Avendo ceduto alle promesse effimere, al populismo e al vecchiume intellettuale di una classe dirigente che si rimpasta ormai da quasi trent'anni, questo è lo scenario che ci meritiamo noi italiani del voto utile, del lavoro per tutti, delle tasse eque e dei diritti civili. PD, PdL. Rosso, blu, giallo? Che differenza c'è. Niente vincitori, solo vinti: i coglioni che come me speravano in un futuro che non sarà mai quello di una volta. Altro giro, altra corsa! Questa volta però solo macchine da scontro.
Nichi Vendolaè stato oggetto dell'ennesimo insulto omofobo lanciato via Twitter prendendo a pretesto la sua dichiarata omosessualità. Dal suo profiloAndrea Di Pietro, 31 anni, consigliere comunale del PDL di Vigevano, ha apostrofato così il leader di Sinistra Ecologia e Libertà: "Vendola è viscido tanto quanto la vaselina che usa".
L'offesa omofoba al governatore pugliese, protagonista lunedì sera insieme agli altri 5 candidati alle primarie di centrosinistra del confronto trasmesso daSkyTg24, è arrivata come sempre dalle fila del centrodestra. Eletto consigliere di Vigevano nel marzo 2010 con un discreto successo (secondo per numero di voti ottenuti), Andrea Di Pietro è anche segretario provinciale del sindacato Ugl, quello guidato fino a tre anni fa era guidato da Renata Polverini, per intenderci. La sua frase su Twitter ha scatenato un polverone e la polemica non accenna ad arrestarsi.
Inevitabili ed immediate sono arrivate le reazioni da parte dell'Arcigay: il presidente Paolo Patané e la sezione locale dell'associazione, a Pavia, chiedono le immediate dimissioni del consigliere, spiegando che l'atto omofobo è di una gravità assoluta, quanto più in considerazione della carica pubblica ricoperta da Di Pietro. "Chiediamo dimissioni e non scuse, perché qualunque ruolo pubblico impone una vigilanza in più sul linguaggio e su come onora o mortifica la cittadinanza di tutti. In questo caso il sig Di Pietro ha disonorato il suo ruolo; offeso l'intera città di Vigevano; insultato Vendola; insultato le persone omosessuali; insultato buon gusto, senso civico, costituzione. E' troppo per le mere scuse signor Di Pietro: rimedi dimettendosi subito e almeno in questo faccia onore alla sua città".
Ma la questione non si è certo chiusa con quell'unico cinguettìo. Il Tweet di Di Pietro ha generato un botta e risposta con un utente (Tarpelio), che gli ha fatto notare: "Detto così, sembri un vero esperto della vaselina di Vendola...". Segue la replica stizzita di Di Pietro: "Fortunatamente non lo sono! magari tu...". Nel pomeriggio il consigliere continua a twittare messaggi rivendicando la libertà di esprimersi su Vendola con giudizi personali senza per questo essere considerato omofobo. Per rispondere alla sollevazione generale del web, ha usato la sua pagina Facebook, dove ha postato un lungo messaggio che è tutto un florilegio di punti sospensivi ed esclamativi: "Per le cose serie il popolo di INTERNET non reagisce mai con un accanimento pazzesco che alcune persone stanno facendo nei miei confronti... Era una semplice BATTUTA che avevo fatto ed ovviamente è stata interpretata MALE... (...) Io non sono omofobo e sono contro a tutte le violenze fatte a qualunque PERSONA !! Nella mia frase di violenza non si parla... Era per evidenziare in modo SCHERZOSO la falsità di certe persone (...)".
