Comune di Milano e iscritti sul medesimo stato di famiglia. Nel caso in cui gli stessi non siano residenti, coabitanti e iscritti sul medesimo stato di famiglia è necessario rivolgersi prima presso qualsiasi sportello anagrafico per effettuare la variazione.
Gli interessati non devono essere legati tra loro da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela e non devono appartenere al alcuna altra forma di Unione Civile, comunque riconosciuta.

Come iscriversi
Le iscrizioni nel registro avvengono esclusivamente sulla base di una domanda presentata congiuntamente dagli interessati unicamente su appuntamento presso l'Ufficio del Registro delle Unioni Civili dell'Anagrafe di Via Larga 12 - secondo piano  - stanza 231, dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12,00 e dalle 14,30 alle 15,30.
Per fissare l'appuntamento è possibile:
• contattare telefonicamente i seguenti numeri: 02.884.62270 - 02.884.62273 - 02.884.62274 dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12,00 e dalle 14,30 alle 15,30.
• via e-mail alla casella DSC.RegistroUnioniCivili@comune.milano.it
All'atto della presentazione della domanda occorre che gli interessati si presentino entrambi con un valido documento d'identità. La domanda dovrà essere corredata da un bollo di Euro 14,62. L'attestazione che sarà emessa al termine della registrazione ha un costo di Euro 15,14.

Attenzione:
L'iscrizione nel Registro non può essere richiesta da coloro che facciano già parte di una diversa unione civile, i cui effetti non siano cessati al momento della domanda di iscrizione, né dalle persone coniugate fino al momento dell'annotazione della separazione personale sull'atto di matrimonio.


Come cancellarsi
La cancellazione dal registro delle unioni civili avviene nei seguenti casi:

• cessazione della situazione di coabitazione e/o di residenza nel Comune di Milano di uno o entrambi i componenti dell'Unione Civile (cancellazione d'ufficio dal registro) ;
• cessazione dei rapporti affettivi e/o reciproca assistenza morale e/o materiale (cancellazione su richiesta di una o di entrambe le parti interessate). La richiesta di cancellazione, unitamente ai documenti di identità dei dichiaranti dovrà essere inviata all'Ufficio Registro delle Unioni Civili secondo le seguenti modalità:

• via fax al Protocollo del Settore Servizi al Cittadino: 02.884.60164;
• via email alla casella di Posta Elettronica Certificata (PEC): protocollo@postacert.comune.milano.it
• via posta raccomandata all'indirizzo: Comune di Milano - Settore Servizi al Cittadino - Ufficio Registro delle Unioni Civili - Via Larga 12 Milano

Nel caso di richiesta di cancellazione di una sola parte interessata, il Comune provvederà a inviare all'altro componente una comunicazione.



Effetti dell'iscrizione nel Registro
In base al Regolamento per il riconoscimento delle Unioni Civili, il Comune di Milano si impegna a tutelare e sostenere le unioni civili, al fine di superare situazioni di discriminazione e favorirne l'integrazione nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio.
Le aree tematiche entro le quali gli interventi sono da considerarsi prioritari sono:
a) casa;
b) sanità e servizi sociali;
c) politiche per i giovani, genitori e anziani;
d) sport e tempo libero;
e) formazione, scuola e servizi educativi;
f) diritti e partecipazione;
g) trasporti.

Gli atti dell'Amministrazione devono prevedere per le unioni civili condizioni non discriminatorie di accesso agli interventi in tali aree, evitando condizioni di svantaggio economico e sociale, nel quadro generale della particolare attenzione alle condizioni di disagio economico-sociale.

All'interno del Comune di Milano, chi si iscrive al registro è equiparato al “parente prossimo del soggetto con cui si è iscritto” ai fini della possibilità di assistenza.

L'Amministrazione Comunale rilascia, su richiesta degli interessati secondo le modalità sopra descritte, attestato di “unione civile basata su vincolo affettivo” inteso come reciproca assistenza morale e materiale, ai sensi dell'art. 4 del Regolamento anagrafico, in relazione a quanto documentato dall'Anagrafe della popolazione residente (D.P.R.223/1989).

Il riferimento famiglia anagrafica contenuto nell'art. 4 del D.P.R. 223/1989 va inteso in senso esclusivamente anagrafico, in considerazione della differenza tra le unioni civili, come formazioni sociali, previste e tutelate dall'art. 2 della Costituzione e la famiglia, prevista e tutelata dall'art. 29 della Costituzione.
L'attestato è rilasciato per i soli usi necessari al riconoscimento di diritti e benefici previsti da Atti e Disposizioni dell'Amministrazione comunale.


QUI e su comune.milano.it  tutte le informazioni e i moduli da scaricare per presentare la domanda.

