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22 novembre 2012

I PAESI IN CUI IL MATRIMONIO GAY E' LEGALE

Il 6 novembre scorso, oltre a votare per eleggere il presidente degli Stati Uniti, i cittadini di tre stati americani - Maryland, Maine e Washington - hanno espresso la loro opinione su referendum che proponevano di legalizzare i matrimoni gay a livello statale. Il Maryland e Washington hanno confermato le leggi dei rispettivi parlamenti che legalizzavano l'unione tra le
persone dello stesso sesso, mentre il Maine ha approvato una legge di iniziativa popolare per legalizzare il matrimonio omosessuale. Sono i primi tre stati americani ad approvare la proposta attraverso una consultazione popolare.

Negli Stati Uniti gli stati in cui il matrimonio gay è legale sono diventati così nove, più il District of Columbia: Massachusetts (il primo a legalizzare il matrimonio nel 2004), Connecticut, Iowa, Vermont, New Hampshire, New York, Maine, Maryland e Washington. Le leggi dei singoli stati sulla questione sono molto diversificate: California, Colorado, Delaware, Hawaii, Illinois, Nevada, Oregon, Rhode Island e Wisconsin riconoscono le unioni civili, anche se ogni stato prevede un diversoinsieme di diritti e doveri. In New Jersey e Rhode Island le persone gay non possono sposarsi, ma vengono riconosciuti i matrimoni celebrati negli altri stati.


Nove stati proibiscono il matrimonio gay nel loro statuto e trenta lo dichiarano illegale nelle loro carte costituzionali. Nei prossimi mesi sarà discussa davanti alla Corte Suprema americana la costituzionalità del Defense of Marriage Act, una leggefederale del 1996 che riconosce come matrimonio soltanto l'unione tra uomo e donna. Questo significa che al momento uno stato
americano non ha l'obbligo di riconoscere un matrimonio gay celebrato in un altro stato, e che il governo federale non è tenuto a riconoscere a una coppia sposata omosessuale gli stessi diritti giuridici ed economici garantiti a una coppia sposata eterosessuale. Se la legge fosse dichiarata incostituzionale, la legislazione di molti stati potrebbe rapidamente cambiare a favore del riconoscimento delle coppie gay.

Il primo paese al mondo a riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso furono i Paesi Bassi nel 2000 (la legge entrò in vigore il primo aprile 2001). Nel 2003 fu la volta del Belgio e nel 2005 della Spagna e del Canada. Il Sudafrica legalizzò le coppie dello stesso sesso nel 2006, la Norvegia nel 2008 e la Svezia nel 2009. Il 2010 è stata la volta di Portogallo, Islanda e Argentina, e nel 2012 della Danimarca. Gli stati sono quindi undici. Il matrimonio gay è legale anche in Messico, ma solo nel distretto di Città del Messico. A questo elenco si aggiungono i paesi in cui è possibile ricorrere alle unioni civili, alcuni dei quali stanno lavorando per l'approvazione del matrimonio gay (come in Francia o in Regno Unito). 

L'Italia non prevede né il matrimonio gay né le unioni civili.

Questo è l'elenco dei paesi che hanno forme di vario tipo nei loro ordinamenti per le unioni civili.


- Andorra

- Brasile
- Austria
- Colombia
- Repubblica Ceca
- Ecuador
- Finlandia
- Francia
- Germania
- Groenlandia
- Irlanda
- Israele
- Lussemburgo
- Nuova Caledonia
- Nuova Zelanda
- Slovenia
- Svizzera
- Wallis e Futuna
- Regno Unito
- Ungheria
- Uruguay

Fonte: Il Post

10 settembre 2012

MILANO: AL VIA IL REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI

Con deliberazione n. 30 del 26 luglio 2012 il Consiglio Comunale di Milano ha approvato il Regolamento sull'istituzione del Registro delle Unioni Civili. Nel Regolamento è stata definita l'organizzazione e la disciplina per l'iscrizione e la cancellazione nel registro amministrativo delle Unioni Civili.
L'iscrizione può essere richiesta da due persone maggiorenni, di sesso diverso o dello stesso sesso, di qualsiasi nazionalità, residenti, coabitanti anagraficamente nel Comune di Milano e iscritti sul medesimo stato di famiglia. Nel caso in cui gli stessi non siano residenti, coabitanti e iscritti sul medesimo stato di famiglia è necessario rivolgersi prima presso qualsiasi sportello anagrafico per effettuare la variazione.
Gli interessati non devono essere legati tra loro da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela e non devono appartenere al alcuna altra forma di Unione Civile, comunque riconosciuta.

Come iscriversi
Le iscrizioni nel registro avvengono esclusivamente sulla base di una domanda presentata congiuntamente dagli interessati unicamente su appuntamento presso l'Ufficio del Registro delle Unioni Civili dell'Anagrafe di Via Larga 12 - secondo piano  - stanza 231, dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12,00 e dalle 14,30 alle 15,30.
Per fissare l'appuntamento è possibile:
• contattare telefonicamente i seguenti numeri: 02.884.62270 - 02.884.62273 - 02.884.62274 dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12,00 e dalle 14,30 alle 15,30.
• via e-mail alla casella DSC.RegistroUnioniCivili@comune.milano.it
All'atto della presentazione della domanda occorre che gli interessati si presentino entrambi con un valido documento d'identità. La domanda dovrà essere corredata da un bollo di Euro 14,62. L'attestazione che sarà emessa al termine della registrazione ha un costo di Euro 15,14.

Attenzione:
L'iscrizione nel Registro non può essere richiesta da coloro che facciano già parte di una diversa unione civile, i cui effetti non siano cessati al momento della domanda di iscrizione, né dalle persone coniugate fino al momento dell'annotazione della separazione personale sull'atto di matrimonio.


Come cancellarsi
La cancellazione dal registro delle unioni civili avviene nei seguenti casi:

• cessazione della situazione di coabitazione e/o di residenza nel Comune di Milano di uno o entrambi i componenti dell'Unione Civile (cancellazione d'ufficio dal registro) ;
• cessazione dei rapporti affettivi e/o reciproca assistenza morale e/o materiale (cancellazione su richiesta di una o di entrambe le parti interessate). La richiesta di cancellazione, unitamente ai documenti di identità dei dichiaranti dovrà essere inviata all'Ufficio Registro delle Unioni Civili secondo le seguenti modalità:

• via fax al Protocollo del Settore Servizi al Cittadino: 02.884.60164;
• via email alla casella di Posta Elettronica Certificata (PEC): protocollo@postacert.comune.milano.it
• via posta raccomandata all'indirizzo: Comune di Milano - Settore Servizi al Cittadino - Ufficio Registro delle Unioni Civili - Via Larga 12 Milano

Nel caso di richiesta di cancellazione di una sola parte interessata, il Comune provvederà a inviare all'altro componente una comunicazione.



Effetti dell'iscrizione nel Registro
In base al Regolamento per il riconoscimento delle Unioni Civili, il Comune di Milano si impegna a tutelare e sostenere le unioni civili, al fine di superare situazioni di discriminazione e favorirne l'integrazione nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio.
Le aree tematiche entro le quali gli interventi sono da considerarsi prioritari sono:
a) casa;
b) sanità e servizi sociali;
c) politiche per i giovani, genitori e anziani;
d) sport e tempo libero;
e) formazione, scuola e servizi educativi;
f) diritti e partecipazione;
g) trasporti.

Gli atti dell'Amministrazione devono prevedere per le unioni civili condizioni non discriminatorie di accesso agli interventi in tali aree, evitando condizioni di svantaggio economico e sociale, nel quadro generale della particolare attenzione alle condizioni di disagio economico-sociale.

All'interno del Comune di Milano, chi si iscrive al registro è equiparato al “parente prossimo del soggetto con cui si è iscritto” ai fini della possibilità di assistenza.

L'Amministrazione Comunale rilascia, su richiesta degli interessati secondo le modalità sopra descritte, attestato di “unione civile basata su vincolo affettivo” inteso come reciproca assistenza morale e materiale, ai sensi dell'art. 4 del Regolamento anagrafico, in relazione a quanto documentato dall'Anagrafe della popolazione residente (D.P.R.223/1989).

Il riferimento famiglia anagrafica contenuto nell'art. 4 del D.P.R. 223/1989 va inteso in senso esclusivamente anagrafico, in considerazione della differenza tra le unioni civili, come formazioni sociali, previste e tutelate dall'art. 2 della Costituzione e la famiglia, prevista e tutelata dall'art. 29 della Costituzione.
L'attestato è rilasciato per i soli usi necessari al riconoscimento di diritti e benefici previsti da Atti e Disposizioni dell'Amministrazione comunale.


QUI e su comune.milano.it  tutte le informazioni e i moduli da scaricare per presentare la domanda.

04 luglio 2012

A BARI PARTE LA RIVOLUZIONE GAY. UNO SPORTELLO COMUNALE PER IL SUPPORTO

Una concessione alle istanze più provocatorie, perché "una rivoluzione potrebbe partire anche da Bari", e una promessa di dare voce, visibilità e aiuto a chi può aver bisogno di una mano. Il primo incontro tra il sindaco di Bari Michele Emiliano e i rappresentanti delle associazioni che si occupano di diritti di gay, lesbiche bisessuali e transessuali (GLBT), ha prodotto due risultati. L'atteso endorsement di Emiliano sulle unioni gay ("non ho difficoltà - ha promesso - a celebrare con crismi di ufficialità l'iscrizione di coppie dello stesso sesso al registro anagrafico già istituito a Bari") e la promessa della nascita, presto, entro l'estate, di uno sportello comunale dedicato alle problematiche gay. Sul modello di quanto già sperimentato a Torino. Un successo per le associazioni (quelle riunitesi nella rete antiviolenza, prima, alle quali via via si sono aggiunte anche le altre) che il 17 maggio, giornata contro l'omofobia, avevano chiesto di avviare appunto una discussione sul tema. Al primo incontro sono intervenuti gli esponenti di Arcilesbica, Un Desiderio In Comune, KéBari, Partifriendly, Arcigay, Between e Agedo. Con sfumature diverse, hanno sintetizzato le esigenze alle quali il Comune può dare una risposta: accesso di tutte le coppie, anche non etero, alle politiche sociali, servizi dedicati ai giovani che si scoprono omosessuali, formazione ai dipendenti comunali perché non si trovino impreparati davanti a questi temi, collaborazione e visibilità per le associazioni che si occupano di omosessualità. "Serve un modello di convivenza civile diverso - ha sintetizzato Emiliano - che diventi patrimonio di una istituzione, il Comune, non una conquista di una particolare amministrazione, quella che presiedo".

Il sindaco si è mostrato molto concreto. Ad accompagnarlo, alcuni consiglieri che avevano avviato il dialogo con le associazioni (Mariella Santacroce, Pietro Petruzzelli, Pierluigi Introna) e l'assessore all'Accoglienza, Fabio Losito. Le associazioni non si sono limitate a elencare carenze, ma hanno formulato proposte. Gianni Marsico dell'Agedo ha sostenuto che, a parità di costi, si potrebbero garantire, nelle case rifugio, due posti letto per omosessuali vittime di violenza. Pasqua Manfredi, di Un Desiderio In Comune, ha battuto sull'utilità anche di un semplice link tra il sito del Comune e quelli delle associazioni per promuoverne le iniziative e far uscire gay e lesbiche dalla invisibilità e dall'isolamento. Giuseppe Maffia dell'Arcigay ha parlato della necessità di sostenere i transessuali nell'inserimento nel mondo del lavoro. Il "tavolo" si è aggiornato a tra una decina di giorni. Emiliano si è impegnato a predisporre una delibera di giunta di indirizzo. "Un atto politico - ha spiegato - che contenga gli obiettivi ai quali la macchina comunale dovrà uniformarsi". Emiliano è pronto a prendersi la responsabilità politica dell'azione.

"Certo, se il Consiglio comunale volesse avviare una discussione costruttiva e non ideologica - ha detto - sarebbe un bene. Ma il rischio che questo tema si trasformi in occasione di marketing elettorale, c'è. Noi possiamo andare avanti autonomamente, come abbiamo fatto applicando la norma che consente alle coppie omosessuali a Bari di registrarsi come famiglia e come stiamo facendo contemplando le coppie non sposate nel bando per l'assegnazione di case popolari". Lo sportello per gli omosessuali potrebbe essere operativo fin dall'estate, stima Emiliano. Riguardo alla "celebrazione" delle unioni, chiesta da Between, il sindaco di Bari ha spiegato la sua posizione: "Nessuno vieta di celebrare l'iscrizione anagrafica, con una enfasi che manifesti la gioia dell'amministrazione per la costituzione di un nuovo vincolo. Ma non chiamiamolo matrimonio".

In foto un muro di Bari

16 gennaio 2012

A MILANO ENTRO L'ANNO IL REGISTRO DELLE COPPIE DI FATTO

Il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha assicurato che il registro delle unioni civili, una delle promesse che hanno contraddistinto la sua campagna elettorale, verrà istituito entro il 2012. "Manterrò l'impegno, e ne sono orgoglioso, per cui il registro delle unioni di fatto diventerà realtà entro quest'anno - ha promesso nel suo intervento a "Che Tempo Che Fa", la trasmissione di Fabio Fazio andata in onda sabato 14 gennaio su Rai 3 - E' un impegno che avevo preso, che la coalizione aveva preso". Oltre al registro delle unioni civili, Pisapia come impegno "per rendere più vivibile, felice e bella Milano" ha citato anche l'arrivo del Papa, a maggio, per la festa internazionale delle famiglie: "Sono due segnali di forte cambiamento, risposte a situazioni diverse ma entrambe meritevoli di attenzione".
"Il sostegno di Pisapia al registro delle unioni civili a Milano e la promessa della sua approvazione entro il 2012 è molto importante - si legge in una nota di Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center - Il sindaco ha mantenuto gli impegni fatti in campagna elettorale: i registri delle unioni civili sono uno strumento simbolico e gli enti locali possono mettere in campo servizi e progetti per le famiglie di fatto. Ora è necessario che questo messaggio di parità giunga anche al parlamento e al governo. L'Italia ha bisogno di riconoscere le unioni gay come gli altri Paesi europei, per non essere declassata anche sul piano dei diritti".
Ha manifestato entusiasmo per questa dichiarazione il vicecapogruppo PD in Provincia di Milano Roberto Caputo: "Accolgo con grande favore l'annuncio fatto dal sindaco Pisapia, nel corso di una trasmissione televisiva, di procedere alla creazione del Registro delle Unioni di Fatto entro il 2012. Con questa scelta si va finalmente verso una città in cui i diritti civili vengono realmente riconosciuti. Non sia solo una soluzione burocratica ma venga accompagnata dalla possibilità, per coloro che si iscrivono in questo Registro, di partecipare alle graduatorie degli Asili Nido, di avere diritti in materia di assegnazione e subentro delle Case Popolari, e di visitare il convivente in ospedale o in carcere".
Per il PdL, invece, l'annuncio di Pisapia "è un'evidente provocazione, quasi un affronto alla Chiesa", fa sapere il capogruppo consiliare Carlo Masseroli, visto che arriva "nell'anno dell'Incontro mondiale delle famiglie". "Si sta configurando così l'ennesimo scivolone di un sindaco che appare sempre più confuso", ha aggiunto Masseroli. Ma il registro raccoglie il parere contrario anche di Mariolina Moioli, consigliere della lista civica Milano al Centro ed ex assessore ai servizi sociali, che intravede "il rischio di sostituire speculazioni ideologiche ai più concreti e necessari rafforzamenti delle politiche familiari".

Fonte: La Repubblica

19 dicembre 2011

ALEMANNO DICE NO ALLE UNIONI CIVILI ISTITUITE DA DUE MUNICIPI ROMANI

"I registri delle coppie di fatto, in vigore in due municipi della Capitale sono un intervento sbagliato, segno più di una provocazione ideologica che di un'attenzione alle vere esigenze e bisogni della famiglia". Queste le parole, pronunciate dal sindaco Alemanno sulla scottante questione dei registri delle unioni civili, che hanno provocato la dura reazione del PD.
Marta Leonori, membro della direzione nazionale dei democratici e candidata alle primarie per l'elezione del segretario regionale del PD Lazio, ha replicato che il primo cittadino "non può essere il sindaco di tutti solo quando aumenta le tasse e poi dimenticarsi che migliaia di cittadini romani sono per scelta o per necessità costretti a convivere visto che, proprio a partire dal Campidoglio, non sono state messe in campo politiche efficaci in sostegno delle coppie più giovani". Secondo la Leonori l'iniziativa dei due comuni andrebbe a colmare una lacuna della legislazione del nostro Paese in materia e pertanto il sindaco "dovrebbe limitare le sue affermazioni ideologiche e lavorare al servizio dei cittadini".

Fonte: romacapitale.net