Evidentemente raggiunto dalla richiesta di dimissioni della comunità omosessuale, il consigliere si è poi rivolto direttamente al "popolo gay", con uno sproloquio che offende la lingua italiana, prima ancora che le persone: "Non era riferito a voi e non era offensivo!! Come molti di voi gay si stanno comportando nei miei confronti! Siete VOI I PRIMI CHE DOVETE il rispetto alle persone che non hanno la vostra tendenza ... Cosa volete farmi adesso per una semplice battuta? volete GIUSTIZIARMI IN PIAZZA?!? (...) Se siamo nel 2012 come dite voi, dovete capire che molte persone non sono come voi ed anno DIRITTO a fare una battuta (...)". Infine, la chiosa di un messaggio delirante (nella sintassi quanto nel significato) con tanto di invito ad indignarsi per i problemi veri del Paese, più che per le battute: "Spero di essere stato chiaro ... Se poi volete amplificare ciò che non è grave (...) PROBLEMI VOSTRI!!! Indignatevi così con problemi VERI... come faccio io! Cioè sulle persone SFRUTTATE... Senza lavoro..senza casa e con gravissimi problemi sociali!!! Fate questo!! INDIGNATEVI SU QUESTE COSE SIAMO NEL 2012!!".
Quello di Di Pietro è solo l'ultimo episodio di insulti rivolti a Vendola e basati sulla sua omosessualità. Di recente un attacco simile era arrivato dai banchi della Lega Nord in Parlamento, quando il deputato Alberto Torazzi aveva commentato così le posizioni del governatore sul matrimonio gay: "Al Presidente Vendola, siccome noi siamo fondamentalmente buoni, auguriamo tanta felicità e ci auguriamo che possa presto rimanere incinta".
Nessun commento, ora come allora, daNichi Vendolae dal suo staff a cui va tutta la mia solidarietà.
In vista delleprimariedel centrosinistra che si terranno il prossimo 25 novembre, c'è chi ha pensato di raccogliere tutte le posizioni assunte dai candidati (Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola,Matteo Renzi,Laura PuppatoeBruno Tabacci) in merito ad alcuni temi legati alla comunitàLGBT. Il tutto basandosi solo su quanto esplicitato nei programmi presentati, evitando di dar troppo risalto ad
eventuali affermazioni verbali (come giustamente sottolinea l'autore, verba volant, scripta manent).
Per quanto riguarda i matrimoni gay, solo Vendola e Puppato si dicono a
favore: gli altri sono fermi sulla posizione che quel termine debba
rimanere un'esclusività delle coppie eterosessuali.
Per quanto riguarda le unioni, invece, eccezion fatta per Tabacci), tutti gli altri candidati si dicono a favore del riconoscimento giuridico
delle coppie, con Renzi che propone leCivil Partnershipper le coppie gay, mentre Bersani propone il metodo alla tedesca.
Solo Vendola si dice anche a favore delle adozioni gay, mentre Puppato
lascia aperto un piccolo spiraglio dicendo di non aver ancora deciso
sull'argomento.
Il governatore pugliese è anche l'unico candidato ad aver espressamente
affrontato nel proprio programma il tema dell'omofobia. Renzi ha
dichiarato di non averci neanche pensato, mentre Bersani ha affamato
genericamente che «è necessaria una legge», senza addentrarsi in
ulteriori particolari. Per un voto consapevole, vi consiglio vivamente di leggere gli interessanti approfondimenti direttamente sul blog di Michele Darling. QUI. Fonte: Gayburg e Michele Darling Blog
Cicciolina, ha presentato il suo
nuovo partito, il D.N.A. acronimo di “Democrazia Natura Amore” fondato dalla stessa Ilona Stallere dal suo compagno, l'Avvocato Luca Di Carlo (capolista nel comune di Monza). La
conferenza di presentazione si è tenuta adIsola Farnese ed insieme
hanno dichiarato di voler portare il nuovo partito a
Montecitorio. Secondo quanto hanno dichiarato, "il DNA è un terzo stato all’interno dello stato, poiché è al di sopra di ogni interesse e contrapposizione di
partito politico ma per l’interesse sociale e quindi nazionale. Il DNA non fa battaglie politiche contro gli altri partiti, ma battaglie per la politica popolare". Le loro
proposte sono il salario garantito per i giovani, eliminazione dei
privilegi di casta (tra cui le auto blu) il funzionamento della
giustizia e matrimoni gay anche in Chiesa e non
solo in Comune. L’ex parlamentare è già stata a Montecitorio nel 1986 e fino al 1992 nelle liste del Partito Radicale. Dell’avvocato si è detto che nei
suoi programmi futuri ci sarebbe un film hot conNicole Minetti. La campagna elettorale del nuovo partito verrà portata avanti attraverso Facebook,
spendendo non oltre centomila euro.