05 settembre 2012

LA PROPOSTA (INSENSATA) DI GIOVANARDI PER LE UNIONI CIVILI

Dopo aver creato clamore mediatico con le sue continue dichiarazioni omofobe, Carlo Giovanardi ha presentato a sorpresa un disegno di legge al Senato per la regolamentazione delle coppie di fatto, sia gay che eterosessuali.
Un svolta dal sapore elettorale, giunto a fine legislatura (lui stesso afferma di sapere che non ci sarà il tempo per poterne discutere in aula) e con una sinistra che pare incapace di trovare il coraggio di parlare di matrimoni gay. E di matrimoni non ne parla neppure l'ex sottosegretario alla famiglia, preferendo il ricorso ad un "contratto di convivenza e solidarietà" che potrà essere sottoscritto da chi vive una convivenza di qualsiasi tipo (anche fra amici, purché residenti nello stesso domicilio) e che dovrà essere sottoscritta alla presenza di un notaio per poi essere depositato all'anagrafe del Comune. In tal modo ci si potrà assicurare una serie di diritti, come l'eredità, l'assistenza sanitaria, la cointestazione dell'abitazione e le decisioni in materia di salute in caso di incapacità di intendere e volere dell'altra persona.
Ma è lui stesso a mettere le mani avanti e a precisare come non sia previsto alcun "accostamento alla famiglia tradizionale" dato che, perlomeno secondo il suo parere, il matrimonio è un lusso che deve rimanere riservato alle coppie eterosessuali.
Immediata è giunta la replica di Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, che ha commentato: "Chi è omofobo lo resta, e una proposta di questo tipo la respingiamo al mittente: sicuramente è una mossa pubblicitaria e la prendo in quanto tale. Ma l'unica cosa credibile è la sua omofobia [...] Questo disegno di legge poteva essere presentato, al massimo, negli anni '80. Al di là del fatto che provenga da lui, è a una distanza siderale dall'unica proposta che ci interessa: realizzare l'eguaglianza tra le persone come vorrebbe la nostra Costituzione, ovvero l'estensione del matrimonio civile alle coppie omosessuali"

Fonte: Gayburg

08 giugno 2012

L'EBRAISMO CONSERVATORE APRE AI MATRIMONI GAY

L'ebraismo conservatore americano celebrerà anche matrimoni fra persone dello stesso sesso. A deciderlo è stato il comitato rabbinico che, con tredici voti a favore, nessun contrario ed una astensione, ha sentenziato che le relazioni tra persone dello stesso sesso sono differenti da quelle considerate in "accordo alla legge di Mosè", ma saranno comunque celebrate "con lo stesso senso di santità e gioia dei matrimoni eterosessuali". Va ricordato che quella specifica corrente (nata negli Stati Uniti nei primi anni del XX secolo) raccoglie tra il 35 e il 40% degli ebrei statunitensi e già da anni accoglie al suo interno rabbini gay e lesbiche.

Fonte: Gayburg

23 marzo 2012

IL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI APRE ALLE UNIONI CIVILI PER I GAY

L'Espresso ha pubblicato alcuni stralci di "Credere e Conoscere", il libro di prossima pubblicazione del cardinale Carlo Maria Martini (arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002). Ed è proprio in quei passi che si iniziano a scoprire alcune sue aperture su temi importanti come, ad esempio, l'uso dei profilattici che "può costituire in certe situazioni un male minore".
Riguardo alla comunità LGBT, il religioso parla dei gay pride (un tempo da lui demonizzati) sostenendo che "in questo particolare momento storico esiste per questo gruppo di persone il bisogno di autoaffermazione, di mostrare a tutti la propria esistenza, anche a costo di apparire eccessivamente provocatori".
Il cardinale, poi, si dice anche "pronto ad ammettere che in alcuni casi la buona fede, le esperienze vissute, le abitudini contratte, l'inconscio e probabilmente anche una certa inclinazione nativa possono spingere a scegliere un tipo di vita con un partner dello stesso sesso" e che "tale comportamento non può venire né demonizzato né ostracizzato".
Riguardo alle unioni omosessuali, infine, Martini ribadisce che la famiglia va difesa ma "Non è male, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili [...] Se alcune persone, di sesso diverso oppure dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia perché vogliamo assolutamente che non lo sia?".
La Chiesa cattolica - afferma in conclusione il cardinale - promuove le unioni che favoriscono il proseguimento della specie umana, ma "non è giusto esprimere alcuna discriminazione per altri tipi di unioni".

Fonte: Gayburg

21 marzo 2012

RAOUL BOVA in copertina su "VANITY FAIR": "LE COPPIE GAY NON SONO DI SERIE B"

Raoul Bova è in copertina sul n°12 di "Vanity Fair"del 28 marzo 2012.

"Sono cattolico, battezzato e spostato in chiesa". Ma quando, a 16 anni, ha visto un ragazzo innamorarsi di un altro ragazzo, ha capito che certe differenze non contano. L'attore lo racconta a Vanity Fair, sulla copertina del numero che lancia al governo un appello per i diritti dei gay.


Alfano: "Se vince la sinistra avremo i matrimoni gay". Bindi: "Non userei la parola matrimonio". Europarlamento e Cassazione: "Le coppie omosessuali devono avere pari diritti". Domanda: ma l'Italia è davvero quella della politica bipartisan che continua a negare, come nel resto della Ue avviene solo in Grecia, questi diritti? È solo quella dei violenti che hanno picchiato sette ragazzi in discoteca?

A chiederselo è Vanity Fair che pubblica una lettera rivolta al ministro Elsa Fornero (che ha delega alle pari opportunità) in cui chiede formalmente di portare all'attenzione del governo il problema della disparità tra le coppie conviventi, a seconda dell'orientamento sessuale.
Testimonial d'eccezione della petizione è Raoul Bova, a cui Vanity Fair dedica la copertina e un'intervista all'interno del servizio. Quarant'anni, sposato dal 2000 con Chiara Giordano, due figli, l'attore è stato scelto dalla prestigiosa rivista per dire che il matrimonio, o comunque l'insieme di garanzie che ne deriva, è un diritto di chiunque scelga di legarsi a un'altra persona, di qualunque sesso sia. E che questa non è una battaglia dei gay: è una battaglia di tutti.

