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24 giugno 2015

CI CHIAMANO DIVERSI


Ci chiamano diversi è un itinerario nella coscienza collettiva e nelle vite private di chi si racconta. Storie troppo spesso ferite da parole ingiuste e dal pregiudizio, ma tutte straordinariamente capaci di generare un finale inaspettato, più bello e positivo rispetto a quella promessa di chi aveva sentenziato per loro una condanna all’infelicità. Per capire che l’umanità, in qualsiasi sua declinazione, non è mai uno scarto dalla norma, ma qualcosa che semplicemente accade, in tutta la sua dignità. Anche laddove il “senso comune” non pensava di poterla trovare o accogliere. Per comprendere che solo quando siamo in grado di abbracciare ciò che appare lontano rispetto a noi, siamo davvero persone libere. 

A MONKEY PRODUCTIONS FILM co-produced by a lot of donors
Original Music by DAVID OSPINA & MARCO PRATO
Color Correction by MIRKO ISAIA
English Subtitles by AMIE VENNER
Written, Directed ad Edited by VINCENZO MONACO

20 febbraio 2015

AMARSI OLTRE LA MORTE

Cliccate sulla foto o QUI per vedere il toccante video realizzato da "LE IENE" e andato in onda ieri, giovedì 19 febbraio 2015.  
CIAO WALTER!

19 gennaio 2015

L' #OMOFOBIA DELLE PICCOLE COSE RACCONTATA DA @PantiBliss



La miglior risposta alla disinformazione è la controinformazione. Ed è per questo che non potrebbe esserci miglior risposta al convegno omofobo organizzato da Regione Lombardia che il discorso pronunciato al TEDx di Dublino da Panti Bliss.

La celebre darg queen irlandese ha preso spunto da un dettaglio apparentemente insignificante che non è poi così insignificante: due gay non possono tenersi mano nella mano con spontaneità perché il loro primo pensiero sarà irrimediabilmente quello di valutare i rischi che il gesto comporterà.
Magari lo faranno, ma non sarà più lo stesso perché la naturalità e l'intimità del momento è già stato intaccato.
«È solo una piccola cosa - dice - ma ci sono un sacco di piccole cose che le persone
LGBT devono sopportare e che alle altre persone sono risparmiate».
Da questa semplice considerazione avrà inizio un viaggio nel mondo dell'omofobia, un sentimento negato e spesso racchiuso dietro fantasiose scuse. Che si rivendichi di voler "difendere" la famiglia o che si prospetti la fine della società civile, i veri motivi sono spesso riconducibili ad un'immagine che è ben impressa nelle menti di chi non vuole accettare i gay.
L'intelligenza e la chiarezza dell'intervento è stato premiato da una standing ovation dell'intera sala, testimonianza di un monologo di una ventina di minuti che vale veramente la pena vedere e diffondere.


"La nostra società è omofobica. E' pregna di omofobia. E' fradicia di omofobia. Quando arrivi a 45 anni e realizzi che ne hai passati 30 a sopportare, 30 anni ad assorbire tutti quei piccoli giochetti psicologici, le intimidazioni e i sorrisi di scherno e talvolta di molto peggiore, ad un tratto ne hai abbastanza. Sei stufo marcio di sopportare. 
Ne ho abbastanza di leggere ancora un altro articoloscritto da ancora un'altra persona eterosessuale che ti spiega perché in qualche modo sono qualcosa d'inferiore rispetto a tutti gli altri; ne hai abbastanza di ascoltare chi ti descrive come "intrinsecamente disordinato", persone che non ti conoscono neanche dal loro celibe pulpito; ne hai abbastanza dei muri imbrattati di insulti; ne hai abbastanza delle persone che descrivono qualcosa di ridicolo apostrofando come "gay"; ne hai abbastanza di irrigidirti, passando davanti agli ubriachi del sabato sera, sperando che non ti notino; ne hai abbastanza di chi investe tempo, energie e talento a promuovere l'idea che tu non debba essere trattato come ogni altro cittadino."
 

"Gli omofobi più infervorati, quelli che sanno di aver esaurito molto tempo fa gli argomenti a favore della criminalizzazione del sesso omosessuale o di qualunque genere di progresso per le persone gay, ecco, in questi giorni li troverete tutti ammucchiati intorno al dibattito del matrimonio omosessuale. Ed è veramente uno spettacolo. Perché, ovvio, sanno di non potere ammettere cosa li spinga davvero con franchezza e cioè l'ostilità per le persone gay e il disgusto per quello che immaginano facciamo in camera da letto. Perché sanno che agli occhi dell'opinione pubblica non sono più motivi ammissibili. Perciò sono costretti a rovistare
alla ricerca di qualunque altra ragione immaginabile a sostegno della loro tesi e quindi "Gli omosessuali distruggeranno l'istituto del matrimonio", "le coppie gay gireranno per gli orfanotrofi pigliando i bambini dagli scaffali...cercandone uno che si intoni con il loro nuovo divano Ikea", "Permettere che i gay si sposino distruggerà la stessa società" e molti altri ancora Incluso il mio preferito, il caro vecchio... "la parola matrimonio è definita in qualche dizionario come "L'unione di un uomo e di una donna" e quindi il matrimonio gay non può di fatto essere un matrimonio" il che è un'insignificante polemica intorno a parole e dizionari, non certo contro il matrimonio omosessuale.
"


Fonte: Gayburg

16 dicembre 2014

VISTO NEL WEEKEND: PRIDE

Ci sono molte cose che oggi diamo per scontate, dimenticando come tutto fosse diverso una volta e quanto sia stato duro ottenerle. 
Una storia (vera) che non racconta solo l'unione tra due diverse comunità o tra due generazioni, ma di una solidarietà universale, in nome di un orgoglio che è diritto di tutti. 
Il film più bello dell'anno. 
FORMIDABILE.

17 luglio 2014

"GLOBAL GAY" DI FRÉDÉRIC MARTEL: UN RACCONTO COLORATISSIMO, DRAMMATICO, PIENO DI VITA

Dalle serate di tango gay a Buenos Aires alle feste di samba a Rio, dai love hotels di Tokyo alle squadre gay di dragon boating a Singapore, il sociologo Frédéric Martel ha compiuto un lungo viaggio in giro per il mondo alla ricerca di un "Global Gay Way of Life": un sentire comune - culturale e di vivere civile - che caratterizza le minoranze sessuali.

Il suo bel saggio "
Global Gay" (Feltrinelli, pp. 328, euro 18) mette a confronto la straordinaria rivoluzione sessuale che si sta compiendo in America latina con le intolleranze odiose perpetrate dalla maggior parte dei paesi musulmani; ripercorre la storia delle prime rivendicazioni dei movimenti LGBT in Nord America e traccia un quadro affascinante del presente, dove a Cuba come nei paesi arabi la comunità gay rivendica i propri diritti in un processo culturale lento, ma per fortuna - si spera - inarrestabile.

Nel suo libro parla di "global gay way of life", cosa significa? 

Affrontando questo racconto mi sono chiesto: esiste un modo di vivere gay uguale per tutti a prescindere dal posto in cui si vive? Oppure le sottoculture gay nei vari paesi sono profondamente diverse? La mia risposta è stata sì, finché le minoranze gay saranno discriminate, finché saranno in lotta con la loro cultura locale, finché non saranno integrate e i gay accettati ovunque come cittadini "normali", allora una "cultura" e un modo di vivere gay saranno in comune a tutti i gay del mondo. Senza per questo dimenticare le dovute differenze dell'essere omosessuale in un paese piuttosto che in un altro.

Nel suo libro sottolinea quanto siano state importanti le rivendicazioni del movimento Lgbt negli Stati Uniti per l'emancipazione dei gay nel mondo occidentale... 

I Moti di Stonewall sono stati l'inizio di tutto: stanchi di essere perseguitati, i gay che frequentavano lo Stonewall Inn al Greenwich Village una sera, quando la polizia ha fatto irruzione nel locale, hanno deciso di reagire. Era l'estate del 1969 e da quel momento il 28 giugno è diventata una data simbolica per l'orgoglio gay. Gli USA sono stati il simbolo della rivoluzione Lgbt nel mondo e non - come pensano certi gay di sinistra - paesi come l'URSS, la Cina o Cuba. Oggi la situazione è più complessa: l'America resta un simbolo, anche grazie ad Obama che ha ricordato Stonewall nei suoi discorsi, ma i matrimoni gay sono accettati in una piccola parte del paese, mentre da questo punto di vista l'Europa e il Sud America sono all'avanguardia. Spagna e Portogallo hanno avuto un ruolo importante nel riconoscimento dei diritti civili dei gay, mentre l'Italia è purtroppo molto indietro.

Un ulteriore passo in avanti viene dai paesi del centro e sud America, come è vissuta la la cultura gay? 

L'America latina ha compiuto straordinari passi in avanti: siamo passati, come è successo prima in Europa, dalla criminalizzazione dell'omosessualità alla criminalizzazione dell'omofobia! Il fatto che città come Buenos Aires o Brasilia abbiano un atteggiamento più liberale di tante città degli States o di Parigi la dice lunga sulla globalizzazione. I paesi emergenti stanno venendo alla ribalta con le loro economie, ma anche con la loro cultura, con internet e con dei valori specifici, tutti argomenti trattati nei miei libri. Il primato sui diritti civili delle minoranze apparteneva ad Europa e Stati Uniti, ma il XXI secolo segna il sorpasso dell'America latina.

Nel suo libro, oltre a raccontare le mille sfaccettature della cultura gay globale, sottolinea quanto sia difficile e pericoloso essere omosessuale in alcune parti del mondo? 

I paesi musulmani rappresentano una realtà difficile: ci sono ancora otto paesi che applicano la pena di morte, come l'Iran e l'Arabia Saudita. Io chiamo questo fenomeno "hot omofobia", perché la legge dello stato deriva da credenze religiose. Al secondo posto c'è l'Africa, in particolare Uganda, Malawi, Camerun e Nigeria, dove l'omofobia è connessa all'islamismo o all'evangelismo. Poi c'è quell'atteggiamento che nel libro descrivo come "cold omofobia" che appartiene soprattutto alla Russia, alla Bielorussia e ad una parte dell'Europa dell'Est. Infine c'è la maggior parte dell'Asia che non si esprime chiaramente, di fatto paesi come la Cina o il Vietnam non condannano le minoranze gay, ma di certo non proteggono i loro diritti. Poi ci sono democrazie più sviluppate, vedi il Giappone, e altre più arretrate come l'India.

Qual è la situazione in Europa? Siamo abbastanza liberali nell'affrontare la questione dei diritti civili dei gay?
 

L'Europa è spaccata in due: i paesi del Nord - come Danimarca, Belgio e Olanda - e la parte occidentale rappresentata da Spagna e Portogallo sono all'avanguardia su questi temi; la Francia sta nel mezzo e l'Italia, come ho detto, è ancora molto indietro. L'influenza del Vaticano sullo stato italiano è sempre stata molto forte, ma il divieto di riconoscere i diritti dei gay è basato sull'ipocrisia: molte persone all'interno del Vaticano sono omosessuali (fenomeno che deriva anche dal fatto che la chiesa vieta il matrimonio ai sacerdoti), quindi per reazione mostrano un eccessivo atteggiamento anti-gay. In poche parole: più sei gay nel tuo privato, tanto più ti mostri ostile verso gli omosessuali in pubblico..questo è il segreto del Vaticano.


"GLOBAL GAY"
Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano 
Prima Edizione in "Serie Bianca" giugno 2014
Traduttore: Giorgia Fracca
Uscita: 25 giugno 2014
Pagine: 328
ISBN: 978-88-07-17280-9
Prezzo €18,00


Fonte: Huffingtonpost.it
 

15 luglio 2014

"ANY DAY NOW" IN ESCLUSIVA ALLA CINETECA DI MILANO

In collaborazione con la casa di distribuzione 30 Holding, La Cineteca di Milano presenta in esclusiva italiana un lungometraggio mai uscito sugli schermi italiani e invece di assoluto valore, come dimostrano i numerossissimi riconoscimenti ottenuti a livello internazionale, fra i quali i premi del pubblico come miglior film al Tribeca Film Festival 2012, al Chicago International Film Festival 2012 e al Seattle International Film Festival 2012. 

Basato su una storia vera e ambientato a Los Angeles negli anni '70, "Any Day Now" è una coinvolgente storia ricca di umanità che affronta il tema delle adozioni gay, ancora così attuale oggi ma 40 anni fa sicuramente dirompente. I protagonisti sono tutti bravissimi ma l'attore protagonista Alan Cumming è da Oscar. 
Merito anche di una splendida regia, che evita sia il melodramma che la disquisizione politico-ideologica, concentrandosi esclusivamente su un’approfondita esplorazione dei personaggi, restituiti con grande equilibrio in tutta la loro umana complessità. Quello che ne risulta è così un racconto potente sull’amore, l’accettazione e la famiglia, di fronte al quale si ride, si piange, si prova rabbia, insomma ci si emoziona e commuove in quel modo speciale che solo il miglior cinema riesce a indurre. 

ANY DAY NOW
Cineteca di Milano - Spazio Oberdan
dal 10 Luglio al 23 Luglio 
QUI gli orari. 

Prezzi: Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni all’Area Metropolis 2.0 
Biglietto d’ingresso: € 7,00; € 5,50 con Cinetessera 
I tesserini delle Università sono validi come Cinetessera 2013.

 

26 giugno 2014

BEING GAY IN RUSSIA: A BOLOGNA LA MOSTRA FOTOGRAFICA

Oggi, 26 giugno 2014 alle h 17.00, all'Istituto Storico Parri di Bologna verrà inaugurata la mostra "BEING GAY IN RUSSIA". 

L'11 giugno 2013 la Duma di Stato della Federazione Russa ha approvato la legge che vieta la promozione dei rapporti sessuali "non tradizionali" tra i minori. 
La legge prevede sanzioni per la diffusione di informazioni finalizzata alla formazione di una "visione distorta dell'equivalenza sociale delle relazioni tradizionali e non tradizionali" tra i minorenni. In base alla legge, gli individui saranno puniti con una multa se la promozione di rapporti non tradizionali venga effettuata attraverso i media o su Internet.

Per le persone giuridiche l'importo della multa può arrivare fino a centomila rubli (circa duemila euro). I cittadini stranieri condannati per la promozione di rapporti non tradizionali possono essere allontanati dal territorio russo. La legge federale che vieta la promozione dei rapporti “non tradizionali” si basa su leggi regionali simili in vigore in molte città russe, tra cui San Pietroburgo.
Egor Rogalev ha fotografato le coppie omosessuali di San Pietroburgo (la città che per prima ha approvato la “legge contro i gay") indagando sulle possibili conseguenze della legge sulla vita delle coppie omossesuali. A causa della politica omofoba del governo Putin sono drastica- mente aumentati i casi di violenza contro gli attivisti per diritti gay.

L'evento è organizzato da
Bologna Pride, Cassero LGBT Center, Gender Bender Festival. Con il patrocinio dell'Istituto Storico Parri.

La mostra sarà visibile fino al 7 luglio 2014. 


BEING GAY IN RUSSIA 
Una mostra fotografica di Egor Rogalev
26 giugno - 07 luglio 2014
Istituto Storico Parri (Ex Refettorio), via Sant'Isaia 18, Bologna
Orari:
Lunedì 15.30 – 18.30
Martedì 10 – 13
Mercoledì 10 – 13
Giovedì 15.30 – 18.30
Venerdì  10 – 13

Ingresso: GRATUITO


STONEWALL 1969-2014: A MILANO DIBATTITO SUI 45 ANNI DEL MOVIMENTO LGBT

Oggi, giovedì 26 giugno alle ore 18 presso il Teatro Filodrammatici di Milano in via Filodrammatici 1, si terrà un incontro con Giovanni Dall'Orto, giornalista e scrittore, militante gay e storico. L'iniziativa organizzata da Pride il mensile gay italiano (www.prideonline.it) si inserisce nell'ambito della Milano pride Week 2014 che culminerà nel corteo di sabato 28 giugno.

Sono trascorsi 45 anni da quel fatidico 28 giugno 1969 data di inizio degli Stonewall Riots avvenuti nel quartiere bohémien di Greenwich Village a New York, episodio che segna simbolicamente l'inizio della lotta politica organizzata per la rivendicazione dei diritti delle persone omosessuali e transessuali. Se Stonewall è diventato l'unico momento della storia gay famoso a livello internazionale, è perché dal 1970 si sono celebrati annualmente un numero crescente di cortei commemorativi noti come "Gay Pride". Queste manifestazioni hanno fortemente contribuito a dare visibilità e a far emergere le questioni LGBT, a modificare la cultura e, infine, in alcuni paesi a provocare cambiamenti legislativi che hanno ribaltato più di 2000 anni di storia in meno di 40: basta pensare all'ottenimento dei matrimoni egualitari. Partendo da un'analisi dei fatti storici riguardanti i moti di Stonewall si arriverà a trattare temi di estrema attualità.

Il Teatro Filodrammatici è promotore insieme al Centro di Iniziativa Gay - Arcigay Milano della rassegna di teatro omosessuale Illecite//Visioni che a novembre 2014 giungerà alla 3a edizione. L'incontro è a ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

20 giugno 2014

LAVERNE COX prima TRANSGENDER in copertina su "TIME" magazine

"TIME", la prestigiosa rivista americana, dedica la copertina del 09 Giugno 2014 a Laverne Cox col titolo "The Transgender Tipping Point". 
Nell'articolo spiega che: "Un anno dopo la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un altro movimento sociale sfida gli stereotipi radicati nella società". Laverne Cox è un'attrice, produttrice televisiva, sostenitrice (e icona) del movimento LGBT, che si racconta così al Time: "Mi sono sentita una donna per la prima volta in terza elementare. La maestra all'epoca disse a mia madre: 'Signora suo figlio finirà a New Orleans vestito da donna'. Io pensavo di essere una bambina e che non c’era alcuna differenza tra ragazzi e ragazze. Penso che nella mia testa fossi convinta che avrei raggiunto la pubertà e sarei diventata una ragazza". Aggiunge poi che il suo passato è stato tormentato, arrivando sino a tentare di togliersi la vita quando era adolescente: "I compagni di scuola mi picchiavano con le bacchette del tamburo perchè ero un uomo che sembrava una donna. Imparai in chiesa che era un peccato. Immaginavo che mia nonna vegliasse su di me sapendo quello che mi passava per la testa, trovandosi in cielo. Così andai all’armadietto delle medicine e trovai un flacone di pillole. Lo presi. Le ingoiai tutte. E andai a dormire sperando di non svegliarmi... Pensai che mi avrebbero ucciso. Ma non lo fecero... I tempi sono cambiati. Oggi rispetto a quando sono cresciuta io puoi sentirti meno solo grazie a Internet. Penso che, rispetto al passato, sui media si trovino più modelli cui i giovani trans possono accostarsi. Ora ci sono così tante risorse là fuori che possono far sentire meno soli e aiutare ad accettare ciò che si è e si sta affrontando invece di pensare, ‘Cosa c’è di sbagliato in me?'".

In Italia la vedremo questo autunno nella serie lesbo "
Orange Is The New Black" (a settembre sul canale Mya di Mediaset), insieme al fratello gemello, col quale è cresciuta in Alabama. Negli USA l'attrice è celebre anche per l'apparizione come concorrente nella prima stagione del reality "Voglio Lavorare per Diddy" al fianco di Puff Daddy.

In America ci sono circa un milione e mezzo di transgender. Ultimamente molte trans tipo
Laverne, come Janet Mock, Chaz Bono e Chelsea Manning, stanno dando voce e visibilità al movimento,anche se ancora oggi molte trans vivono in povertà, senza lavoro e perseguitate con molestie e violenze. Time raccoglie anche le storie di altre trans, come quella di Paisley Currah, professore alla "Brooklyn College, City University of New York", F to M, transitata da donna a uomo, che racconta di come sia più accettato il suo passaggio di identità, ritenuto quasi meno grave di un uomo che diventa donna, segno che il sessismo colpisce ancora.
Jamie Ewing ha servito la nazione per cinque anni, tra esercito e Guardia Nazionale, ma poi è stata espulsa in quanto trans. Cassidy Lynn Campbell, nato "Lance", come ancora lo chiama suo padre, è stata eletta reginetta della scuola nella conservatrice Huntington Beach la scorsa settimana. Ashton Lee ha chiesto in giro le firme per la legge che gli garantisce di usare bagni maschili e giocare nella squadra maschile della scuola. Legge passata nel 2013. E Rose Hayes, oggi è capo software engineering di "
Google" a San Francisco. 

Fonte: cinemagay.it

28 maggio 2014

AL VIA L’ONDA PRIDE 2014: TREDICI CITTA’ MOBILITATE PER I DIRITTI E L'UGUAGLIANZA

Sono in tutto tredici le manifestazioni dell’orgoglio LGBT (lesbico, gay, bisessuale, transessuale) che costituiranno quest'anno l'Onda Pride, la grande mobilitazione nazionale che rivendica diritti e uguaglianza per le tutte le persone, senza discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Dopo un primo tentativo pilota l’anno scorso con cinque Pride coordinati tra loro (Milano, Bologna, Catania, Napoli, Cagliari), quest'anno sono più del doppio le città che hanno deciso di lavorare in rete e di partecipare alla mobilitazione.

Da molto tempo, il Pride si va diffondendo lungo l'Italia come buona pratica nel rapporto tra le comunità lgbt e i territori nelle quali sono inserite. Pertanto cresce ogni anno il numero di città che decidono di mettersi alla prova con la parata dell'orgoglio, sperimentando tutte le volte un coinvolgimento sorprendente della cittadinanza e l'apertura di canali istituzionali che non possono non far sperare in una stabilizzazione di questo appuntamento. La storia italiana del Pride, che quest'anno ci viene sottolineata dal ventennale della parata romana, ci porta alla mente tanto le esperienze pionieristiche a Roma e a Bologna negli anni Novanta, quanto i memorabili momenti del World Pride del 2000 e dell'Euro Pride del 2011. Oggi raccontiamo un'ulteriore evoluzione: l'Onda Pride moltiplica le giornate dell'orgoglio, mette in rete le tante e diverse realtà dell'associazionismo lgbt e le mette in sintonia con un'unica piattaforma rivendicativa. Quest'anno tentiamo di passare dal modello del Pride nazionale a quello della Nazione dei Pride, incentivando e valorizzando la mobilitazione non solo della comunità lgbt ma di tutte le comunità locali che l'onda attraverserà. Tutto il movimento lgbt, insomma, stringe un grande patto civile con il Paese, si allea coi cittadini e le cittadine, con gli amici, le amiche, i familiari, i vicini di casa, e scatena un'onda per portare forte e chiara la richiesta di diritti all'attenzione di chi da sempre la ignora totalmente.

Ad inaugurare l'Onda sarà Roma, che scenderà in piazza il prossimo 7 giugno. Seguiranno Alghero, Bologna, Catania, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Torino, Venezia, che scenderanno per le strade tutte assieme nella giornata che celebra il ricordo dei moti di Stonewall e la nascita del movimento lgbti, il 28 giugno. A chiudere Siracusa il 5 luglio e Reggio Calabria il 19 luglio. Un calendario denso, una vera e propria mobilitazione di tutto il Paese, che passa attraverso territori che ormai celebrano per tradizione l'orgoglio LGBT (come Bologna, Catania, Milano, Napoli, Torino), ma anche per città che per la prima volta mettono in agenda questo appuntamento. È il caso di Alghero, ad esempio, sede scelta quest'anno per il Sardegna Pride; e quello di Lecce, che accoglierà il 28 giugno la parata LGBTI. Battesimo dell'orgoglio anche per Reggio Calabria (per la città e per tutta la regione), a testimonianza del consolidamento dei tre circoli Arcigay nati in quella zona, e per Siracusa, che assegna alla Sicilia un singolare primato: sono infatti tre le parate dell'orgoglio in programma oltre lo stretto di Messina - cioè Siracusa appunto, assieme a Palermo e Catania - a testimonianza della traccia importante e generosa lasciata dalla manifestazione nazionale di Palermo dello scorso anno. La dignità e l'importanza del lavoro, in questi anni di dura precarizzazione che di certo non risparmia le persone gay, lesbiche e trans, è il tema su cui è incentrato il Pride di Catania. Il Pride di Siracusa, inoltre, mette in campo una modalità assolutamente inedita: si svolgerà infatti in barca, sulle tradizionali imbarcazioni siracusane, con partenza da Riva Garibaldi. Sceglie la via della sostenibilità anche il Pride di Milano, che sfilerà senza carri amplificati e con musica originale. Parata a piedi anche per Bologna, dove il Pride è ormai tradizione ventennale, e per Venezia, dove invece la manifestazione fa ritorno dopo un lungo periodo di assenza. Un pride stanziale è la soluzione trovata a Perugia, con un village lgbt all'interno della città. Allarga l'orizzonte a tutto il Mediterraneo, infine, il Pride di Napoli, che candida la città partenopea a polo di incontro e riflessione sui diritti e le discriminazioni per tutte le terre che affacciano sul Mare Nostrum.

06 settembre 2013

INCHIESTA DE "L'ESPRESSO": IL PAESE DEI NO GAY

L'omofobia colpisce nelle grandi città. A ogni età. In ufficio e a scuola. E sono oltre 20 mila le richieste di aiuto. Ormai un'emergenza nazionale.
Rapporto sulle discriminazioni in una lunga inchiesta pubblicata su "L'Espresso" n.36 del 12 Settembre 2013. 

17 maggio 2013

LIBERI E LIBERE DI ESSERE: COS'E' L'OMOFOBIA

E' "brutta" la parola italiana "omofobia". Almeno tanto quanto il concetto che esprime, che sembra un concetto anche difficile, detto così. Deriva dalla parola inglese "homofobia", a sua volta coniata prendendo e incollando due termini dal greco antico. Letteralmente significa "paura dello stesso" che per l'appunto significa poco o niente. Perché solitamente si ha paura non tanto dello stesso, piuttosto del diverso o, meglio, dell'"altro diverso da sé". Infatti questo potrebbe essere il suo significato: "paura dell'altro stesso da se". Ma se vogliamo partire dalla sua etimologia, siamo ancora ben lontani da un significato chiaro, che si esprima in una forma che non sembri semplicemente un gioco di parole. 
Come spiegare? 
Allora, si provino a prendere i tre distinti elementi cui abbiamo accennato: "l'altro", "lo stesso" e la paura. "L'altro" non può che essere un altro essere umano. Di sesso femminile o maschile è indifferente, fate come volete. Che siano due però - e il motivo lo si scoprirà a breve. Quindi: due "altri" esseri umani femminili o due "altri" esseri umani maschili. A questo punto ci si conceda una precisazione: l'altro da sé non è sempre e solo un essere umano che viene da lontano, che porta sul corpo i segni della sua alterità, di uno scarto così profondo da essere visibile e quindi riconoscibile fin dal primo nostro sguardo. L'altro da sé può essere in tutto e per tutto simile a noi, essere nato nel nostro paese o nella nostra città, potrebbe perfino essere uguale a noi, anche nel senso di identico: "l'altro", infatti, possiamo esserlo anche noi stessi. Per gli altri, ovviamente. Allora, dicevamo: una coppia di "altri" diversi da sé ma non così diversi, anzi, diciamo almeno simili, azzardiamo persino simili in quanto nati nel "nostro" stesso paese, città, terra e similia. Immaginiamoci allora questa coppia di "altri" vestiti di quegli abiti che sono gli abiti tradizionali che li possano identificare come appartenenti al nostro territorio e, più in astratto, alla nostra cultura, a quella che si suppone sia la nostra comune tradizione. 
Passiamo quindi a "lo stesso". Come possono esprimere queste coppie femminili o maschili di "altri da sé" vestite con gli abiti tradizionali del nostro territorio l'idea di "lo stesso"? Magari con un bacio. Allora immaginiamoci questi uomini e donne "altri da sé" del tutto simili a noi, che sono cresciuti insieme a noi, frequentato la stessa scuola, camminato le stesse strade, partecipato alla stessa sagra di paese che, proprio in mezzo alla piazza addobbata a festa, si baciano. Due donne o due uomini che si baciano esprimono "lo stesso" della parola "omofobia". Lo stesso orientamento sessuale per l'appunto. Una donna che sente il desiderio di baciare la bocca di un'altra donna perché la ama o semplicemente ne è attratta. Così pure due uomini. 
Riuscite ad immaginare la scena? Ad evocarla nella vostra mente? Bene. Allora adesso pensate a quali sentimenti provoca in voi questa immagine evocata. Collera? Irritazione? Fastidio? Per semplicità: sentimenti positivi o negativi? Se sono i secondi - che sintetizziamo con l'espressione "paura" - a prevalere sui primi, allora avete capito il significato della parola "omofobia". Meglio, lo avete sentito. Siete stati bravi, non c'è che dire. Se invece sono prevalsi i primi, allora non preoccupatevi. Se non avete "paura dell'altro stesso da se", avete compreso il significato della parola amore. 
Chi si sente provocato, ovvero chiamato fuori, si faccia quindi avanti e risponda a se stesso. 

Stefano Rubini - liberilibere.it

30 marzo 2013

TIME: IL MATRIMONIO GAY HA GIA' VINTO

"How Gay Marriage Won. The Supreme Court hasn't made up its mind but America has".
"Il matrimonio tra persone dello stesso sesso ha già vinto. La Corte Suprema non ha ancora preso una decisione, ma l'America si".

Recita in questi termini la famosa rivista "Time" che ha deciso di pubblicare una doppia copertina (numero dell'8 Aprile 2013) su cui troneggia la frase ''How Gay Marriage Won". Una delle due copertine è dedicata al bacio tra due donne, nell’atra due uomini.
Il "Time" dedica un ricco articolo in cui viene riportato che "secondo un'analisi bipartisan i sondaggi dello scorso novembre hanno mostrato come l’83% degli americani ritiene che tra cinque o dieci anni le unioni gay saranno legali in tutto il Paese" e che, in virtù di una recente indagine, un americano su sette sostiene di non nutrire più pregiudizi contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

L'iniziativa della rivista "Time" arriva nel momento in cui la Corte Suprema Americana si imbatte nella "Proposition 8" (referendum che ha modificato la Costituzione della California e che vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso) e il "DOMA" ("Defence of Marriage Act", legge che riconosce solo il matrimonio tra uomo e donna).
La legge "Defence of Marriage Act" firmata nel 1996 dal Presidente Clinton, oggi è ritenuta incostituzionale dallo stesso ex presidente e dall'amministrazione Obama. La maggioranza dei giudici della Suprema Corte, cinque su nove, ha espresso forti dubbi proprio sulla costituzionalità del provvedimento.
Il pronunciamento della Corte è previsto non prima di Giugno.

Fonte: Rete Lenford

14 marzo 2013

PAPA FRANCESCO, UN PONTEFICE OMOFOBO E MISOGINO

"Vivo" un Papa, se ne fa un altro.
E così il Vaticanoo ha un nuovo Capo di Stato: Jorge Mario Bergoglio in arte "Papa Francesco", di nazionalità argentina e appartenente alla Compagnia di Gesù (i gesuiti per intenderci, ovvero una congregazione che non brilla di certo per trasparenza o progressismo).
Papa buono o Papa cattivo? Innovatore o conservatore. E' ancora difficile saperlo. In più occasioni, però, Bergoglio ha già mostrato tutta la sua omofobia. Nel 2009 si è fortemente scagliato contro la decisione di un giudice che ha permesso il matrimonio tra due uomini e, attraverso un comunicato stampa, ha preso posizione sostenendo che la sentenza fosse "assolutamente illegale". Inoltre, dopo aver preteso un incontro urgente con il governatore locale Mauricio Macri (lanciando anche anatemi anche contro di lui) sostenne che "non ricorrendo contro la decisione del giudice nel contenzioso amministrativo sul matrimonio di persone dello stesso sesso, aveva mancato gravemente al suo dovere di governante e di custode della legge". Nel 2010, inoltre, riconfermò la sua posizione anti-gay sostenendo che i matrimoni fra le persone dello stesso sesso non fossero "semplicemente una posizione politica, ma un tentativo di distruggere i progetti di Dio". Laconica fu la risposta della presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner, che lo liquidò sostenendo che un discorso simile "ricordava il Medioevo e l'Inquisizione".

Questione gay a parte, il neo vescovo di Roma, è stato più volte oggetto di dibattito per il suo rapporto con i vertici del regime dittatoriale che governò l'Argentina dal 1976 al 1983. Nel 2005 il futuro papa fu accusato da un avvocato per i diritti umani di complicità in relazione al rapimento di due sacerdoti gesuiti ostili al regime, Orlando Yorio e Francisco Jalics. L'episodio, avvenuto nel 1976, quando Bergoglio era Provinciale dei Gesuiti argentini, è approfondito anche nel libro del giornalista Horacio Verbitsky "L'isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina", pubblicato nel 2005.
Dopo che l'accusa fu respinta, il prelato è stato chiamato a testimoniare su questo rapimento dal tribunale di Buenos Aires durante il processo ESMA nel 2010; nella sua deposizione ha affermato di aver segretamente incontrato Emilio Massera e Jorge Videla con l'obiettivo di ottenere la liberazione dei due religiosi.
Nel 2011 Bergoglio è stato chiamato a testimoniare anche in relazione al caso del cosiddetto Robo de Bebés, la sottrazione di neonati avvenuta durante la dittatura.

E con la "questione donna" non va meglio. Dall'armadio rispunta anche una dichiarazione del 2007 dell'allora arcivescovo di Buenos Aires in riferimento alla candidatura alle presidenziali di Cristina Kirchner: "Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L'ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l'uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell'uomo, ma niente più di questo". E come se non bastasse evocò l'immagine dell'ex presidente Maria Estela Martinez de Peron: "abbiamo avuto una donna come Presidente della nazione e tutti sappiamo cosa è successo".


Cos'altro aggiungere: Benvenuto Papa!

26 febbraio 2013

L'ITALIA CHE CI MERITIAMO

Avendo ceduto alle promesse effimere, al populismo e al vecchiume intellettuale di una classe dirigente che si rimpasta ormai da quasi trent'anni, questo è lo scenario che ci meritiamo noi italiani del voto utile, del lavoro per tutti, delle tasse eque e dei diritti civili. 
PD, PdL. Rosso, blu, giallo? Che differenza c'è. 
Niente vincitori, solo vinti: i coglioni che come me speravano in un futuro che non sarà mai quello di una volta. 
Altro giro, altra corsa! 
Questa volta però solo macchine da scontro.

Giorgio SuperPop

13 febbraio 2013

11 febbraio 2013

"HAPPY GAY" SU INTERNAZIONALE

Dalle persecuzioni degli anni cinquanta al riconoscimento del matrimonio. In pochi decenni la vita degli omosessuali negli Stati Uniti è cambiata in modo sbalorditivo. 
A questo tema "INTERNAZIONALE" n°986 - 8/14 FEBBRAIO 2013 dedica la copertina e l'approfondimento con un articolo di Alex Ross pubblicato originariamente sul "New Yorker". (Illustrazione di Polly Becker)

23 gennaio 2013

LASCIATE CHE I GAY ADOTTINO BAMBINI

La Francia, pur avendo una destra profondamente reazionaria, ci ha abituati a veder raccontate le
sue manifestazioni come momenti di crescita e libertà. Aver invece assistito a migliaia di persone manifestare contro i matrimoni e le adozioni delle coppie gay, colpisce, e molto. Il concetto di famiglia è un concetto storico, niente affatto biologico. A osservare la famiglia
africana, quella asiatica, mediterranea, cattolica, musulmana ci si accorge che sono tutte declinazioni diverse - spesso diversissime - di uno stesso concetto che presuppone la condivisione da parte di due o più persone di spazi, risorse, affetti.  Ma qualunque sia la nostra idea di famiglia, dovremmo interrogarci su questo: preferiamo davvero che ci siano bambini che vivano in situazioni di abbandono o in strutture di accoglienza piuttosto che dare possibilità a nuove forme di famiglia? Il progetto non è far adottare bambini indiscriminatamente a persone che non posseggano i requisiti per farlo. Non è abbassare il livello di guardia sugli affidamenti.
Si tratta di poter pen are a nuclei diversi. L'uomo e la donna sono oggi percepiti come basi fondamentali su cui costruire un nucleo familiare, ma quante famiglie vivono situazioni di conflittualità tali da non consentire una vita serena all'interno delle mura domestiche? E' raro trovare coppie stabili. Spesso ci si separa e si cresce in famiglie allargate. Non esiste un percorso di sanità e un percorso tossico. Esiste l'essere cresciuti bene o male. La famiglia, qualunque sia la sua composizione, è un laboratorio. Oggi le famiglie allargate sono un dato di fatto, ma solo qualche anno fa sembravano un'aberrazione. Sono convinto che le coppie gay e i single che chiedono di poter adottare, dovrebbero avere il diritto di farlo perché la loro è una richiesta in nome dell'amore. E il dibattito non dovrebbe essere se permetterlo o meno, ma stabilire i criteri che consentano di capire, agli addetti ai lavori, se il nucleo familiare in fieri è in grado di poter accogliere bambini oppure no. Ci sono in Italia decine di migliaia di bambini in attesa di essere affidati a nuclei familiari e le adozioni, anche per le coppie etero, spesso seguono iter lunghi e complicati. L'obiettivo dovrebbe essere snellire le pratiche e permettere che nuove famiglie possano nascere.
Le posizioni della Chiesa cattolica sono legittime, ma legittime riguardo ai cattolici. La Chiesa ha il diritto di ricordare a chi segue i suoi principi che lei è contraria a qualsiasi forma di famiglia diversa da quella formata da un uomo e una donna e al di fuori del matrimonio.
Ma non ha alcun diritto di condizionare le leggi e le istituzioni dei paesi laici. I cattolici possono dire la loro, ma non influenzare o boicottare nuove leggi. Questo è profondamente ingiusto. Che dimostrazione di libertà e autonomia da parte dei partiti sarebbe se il dibattito elettorale potesse aprirsi e discutere di questi temi. Ma si ha troppa paura che il mondo cattolico, così determinante nelle elezioni, possa boicottare la parte che ha messo in tavola discussioni poco digeribili. Eppure, se la politica si tiene lontana da determinati temi, se getta la spugna e non affronta la possibilità di creare felicità, realizzazione, trasformazione culturale, che cosa si riduce a essere? Tasse? Appalti controllati?
Come per la battaglia sull'aborto. Si preferiva ignorare che impedendo una legge, morivano migliaia di donne in clandestinità. Ancor prima di discutere se manifestare o meno contro l'adozione per le famiglie omosessuali, ciò che lascia sgomenti è che molte persone credono che un bambino possa essere più felice senza una famiglia, a vivere in istituti di accoglienza, piuttosto che avere due mamme o due papà che possano volergli bene e dedicare le loro vite a lui. Preferiscono che un bambino viva in strutture e condivida l'affetto dei tanti professionisti che vi lavorano con altri bambini senza famiglia, piuttosto che a quel bambino sia dato tutto l'amore di una famiglia sua, un amore che loro considerano "diverso".
Messa così, questa, è davvero la peggiore delle cattiverie.

Roberto Saviano - L'antitaliano - L'Espresso n°3 del 24 gennaio 2013

05 dicembre 2012

L'OMOFOBIA DI FLAVIA VENTO

"Innanzitutto volevo dire che io ho moltissime amiche come Flavia Vento, che adoro e a cui voglio bene però non credo che il mondo abbia bisogno di una come lei!"

Durante la puntata di "Cristina Parodi Live" del 20 novembre 2012, programma condotto da Cristina Parodi e andato in onda su La7,  si è parlato di matrimoni gay; ospiti in studio Alba Parietti, Licia Nunez, Diego Passoni e Flavia Vento che ha dato il "meglio" di se mascherando la sua omofobia con stereotipi ormai obsoleti e discorsi a dir poco imbarazzanti. 
Ecco qualche chicca:

"Innanzitutto volevo dire che io ho moltissimi amici gay che adoro che gli voglio bene e hanno una marcia in più nel senso che sono veramente spiritosi non so perché hanno questa marcia in più, pero' sono abbastanza contraria al matrimonio non credo che una famiglia sia fatta da due uomini. Credo che la famiglia sia fatta da un uomo e una donna."
 

"Una famiglia è composta in natura da un uomo e da una donna. Adamo ed Eva se vogliamo parlare della Bibbia…"

"Quindi secondo te è giusto che due gay adottano un bambino, il bambino non cresce con dei problemi?"

"Io sono cresciuta e ho fatto scuole si suore. Non voglio parlare di chiesa o non chiesa pero' io rimando dell'idea che se due gay si amano vivono insieme sono felici pero' di sposarsi in chiesa col vestito bianco insomma fa un po' ridere come cosa..."


"Io trovo assurdo e veramente perché siamo comunque credo in molte cose, trovo assurdo che due gay possono adottare un bambino, lo trovo veramente una cosa innaturale e contro natura. Questo è il mio pensiero. Siamo in democrazia e ognuno pensa quello che vuole."

"Si parla di natura. Perché è il corso della natura, se uno vuole seguire la natura è che due persone procreano, uomo e donna, e fanno i figli. E il figlio chi lo cresce? La madre, no? La natura è questa. Vogliamo pure andare contro la natura? La natura è che quando un uomo va a letto con la donna procrea."

Il video si commenta da solo. 
Plauso a tutti gli altri ospiti e alla conduttrice.