31 maggio 2012

BOLOGNA PRIDE SENZA CARRI. TUTTE LE INIZIATIVE A SOSTEGNO DEI TERREMOTATI

In queste ore di apprensione per il sisma che ha colpito l'Emilia, si è aperta una riflessione sul Pride nazionale che il capoluogo emiliano si appresta ad accogliere il prossimo 9 giugno. Facendo tesoro delle tantissime proposte giunte in queste ore, il Comitato Pride ha deciso di esplorare la possibilità di portare in piazza tra 10 giorni a Bologna non solo le rivendicazioni della comunità LGBT ma anche una grande macchina di solidarietà, un esercizio di Resistenza che renda onore alla tradizione e alla tempra degli emiliani, un gesto di civiltà esemplare da parte di chi proprio per la civiltà scende ogni anno in piazza.

Il prossimo 9 giugno a Bologna, quindi, il Pride ci sarà: perché il Pride è innanzitutto la denuncia di un vuoto nei diritti e di conseguenza nelle vite delle persone gay, lesbiche e trans del nostro Paese. Questo vuoto non si sospende, non conosce tregua, e miete vittime nel silenzio. Ma soprattutto la denuncia di questo vuoto e le rivendicazioni che da anni la comunità LGBT sostiene non hanno nulla di offensivo né di incompatibile con il tragico momento che l'Emilia sta attraversando.

Ma il Pride si rappresenta come una festa e non è di certo festoso l'animo di un Paese in lutto: per questo il Comitato Pride ha deciso di mutare i connotati di questa festa privilegiando il senso dello stare insieme e proponendo un modello concreto di cittadinanza attiva: pertando il corteo del 9 giugno non avrà carri addobbati né impianti amplificati per la diffusione della musica, accogliendo l'iniziativa spontanea di alcune realtà associative che da subito hanno chiesto di devolvere quelle risorse ai territori colpiti dal sisma e invitando tutte le altre a fare altrettanto. Lo stesso Bologna Pride destinerà i fondi del carro di apertura alle popolazioni colpite dal sisma. Non sarà comunque un corteo silenzioso: alcune bande cittadine, guidate dalle bande musicali che offriranno ai manifestanti le musiche della tradizione emiliana, che il 9 giugno più che mai racconteranno la storia di comunità che non si arrendono.

Durante tutta la manifestazione alcune associazioni del circuito Arci delle cittadine colpite dal terremoto gestiranno direttamente una raccolta fondi. Inoltre, in piazza Maggiore, punto d'arrivo della manifestazione, sarà allestito un piccolo mercato agroalimentare che metterà in vendita i prodotti delle aziende danneggiate dall'evento tellurico. Infine. la festa di finanziamento al parco Nord con cui si conclude il programma del Pride devolverà una parte dell'utile alle popolazioni terremotate.

Per tutte le donazioni in denaro il Comitato Pride indica il conto corrente nazionale attivato da Arci : c/c 145350 Iban: IT 39 V 05018 03200 000000145350 intestazione: ASSOCIAZIONE ARCI - causale: EMERGENZA TERREMOTO IN NORD ITALIA - Via dei Monti di Pietralata, n.16 -00157 Roma

Queste iniziative sono state messe in campo previo confronto con le istituzioni, prima fra tutte l'amministrazione comunale, che ringraziamo per il sostegno e la fiducia. Ulteriori dettagli saranno forniti nella conferenza stampa che sarà convocata per il 5 giugno a palazzo d'Accursio.

SICILIA QUEER FILMFEST 2012 - PALERMO 1-7 GIUGNO 2012

Dall'1 al 7 giugno torna a Palermo il "Sicilia Queer Filmfest", festival internazionale di cinema glbt e nuove visioni. Ospite e madrina della serata inaugurale sarà Vladimir Luxuria, il primo giugno, alle 20.00, al cinema Rouge et Noir di Palermo. Film d'apertura la commedia "Let My People Go!" e il documentario "Trans".
L'edizione di quest'anno, in programma al Rouge et Noir, presenta 57 film (tra lungometraggi, documentari e cortometraggi, tutti in prima proiezione per la Sicilia, con molte anteprime italiane e internazionali), 4 tavole rotonde, 4 presentazioni di libri a tematica queer, 3 mostre di arti visive, e uno spettacolo teatrale. Anche quest'anno un trailer d'autore contrassegnerà l'incipit del Festival: nella scorsa edizione è stato realizzato da Roberta Torre quest'anno è firmato dal regista Stefano Savona e sarà presentato nella serata inaugurale. Sempre di Savona anche la presentazione in anteprima (3 giugno alle 20.00) del documentario Palazzo delle Aquile (vincitore l'anno scorso a Parigi del festival "Cinéma du Réel").

Confermato anche il concorso internazionale di cortometraggi, Queer Short, con 15 titoli fra cui molte anteprime assolute, da Canada, Australia, Ungheria, Estonia, USA, Francia, etc. e una sezione Panorama queer, con una selezione di lungometraggi e documentari di tutte le nazionalità. "Il programma del festival di quest'anno, tenendo insieme prospettive e approcci stilistici diversi, leggerezza e intensità" afferma il direttore artistico Alessandro Rais "vuole privilegiare la capacità di sguardo in continua ricerca, e una tensione narrativa e visiva che riesca a coniugare l'intimo e il sociale, l'introspezione più privata e personale e l'apertura al politico e all'Altro in cui ci specchiamo".

Tra le iniziative di punta del ricchissimo programma un omaggio al critico francese Serge Daney nel ventennale della morte con la sezione "Carte postale à Serge Daney" e una tavola rotonda (coordinata da Franco Marineo) sul futuro della critica cinematografica, a cura di Andrea Inzerillo, programmer del Festival e curatore del catalogo.

Il Festival, presieduto da Titti De Simone, rende omaggio anche a Werner Schroeter (maestro del Nuovo Cinema Tedesco scomparso due anni fa), con la proiezione del documentario "Mondo Lux" che gli ha dedicato Elfi Mikesch e del film che condusse Schroeter in Sicilia, "Palermo oder Wolfsburg" (Orso d'Oro a Berlino nel 1980), tratto dal romanzo di Giuseppe Fava "La passione di Michele".

Per maggiori informazioni: www.siciliaqueerfilmfest.it

30 maggio 2012

DAVID BECKHAM (primo uomo) in copertina su "ELLE" UK

David Beckham è il primo uomo a conquistare la copertina di "ELLE".
Il numero di luglio 2012, disponibile da oggi in tutte le edicole britanniche, avrà una doppia copertina e c'è da scommettere che diventerà subito un numero da collezione.

"David Beckham è un eroe nazionale. E’ un’icona e Elle è conosciuto per mettere le icone sulle copertine. Questo per la prima volta per noi e crediamo che piacerà sia agli uomini che alle donne".

29 maggio 2012

IN SCOZIA IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE CENSURA LA PAROLA PAPA' PER RISPETTO AI GENITORI OMOSESSUALI

In tempo di pari opportunità anche la parola papà può suonare stonata. In Gran Bretagna fa molto discutere una decisione appena presa dal Servizio Sanitario Nazionale dopo alcune critiche da parte della comunità gay. Nella versione aggiornata e rivista della guida "Ready Steady Baby" 1, un vedemecum di 220 pagine dedicato ai neo e futuri genitori e distribuito dal 1998 in oltre 700 mila copie, il servizio sanitario scozzese ha infatti sostituito il termine 'dad' o 'father' con il termine molto più generico 'partner'. "Un linguaggio più inclusivo, in particolare nei confronti di coppie composte da persone dello stesso sesso", spiega un portavoce del Nhs, sezione scozzese, replicando alle perplessità di gruppi di famiglie e consumatori.

A ricostruire la vicenda è il quotidiano The Daily Telegraph, che riporta ampiamente soprattutto le critiche all'iniziativa. "Le attività del Servizio Sanitario Nazionale non dovrebbero prevedere lo sperpero del denaro dei contribuenti per sostenere la causa di un gruppo di interesse minoritario", sostiene Norman Wells del Family Education Trust. "Non importa quanti sforzi si facciano per presentare un'immagine positiva delle famiglie costituite da coppie di partner dello stesso sesso", incalza. Per Wells, "il punto resta uno solo: ci vogliono un uomo e una donna per concepire un bambino". "E' folle che il Nhs stia sprecando soldi pubblici per ristampare le guide a causa di un singola lamentela", fa eco Robert Oxley, a capo del movimento TaxpayerScotland. Tra l'altro, evidenzia, "'diventare papà" non è un'espressione che identifica un certo tipo di coppia, quindi appare ridicolo preoccuparsi di cambiarla". Senza contare che "il Nhs ha priorità ben più grandi" che arrovellarsi sulla definizione di padre.

Attacchi al quale il Servizio Sanitario di Sua Maestà reagisce con britannico understatement: "Rivedere le pubblicazioni su base annua, o anche più spesso, è una pratica standard", precisa il portavoce del Nhs. Non solo. "Quando la protesta della comunità gay è stata ricevuta - assicura - il testo della guida era già stato sottoposto alla sua revisione annuale. I cambiamenti erano già stati fatti e la nuova edizione è stata stampata nel dicembre 2011". Novantamila copie riscritte, al costo di 100 mila sterline.

28 maggio 2012

IL DIALOGO IN CHAT CON I GAY IRANIANI

Nima, Julian, Malosak, Alijandro sfidano la morte, ogni giorno. Rischiano di essere frustati, arrestati oppure impiccati. Essere gay è un reato, in un Paese dal quale in molti vorrebbero fuggire. "Puoi aiutarmi a venire in Italia?", scrive uno di loro, dopo giorni di conversazioni sulla community di Manjam.com, la principale chat utilizzata dagli omosessuali per conoscersi, per trovare un appoggio, anche solo psicologico. Non tutti si fidano, perché sanno che dietro al mio nickname potrebbe celarsi un poliziotto iraniano. E' una tecnica utilizzata dagli agenti del regime per "stanare" gli omosessuali: fingersi gay utilizzando foto finte, adescare qualche ragazzo e poi presentarsi al luogo dell'appuntamento. Per questo sono molto restii a incontrare qualcuno. "Anche io potrei essere un agente segreto", mi avverte Julian, "non fidarti mai di nessuno e non dire troppe cose sul tuo conto".

La paura è palpabile nei messaggi che ci scambiamo, quando la rete iraniana lo consente. Non sempre il sito è raggiungibile, e per navigarci si usano dei proxy o delle Vpn (reti private virtuali). Una volta, racconta uno dei ragazzi, gli utenti iscritti a Manjam hanno ricevuto un messaggio firmato dalla squadra informatica della repubblica islamica, con la quale venivano diffidati dal continuare a usare quel sito. Molte persone si spaventarono, e cancellarono il loro profilo.

Aradaria - quasi tutti preferiscono non comunicare il loro nome reale - ha 31 anni e vive ad Isfahan, nell'Iran centrale, capitale dell'omonima regione. "Se la polizia viene a sapere che hai una relazione, ti possono impiccare. Essere gay è terribile e sei costretto per tutta la vita a nasconderti dietro a una maschera. Non abbiamo una buona reputazione e spesso chi viene a sapere del nostro orientamento sessuale pensa che siamo malati e che abbiamo l'Aids".

Chi ha molta voglia di parlare è Julian, 18 anni, di Shiraz, nella regione di Fars. Tra le foto del profilo c'è quella della bandiera americana. E' al primo anno di grafica digitale, ma vorrebbe presto trasferirsi all'estero per studiare spettacolo. Si è dichiarato con la madre e la sorella, ma non con il padre. Nonostante la giovane età, ha già pagato a caro prezzo un piercing all'orecchio destro. "Ero andato a vedere una mostra con un amico, quando siamo stati fermati da due agenti in borghese, che avevano notato il mio piercing - racconta - ci hanno portati in una stanza, al riparo dagli sguardi della gente e ci hanno picchiati. Uno di loro, era un bestione alto due metri, mi ha camminato sopra e mi ha preso a cazzotti. Mi hanno fatto così male che per due giorni non sono riuscito a toccarmi il volto". Quella volta si sono salvati perché un parente del suo amico era in polizia e i picchiatori di Stato, dopo aver verificato la sua identità, li hanno lasciati andare. La prima esperienza di questo genere risale a due anni fa, aveva 16 anni. "Con due amici eravamo a Teheran, in gita. La polizia ci ha fermati per un controllo e hanno frugato nelle nostre borse. Quando hanno trovato i cellulari, hanno preteso di leggere tutti gli sms, per trovare le prove della nostra omosessualità". Una scena che, da allora, si è ripetuta altre tre, quattro volte. "Ma io non cedo: il mio piercing resta al suo posto", dice con una punta di orgoglio e, al tempo stesso, sfida. Altri suoi amici sono stati arrestati, senza motivo, e per uscire dal carcere hanno dovuto pagare gli agenti.

Locali gay, ovviamente, non esistono. Si organizzano feste private in abitazioni che cambiano regolarmente: sono le uniche occasioni per uscire dallo schermo e confrontarsi con altri omosessuali. Sono incontri rischiosi, perché le retate della polizia sono tutt'altro che infrequenti. A Teheran si incontrano in un ristorante, il "T2" - soprattutto il martedì - ma anche il "Jam-e-Jam".  C'è anche un parco, il Daneshjoo, dove capita di incontrare più frequentemente travestiti e transessuali. A loro viene riservato un altro trattamento da parte della polizia. "Li lasciano in pace  -  scrive Alijandro, 18enne col sogno del Canada o dell'Italia  -  Le autorità danno loro una speciale tessera, che certifica i loro 'problemi genetici'". Alijandro è di Teheran e ha da poco detto ai genitori di essere gay. Non lo hanno accettato. Ma lui non si rassegna. "La nostra condizione è assurda. Non riesco a credere che non possiamo essere liberi. Viviamo nell'ombra". Ha le idee chiare su quelli che dovrebbero essere i suoi diritti: "Sono un essere umano anche io, e non dovrei essere discriminato per il mio orientamento sessuale. Stiamo scomparendo, ma dobbiamo reagire".

Il piercing lo ha portato per un periodo, ma poi ha preferito toglierlo, per non dare troppo nell'occhio. Cita Lady Gaga quando dice di non avere nessuna colpa: "We were born this way". Anche Zealous, 25enne di Teheran, guarda all'estero con speranza. "Sono stato in India per sei mesi e so che non voglio più vivere in questo Paese. Amo l'Iran, la mia città, ma non ce la faccio più a stare qui". Mi chiede se sia possibile essere accolto dall'Italia come rifugiato. Ha da poco preso la laurea in fotografia, ma ora pensa al master, all'estero. Secondo lui, le impiccagioni e gli arresti di omosessuali sono un pretesto usato dal regime di Ahmadinejad per vendicarsi delle proteste di piazza del 2010: "Il governo ammazza quelli che vi hanno preso parte e l'omosessualità è solo una scusa".

Quando gli invio il link a un articolo in inglese sull'impiccagione di quattro gay iraniani non riescono a connettersi al sito: risulta bloccato anche quello. "Sono scappato in Malesia - scrive Nima, studente di 22 anni - non ce la facevo più. Non penso di tornare a casa, anche se mi mancherà la mia famiglia. Dopo la laurea, voglio andare nel Regno Unito". "Orto" scrive dalle Filippine, ma torna spesso a Teheran - almeno due volte l'anno - per trovare i familiari. E' un medico, giovanissimo. "Ogni effusione pubblica è proibita - racconta - Possiamo uscire insieme, ma non dobbiamo in alcun modo dare a vedere che siamo gay. Nei locali, come il T2, capita di conoscere qualcuno. Ti invitano al loro tavolo a bere qualcosa". Lui non ha avuto problemi con la polizia, grazie all'unica tattica possibile per sopravvivere: "Non ti devi far notare. Devi essere anonimo".

"Dobbiamo mentire a tutti, io non sono dichiarato - scrive il 21enne "Hb11583", di Teheran  -  e, anzi, fingo di essere eterosessuale. Se non facciamo così, dobbiamo accettare l'idea di venire impiccati". "Io sono stato arrestato una sola volta  -  scrive Malosak, 18 anni  -  ma i miei genitori sono riusciti a farmi uscire dal carcere". Il codice penale iraniano parla chiaro. Come rileva Amnesty International in un rapporto inviato all'ONU, secondo gli articoli 110 e 111 "la sodomia con penetrazione è punibile con la morte, ma il metodo di esecuzione è a discrezione del giudice". Gli atti sessuali senza penetrazione subiscono come condanna da 60 a 100 frustate, ma se uno dei due uomini non è musulmano ed è ritenuto parte attiva, potrebbe essere condannato a morte. Gli atti senza penetrazione ripetuti per quattro volte, dopo essere stati puniti ogni volta, saranno puniti con la pena capitale. Il lesbismo, invece, è punibile con 100 frustate e, alla quarta condanna, con la pena capitale (articoli 129 e 131). Se due donne "giacciono sotto la stessa coperta senza necessità", riceveranno meno di 100 frustate e, alla quarta condanna, 100 frustate (articolo 134).

25 maggio 2012

ADSL: CE L'ABBIAMO LARGA E TE LA DIAMO GRATIS

...ma anche no!!!! :-)

LA CACCIA AL GAY E' SOLO UNA MASCHERA

 
Da "SETTE" di giovedì 24 maggio 2012
di Franca Porciani
Disegno di Beppe Giacobbe


La ricerca appena pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology fa tornare in mente lo scandaletto che ha coinvolto un gruppo di politici qualche mese fa: gli uomini pronti a spergiurare
sulla propria virilità e più omofobici (questo dice lo studio condotto in Usa e in Germania) "soffrono", in realtà, per una omosessualità inespressa/repressa.
Proprio quel che sembrava emergere nel novembre scorso dalla lista di dieci politici noti per le loro esternazioni contro i gay, ma segretamente omosessuali secondo listaouting.wordpress.com, blog apparentemente senza paternità, appoggiato su una piattaforma straniera.
Nomi noti, quelli pubblicati. Certo è che nel mondo politico l'omofobia è diffusa.
Roberto Calderoli, in puro spirito leghista, ha più volte dichiarato che per i gay non c'è spazio e nel gennaio 2006  in un'intervista al Corriere affermava: "Pacs e porcherie varie; queste assurde  pretese di privilegi da parte dei culattoni sono fuori luogo e nauseanti". Affermazioni che suonano oggi politicamente scorrette, visto che nell'imminenza della Giornata contro l'omofobia indetta dall'Unione europea per il 17 maggio, il Ministro del Lavoro Elsa Fornero ha dichiarato che ci sono coabitazioni di persone dello stesso sesso che chiedono di essere riconosciute come famiglie, e il Ministro dell'Istruzione Francesco Profumo ha invitato i presidi a celebrare la ricorrenza perché "rispecchia i principi costitutivi della Costituzione italiana: il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali".
Indubbiamente oggi si moltiplicano i segnali che l'eterosessualità non regga più come base fondante ed esclusiva della società occidentale, sia di qua che di là dall'Atlantico (è recentissima la presa di posizione di Barack Obama a favore dei matrimoni omosessuali che gli ha meritato un'aureola sulla rivista Newsweek). L'impulso rovesciato. Ma al tempo stesso l'omofobia non demorde, se è vero quanto afferma Élisabeth Badinter, filosofa francese controcorrente, nemica delle quote rosa e convinta della rassomiglianza tra i generi: "L'uomo è in un certo senso un artefatto e come tale corre sempre il rischio di essere colto in fallo". Come dire che l'omofobia è indispensabile perché in un mondo che attribuisce potere solo alla mascolinità pare l'unica arma a disposizione per reprimere la paura segreta del desiderio omosessuale.
Sembra confermare questa ipotesi lo studio, uno dei primi del genere, opera dell'équipe di Richard M. Ryan, professore di psichiatra e psicologia dell'Università di Rochester dove ottocento ragazzi si sono resi disponibili a dare una definizione del loro orientamento sessuale riferendosi a una scala di "variabilità" da uno a dieci, dal macho senza ombre all'omosessuale dichiarato. Poi, a tutti venivano mostrate in rapida successione parole e immagini evocative di una condizione di etero o di omosessualità e subito dopo, compariva la scritta "io" e la scritta "altro". Tecnica ben collaudata in ambito psicoanalitico, capace di svelare impulsi subconsci, se non proprio inconsci. Si è visto così che un buon 20 per cento del campione mostrava un'attrazione forte per le persone del suo stesso sesso nonostante si dichiarasse assolutamente etero e particolarmente intollerante nei confronti dei gay. In conclusione, omosessuali repressi, omofobi per reazione.
"Si tratta di un meccanismo di vecchia conoscenza per chi lavora in ambito analitico", commenta Giuseppe Sabucco, psichiatra milanese membro della Società psicoanalitica italiana, che a questi temi
ha dedicato una particolare attenzione; "il soggetto reagisce all'impulso omosessuale creando un comportamento antitetico che rovescia l'impulso. L'omofobia è spia della grande insicurezza di un'identità maschile caricata di valori esclusivi, base fondante della società eterosessuale. La condanna della omosessualità ne è un'inevitabile conseguenza".
L'Italia abolì il reato di sodomia. Atteggiamenti che hanno percorso tutta la storia della società occidentale, come ricorda Daniel Borrillo, intellettuale argentino che si è occupato in modo approfondito dei diritti degli omosessuali, in "Omofobia, storia e critica di un pregiudizio" (edizioni Dedalo): "Non dimentichiamo la condanna della Chiesa nei confronti della sodomia e che anche il potere temporale, impregnato di spirito canonico, istituì un sistema di repressione brutale nei confronti degli omosessuali".
Solo la rivoluzione francese pone fine alla persecuzione della sodomia (l'ultima condanna a morte di un omosessuale avviene in Francia il 10 ottobre 1783) e il nostro Paese, con il primo Codice penale unitario del 1889, si distingue nel mondo perché abolisce la pena di morte e il reato di sodomia.
"Stranamente, invece, proprio in Italia negli ultimi vent'anni sono ricomparsi fenomeni vistosi di omofobia sociale che nessuno ha stigmatizzato", afferma Nicla Vassallo, docente di filosofia teoretica all'università di Genova; "anzi, questi atteggiamenti hanno trovato una legittimazione politica".
Una cultura del disgusto per l'altro, anziché di tolleranza, in sintonia con il nostro secondo posto in Europa, alle calcagna dei lituani, nella lista dei Paesi più omofobi.
Eppure qualcosa si muove se persino nel mondo del calcio, santuario del maschilismo e dell'eterosessualità, cominciano a serpeggiare voci su un possibile outing di qualche calciatore che non è attratto dalla
fotomodella, bensì...

24 maggio 2012

PER CONSENTIRE IL MATRIMONIO ALLE COPPIE GAY E LESBICHE NON E' NECESSARIO CAMBIARE LA COSTITUZIONE

"Per consentire alle coppie lesbiche e gay di sposarsi non è necessario modificare la Costituzione. E' sufficiente una legge ordinaria. Il Parlamento ha il dovere di legiferare con sollecitudine aprendo il matrimonio a tutti i cittadini e tutte le cittadine senza discriminarli a causa del loro orientamento sessuale", lo dichiara Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford, associazione no profit di Avvocate e Avvocati che lavora a tutela delle persone omosessuali e transessuali.

Dopo le dichiarazioni di alcuni segretari ed esponenti di partito secondo i quali la Costituzione non consentirebbe di approvare una legge sui matrimoni tra persone dello stesso, l'Associazione ha scritto una lettera ad Alfano, Bersani, Casini, Di Pietro, Fini, Grillo e Vendola chiedendogli un incontro per poter illustrare le ragioni dell'infondatezza giuridica di certe affermazioni.

Scrive Avvocatura per i Diritti LGBTI - Rete Lenford: "Il Parlamento, per ragioni giuridiche, prima ancora che politiche, ha il dovere di legiferare con sollecitudine aprendo il matrimonio a tutti i cittadini e le cittadine senza discriminarli a causa del loro orientamento sessuale. Fino a quando le persone lesbiche e gay non potranno scegliere di esercitare il diritto fondamentale di sposarsi, anche se saranno introdotti nuovi istituti oggi inesistenti, permarrà nei loro confronti una discriminazione irragionevole basata sul loro orientamento sessuale e quindi una violazione della Costituzione. Saranno cittadine e cittadini di serie B".

Avvocatura per i Diritti LGBTI - i cui componenti hanno patrocinato tutte le cause che hanno portato alla sentenza della Corte costituzionale n. 138 del 2010 sul matrimonio e la causa sulla trascrizione del matrimonio contratto all'estero da due uomini italiani su cui si è recentemente espressa la Corte di Cassazione - ricorda che: "già oggi migliaia di bambini crescono all'interno di coppie formate da genitori dello stesso sesso e non è pensabile immaginare istituti alternativi al matrimonio che non tengano conto di questa realtà".

La giurisprudenza ha chiarito che spetta al Parlamento consentire il matrimonio tra persone dello stesso sesso e tutelare i loro figli. Per questa ragione l'Associazione chiede a tutti i rappresentanti di partito che all'incontro si facciano assistere da propri giuristi o tecnici di fiducia, che potranno confermare la correttezza giuridica delle ragioni verranno illustrate.

Conclude l'Associazione: "Siamo sicuri che i rappresentanti dei partiti e dei movimenti accoglieranno la nostra richiesta. Se è vero che hanno a cuore la buona politica, non possono esimersi dall'ascoltare coloro che sono chiamati a rappresentare in Parlamento. Del resto, la Costituzione non è né di destra né di sinistra, poiché è posta a garanzia dei diritti fondamentali di tutte e di tutti".

23 maggio 2012

VITA DA GRINDR: FECONDAZIONE

Io in arancione...

OMOFOBIA E VIOLENZA NAZISTA IN UCRAINA

Il leader del Gay Forum di Ucraina, Sviatoslav Sheremet, è stato aggredito da un gruppo di militanti di estrema destra, tra cui alcuni neonazisti. 
Lo fa sapere la versione online della testata in lingua inglese "Kyiv Post". Sheremet stava organizzando il primo Gay Pride ucraino a Kiev. La manifestazione si sarebbe dovuta svolgere domenica e vi avrebbero dovuto partecipare circa 150 persone, ma è stata cancellata dopo che centinaia di militanti di estrema destra hanno attaccato il gruppo, nonostante la presenza della polizia. Gli aggressori del leader del Gay Forum di Ucraina avevano il volto coperto con delle mascherine bianche, e si sono allontanati solo quando si sono accorti che un gruppo di fotogiornalisti li stava riprendendo. 


Fonte: Ansa

22 maggio 2012

DIETROFRONT DELLA FORNERO: NO AI MATRIMONI GAY

Sarà per questo che non vuole incontrare le associazioni LGBT? Dopo Bersani anche il Ministro dimostra di non conoscere le sentenze della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione. 

Su Avvenire di ieri il Ministro Fornero ha precisato il suo pensiero in merito a matrimonio e unioni, sostenendo che: "Non ho quindi auspicato che le unioni di fatto, sia etero sia omosessuali, siano equiparate alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ma semplicemente invitato ad aprire gli occhi sulle diverse realtà che stanno emergendo e a non dimenticare, e meno che mai a discriminare, i diritti dei singoli individui che vi si riconoscono e che chiedono con forza un riconoscimento. Senza queste risposte, si acuirebbe un altro fattore di instabilità sociale, oltre a quelli di carattere economico resi più acuti dalla crisi in atto".
Il tutto condito da considerazioni sulla sua vita personale del tutto fuori luogo. 
Incomprensibili, incoerenti e davvero strabiche come dichiarazioni, sia rispetto a quanto accade nel resto dell'Europa, sia rispetto agli sviluppi della stessa giurisprudenza costituzionale italiana che ben due anni fa, con una sentenza che evidentemente pochi hanno letto con attenzione, scioglie del tutto ogni tipo di riserva sule unioni tra persone dello stesso sesso ed il valore costituzionale che le stesse unioni hanno. Il Ministro Fornero, e tutti coloro che la pensano come lei, devono spiegare agli italiani in base a quale cultura, principio o idea le persone omosessuali non possono accedere a una forma riconosciuta di matrimonio o di unione, NON sulla base dei loro diritti individuali (ci mancherebbe pure...) ma sulla base del valore che l'unione in sè ha per la società e non solo per gli individui che la compongono. E per quale motivo le unioni tra persone eterosessuali NON matrimoniali non debbano avere piena uguaglianza: ci dica, Signora Ministro, in uno stato laico chi è che decide il valore delle unioni tra persone? Il Vaticano o le persone stesse? E in base a quale criterio quelle celebrate con matrimonio sono "migliori" di quelle che non vogliono, o non possono, celebrarsi?

21 maggio 2012

MADONNA in copertina su "DREAM MAGAZINE"

Madonna è in copertina sul numero di giugno/luglio 2012 di "DREAM MAGAZINE" rivista bimestrale di informazione, cinema, arte, musica e spettacolo distribuita nel solo territorio campano.

VISTO NEL WEEKEND: DIAZ

Dal 20 al 22 luglio 2001 a Genova si riuniscono gli otto grandi della terra per affrontare temi come lo scudo spaziale, il protocollo di Kyōto, la crisi in Medio Oriente e nei Balcani. Da tutto il mondo arrivano circa 300mila persone per fare un contro vertice, con lo slogan: "Un mondo diverso è possibile".
Dopo le prime pacifiche manifestazioni del 19 luglio, i cortei del 20 e del 21 luglio danno luogo a una vera guerriglia urbana. Carlo Giuliani è ucciso da un proiettile sparato da una camionetta dei Carabinieri. Si contano circa 1000 feriti, 280 persone arrestate, circa 50 miliardi di lire di danni. Distrutti 41 negozi, 83 auto, 9 uffici postali, 6 supermercati, 34 banche, 16 pompe di benzina, 4 abitazioni private, 9 cabine telefoniche, 1 carro attrezzi.
Alla mezzanotte del sabato 21 luglio, a manifestazioni finite, più di 300 operatori delle forze dell'ordine fanno irruzione nel complesso scolastico Diaz-Pascoli, sede del Media Center del Genoa Social Forum. Vengono arrestate 93 persone: 40 tedeschi, 13 spagnoli, 16 italiani, 5 inglesi, 4 svedesi, 4 svizzeri, 3 polacchi, 3 americani, 2 canadesi, 1 turco, 1 neozelandese, 1 lituano. Si contano 87 feriti: giovani e vecchi, giornalisti e manifestanti. Molti degli arrestati alla Diaz vengono successivamente trasferiti a Bolzaneto, la caserma-carcere dove, senza ricevere spiegazioni né essere informati di cosa siano accusati, per tre giorni subiscono violenze di ogni genere.
Nei giorni seguenti i fermati sono condotti in carcere dove ricevono assistenza e scoprono di essere accusati di "associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, resistenza aggravata e porto d'armi". Il Giudice per le indagini preliminari scarcera tutti gli arrestati e gli stranieri vengono accompagnati alla frontiera ed espulsi dall'Italia. Nessun governo europeo ha mai chiesto spiegazioni. Dalle dichiarazioni rese dai 93 arrestati nasce il processo Diaz. Su più di 300 poliziotti che parteciparono al blitz della Diaz, soltanto 29 sono stati processati e nella Sentenza di Appello in 27 hanno riportato una condanna per lesioni, falso in atto pubblico e calunnia. Le condanne per lesioni e calunnia sono ormai prescritte, restano valide le condanne per falso in atto pubblico che andranno in prescrizione nel 2016. Nel processo relativo ai fatti accaduti nel carcere/caserma di Bolzaneto sono stati imputati 45 tra poliziotti, carabinieri, guardie penitenziarie, medici e infermieri. Per questo processo "la mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura ha costretto il tribunale a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali)" [sentenza del tribunale di Genova del 14 luglio 2008]. 
Il giudizio di appello si conclude con 44 condanne per abuso di ufficio, abuso di autorità contro arrestati o detenuti, violenza privata. Il parlamento italiano ha respinto per due volte la proposta di legge di istituzione di una commessione parlamentare d'inchiesta per i fatti di Genova.
Il processo per l'uccisione di Carlo Giuliani non ha mai avuto luogo, è stata accolta l'archiviazione per legittima difesa. Secondo il pubblico ministero il proiettile fu sparato in aria dal carabiniere, e deviato nel suo percorso da un sasso.
UN PUGNO NELLO STOMACO.

18 maggio 2012

GAY O ETERO? GRAZIE AL GAYDAR BASTA UN'OCCHIATA PER CAPIRLO

Basta un'occhiata per capire l'orientamento sessuale della persona che si ha di fronte, grazie a un innato "gaydar", un radar che quasi tutti possiedono. Lo sostiene uno studio dell'Università di Washington, pubblicato online sulla Pubblic Library of Science. Secondo i ricercatori, il "gaydar" difficilmente sbaglia, ma è più semplice indovinare l'orientamento sessuale di una donna più che quello maschile. E per capire, sarebbe sufficiente anche meno di un secondo. L'esperimento ha coinvolto 129 studenti, a cui sono state fatte guardare 96 foto di uomini e donne, gay ed etero, nascondendo particolari che sarebbero potuti essere facilmente rivelatori, come la pettinatura. In due casi su tre, i volontari sono stati in grado di dire se la donna nella foto era gay o etero, mentre hanno dato una risposta esatta per il 57% degli uomini visti in fotografia, anche per una frazione di secondo. Per i ricercatori, inconsciamente compiamo questo processo ogni volta che conosciamo qualcuno, interrogandoci sul suo orientamento sessuale. Non tutti, però, sarebbero dotati del 'gay radar': ne sarebbero sprovvisti, per esempio, gli anziani o persone cresciute in contesti culturali dall'omosessualità più nascosta. 

 Fonte: ADN Kronos

ISTAT: LA POPOLAZIONE OMOSESSUALE NELLA SOCIETA' ITALIANA

In Italia, un milione di persone si dichiara apertamente omosessuale o bisessuale, ma la cifra sale a circa 3 milioni se si considerano anche coloro che rispondono di aver sperimentato nel corso della propria vita l'innamoramento o l'attrazione o il rapporto sessuale per una persona dello stesso sesso. E' il dato che emerge dalla prima indagine compiuta dall'Istat, su impulso del Dipartimento per le Pari Opportunità, su "La popolazione omosessuale nella società italiana", presentato nella Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio dal presidente dell'Istat Enrico Giovannini, alla presenza del Presidente della Camera Gianfranco Fini e del sottosegretario al ministero del Welfare Cecilia Guerra

Il rapporto - che non è ovviamente un censimento ma che "è molto di più di un semplice sondaggio, bensì una vera e propria rilevazione statistica", come tiene a precisare Giovannini - dimostra che permane in Italia una base che si può genericamente definire omofoba, pur se con notevoli differenze di sesso, età e territorio, con un trend che va chiaramente nella direzione di una maggiore apertura. In particolare, il 62,8% ritiene che sia "giusto che una coppia di omosessuali che convive possa per legge avere gli stessi diritti di una coppia sposata" ma solo per il 43,9% "è giusto che una coppia omosessuale si sposi, se lo desidera". E ancora: il 59,1% ritiene accettabile che un uomo abbia una relazione affettiva e sessuale con un altro uomo e il 59,5% che una donna l'abbia con un'altra donna. Ma il 55,9% dichiara che "se gli omosessuali fossero più discreti, sarebbero meglio accettati". Quello che la grande maggioranza degli italiani, vicina all'80%, assolutamente non accetta è che una coppia omosessuale possa adottare un bambino. Inoltre, il 24,8% fa fatica a digerire l'idea di un omosessuale che ricopra una carica politica; il 28,1% che sia un medico; e addirittura il 41,4% che faccia l'insegnante nelle scuole elementari. 

Sul fronte delle discriminazioni, l'indagine Istat mette in evidenza che il 61,3% degli intervistati, fra i 18 e i 74 anni, pensa che gli omosessuali siano discriminati rispetto agli eterosessuali; percentuale che sale all'80,3% quando si parla più in particolare dei transessuali. Se vengono attribuite meno possibilità di trovare un lavoro o di fare carriera, minore è invece la percezione di difficoltà nel trovare una casa in affitto. In ogni caso, il 73% esprime la sua condanna di ogni comportamento discriminatorio. Percentuali simili per chi rifiuta l'idea che l'omosessualità sia una malattia (74,8%), che sia immorale (73%), che sia una minaccia per la famiglia (74,8%); corroborate da un ulteriore 65,8% d'accordo con l'affermazione che "si può amare una persona dell'altro sesso oppure dello stesso sesso: l'importante è amare". 

"Il diritto di ogni persona di godere concretamente dei diritti civili e sociali presuppone un'attenzione continua e una cura particolare delle istituzioni nel contrasto di quei comportamenti, come l'omofobia, che pregiudicano l'esercizio dei diritti individuali della persona". Lo ha detto Gianfranco Finii nel suo discorso in occasione della presentazione, a Montecitorio, dell'indagine Istat. "L'azione contro l'omofobia deve tradursi nella condanna non solo, come è ovvio, di ogni forma di violenza fisica ma anche, e ciò è assai meno scontato, di ogni atto di bullismo e di ogni provocazione capace di alimentare la cultura dell'intolleranza", ha aggiunto il Presidente della Camera. E ha sottolineato che "il percorso per il superamento di timori e pregiudizi è stato avviato da tempo anche in Italia ma, ciò nonostante, il nostro è un cammino ancora lungo e difficile e che presuppone la consapevolezza che solo il profondo rispetto delle 'diversità' può evitare quelle deriva contro la dignità delle persone che non sono ammissibili se davvero, come gia' ammoniva Voltaire nel suo famoso Trattato, si vuole fondare sulla tolleranza l'idealde della giustizia". 

"Nessuna ragazza, nessuna ragazzo dovrà più crescere nel nostro Paese pensando che subirà un diverso trattamento a causa del suo orientamento sessuale o della sua identità di genere. Questo è l'impegno che tutti dobbiamo assumere in occasione del 17 maggio, la Giornata Internazionale contro l'Omofobia istituita nel 2007 dal Parlamento Europeo". Lo afferma Pier Luigi Bersani in occasione della giornata internazione contro l'omofobia. "La vita di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali nel mondo - sottolinea il segretario del PD - è ancora molto pesante: in molti Paesi l'omosessualità è punita dalla legge, in alcuni casi con la pena di morte. In questi giorni l'opinione pubblica internazionale - prosegue - è attonita di fronte alla sentenza di condanna a morte di quattro ragazzi in quanto omosessuali in Iran: uniamo la nostra voce a chi chiede al Governo iraniano di fermarsi". 

Fonte: ADN Kronos

17 maggio 2012

STOP HOMOPHOBIA

Sand Animation: STOP HOMOPHOBIA! (International Day Against Homophobia 2012)
Sand Artist: SILVIA EMME 
Voice: Silvia Emme


Info & Booking: 
+39.320.6663794 


GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L'OMOFOBIA 2012

Oggi si celebra la Giornata Internazionale Contro l'Omofobia e la Transfobia: era il 17 maggio del 1990 quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità cancellò l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Sono trascorsi ventidue anni ma in molti considerano l'omosessualità una malattia. La giornata odierna serve per ricordare a tutti che la "diversità" non è una malattia, ma una ricchezza

Cos'è l'omofobia? Non è solo l'idiosincrasia del singolo verso l'omosessuale, come la parola "fobia" lascerebbe intendere, ma è un raptus spesso sorretto da una collettività. E' l'avversione di un individuo che aggredisce insieme agli altri oppure da solo ma nella convinzione di avere dalla sua molti a dargli ragione. Divide le persone che amano in "normali" e "deviate". Somiglia molto al razzismo, ma non punta il dito contro il colore della pelle, bensì contro il sentimento. 
Delia Vaccarello - Evviva La Neve - Mondadori
 


 

16 maggio 2012

IL MOVIMENTO OMOSESSUALE ITALIANO SEMBRA UN QUADRO DI ESCHER

Il "movimento" omosessuale italiano è una delle realtà più variegate e complesse che si possano immaginare. Come è anche ovvio, al suo interno, e intorno ad esso, ruotano realtà tanto diverse e a volte contrastanti che difficilmente potrebbero trovare un'armonica composizione in un unico modello di riferimento unitario capace di darsi priorità comuni su cui puntare tutte le energie e le attenzioni. 
Le varie realtà, come per ogni soggetto sociale, non possono certo essere uniche e onnicomprensive ma nella loro giusta diversità non sarebbe male riuscissero a trovare una piattaforma comune. 
A rendere difficile questo traguardo senza dubbio contribuisce la volontà di emergere e l'evidente protagonismo di alcuni personaggi che un po' per volontà loro un po' per pigrizia dei media vengono spesso identificati come "portavoci ufficiali delle posizioni del movimento LGBT". 
Da qualunque parte lo si guardi, l'universo che ruota intorno alle battaglie per i diritti delle persone LGBT assomiglia tanto ad uno di quei quadri di Escher in cui ogni pezzo, preso da solo e isolato dal contesto, ha una logica ma visto nell'insieme c'è qualcosa che non torna. Una sorta di architettura fantastica dove qualcuno sale scale che in realtà scendono e qualcun antro scende per scale che salgono verso le finestre. 
Pretendere che tutto vada liscio, che ci sia una posizione forzatamente unitaria e che tutti salgano le stesse scale o scendano dalle stesse finestre è sicuramente sbagliato ma cercare di dare un aspetto meno "fantasioso" sarebbe senza dubbio più proficuo. 

Ovviamente l'impresa sarebbe ardua anche senza i già menzionati protagonismi da primedonne ma almeno assomiglierebbe ad un quadro di quelli in cui le anatre diventano pesci invece che a quelli in cui l'acqua sembra andare in salita. 
Invece no. 
C'è chi è alla ricerca di un posto al sole in politica, chi crede che stare tutti i giorni sui giornali e in televisione basti per far passare un messaggio, chi non si preoccupa di altro che della propria carriera o della propria visibilità, chi è disposto anche a fare la figura del "servo del padrone" pur di ottenere le briciole e chi si arrocca su posizioni ideologiche che rischiano anche di perdere di vista l'obbiettivo. 
In mezzo a tutto questo ci sono anche le persone LGBT, quelle comuni, quelle che fanno attivismo e quelle che non lo fanno perchè sono deluse dal "movimento" o dalla politica. Oltre tutto ci sono anche quelli che si nascondono e quelli che, per pragmatismo o snobbismo, non fanno altro che da spettatori aspettando che qualcosa piova loro dall'altro. 
A tutto questo si aggiunge la folta schiera di quelli che non sono proprio interessati ad ottenere diritti o che danno per scontato che tanto questi non arriveranno. Mettiamoci poi un tot di persone che vedono le occasioni di visibilità come una sorta di palcoscenico e il quadro, quello succitato di Escher, è completo (ma non ancora esaustivo!). 
Prendiamo un'opera di Escher famosa e paragoniamola al "movimento" omosessuale e al mondo che gli ruota intorno: Relativity
C'è qualcuno che sgobba, qualcuno che fa lo spettatore affacciato alla balconata, qualcun altro che serve gli altri (senza sapere nemmeno dove siano e dove stia andando), qualcuno che mangia in disparte, chi si riposa e chi se ne va. Tra gli altri, poi, c'è qualcuno che cammina in direzioni opposte che magari possono anche incontrarsi o scontrarsi. 

Prendiamo ora il panorama "LGBTQ". 
Al centro ci sono gli attivisti che sgobbano e si impegnano. Intorno a questi l'associazionismo di vari titoli diviso per regionalismi e presenzialismi vari. Da una parte ArciGay che si propone come realtà onnicomprensiva grazie alla presenza nazionale e ad un giro di tessere che lascia qualche dubbio ma che svolge anche servizi "sociali" (siano di impegno socio-politico che ludico). Dall'altra le realtà locali che comprendono un caleidoscopio assai più che variegato e che non sempre sono in buoni rapporti tanto con ArciGay che con le altre realtà. Ci sono poi le associazioni di destra in eterno conflitto con tutte le altre ritenute di sinistra e quelle filo-governative in conflitto con tutte le altre. Aggiungiamoci le realtà "alternative" antagoniste e siamo arrivati ad un numero impressionante di associazioni e di posizioni in merito ad ogni argomento rientri nella sfera gay, lesbica, trans e bisex. Ci sono poi le "frange politiche" del movimento che più che seguire una linea LGBTQ seguono la linea di partito anche quando questa sembra non percorribile e le "frange autonome" che si muovono come cani sciolti non sempre avendo presente un quadro generale. Ci aggiungiamo i già citati "scontenti" che se una cosa è lanciata dalle associazioni allora non la fanno perchè sono delusi e in contrasto con le stessi e quelli che sono "scettici" per come il "movimento" si presenta all'esterno. Mancano ancora i delusi da anni di lotte che non hanno portato a niente e quelli che aspettano che la politica e la società si adeguino al resto del mondo occidentale "perchè non possono evitarlo ancora a lungo". Quelli che non si possono far vedere in pubblico "perchè al lavoro non lo sanno" e quelli che non possono farlo perchè sennò la moglie se ne accorge. Quelli che non credono nelle relazioni stabili e quelli che preferiscono non farsi problemi e vivere alla giornata anche per il sesso. 
Quelli che "il Pride è un momento di ribellione" e quelli che "il Pride rivendica la libertà dall'oppressione sui corpi". Quelli che "meglio una foto oggi che un diritto domani" e quelli che "le trans con le tette di fuori che ci stanno a fare". Tutto questo senza trascurare numerosi "rivoluzionari da tastiera" e credenti di varie confessioni che si battono per essere tanto fedeli che omosessuali. Ognuna di queste posizioni è senza dubbio lecita e la maggior parte di queste sono anche ben più che legittime ma l'immagine che ne esce per "la gente comune" è quel quadro di Escher che difficilmente si riesce a comprendere se non si conoscono le basi sulle quali è costruito.

Queerboy per Queer Way

VITA DA GAYROMEO: IL CAVALLO DI TROIA

IL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE FRANCESCO PROFUMO INVITA LE SCUOLE A CELEBRARE LA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L'OMOFOBIA E LA TRANSFOBIA

Un invito alle scuole a celebrare la Giornata Internazionale Contro l'Omofobia, in programma per il prossimo 17 maggio. E' il Ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, attraverso una circolare, a rivolgere un appello agli istituti italiani affinché partecipino attivamente alla giornata istituita nel 2007 dal Parlamento europeo. "E' la prima volta che avviene qualcosa del genere", commenta Paola Concia, deputata del PD. "Siamo di fronte ad un atto fondamentale e rilevantissimo", dice soddisfatto Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay. "Quando la Gelmini era ministro, cercai di parlarle del problema dell'omofobia a scuola, ma non accettò mai di incontrarmi", rivela oggi la Concia. Un'iniziativa, questa del ministero, che rappresenta dunque una novità assoluta e si inserisce nell'ambito della campagna "Smonta il Bullo". Lanciata nel 2007 per contrastare il fenomeno del bullismo tra i banchi scolastici (dall'allora ministro Giuseppe Fioroni), non aveva però una sezione specifica per l'omofobia, che è stata aggiunta nei mesi passati, su impulso di Profumo e del sottosegretario Marco Rossi Doria. Tra i primi atti del ministero, subito dopo l'insediamento di Mario Monti, c'è stata l'istituzione di un gruppo di lavoro sulle Pari Opportunità, che ha messo all'ordine del giorno il tema dell'omofobia. A ispirare il lavoro di questo team, le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che in occasione della giornata contro l'omofobia del 2011, si disse preoccupato "per il persistere di discriminazioni e comportamenti ostili nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi. Si tratta di atteggiamenti che contrastano con i dettami della nostra Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali della Ue". La circolare del direttore generale, Marcello Limina, datata 10 maggio, è indirizzata ai Dirigenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. "L'Unione Europea ha indetto per il 17 maggio di ogni anno - sottolinea il funzionario del ministero - la Giornata internazionale contro l'omofobia (risoluzione del Parlamento Europeo del 26 aprile del 2007) ossia contro ogni forma di atteggiamenti pregiudiziali basati sull'orientamento sessuale. La giornata rispecchia i principi costitutivi sia dell'Unione Europea sia della Costituzione italiana: il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l'uguaglianza fra tutti i cittadini e la non discriminazione. Sono le condizioni che consentono alla società di promuovere l'inclusione di tutti e di ciascuno e di battersi contro ogni offesa alle persone". Si evidenzia, a tale proposito, il ruolo fondamentale svolto dagli istituti scolastici: "La scuola si cimenta ogni giorno con la costruzione di una comunità inclusiva che riconosce le diversità di ciascuno. E', infatti, ad un tempo, la prima comunità formativa dei futuri cittadini e un luogo importantissimo per la crescita e la costruzione dell'identità di ciascuna persona. Così, le scuole favoriscono la costruzione dell'identità sociale e personale da parte dei bambini e dei ragazzi, il che comporta anche la scoperta del proprio orientamento sessuale. Il loro ruolo nell'accompagnare e sostenere queste fasi non sempre facili della crescita risulta decisivo, anche grazie alla capacità di interagire positivamente con le famiglie". L'impegno contro gli atti omofobi deve essere una priorità per i docenti: "Le scuole, nello svolgere tale prezioso lavoro educativo ogni giorno, contrastano ogni forma di discriminazione, compresa l'omofobia". Per questo "il ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca intende supportare il lavoro dei docenti impegnati quotidianamente nella formazione dei propri alunni sulle problematiche relative a tutte le tipologie di discriminazione, in particolare, attraverso strumenti informativi presenti sul sito www.smontailbullo.it e assicurando un primo supporto a tutti i ragazzi, i docenti e le famiglie attraverso il numero verde 800.669.696". L'invito ai docenti e dirigenti scolastici che abbiano già realizzato progetti o iniziative sul tema delle discriminazioni omofobiche, anche in collaborazione con Associazioni ed Enti del territorio, è quello di darne comunicazione al sito "Smonta il Bullo". "Iniziative e progetti segnalati dalle scuole saranno successivamente pubblicati in un apposito spazio del sito dedicato alle 'buone pratiche' che servirà a una riflessione corale delle scuole, anche nella prospettiva del confronto europeo su questi temi", fanno sapere dal ministero. Un plauso all'iniziativa arriva dall'Arcigay: "La circolare - dice il presidente, Paolo Patanè - rappresenta un atto fondamentale che ha in se stesso l'evidenza del suo grande spessore, laddove richiama la nostra Costituzione e la Carta dei diritti dell'Unione europea. Mi sembra che sia rilevantissimo per tre ragioni: perché per la prima volta fa della giornata mondiale contro l'omofobia un tema che doverosamente deve vivere nelle scuole un teatro essenziale; perché dimostra che stare in Europa non può voler dire solo occuparsi di pareggio di bilancio; e perché offre alle scuole un riferimento preciso all'interno del Ministero nel contrasto al bullismo. C'è poi il dato politico: un governo definito 'tecnico' ha avuto il coraggio di salire di livello e di ricollocare un tema di giustizia come quello del contrasto all'omofobia e del diritto alla realizzazione della propria personalità in un contesto chiave come quello scolastico, sottraendolo ai beceri conflitti ideologici e riconoscendogli finalmente dignità oggettiva. Questo è l'orizzonte a cui guardiamo e su cui pretendiamo che i partiti che presto si confronteranno per il governo del Paese, dimostrino altrettanto spessore culturale e politico". Soddisfatta Paola Concia, che ricorda di aver presentato una proposta di legge per l'istituzione di un osservatorio contro le discriminazioni e il bullismo presso il Miur (sottoscritto da circa cinquanta parlamentari bipartisan): "Sono felicissima e ringrazio sia il ministro che il sottosegretario Marco Rossi Doria, entrambi molti sensibili a questi temi. E' una svolta, dopo gli anni della Gelmini. L'omofobia si combatte con le leggi ma anche con l'educazione, tra i banchi di scuola". Per Giacomo Guccinelli, responsabile Rete Giovani Arcigay, quello del ministero è "un utile investimento sulle generazioni future" perché contribuisce "alla diffusione e alla valorizzazione di una cultura del rispetto, dell'inclusione e della valorizzazione di ogni tipo di differenza in ambito scolastico".