Quando ha scoperto che esisteva l'omosessualità?
"Intorno ai sedici anni, quando mi accorsi che il mio migliore amico era innamorato di un ragazzo, mentre a me interessavano le ragazze. Non cambiò nulla nella mia amicizia per lui e nel bene che gli volevo: troppe le cose che avevamo in comune perché quell'unica differenza avesse importanza".

Come fa un classico ragazzo italiano a liberarsi dei pregiudizi sull'omosessualità?
"Nel mio caso, mi hanno aiutato molto i viaggi all'estero e la conoscenza di persone che venivano da culture meno conservatrici e machiste della nostra. Ma sono serviti anche le letture e il cinema. E non mi riferisco solo a film che raccontano storie gay, come quelli di Almodóvar. Mi riferisco a qualunque film ti faccia riflettere sulla necessità di permettere a tutti di integrarsi e avere gli stessi diritti. Qualunque film sugli ebrei, gli afroamericani, i diversamente abili. Non è questione di gusti sessuali diversi dai miei, è questione di fratellanza universale e cristiana. Gesù considerava suoi figli anche gli assassini, come si fa a non rispettare un fratello essere umano semplicemente perché è omosessuale?".

Quando un personaggio famoso fa coming out, che cosa pensa?
"Penso che, se ancora c'è chi sente il bisogno di gridarlo al mondo, vuol dire che l'uguaglianza è lontana. Io non mi presento dicendo: "Piacere, sono Raoul Bova, eterosessuale".

A proposito, lei lo interpreterebbe un gay al cinema?
"Certo. Non è mai capitata la sceneggiatura giusta, ma se arrivasse, perché no?". E se uno dei suoi figli, tra qualche anno, venisse a dirle: "Papà, sono gay"? "Penserei che se ha deciso di parlarne con me, di concedermi la sua fiducia su un aspetto così intimo della sua vita, è segno che, come padre, ho fatto un buon lavoro".

L'intervista completa su Vanity Fair in edicola dal 21 marzo.

20 marzo 2012

CARA FORNERO, #nocoppiediserieB

Vanity Fair lancia un appello al Ministro del Lavoro a favore dei diritti delle coppie omosessuali. Tra i firmatari Raoul Bova, Roberto Saviano, Geppi Cucciari, La Pina, Don Ciotti, Paola Concia, Milena Gabanelli, e Mina...
Firma anche tu, scrivendo una mail con il tuo nome e cognome, età, luogo e data di nascita e occupazione all'indirizzo redazioneonline@vanityfair.it


"Spett. ministro Fornero,

ci rivolgiamo a Lei in quanto titolare del dicastero del Lavoro e delle Politiche sociali con delega alle Pari Opportunità. L'Italia, assieme alla Grecia, è l'unico Paese dell'Unione Europea a non offrire alle coppie omosessuali alcuna opzione: né matrimonio né patto civile. Si crea così una palese disparità tra le coppie conviventi a seconda dell'orientamento sessuale. Questa disparità porta a gravi ed evidenti discriminazioni che vanno a toccare diritti fondamentali di ogni cittadino: dalla possibilità di assistere il compagno/la compagna ricoverato/a in ospedale alla presenza nell'asse ereditario. Con l'attuale assetto legislativo, le coppie eterosessuali possono decidere di sposarsi e dunque accedere ai diritti di cui sopra; se scelgono diversamente sanno che non ne godranno. Questa possibilità di scelta è invece preclusa a tutte le coppie omosessuali: a loro l'accesso a quei diritti è sempre e comunque negato.

Vanity Fair e i firmatari di questo appello la invitano quindi a farsi carico del problema, e a portarlo all'attenzione del governo di cui fa parte."

QUI l'articolo con le firme, tra cui anche quella del sottoscritto.

27 febbraio 2012

WELCOME BACK HOME

Il marine Brandon Morgan ritorna a casa nelle Hawaii dopo una missione e ad attenderlo, nella base militare, trova il suo c'è il suo compagno Dalan Wells. I due si scambiano un abbraccio e un bacio affettuoso e l'immagine dell'incontro ed il gruppo Gay Marines la posta sulla pagina Facebook.
In poche ore fa il giro della rete. In un post pubblicato sul social network il militare spiega: "Io e il mio partner Dalan ringraziamo tutti quelli che hanno risposto positivamente. Non lo abbiamo fatto per diventare famosi ma perchè dopo quattro anni che ci conosciamo e tre dislocamenti abbiamo sentito il bisogno mostrare cosa proviamo l'uno per l'altro".
E poi aggiunge: "A chi ci ha criticato voglio dire: se il sergente maggiore, il colonnello e i capitani che erano intorno a noi non hanno detto niente perché dovrebbero farlo degli sconosciuti?"

19 gennaio 2012

NEIL PATRICK HARRIS e DAVID BURTKA in copertina su "OUT"

Per celebrare la festa di San Valentino, il numero di febbraio 2012 della celebre rivista gay americana "OUT" è tutto dedicato all'amore; ovviamente omosessuale. Tra le 13 coppie e famiglie LGBT di cui si parla all'interno del mensile, ci sono i due attori Neil Patrick Harris e David Burtka che posano in un servizio fotografico realizzato da fotografo Matthew Kristall. Gli scatti, rigorosamente in bianco e nero, svelano il lato romantico e più intimo della coppia.
Nell'intervista che accompagna il servizio fotografico David Burtka e il suo compagno dichiarano che dal momento che si sono visti per la prima volta hanno capito di essere fatti l'uno per l'altro: "Ho pensato che fosse adorabile, e con questi occhi azzurri incredibili è stato semplicemente ipnotizzante per me. Ho finito per rompere con il mio ragazzo, e una settimana dopo, Neil e io avevamo il nostro primo appuntamento. Abbiamo iniziato a uscire ogni sera, e dopo tre mesi eravamo molto affiatati. Parlavamo al telefono almeno otto volte al giorno e ci scrivevamo messaggi almeno 25 volte al giorno. È la mia ancora di salvezza, in modo sorprendente. Senza di lui, non riesco a respirare".



