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26 febbraio 2013

L'ITALIA CHE CI MERITIAMO

Avendo ceduto alle promesse effimere, al populismo e al vecchiume intellettuale di una classe dirigente che si rimpasta ormai da quasi trent'anni, questo è lo scenario che ci meritiamo noi italiani del voto utile, del lavoro per tutti, delle tasse eque e dei diritti civili. 
PD, PdL. Rosso, blu, giallo? Che differenza c'è. 
Niente vincitori, solo vinti: i coglioni che come me speravano in un futuro che non sarà mai quello di una volta. 
Altro giro, altra corsa! 
Questa volta però solo macchine da scontro.

Giorgio SuperPop

28 novembre 2012

GRAFICO DELLE POSIZIONI LGBT DI RENZI E BERSANI. PERCHE' NON ANDREBBERO VOTATI

Dal blog di Michele Darling questa interessantissima analisi sugli impegni verso le cause LGBT assunti dai candidati al ballottaggio delle primarie del centro-sinistra: Pier Luigi Bersani e Mattero Renzi.
Sarei curioso di conoscere il parere di Ivan Scalfarotto e di tutti i sostenitori omosessuali di Mattero Renzi: come argomentano questa carenza di proposte sensate e concrete relative ai diritti civili delle persone LGBT?
In questi giorni sentendo parlare i due candidati e leggendo questa impeccabile analisi, consiglierei a chiunque di non votare nessuno. Ma non si può; il primo turno ha scaraventato fuori dalla "competizione finale" due dei candidati più credibili e seri: Nichi Vendola e Laura Puppato.
Ora come ora è indispensabile un vero cambiamento e non trovo logico, corretto e serio riscaldare la solita minestra che ci vien data in pasto ormai da anni. Troppi.

E siamo al rush finale. Questi sono gli ultimi giorni per decidere chi guiderà il centrosinistra e forse anche il Paese. Come già  Michele Darling aveva fatto per la prima manche, è sembrato opportuno sintetizzare e mettere a confronto le proposte dei due candidati rimasti in corsa.
Ad una veloce occhiata, non ci sono comunque molte differenze tra Renzi e Bersani: si può notare infatti una sostanziale uniformità tra le due proposte programmatiche qui esaminate. Ma, del resto, provengono entrambi dallo stesso partito.

Sul versante delle unioni civili, la proposta di Renzi pare di poco superiore a quella di Bersani, dato che le Civil Partnership si risolvono, in termini di "quantità di diritti", in un'assimilazione al matrimonio comunque maggiore rispetto alle unioni civili tedesche. Ma per una disamina delle differenze tra le due tipologie di unioni civili, vi rinvio al post appositamente scritto QUI.
  Non dimentichiamo, però, che entrambe le soluzioni proposte dai democratici, in quanto "ad hoc", cioè per le sole coppie gay, si riallacciano alla cd. dottrina del Separate but Equal, la stessa che giustificava la segregazione razziale negli Stati Uniti. Per un approfondimento, vedi QUI.

Anche sul versante della genitorialità, la proposta di Renzi merita un mezzo punto in più, stante la proposta (confermata, però, solo in corsa) del SI all'adozione disgiunta, inserita adesso nero su bianco nel programma. Anche Bersani ha, però, aperto - durante il confronto pubblico a SkyTg24 - ad una qualche forma di riconoscimento dei bambini già presenti delle famiglie omogenitoriali. Se questo significhi anche un SI all'adozione disgiunta, io non lo so. E infatti non l'ho scritto nel grafico. Ma credo di sì (e per questa ragione ho riportato solo il virgolettato: decidete voi).

Rimane, comunque, il fatto che tutte quelle persone LGBT che, nei prossimi cinque anni, si troveranno in età da genitori potranno dimenticare (probabilmente per sempre) di poter accogliere nella propria famiglia un/a figlio/a: non tutti, infatti, hanno i soldi per fare i viaggi della speranza e la crisi economica sta certamente svuotando ulteriormente i portafogli. In questo senso, la vera vincitrice di queste primarie è Rosy Bindi, Presidente del PD, la quale aveva affermato: "Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare. [...] Non si possono creare in laboratorio dei disadattati. E' meglio che un bambino cresca in Africa".

Sorprende (ma non tanto, visto che era già intuibile in un'intervista a Gay.it), il no all'estensione della Legge Mancino ai crimini d'odio omo-transfobici, da parte di Renzi (per una spiegazione, vedi QUI).
Sorprende ancor di più che il comitato frociarolo di Renzi non sia stato in grado di far capire al proprio leader l'inutilità di un'aggravante generica che sanzioni i reati con movente omo-transfobico. Sempre su tale versante, neanche Bersani certamente brilla, data l'assoluta inconsistenza programmatica della laconica e insignificante frase presente nel suo programma: "E' necessaria una legge urgente contro l'omofobia". Sì, bravo, ma quale?