E' infatti evidente che non esiste nessuna connessione tra l'esigenza di far nascere più figli - espressione più di un orgoglio nazionale o dell'esigenza puramente economica di assicurare un futuro al nostro sistema previdenziale, in un'epoca in cui il vero problema è il sovrapopolamento del pianeta - e l'esistenza di una minoranza gay/lesbica, la quale, ovviamente, checché ne dicano le menti eccelse di Forza Nuova per le quali "l'omosessualità è una patologia", non aumenta o diminuisce numericamente a piacimento, né è in grado di contagiare la maggioranza trasformando la società in un complesso infertile.
Il messaggio, però, segue un trend comune. Il dato che fa riflettere è la sua assonanza rispetto alle dichiarazioni di alcuni politici, anche recenti. Questo mese è stata la volta di Pier Ferdinando Casini, il quale dopo aver affermato che il matrimonio tra persone dello stesso sesso "è un'idea profondamente incivile, una violenza della natura sulla natura", ha poi precisato che lui conosce "tante persone gay che non ci pensano nemmeno ma ritengono sia una forzatura del radicalismo ideologico di chi va al Gay Pride. Ci sono gay che non ci vanno".
Come se conoscere tanti gay sia segno di apertura mentale; come se tutti i gay che vanno al Gay Pride siano "radicalisti ideologici" (verrebbe da dire che anche quelli che vanno a messa tutti i giorni lo sono...); come se chi non va al Gay Pride avesse una precisa posizione al riguardo e non fosse per definizione d'accordo con le istanze di uguaglianza promosse – una volta tanto unitariamente - dal Movimento.
Da ultimo, è arrivata Iva Zanicchi. La diva di "Ok, Il Prezzo è Giusto" e di Zingara, che sicuramente è al suo posto, stipendiata dai contribuenti, per acume politico e capacità organizzativa, ha firmato il famigerato documento dei 173 parlamentari contrari ai matrimoni same-sex. Peccato che la Zanicchi sia stata premiata nel 2010 con il Pegaso d'Oro, destinato alle personalità che si sono distinte per le loro battaglie a favore della Comunità LGBT!
L'unica considerazione che si può fare non è tanto, come pure qualcuno ha notato, che non basta aver recitato in una fiction impersonando la mamma di un ragazzo gay per essere in sintonia con le persone omosessuali e con le loro legittime aspettative ("Sono attorniata da omosessuali e sto benissimo", diceva. Aiuto...), quanto come sia possibile che al Parlamento europeo non abbiano ancora adottato un test contro la dissociazione mentale, da applicarsi a tutti i suoi membri. Magari preventivo.
Certo, da queste dichiarazioni si può desumere un dato sicuro: ci siamo evoluti. Prima ci davano dei froci. Oggi siamo massimalisti (Bindi) e radicalisti ideologici (Casini). Il linguaggio politico è cambiato, non c'è dubbio.
Le "fantasie" politiche di Cicciolina approdano oltralpe e così "FEMINA", rivista della Svizzera francese, le dedica la copertina del n°18 del 29 aprile 2012.
Dopo l'ennesimo delirio omofobo di Giovanardi (QUI), ecco che arriva Giuseppe Ciarrapico, altro esponente del PdL che ai microfoni del "La Zanzara" su Radio 24 dichiara: "Due gay che si baciano mi fanno schifo. Durante il fascismo venivano mandati a Carbonia, scavavano e stavano benissimo. Oggi non vale nemmeno la pena mandarceli". E ancora: "Il caso Giovanardi? In questo paese i gay non si possono attaccare ma io preferisco la farfallina di Belen. Questo è uno strano paese dove si salta quando si vede la farfallina sull’inguine di quella bellissima figliola e non si osa attaccare i gay. In Italia oggi ti devono piacere per forza i gay, ma a me piacciono le donne. Per fortuna vedo gli omosessuali una volta l'anno durante il gay pride, poi basta".
Duere, anche nello stesso PdL, le reazioni che hanno scatenato le parole del senatore. Daniele Capezzone, portavoce del Popolo della Libertà, in una nota esprime "sconcerto e avvilimento per battute omofobe che lasciano esterrefatti". Capezzone precisa: "Da liberale, difendo la libertà di parola e di opinione, innanzitutto rispetto a parole e opinioni lontane dalle mie. Ma davvero non capisco come, nell'anno 2012, ancora si possano proporre battute e sortite discriminatorie, offensive, lontane dal rispetto che va garantito ad ogni persona, indipendentemente dal suo orientamento e dalle sue preferenze sessuali". Si fa sentire anche Mara Carfagna, ex Ministro delle Pari Opportunità: "Ciascun uomo o donna ha diritto ad esprimere la propria opinione", premette, ma allo stesso tempo invita tutti i suoi colleghi parlamentari, "compreso quei pochissimi che non riescono a risparmiarsi battute, ad imparare a rispettare gli omosessuali e a contenersi. Questo ci si aspetta da esponenti di un partito moderno come vuole essere il PdL e ciò prevede, tra l'altro, la Costituzione Italiana".
Per la cronaca, Giuseppe Ciarrapico è stato rinviato a giudizio per truffa: avrebbe creato due cooperative editoriali per ricevere indebitamente contributi della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si parla di 30 milioni di euro...
Una "tranquilla" seduta alla Camera che si trasforma in gazzarra. Con il leghista Massimo Polledri che si alza dai banchi della maggioranza per andare dal collega del PDPierangelo Ferrari. "Mi hai dato del malato", urla davanti a tutti i deputati che non capiscono la ragione di questa rabbia. Il motivo è semplice: Ferrari in un tweet scrive "L'on Polledri, Lega, ultracattolico e omofobo, interviene attaccando la BCE. Nel nome di CrediNord, la banca leghista fallita". L'esponente del Carroccio lo legge tramite il "tag" #opencamera e si infuria.
Insomma, tutta colpa di Twitter. Per la prima volta il social network irrompe nella scena politica, con tanto di rissa. Alle accuse di Polledri, Ferrari non sa che rispondere. Gli chiede di calmarsi. Anche perché non capisce. Poi spiega (manco a dirlo, su Twitter): "Polledri mi aggredisce gridando: "Mi hai dato del malato!". Gli ho dato dell'omofobo, ma che abbia capito... Non è possibile!!". Stupiti anche altri colleghi che dicono la loro, ma non in Aula. "Omofobia: paura irrazionale nei confronti dell'omosessualità. Non coincide con omosessuale, spiegatelo all'on Polledri", scrive Guido Melis, sempre del PD. Mentre Andrea Sarubbi (sempre PD) fa la cronaca in diretta. A questo punto anche gli utenti intervengono. Battute, scherzi. E c'è chi si chiede: "Io la conosco la differenza tra omofobo e omosessuale... sono pronto per il Parlamento?".
"In questi quindici anni ho avuto modo di incontrare più volte Gheddafi e di legarmi a lui da una vera e profonda amicizia: al leader riconosco una grande saggezza". (Silvio Berlusconi, 11 giugno 2009)
"Gheddafi è una persona intelligentissima, altrimenti non sarebbe al potere 40 anni". (Silvio Berlusconi, 12 giugno 2009)
"Io sono legato da amicizia vera con il presidente egiziano Mubarak, con il presidente libico Gheddafi e con il presidente della Tunisia Ben Ali". (Silvio Berlusconi, 23 dicembre 2010)
"La morte di Gheddafi è una grande vittoria del popolo libico" (Franco Frattini, 20 ottobre 2011)
Per non dimenticare le gigantografie di Berlusconi sui muri libici, il famoso "baciamano" (28 marzo 2010), la tenda beduina a Villa Pamphili, le frecce tricolori prestate al regime (con grande orgoglio e vanto del Ministro Ignazio La Russa), il cenone con 700 donne esponenti del mondo imprenditoriale italiano (organizzato da Mara Carfagna), le 500 hostess per il suo soggiorno romano...
Dopo il primo deputato trans (QUI), in Polonia è entrato in parlamento anche il primo esponente gay. Per la prima volta nella storia del parlamento polacco, un seggio al Sejm (Camera Bassa) è stato infatti conquistato da un omosessuale dichiarato, Robert Biedroń, che alcuni anni fa è stato fra i promotori dei primi Gay Pride. Secondo l'agenzia Pap, Biedroń, 35 anni, che era capolista del Movimento Radicale e Anticlericale di Janusz Palikot nella regione di Gdynia, sul Baltico, si è aggiudicato il seggio ottenendo 16.919 voti. "E' un segno che la nostra società adesso è diversa, più aperta e tollerante", ha commentato oggi la sua vittoria Biedroń per il quotidiano Gazeta Wyborcza. Biedroń che tempo fa ha fatto pubblicamente outing, ha ricordato come ancora alcuni anni fa le persone come lui in Polonia venivano trattate con insulti se non con il lancio di pietre. Biedroń, giornalista e politico, nel 2001 ha fondato la "Compagnia contro l'Omofobia", la prima Ong polacca che si batte per i diritti delle persone trans e omosessuali. A partire dal 2004 ha cominciato a organizzate i primi Gay Pride in diverse città della Polonia. L'anno scorso a Varsavia per la prima volta fu organizzato l'Europride con la partecipazione di 7-8mila persone giunte da diversi paesi. Biedroń militava nel partito l'Alleanza della sinistra democrastica (Sld) che in questa campagna elettorale gli aveva offerto di candidarsi senza però la prospettiva di vincere. Cosi ha deciso di cambiare lista e di concorrere per quella del Movimento di Janusz Palikot (MP). Dalla lista dello stesso Movimento Palikot nel seggio di Cracovia è stata eletta per la prima volta anche la transessuale Anna Grodzka, la presidente della fondazione Trans-fuzja che si batte per la parità di diritti dei trans. Biedroń fa parte del consiglio anche di questa organizzazione.
Secondo Giornalettismo.com su Libero ci si è lanciati in un ardito parallelo tra l'ormai celebre "Forza Gnocca" berlusconiano e un improbabile "Forza Gay" piddino dove i gay (e non le persone omosessuali tutte, ma solo i maschi!) sono usati come un evidente bau bau per spaventare i famigerati moderati che, in Italia, si sa di moderato non hanno nulla. Tanto per essere chiari, poi, si userebbe una vignetta del solito Benny che ha fatto dell'insulto figurativo la sua chiave stilistica: Bersani rappresentato come una orrida travesta con parruccone biondo, filo di perle e peli sul petto. I gay, lo sanno tutti gli omofobi che si rispettino, non sono altro che degli uomini che vorrebbero essere donne ma che non sanno nemmeno com'è fatta una donna. Un capolavoro di omofobia, bassezza politica e maschilismo concertato in una vignetta e una manciata di righe scritte su un giornale che serve solo ad aumentare lo spreco di carta. Secondo il virgolettato di Giornalettismo, comunque, il quotidiano di Belpietro si chiederebbe anche cosa ne pensino "della linea bersaniana gli ex popolari". Quale sarebbe la "linea bersaniana"? Non si sa bene! Probabilmente si fa riferimento alla lettera inviata dal segretario del PD ad Equality in occasione della conferma alla segreteria di Mancuso nella quale Bersani si è lanciato in un genericissimo "Tra i punti principali del programma con cui il PDsi presenterà di fronte agli elettori saranno contenuti impegni chiari: penso all'approvazione di una legge contro l'omofobia e la transfobia, al riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, ...". Secondo Libero la "gente moderata" che dovrebbe spaventarsi alla sola idea di due maschi che si mandano una raccomandata (si ricordi sempre l'ideona dei DICO!) "già vede il voto cattolico migrare verso altri lidi (e magari medita di fare altrettanto)". Sarebbe interessante sapere da Libero cosa pensino quegli stessi moderati di prostitute, orge e sex-toys ispirati all'iconografia cattolica?
Presto detto: "La contrapposizione tra Forza Gnocca e Forza Gay, pur nella propria iperbolicità, è l'emblema di come - e pazienza per i professionisti dell'antipolitica - destra e sinistra non siano tutti uguali. Di nuovo: nessuno sta riducendo la faccenda a partito degli sciupafemmine contro partito degli omosex. È che l'antinomia in questione riassume in sé alla perfezione quella tra PdL e PD. E non c'è nemmeno bisogno di impiccarsi a paroloni tipo valori, etica o principi. Basta parlare di politica: da una parte i temi etici e i diritti civili sono meditati e declinati secondo una certa sensibilità, dall'altra si usano criteri diversi; da una parte si tende a dare retta alla dottrina della Chiesa e dall'altra meno; da una parte si è conservatori e dall'altra progressisti. Insomma, da una parte la gnocca e dall'altra i gay: è il bipolarismo, bellezza".
Quindi per Libero (e molti dei seguaci del PdL) non solo esiste un'antinomia tra omosessuali e gnocca (chissà che ne pensano se si nominano loro le lesbiche. Forse a una gnocca al quadrato!) ma la mercificazione della donna, la sineddoche gnocca-donna, il sesso promiscuo e lo sfruttamento delle donne sono perfette adesioni ai valori cristiani e a quanto la Chiesa e il Vaticano sostengono. Davanti alla gnocca i cattolici che votano non scappano, davanti ai gay si: bella morale!
C'è un filo che unisce i martiri di Plaza de Mayo e i resistenti gay di mezzo mondo? Che cosa lega il Sudafrica di Nelson Mandela al Massachusetts di quel Mitt Romney che punta alla Casa Bianca? E davvero Barack Obama ha tutto da imparare dall'ex premier portoghese José Socrates? Preparate i cancelletti: tutto quello che avete pensato finora di sapere sui matrimoni gay è falso. O quantomeno discutibile. Non è vero che il fatidico "omosì" è un traguardo delle nazioni riconosciute più socialmente all'avanguardia. Anzi. La geopolitica dei matrimoni gay riparte da Lisbona. Il primo editorialista dichiaratamente omosessuale del New York Times - Frank Bruni - è andato fin lì a scoprire perché mai questo piccolo Paese sul precipizio (anche economico) dell'Europa è riuscito a centrare un obiettivo finora sfuggito a un colosso come gli Usa. Dove Barack Obama scherza con i suoi sostenitori gay ("Ho incontrato la vostra leader: Lady Gaga!") ma non s'è ancora espresso a favore dei matrimoni. Lasciando così il Paese a scegliere in ordine sparso: dal Massachusettsin cui ci si sposa per sentenza della Corte suprema (e per la rabbia dell'ex governatore mormone Romney) fino a New York che questo mese celebra i primi cento giorni dal "Gay SI". Ma perché il Portogallo? Lisbona è l'ultima capitale ad aver passato l'anno scorso una legge. E per di più è un Paese cattolico. Che immagineresti distante anni luce da quella Olanda che ha eletto a principio di Stato la tolleranza: dalle vetrine ormai turistiche ai coffe-eshop di marijuana. E che per prima al mondo istituì dieci anni fa le nozze gay. Da allora solo nove sono gli Stati in cui il matrimonio gay è stato ammesso. Ma qui vengono le altre sorprese. Perché un quartetto è costituto da quei Paesi che come l'Olanda godono di una tradizione di tolleranza: Norvegia, Svezia, Islanda e Canada. Ma gli altri? Sudafrica, Spagna, Portogallo e Argentina. La spiegazione l'abbozza l'esperto Evan Wolfson di "Freedom for Marry". "Si tratta di Paesi dove la democrazia e il rispetto per la legge sono stati negati per anni. E dove la società civile ha fortemente lottato per riconquistarli". Dall'Argentina della dittatura di Videla alla Spagna del dopo Franco. Dal Sudafrica dell'apartheid al Portogallo liberato della Rivoluzione dei Garofani. Ma non solo. E' l'ex premier portoghese Socrates a riconoscerlo: "La scelta della Spagna è stata molto importante per noi". La primavera (ormai appassita) di Zapatero avrebbe fatto da volano per il vicino di penisola: ma anche per l'America Latina che continua a guardare con amore e rivalità alla madrepatria. E non è un caso che il prossimo Paese sulla lista del riconoscimento è ancora di marca spagnola: l'Uruguay. L'ipotesi che incrocia Paesi usciti dalla dittatura e diritti gay è accattivante. Ma c'è chi ne solleverebbe i limiti. Una giurista gay e controcorrente è per esempio Katherine M. Franke. La professoressa insegna alla Columbia e in "The Politics of Same Sex Marriage" politics aveva già evidenziato alcuni rischi. Altro che conquista civile. Inchinandosi all'istituzione borghese del matrimonio non solo gli omosessuali venderebbero l'anima al diavolo del conformismo: sancirebbero l'ennesima ineguaglianza sociale. Cioè il riconoscimento dei diritti solo previo contratto: ti rispetto come gay - ma se ti sposi. E pensare che le unioni che oggi dividono, affondano le radici nei secoli. Alan Tullchin è un professore dell'Università di Pennsylvania, che ha rinvenuto nella Francia di seicento anni fa quei contratti di "affraternamento" (con tanto di promessa di dividere "un pain, un vin et une bourse") che servivano a tramandare la proprietà in caso di morte del compagno. Per tacere dei Pirati della Tortuga: che si sposavano tra loro per permettere ai marinai - "matelot" - di dividersi i tesori. A proposito. Proprio da "matelot" viene quel "mate" che in inglese designa il partner sessuale. Maschio o femmina: o tutt'e due.
Fonte: Angelo Aquaro, La Repubblica - Lunedì 10 Ottobre 2011 QUI l'articolo originale
Si chiamava Ryszard, era sposato e aveva un figlio. Da un pò di tempo, invece, si chiama Anna Grodzka e potrebbe essere il primo deputato trans dopo il successo del Movimento Palikot alle ultime elezioni polacche. Psicologa e produttore cinematografico, ha 57 anni e presiede la fondazione Trans-Fuzja che si batte per la parità dei diritti dei transessuali. Il movimento, fondato dal ricco imprenditore Janusez Palikot, rappresenta una forte rottura con la tradizione politica polacca, notoriamente conservatrice e religiosa. Infatti, è favorevole alla separazione tra Stato e chiesa, all'abolizione dell'insegnamento della religione nelle scuole, alla totale legalizzazione dell'aborto, ai matrimoni gay e alla legalizzazione delle droghe leggere. La nuova forza radicale ha ottenuto il 10,1% dei voti, un vero exploit, posizionandosi al terzo posto dopo la Piattaforma civica (39,6%), formazione liberale del premier Donald Tusk, e il partito conservatore Diritto e Giustizia (30,1%).
"Intendiamo fondare un partito di tipo ottimista-futurista. Basta con i partiti del magna-magna, i voti pilotati, gli appalti e le corruzioni". E' il succo del nuovo programma politico di Cicciolina. L'ex pornostar, a pochi giorni dalla conferma che riceverà la pensione da ex parlamentare per i cinque anni trascorsi in Parlamento, rivela al settimanale OGGI (n° 40 del 05 Ottobre 2011 in edicola da domani), che su quegli scranni vuole tornare a sedersi. "Pensiamo a un partito degli onesti: antimilitarista e per i diritti dei deboli. Andrei fra la gente, come al tempo dei Radicali, ad ascoltare i problemi", continua Ilona Staller nell'intervista a Oggi. Alle soglie dei 60 anni e del discusso percepimento di un vitalizio da 3 mila euro al mese per l'unica legislatura trascorsa in Parlamento, l'ex pornostar Cicciolina annuncia così il suo ritorno in politica. Cicciolina rilancia anche quello che definisce "Il mio antico progetto di diventare sindaco di Monza. Farei diventare Monza una città eccitante! Ne ha tutte le potenzialità. Per esempio, se si trasformasse la Villa Reale in un lussuoso Casinò arriverebbero soldi a palate per il Comune". E chiude con una promessa: "Si sentirà ancora parlare di Cicciolina in politica". Io a dire il vero la vedevo più candidata come sindaco di "LECCO"!
Milano, 23 Settembre 2011 - Ore 10.02 Ore 10.00 in punto è uscita la lista dei "presunti" politici omosessuali. E quindi? Nessun commento, nessuna dichiarazione, nessuna spiegazione. Una lista asettica con 10 nomi e senza alcun senso. La mia lista della spesa è sicuramente più utile e dettagliata...
Nel bene e nel male purchè se ne parli. Detto così sembra il titolo di un filmdi Woody Allen, e in effetti qualcosa di surreale in tutto questo chiasso c'è se Aurelio Mancuso, a capo della presidenza più bigotta e filo clericale che Arcigay abbia conosciuto, con un inaspettato (e opportunistico?) colpo di scena, lancia in Italia un'antichissima usanza americana di sputtanare omofobi, finti moralisti, ardenti razzisti e ferventi religiosi, rivelandone un vissuto tutt'altro che coerente.
Perché quello che viene messo in discussione con questi smascheramenti non sono i legittimissimi "vizi" ma la loro incoerente condanna in nome di millantate virtù. Quello che ci dobbiamo chiedere è se è giusto che, procacciandosi una marea di voti con campagne elettorali basate sulla ardua condanna delle droghe, un tossico si ficchi in parlamento coi soldi dei contribuenti varando leggi che fomentano di reazione l'uso e la vendita clandestina di droghe; se spacciandosi per caritatevoli e compassionevoli timorati di Dio, sacerdoti di ogni credo vivano nei lussi più dissoluti; se scrivendo su rinomate testate faccia proseliti razzisti chi ha la domestica filippina non regolarizzata e sottopagata...
Commenti trasudanti omofobia hanno spostato l'asse della questione su altri lidi: noti autorevoli attivisti e rappresentanti della nostra comunità, prendendo le distanze dall’iniziativa, hanno buonisticamente parlato di macchina del fango, ma dire che qualcuno è gay non è infangarne la dignità, e dovrebbero saperlo; si è parlato di carnefici vittime loro stessi della propria omofobia interiorizzata, ma l'outing colpirà chi la propria omosessualità se la vive benissimo, la pratica, e, furbescamente, addita e condanna gli altri, per tornaconto. Scusatemi, ma io non ho la sensibilità per capire che Hitler era una vittima della sua omofobia interiorizzata e che parlare della sua arzilla omosessualità significa ledere la sua libertà di nasconderla; non ho la sensibilità per giustificare gli altissimi prelati che dal podio parlano di "intrinseca perversione delle radicate tendenze"e in privato hanno eserciti di seminaristi alle loro lussuriose dipendenze. Hanno diritto alla libertà di non dichiararsi? Non la perdono quando dicono che la pedofilia è una conseguenza dell'omosessualità? Non la perde questa libertà chi si candida come rappresentante di un parlamento e combatte strenuamente contro i propri simili?
Chi sceglie di essere un personaggio pubblico deve saper anche rinunciare alla propria privacy, e in generale tutti dobbiamo essere consapevoli che a un atto ne può rispondere un altro, e che bisogna sapersi prendere la responsabilità delle proprie azioni: delitto e castigo, non vendetta o ritorsione.
Non credo che questa iniziativa susciterà un polverone significativo, anzi direi che passerà del tutto inosservata, ma almeno dopo mesi e mesi si è tornato a parlare della question gay, nel bene e nel male, e se i beceri omofobi che hanno votato gay incogniti e nemici della loro stessa razza smetteranno di eleggerli, ci saremo liberati di un bel pò di spazzatura.