19 dicembre 2011

L'AMORE ADESSO: FATTI L'UNO PER L'ALTRO

Come sarà mai l'amore ai giorni nostri? Quali sono le differenze e i problemi di un amore non sempre accettato da tutti?
Stereotipi, pregiudizi e delicati meccanismi sociali condizionano molte coppie di innamorati "fuori dalla righe" così come spesso sono definite ma in fondo, sempre di amore si parla, no?

Questa sera su "ARTURO" (Canale 138 di Sky e canale 221 del Digitale Terrestre) viene raccontata la storia di Fabio e Gianluca, una coppia gay che spiega i luoghi comuni, il loro amore e le difficoltà che continuano a incontrare in un Paese come l'Italia. Insieme da 12 anni, Fabio e Gianluca convivono come una "normale coppia di marito e moglie" come lo stesso Gianluca racconta: "Vivere tra due uomini è facile e difficile allo stesso modo come può essere tra un uomo e una donna". Nonostante l'imbarazzo, le difficoltà nel rivelare la loro storia alle rispettive famiglie, Fabio e Gianluca sono una coppia a tutti gli effetti costretta a fare i conti anche con ostacoli sociali. A livello culturale i problemi non sono pochi. Una mentalità ancora troppo chiusa per accettare le coppie gay li porta a vivere la loro relazione senza una reale tranquillità personale ma soprattutto sociale.
Entrambi spiegano come con il passare del tempo la loro condizione non sembra andare in una direzione chiara e più aperta, anzi. Negli ultimi tre anni sembrano essere addirittura meno sicuri nel camminare liberamente mano nella mano. Certo, esistono differenze da città e città, ma in linea di massima le insicurezze non sono poche. Il problema nasce dalla mentalità della gente e in primis da chi dovrebbe dare il "buon esempio" nella nostra società con leggi o disposizioni politiche a tutela delle coppie gay. Si regredisce a livello culturale e il distacco con altri Paesi in cui le coppie gay sono tutelate da leggi e normative diventa sempre più evidente.
In Italia, infatti, due persone conviventi e dello stesso sesso non hanno la possibilità di sposarsi né di vedere riconosciuto il loro rapporto come una "famiglia di fatto". Ed è proprio questo uno dei problemi principali di Fabio e Gianluca, così come delle coppie gay in generale: diritti pensionistici, ereditari e sanitari, risarcimenti, adozione di bambini, testimonianze in tribunale non riconosciuti e altro ancora.
E' qui che il matrimonio diventa uno strumento necessario per veder riconosciuti alcuni diritti indispensabili per vivere serenamente la propria relazione. Lo stesso Fabio dichiara che "nel momento in cui la coppia di persone dello stesso sesso inizia a essere vista come una vera coppia, allora in quel caso il matrimonio è una rivendicazione. Se a livello culturale, invece, una coppia di due uomini non è riconosciuta come "normale", allora in quel caso il matrimonio diventa necessario".
Diritti e normative per le coppie gay sono una necessità ormai indispensabile anche per chi non ha scelto di seguire la tradizionale istituzione familiare ma preferisce allo stesso modo vivere un amore intimo, coinvolgente, ma soprattutto libero.

"L'Amore Adesso: Fatti L'Uno per L'Altro"
QUESTA SERA h22.00 su
ARTURO

03 marzo 2011

MATRIMONIO OMOSESSUALE FOR DUMMIES

Siccome il nostro premier ha nuovamente avuto modo di scagliarsi contro le unioni tra omosessuali, e visto che quando parlano dell'argomento ci trattano spesso e volentieri come dei babbei ("dummies", per l'appunto, nel linguaggio dei manuali informatici), mi è venuta l'idea di stilare questa piccola raccolta di FAQ: sia per mostrarvi quanto siano infondate e risibili le argomentazioni utilizzate dai fondamentalisti e dai loro sodali, sia per dotarvi di una guida pratica per confutarle quando vi ritrovate -ahivoi- a discutere con loro. Buona lettura.

Consentire i matrimoni tra omosessuali metterebbe in pericolo la famiglia tradizionale.
Nel 2008 -ultimo anno del quale l'ISTAT dà conto nel catalogo "Italia in cifre 2010" sono stati celebrati 246.613 matrimoni "tradizionali": sfido chiunque a dimostrare con un minimo di logica che una sola di quelle coppie eterosessuali avrebbe rinunciato a sposarsi se in Italia fosse esistito l'istituto del matrimonio tra omosessuali. Avete mai conosciuto un uomo che sposa una femmina solo perché non ha la possibilità di sposare un maschio? Io no. Ne consegue che tra i due fenomeni non esiste alcuna correlazione, e quindi che l'uno non ha la benché minima influenza sull'altro.

Non si può permettere alle coppie omosessuali di sposarsi, perché si tratterebbe di unioni "sterili" dalle quali non potrebbero nascere dei figli.
Se tanto mi dà tanto, come mai non si preclude l'istituto matrimoniale anche alle donne in menopausa, alle coppie con problemi di fertilità e a quelle che per loro scelta non vogliono avere figli? Anche le loro unioni, evidentemente, sono "sterili", e dunque dovrebbero essere trattate, dato il criterio prescelto, esattamente alla stessa stregua delle coppie omosessuali. Cosa che invece non avviene.

Non ho niente contro gli omosessuali, perché ognuno è libero di fare ciò che vuole: formalizzare le unioni omosessuali, però, introdurrebbe nella società un modello che potrebbe influenzare negativamente i giovani.
L'affermazione è tautologica, e quindi falsa: ammesso e non concesso (ed in effetti molti studi dimostrano che non è così) che esista una correlazione del genere, chi dice di non avere nulla contro i gay di oggi dovrebbe accettare tranquillamente il fatto che ve ne siano anche domani. Se così non è, se ne deduce che l'affermazione iniziale è una bugia bella e buona.

Il matrimonio tra omosessuali non può essere accettato perché è innaturale.
Tanto per cominciare, l'affermazione è falsa: recenti e autorevoli studi hanno infatti dimostrato che i rapporti omosessuali si verificano normalmente in circa 1.500 specie animali. Quand'anche fosse vera, tuttavia, condurrebbe comunque a conclusioni aberranti: se decidessimo si rifiutare tutto quello che è "innaturale" l'umanità dovrebbe accantonare una lista di conquiste civili, mediche e scientifiche così lunga che per scriverla tutta non basterebbe l'intera superficie del pianeta.

Il matrimonio tra gay aprirebbe la strada all'adozione, che non può essere accettata perché per crescere bene i bambini hanno bisogno di una mamma e di un papà.
Si tratta di un altro gigantesco luogo comune. A parte il fatto che la storia è piena zeppa di artisti, santi, scienziati e via discorrendo che hanno compiuto opere e imprese memorabili pur essendo orfani di uno dei due genitori, se non di entrambi, sin dalla primissima infanzia, numerosissimi studi scientifici dimostrano che i figli adottati da coppie omosessuali crescono altrettanto bene, se non addirittura meglio, di quelli allevati da coppie eterosessuali.

Omosessuali non si nasce, ma si diventa per scelta: quindi consentire ai gay di sposarsi configurerebbe il riconoscimento giuridico di un "capriccio".
Prescindendo dall'esattezza dell'affermazione iniziale, sulla quale non mi soffermo in questa sede perché è del tutto ininfluente ai fini del ragionamento, non si capisce perché le scelte individuali, che assumono rilevanza pubblica in una miriade di situazioni diverse (pensate, ad esempio, all'obiezione di coscienza da parte dei medici cattolici), diventino improvvisamente dei "capricci", e come tali non meritevoli di considerazione, quando riguardano la loro sfera affettiva e sessuale.

Consentire che gli omosessuali si sposino li farebbe uscire tutti allo scoperto, e a me dà fastidio vedere due gay che si tengono per mano o che si baciano in mezzo alla strada.
Provare fastidio per qualunque cosa faccia chiunque altro è certamente legittimo, ma non sempre vale a poter impedire che quella cosa venga fatta. Se dovessi stilare un elenco di tutti quelli che con i loro comportamenti danno fastidio a me, finirei domani e consumerei tutto il disco rigido del computer: però non ho la pretesa di impedirglielo per legge, almeno finché quei comportamenti non si traducono in un danno effettivo e misurabile a mio carico. Insomma, credo proprio che in questo caso il fastidio dobbiate tenervelo per voi.

Dal blog di Alessandro Capriccioli "Metilparaben".

24 marzo 2010

UNA GIORNATA PARTICOLARE

Dal blog di Ivan Scalfarotto:

Il punto che più mi pare rilevante è che la portata assolutamente storica della giornata sia sfuggita a molti, e questo è un problema. Il silenzio della stampa che ha preceduto l'udienza, anche della stampa democratica e progressista (Repubblica è riuscita a silenziare il tema con la medesima precisione chirurgica usata per silenziare Ignazio Marino durante il congresso), è stato veramente impressionante. Ma anche dagli umori percepiti sulla rete e tra le persone ho avuto come la sensazione che il senso di sorda disperazione che qualche volta provano le persone che sono discriminate sia difficile da intuire per chi discriminato non è mai stato: come se ci fosse una difficoltà ad immedesimarsi, a comprendere, una specie di sordità emotiva rispetto al senso di frustrazione che colpisce chi è inibito rispetto ai suoi diritti per qualcosa che è, per una sua caratteristica sulla quale non ha nessun controllo. Questa mattina ho citato Rosa Parks nel mio primo tweet e qualcuno ha commentato chiedendomi cosa c'entrasse mai la lotta di emancipazione dei neri d'America con la giornata di ieri. La domanda stessa spiega come meglio non si potrebbe la sordità che intendo.
Qualcun altro, anche persone che tengo in massima stima, hanno stigmatizzato la mancanza di pragmatismo, l'irragionevolezza della richiesta di uguaglianza che oggi si è manifestata davanti alla
Corte. Anche in questo caso mi pare incredibile come non si possa comprendere che col pragmatismo a camminare sul terreno accidentato dell’emancipazione e dei diritti non si va da nessuna parte. Parlare di pragmatismo il giorno stesso che un nero americano, sedendo alla Casa Bianca, impone una riforma sanitaria come quella che ha portato a casa il Presidente Obama dimostra che per alcune persone - anche non sprovvedute, e tra quelle che si sono spellate le mani il giorno dell'elezione di Obama - il principio, la conquista, il sogno applicato alla politica vanno bene forse per l'estero o per nuove frontiere che si pensa noi non abbiamo, come invece dolorosamente è il caso, da percorrere anche qui a casa nostra. La discriminazione che si consuma sulla pelle delle persone GLBT in Italia non ha nulla a che invidiare ad altri tipi di apartheid: è la negazione di diritti positivi, è una soggezione culturale, è l’esposizione ad abusi e violenze verbali e fisiche che non sono sufficientemente stigmatizzate dalla società e punite dalla legge.
Era per questo che eravamo tutti emozionatissimi. Francesco Bilotta, il vero padre di questa battaglia, camminava su e giù con la sua toga addosso come un padre - appunto - fuori dalla sala parto. Sergio Rovasio, il segretario di "
Certi Diritti", aveva le lacrime agli occhi. Le coppie che hanno adito i tribunali avevano l'aria, gli abiti e l'emozione che in genere ha chi è andato in municipio per sposarsi e non davanti a un tribunale per difendere le proprie ragioni. Sentire risuonare le parole, sentire descrivere le nostre famiglie, sentire parlare dei nostri affetti come fossero cose normali, giuste, scontate, già patrimonio di un paese migliore; udire parlare di noi in una casa della Repubblica in punto di diritto, in una logica europea, senza offese e turpiloqui, senza leghisti blateranti o fascisti con la bava alla bocca o prelati sottili dalle lingue taglienti o giornalisti televisivi genuflessi al potere; vedere accadere tutto questo nella solennità del Palazzo della Consulta, davanti alle toghe dei 15 giudici e ai pennacchi dei Carabinieri in alta uniforme è stata un’esperienza emotiva molto difficile da descrivere.
Sono cose che invece ha capito chiaramente il nostro collegio di difesa, che ha compiuto un’impresa memorabile.
Vittorio Angiolini, Marilisa D'Amico, Vincenzo Zeno-Zencovich, Ileana Alesso, Massimo Clara hanno argomentato con forza oratoria, logica ferrea e grande equilibrio, costruendo sulla relazione dettagliatissima del Giudice Criscuolo che ha ripercorso punto per punto l'ordinanza del Tribunale di Venezia. I nostri avvocati erano chiaramente ben consapevoli dell'importanza vitale della vicenda dal punto di vista della democrazia e hanno tessuto una rete che non sappiamo quanto resisterà all'esame della Corte ma che certamente ha reso la questione degna del massimo rispetto. Un punto in particolare ha richiamato Angiolini: che su questi temi la Corte è di certo competente, perché in tema di diritti non si può restare appesi alle mutevoli maggioranze parlamentari e che l'espressione "società naturale fondata sul matrimonio" usata dal Costituente non era intesa certo a rafforzare il potere politico sulla nozione di famiglia. Quella parola "naturale" implica al contrario la responsabilità che la politica prenda atto e rispetti ciò che esiste come famiglia all’interno della società.
Se la mattinata di oggi fosse stata un film, l'
Avvocata dello Stato che rappresentava in giudizio il Presidente del Consiglio dei Ministri sarebbe stato uno di quei personaggi minori che poi però si rivelano fondamentali nella dinamica della narrazione. Seguendo la sua arringa ho avuto ad un certo punto la sensazione netta - ed è ovviamente una mia purissima illazione - che non fosse convinta nemmeno lei delle cose che diceva. Come dire: non trovavo che "chiudesse", che desse la zampata, che puntasse al goal con decisione. Allora ho preso a guardarla più da vicino (zoom) e ho visto una giovane donna sui 40 anni, con ogni probabilità molto brillante intellettualmente, e ho pensato che non fosse poi così improbabile che in cuor suo non fosse nemmeno tanto felice di dover fare la parte di quella che negava situazioni che nella sua vita, chissà, magari riconosce tutti i giorni. Magari ha amici gay, come tutte le persone di quarant’anni che vivono nelle grandi città. Vabbè, magari mi sono solo fatto un film e ho capito che a fare l'Avvocata dello Stato qualche volta ci si trova nei casini.
Ora aspettiamo la decisione, che è già slittata a domani. Comunque la
Corte deciderà noi tutti la rispetteremo con la deferenza che si deve al massimo organo di garanzia della Repubblica. E comunque deciderà ci darà argomenti da dibattere. Io credo che oggi sia cominciato un cammino inarrestabile, credo che finalmente la comunità GLBT italiana abbia trovato il bandolo della matassa e che per la prima volta nella storia siamo usciti da un’inconcludenza, piena di buona volontà, ma che inconcludente oggettivamente è stata. Abbiamo finalmente dato piena dignità istituzionale alla questione, l'abbiamo sollevata di livello, l'abbiamo ispirata con una strategia perfetta, le abbiamo dato forza tecnica prima ancora che politica e l'abbiamo poi affidata per la discussione a gente (gente eterosessuale, peraltro, facendo così finalmente uscire la questione dai nostri confini) di eccellenza assoluta che l'ha difesa con passione come fosse propria. Anzi, "con orgoglio", come ha detto l'Avvocata Alesso ieri sera all'incontro con Arcigay a Milano, inconsapevole credo di aver scelto proprio questa parola così nostra e così piena di significati storici per la comunità. Se andrà bene avremo recuperato i vent'anni di ritardo che abbiamo sulla questione gay rispetto al resto d'Europa, e se andrà male dovremo continuare questo cammino sapendo che la Corte Costituzionale spesso fa crescere il suo pensiero in pronunzie successive. Già altri due giudici (Ferrara e Firenze) hanno adito la Corte, altri ne verranno man mano che altre coppie andranno nei comuni a chiedere di sposarsi dimostrando così che c’è un bisogno e che le persone non hanno paura di esprimerlo e di chiederne la tutela davanti alla legge.
Fatemi dire anche un'ultima cosa. Ieri sera a Milano, alla serata di
Arcigay, Marilisa D'Amico e Vittorio Angiolini hanno parlato spiegando ad una folla appassionata ed attenta tutti i dettagli della vicenda. Rispettando l'organizzazione padrona di casa non si è fatto menzione del fatto che entrambi sono militanti del Partito Democratico e che Vittorio è candidato alle regionali qui a Milano. Ecco, io invece sono stato orgoglioso di loro e, attraverso loro, del mio Partito. Vederli all'opera, sentirli parlare, apprezzarne la sapienza tecnica e il coraggio civile è stato vedere in azione il PD di cui sono felice di far parte: un partito fatto di persone eccellenti, coraggiose, aperte al dialogo, disposte a esplorare senza paraocchi ideologici aree e problemi nuovi della società, disponibili a mettere in comune i propri talenti (Vittorio era con me in aereo alle 6.30 ieri mattina e quando sono andato via dalla riunione a mezzanotte era ancora lì che rispondeva alle domande degli intervenuti). Ecco, pensavo che mi piacerebbe che tutti quelli che mi hanno indefessamente chiesto per due anni come facevo a stare nel partito della Binetti (un partito che per questo motivo non potevano votare) mi chiedessero ora quanto orgoglioso io sia di stare nel partito della D'Amico e di Angiolini (un partito per il quale votare, tra qualche giorno, e in cui credere per il futuro). Moltissimo, sarebbe la risposta.

22 marzo 2010

DIRITTI ALLA META, O DIRITTI A META'?

Domani, 23 Marzo 2010 la Corte Costituzionale si pronuncerà circa l’incostituzionalità del divieto di celebrare matrimoni fra persone dello stesso sesso.
In particolare, la
Corte si pronuncerà su due dei quattro ricorsi, presentati ai tribunali di Trento, Venezia, Ferrara e Firenze, da coppie di persone dello stesso sesso, per impugnare in sede giudiziale il rifiuto alle pubblicazioni matrimoniali opposto dai rispettivi comuni di residenza.
Questo risultato è stato reso possibile dalla campagna di affermazione civile, portata avanti a livello nazionale dall'associazione radicale
Certi Diritti e da Rete Lenford, avvocatura per i diritti LGBT.
Questa azione legale parte dal presupposto che in Italia il matrimonio civile fra persone dello stesso sesso non è esplicitamente vietato da nessuna disposizione del
Codice Civile. Tale interpretazione sarebbe, di per sé, coerente con il principio di pari dignità sociale di tutti i cittadini, senza distinzione di condizioni personali e sociali, né confliggerebbe con l'articolo 29 Cost. che parla di diritti della famiglia intesa come societànaturale fondatà sul matrimonio.
L'intento del
C.I.G. Centro di Iniziativa Gay, Arcigay Milano ONLUS è quello di offrire alla comunità LGBT ed a chiunque ne fosse interessato un'occasione per approfondire questa importante tematica proprio nel giorno stesso dell'udienza insieme ad alcuni dei protagonisti di questa storica battaglia legale. Martedì 23 marzo 2010, a partire dalle ore 21, presso la Libreria Claudiana, via Francesco Sforza 12, Milano, il C.I.G. Centro di Iniziativa Gay, Arcigay Milano organizza una "veglia-dibattito", con rinfresco, in attesa della decisione o per commentare a caldo la decisione dell'alta Corte, che infatti potrebbe essere sinteticamente comunicata già nella stessa serata.

Parteciperanno al dibattito, tra gli altri, gli avvocati
Marilisa D'Amico e Vittorio Angiolini che la mattina del 23 marzo avranno trattato dinnanzi l'alta Corte i ricorsi, in qualità di legali di Certi Diritti ed altri. Daranno il loro contributo al dibattito anche l'avvocato Matteo Winkler, socio della Rete Lenford - Avvocatura per i diritti LGBT, e, in qualità di moderatore, Angelo Maria Perrino, direttore di Affaritaliani.it
QUI tutte le altre iniziative organizzate nelle altre città italiane. QUI la locandina/invito.

16 marzo 2010

LA NUOVA VITA DELLE COPPIE GAY CHE SOGNANO STABILITA' E SOLIDARIETA'

Luca e Gustav fanno colazione guardandosi negli occhi, passeggiano abbracciati, leggono a letto, ogni tanto litigano, poi tornano a scherzare, si amano. Per la prima volta la vita di una coppia gay è narrata nella sua quotidianità. Gustav Hofer e Luca Ragazzi, 33 e 39 anni, sono registi e protagonisti del film "Improvvisamente L'Inverno Scorso".
"Volevamo uscire dalla nostra bolla, intrecciare privato e politico", dice Gustav che lavora nella tivù franco-tedesca "ARTE" e da 10 anni vive a Roma con Luca, critico cinematografico e fotografo. "Sposarci? Certo, se potessimo, stiamo comprando casa, ma continuiamo a fare la crocetta sulla casella celibe". La vocazione alla stabilità, alla condivisione di vita, problemi e risorse in relazioni di lunga durata è ormai una tendenza diffusa (quasi il 46 per cento degli omo-bisessuali ha una relazione di coppia). Riflettori accesi sulla vita quotidiana, nota anche il New York Times, citando film come "The Kids Are Alright" (con la coppia lesbica Julianne Moore-Annette Bening), commedie e musical di Broadway, da "Next Fall" a "The Kid". "Magari arrivassimo alle nozze d'oro" esclama Orlando Dello Russo, che di anni vissuti con Bruno ne conta ben 45, festeggiati dalla gente di Pineto, paesino in provincia di Teramo. "Ora abbiamo conquistato tutti ma ne abbiamo passate di cotte e di crude" aggiunge raccontando un incontro fatale di due ventenni emigrati in Germania, il 31 gennaio del 1965, per non lasciarsi mai più, di nuovo in Italia, ad occuparsi del negozio di fiori e del "nipotino che si chiama Orlando come me e l'abbiamo praticamente allevato noi". Da Pineto a Manhattan, 45ª strada. Dale Lally e Stephen Laviska sono compagni di vita da 25 anni. "Nella nostra mente siamo sposati - dice Dale ricordando la "marriage cerimony" del 1985 - la scuola dove insegno è molto liberal. L'unico problema? Le tasse, non possiamo fare la dichiarazione congiunta".
"I rapporti duraturi, anche in coppie molto giovani, nel segno di una grande solidarietà reciproca, sono in crescita a dispetto di un quadro normativo che ignora questa evoluzione - osserva Paolo Patanè, catanese, neo presidente di Arcigay - "La fragilità era legata soprattutto alla paura, all'insicurezza. Ora aspettiamo la sentenza del 23 marzo quando la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legittimità delle pubblicazioni matrimoniali da parte di coppie dello stesso sesso".
Negli Anni 70 e 80 i gay puntavano sulla libertà identificata nella moltiplicazione dei partner sessuali, oggi mettere su famiglia è diventato un valore, come nota Raffaele Lelleri, sociologo, autore di Modi Di, unica ricerca italiana approfondita sul tema dell’omosessualità. "Con l'età aumenta la tendenza a stare in coppia: tra le donne più della metà, già a 20 anni, sceglie una relazione fissa (51,7 per cento), mentre gli uomini si stabilizzano dopo i 40 (46,9 per cento)". "Il fenomeno è legato alla maggiore accettazione", commenta Maria Concetta Vaccaro, sociologa del Censis. "Rientra nella moltiplicazione dei modelli familiari. Curiosamente scelte di libertà come le convivenze hanno originato un desiderio di riconoscimento pubblico e regolarizzazione". Unioni di lunga durata, dove non di rado affiorano desideri di maternità e paternità. "E' una realtà ancora abbastanza sommersa - spiega Margherita Bottino, psicologa e sociologa, autrice di pubblicazioni sul tema delle famiglie omogenitoriali - l'invisibilità è legata anche a un istinto protettivo nei confronti dei figli, ma di fatto c'è un boom di padri gay che spesso scelgono percorsi all'estero, lunghi e costosi".
A tutt’oggi sono 250 le famiglie che hanno fatto coming out. Eccole le "Famiglie Arcobaleno", sodalizio creato 5 anni fa da Giuseppina Ladelfa, 47 anni, docente all'università di Salerno. Vive da 28 anni con la sua compagna Raffaelle, conosciuta a Lille sui banchi del liceo, e 7 anni fa è nata Lisa "una bambina strepitosa, serena, che si scoccia solo di dovere spiegare ogni volta come mai ha due mamme".
"Le nostre bimbe, di 8 e 11 anni, sono orgogliose della loro famiglia, composta da due mamme e un papà" racconta Annie Saltzman, 53 anni, musicista e cantante, che si è sposata nel Massachusetts con Micaela Pini, psicoterapeuta milanese, dopo 15 anni di convivenza. "Il padre è un amico americano che si occupa solo emotivamente delle figlie. Loro mi chiamano Ima, mamma in ebraico, mentre Micaela è mamma Michi. La scuola? Quando ho spiegato il problema, la preside mi ha risposto: meglio due mamme che una!".
Silvia Lipschitz, 58 anni, consulente turistica milanese, da 10 anni in coppia stabile con una donna, dopo un matrimonio etero, di figli non vuole nemmeno sentirne parlare. "Sono inserita in un ambiente aperto, mai avuto problemi, né con la famiglia d'origine, né al lavoro. Ma sono contraria al matrimonio in sé e credo che la scelta omosessuale sia una scelta di sessualità sterile".
Famiglie di tutti i colori, allargate alla Ozpetek, come quella di Matteo Ricci, 33 anni, attivista bolognese, che da 4 vive con Federico e altri due amici ("Ma emigreremo a Madrid per dare uno schiaffo all'Italia, unico Paese europeo insieme alla Grecia a non riconoscerci alcun diritto!") oppure "doppie coppie", come quella del medico milanese Nicola, 50 anni, padre biologico di due splendidi gemelli di 3 anni che condivide in grande armonia con Matteo, suo compagno da tre lustri e con la madre biologica, a sua volta in coppia con una donna ("Sono abituati a passare da una casa all’altra").

Fonte:
Corriere della Sera di Domenica 14 Marzo 2010