Il no al matrimonio da parte di entrambi, infine, recide definitivamente la speranza che, nei prossimi cinque anni, l'eventuale governo di centrosinistra riconosca parì dignità giuridica e sociale alle coppie omosessuali. Anche se io ho una mia teoria QUI, per quel che vale.

Ancora una volta, il Partito Democratico, lungi dall'essere una soluzione, si pone come un ostacolo alla piena consacrazione dei diritti LGBT.
E lo è ancora di più nella misura in cui non ha consentito che, durante queste primare, i cittadini potessero votare per i 6 referendum, che Civati & Co. avevano meritevolmente tentato di mettere in piedi. Prima ancora che nel flop di partecipazione, è esattamente in questo che può ravvisarsi il fallimento delle primarie: non permettere alle persone di esprimersi sulle posizioni politiche – cioè sulla vita e sul futuro – ma
illuderli di poter scegliere il candidato premier, quando invece è assai probabile che ci sarà un Monti-bis.

16 luglio 2012

NO AL MATRIMONIO GAY. COSI' IL PD DIVORZIA DAL FUTURO

Ancora una volta il PD ha confermato la sua vocazione conservatrice e le clamorose ambiguità che lo collocano nella preistoria della politica, tra singulti vetero-comunisti e penitenze cattolico-tradizionaliste. Il no ai matrimoni tra persone dello stesso sesso espresso dall'assemblea nazionale del partito è l'arroccamento di una nomenclatura che rifiuta il rinnovamento che viene dal basso e svela la totale incapacità del partito di interpretare un ruolo politico  moderno, progressista e di sinistra.

Avere impedito un voto su un tema così profondamente correlato alla realizzazione del principio di eguaglianza non può trovare nessuna giustificazione se non nel rifiuto preciso e secco dell'eguaglianza stessa. Con questo no il PD si assume la responsabilità di fronte alla storia di rappresentarsi come portatore di apartheid.

Chi mortifica la rivendicazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso non è credibile nella rivendicazione di nessuna istanza di eguaglianza in nessun campo dal lavoro, alla salute, alla cittadinanza.

Le assemblee locali del partito dovrebbero dissociarsi da questo voto e ad assumere iniziative concrete di protesta approvando documenti che riconoscano l'eguaglianza delle persone gay e lesbiche ed il diritto fondamentale a sposarsi, senza se, senza ma e senza forse. La base del PD è diversa? Ce lo dimostri una volta per tutte.

Ci sono altri dirigenti, altri uomini ed altre donne, in questo partito, che hanno voglia di costruire il futuro di un paese moderno ed europeo che riconosca a gay, lesbiche e transessuali il diritto alla pienezza dell'eguaglianza e della cittadinanza? Ce lo dimostrino. Bindi e Bersani parlano di "primi passi"? Dopo 40 anni di storia del Movimento di liberazione omosessuale? Con questa Europa? Con questi "passi" il PD non andrà mai da nessuna parte e non contribuirà mai al cambiamento del paese.

15 maggio 2012

NOZZE GAY, IL PD NON CE LA FA

Obama si è schierato e Hollande pure. Da noi invece i vertici del maggiore partito progressista continuano con le prudenze e i distinguo. Ormai superati non solo da Vendola e dai Radicali, ma anche da Di Pietro, che si dice apertamente favorevole al matrimonio omosessuale. Ignota invece la posizione in merito del Movimento 5 Stelle.


Barack Obama compie un atto storico dichiarando che "è importante affermare che le coppie omosessuali debbano potersi anche sposare"; in Francia François Hollande apre ai matrimoni gay in campagna elettorale. E il Commissario europeo agli Affari Interni, Cecilia Malmstrom - esponente del Partito Popolare Liberale svedese, si complimenta sostenendo che la tendenza prevalente in Europa è quella dell'estensione del matrimonio civile anche alle coppie omosessuali. E in Italia?

Le forze politiche - dopo Dico, Pacs e altri improbabili acronimi - sembrano spaesate e incapaci di dare concreti segni di apertura a una questione che riguarda da vicino milioni di persone e di coppie. ll Partito Democratico che dichiara di avere "un'ampia convergenza di vedute con le forze progressiste europee e di essere impegnato ad elaborare una piattaforma programmatica comune", non sembra avere sui diritti civili la stessa comunanza di programmi e prospettive.

Pier Luigi Bersani, sostiene di ispirarsi ai due presidenti, ma preferisce "regolare con forme non sovrapponibili a quella del matrimonio". Secondo Bersani,, bisogna "tenere fuori dal dibattito la parola matrimonio, che da noi comporta una discussione di natura costituzionale, al contrario di altri paesi. Tuttavia dobbiamo dare dignità e presidio giuridico alle convivenze stabili tra omosessuali perché il tema non può essere lasciato al far west".

Sulla stessa linea anche Dario Franceschini capogruppo alla Camera che si appella alla Costituzione per dire no al matrimonio gay: "La Costituzione parla di uomo e donna. Penso che in Italia sarebbe una conquista giusta il riconoscimento delle unioni civili e ho già proposto di inserire presto in calendario la proposta di legge. Sull'argomento ci sono tante chiacchiere e invece dobbiamo uscire dagli schemi ideologici e regolamentare un fenomeno sociale ormai molto diffuso". Anche tra persone dello stesso sesso? "Nel momento in cui si riconoscono dei diritti alle persone che scelgono di convivere non c'è questo confine, possono essere anche due fratelli".

Fonte: Silvia Cerami, L'Espresso

14 maggio 2012

IL PD DICE NO AL MATRIMONIO

Non c'è nulla da fare: la sinistra italiana non ce la fa proprio a dire la parola "matrimonio gay", figurarsi se riuscirà a impegnarsi per i nostri diritti. Intervistato da Simone Collini per l'Unità, Pier Luigi Bersani afferma che "dopo Monti saremo noi a governare". L'intervista spazia su vari argomenti, tra cui anche quello dei diritti della comunità LGBT. Ecco domande e risposte che trovate su l'Unità di ieri domenica 13 maggio 2012 (QUI il pdf):

Un'alleanza tra progressisti e moderati dovrebbe affrontare anche temi civili: Obama ha aperto ai matrimoni gay, in Italia non sono passati neanche i Dico...
Una regolazione moderna delle convivenze stabili tra omosessuali è un elemento di civismo, che un governo deve affrontare. È chiaro che se la questione non verrà risolta da questo governo toccherà a noi farlo.

Come?
Terrei fuori dal dibattito la parola matrimonio, che da noi comporta una discussione di natura costituzionale, al contrario di altri Paesi. Tuttavia dobbiamo dare dignità e presidio giuridico alle convivenze stabili tra omosessuali perché il tema non può essere lasciato al far west.

Al far west mi sa che ci porta un certo modo di fare politica (senza contare che lì, nel Far West, Obama si è detto a favore dei matrimoni gay...)

VERGOGNOSO PD!!!
  Fonte: QueerBlog

12 ottobre 2011

BELLA MORALE!

Secondo Giornalettismo.com su Libero ci si è lanciati in un ardito parallelo tra l'ormai celebre "Forza Gnocca" berlusconiano e un improbabile "Forza Gay" piddino dove i gay (e non le persone omosessuali tutte, ma solo i maschi!) sono usati come un evidente bau bau per spaventare i famigerati moderati che, in Italia, si sa di moderato non hanno nulla.
Tanto per essere chiari, poi, si userebbe una vignetta del solito Benny che ha fatto dell'insulto figurativo la sua chiave stilistica: Bersani rappresentato come una orrida travesta con parruccone biondo, filo di perle e peli sul petto.
I gay, lo sanno tutti gli omofobi che si rispettino, non sono altro che degli uomini che vorrebbero essere donne ma che non sanno nemmeno com'è fatta una donna.
Un capolavoro di omofobia, bassezza politica e maschilismo concertato in una vignetta e una manciata di righe scritte su un giornale che serve solo ad aumentare lo spreco di carta.
Secondo il virgolettato di Giornalettismo, comunque, il quotidiano di Belpietro si chiederebbe anche cosa ne pensino "della linea bersaniana gli ex popolari".
Quale sarebbe la "linea bersaniana"? Non si sa bene! Probabilmente si fa riferimento alla lettera inviata dal segretario del PD ad Equality in occasione della conferma alla segreteria di Mancuso nella quale Bersani si è lanciato in un genericissimo "Tra i punti principali del programma con cui il PD si presenterà di fronte agli elettori saranno contenuti impegni chiari: penso all'approvazione di una legge contro l'omofobia e la transfobia, al riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso
sesso, ...
".
Secondo Libero la "gente moderata" che dovrebbe spaventarsi alla sola idea di due maschi che si mandano una raccomandata (si ricordi sempre l'ideona dei DICO!) "già vede il voto cattolico migrare verso altri lidi (e magari medita di fare altrettanto)".
Sarebbe interessante sapere da Libero cosa pensino quegli stessi moderati di prostitute, orge e sex-toys ispirati all'iconografia cattolica?

Presto detto:
"La contrapposizione tra Forza Gnocca e Forza Gay, pur nella propria iperbolicità, è l'emblema di come - e pazienza per i professionisti dell'antipolitica - destra e sinistra non siano tutti uguali. Di nuovo: nessuno sta riducendo la faccenda a partito degli sciupafemmine contro partito degli omosex. È che l'antinomia in questione riassume in sé alla perfezione quella tra PdL e PD. E non c'è nemmeno bisogno di impiccarsi a paroloni tipo valori, etica o principi.
Basta parlare di politica: da una parte i temi etici e i diritti civili sono meditati e declinati secondo una certa sensibilità, dall'altra si usano criteri diversi; da una parte si tende a dare retta alla dottrina della Chiesa e dall'altra meno; da una parte si è conservatori e dall'altra progressisti.
Insomma, da una parte la gnocca e dall'altra i gay: è il bipolarismo, bellezza".

Quindi per Libero (e molti dei seguaci del PdL) non solo esiste un'antinomia tra omosessuali e gnocca (chissà che ne pensano se si nominano loro le lesbiche. Forse a una gnocca al quadrato!) ma la mercificazione della donna, la sineddoche gnocca-donna, il sesso promiscuo e lo sfruttamento delle donne sono perfette adesioni ai valori cristiani e a quanto la Chiesa e il Vaticano sostengono.
Davanti alla gnocca i cattolici che votano non scappano, davanti ai gay si: bella morale!

Fonte: QueerWay

23 giugno 2011

CHI UCCIDE l'UNITA' E PERCHE'

E’ difficile portare il mio cognome e non essere affezionati a questo giornale. Non mi dilungo a raccontare la storia del giornale che potete trovare qui soprattutto vi chiedo di dare un’occhiata alle penne che ne hanno solcato la carta.
Dico solcare perché il giornalismo e la scrittura sono un viaggio e il giornalismo è, dovrebbe per lo meno essere, un viaggio cronachistico nelle pieghe del Paese, un viaggio che un giornale “di sinistra” deve raccontare con sguardo sempre nuovo, uno sguardo che deve somigliare più a quello dello scrittore che del politico.
Il politico di oggi (inteso come militante di partito) non somiglia a quello del novecento. E'imbevuto di interesse e di "parte", lo scrittore invece è nudo e crudo a raccontare la realtà, ovunque essa vada ed offre alla politica lo stato delle cose, gliele offre affinché lui possa cambiarle. Sempre più spesso oggi i politici si limitano a fare analisi logorroiche della realtà a cui non segue alcuna idea.
La percezione dei nostri cittadini, quella che è ormai sfociata comunemente nell'antipolitica, pur se semplicistica è in parte corretta ed è in realtà la declinazione basica (cioè la vulgata comune della "base") dell’eterno dibattito che ha visto in questi quasi 100 anni l'Unità come protagonista.
Da sempre l'Unità è il luogo di discussione metafisico dove il dibattito del più grande partito di opposizione svolge il suo tema prediletto, punto nodale dell’eterna diatriba interna.
L'Unità è il luogo dove “fedeli alla linea” e “dissidenti” si sono incontrati e scontrati spesso.
Basti pensare ad Elio Vittorini ed alla polemica su quale forma dovesse avere l’impegno degli intellettuali. O alla fondazione del Manifesto a seguito dell’espulsione dal PCI di Luigi Pintor e Rossana Rossanda.
D'Alema e Veltroni sono stati tutti e due direttori nell’ultimo esercizio post-alicatiano di dare il giornale ad un dirigente di partito "attivo".
L'"epurazione" di Concita De Gregorio, rientra in questo eterno dibattito. Ed è un delitto in cui c’è il cadavere, c’è il movente e c’è l’assassino che sta lasciando impronte ovunque. Non posso nemmeno citare Pasolini per dire che so, ma non ho le prove. Lo sappiamo tutti e abbiamo anche le prove. Sappiamo tutti che Concita è una direttrice dell’era veltroniana, di un’idea più aperta di partito, liquida, osmotica. Visione che non funziona nella gestione di un partito, ma funziona nella gestione di un giornale, nel suo contenuto, almeno a mio parere. Il limite del nostro partito è che D'Alema e Veltroni (intese semplicisticamente come le due anime del partito) vogliono gestire il partito e la comunicazione con lo stesso metodo essendo loro figli del monolitismo novecentesco.
Nel novecento il legame tra pensiero grande e partito era ancora forte ed era difficile scindere le due cose…chi faceva politica aveva esperienza della società e la società era meno complessa. Oggi va detto senza timore che chi è cresciuto nella fedeltà di partito difficilmente riesce a muoversi nella complessità della società del nuovo secolo e nello stesso tempo non si può gestire un partito come se fosse un movimento e riducendo a simboli i settori della società (le famose candidature tematiche veltroniane).
Mandare via Concita De Gregorio è il più grande errore che Bersani può fare oggi. E lo sta facendo lui, in persona. Non so se abbiamo anche trovato un modo per fare calare le vendite ad hoc (è facile quando il “partito” è il più grande cliente del giornale). