11 aprile 2010

MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO

Ho fatto un sogno. Era una notte d'estate, forse luglio. Ballavo, ballavo, ballavo; la musica si sostituiva ai miei pensieri e le luci accecanti ovattavano la mia mente.
Sembravo sospeso, alienato, fluttuante in un mondo surreale.
Poi tutt'un tratto la musica cessa. Fa caldo, sudo, ma si percepisce nell'aria un debole vento freddo che al contatto con la pelle bollente mi provoca qualche brivido. I miei occhi orbitano incessantemente impazzendo in un crescendo di sguardi che ricreavano storie inverosimili.
STOP. Eccolo. STOP. Di nuovo rapito dal vuoto della notte.
Era mattina, dopo improvvisamente notte. Poi un letto, un bacio, una sorpresa, un'altra sorpresa. Un regalo. Ancora notte, ancora una sorpresa. Timori, paure, ambizioni. Una domenica pomeriggio. Una cena notturna, un incontro inaspettato. Un amante, un amore, e poi il mare, un prato verde, la sabbia, un tronco abbandonato sulla spiaggia. Una tenda, una casa, una cucina, un’auto. Panorami infiniti. Attese, speranze. Una musica, LA musica.
Parole non dette, un vortice silenzioso poi d’un tratto il rombo dei motori sulla pista di Monza pronti allo start up. Fuoristrada!
Ridevo, piangevo, scherzavo, a volte mi disperavo. Poi all’improvviso una gondola nel canal grande. Di nuovo il mare, distese verdi, i binari di un treno. Un treno in corsa. Nessuna sosta.
Le stazioni, LA stazione. 83,78, 83, 73. UGUALI.
Roma, l'aroma del caffè, una luce rossa, poi verde, un profumo intenso. L'asfalto, la pioggia, un foglio di giornale. PLAY.
Un libro, le pagine di un libro. Un giornale. Un biglietto al muro.
Una visione Full HD. FRENO A MANO.
Andavo in bici. Pedalavo senza fiato. Salite infinite; gridavo, ridevo, mi divertivo nelle discese.
Mi rapiva il rumore del fiume, un quartiere isolato, una luce soffusa. Un'antica città. Il binario di un tram. Mi chiedevo perché possa essere così CURIOSO. Ad un tratto un rumore notturno, di nuovo il caldo, il silenzio, un asciugamano giallo, un pigiama. Una frase scritta sulle labbra. Un cinema, un parco, 108 metri. Improvvisamente la bora di Trieste spazza via tutto trascinandosi con se il mondo. Il mio mondo. Poi il nulla.
Un ricordo, IL ricordo. FORTE, FORTE, FORTE.

Ma è stato solo un sogno e i sogni a volte diventano reltà. LA REALTA'.


Giorgio SuperPop, 11 Aprile 2010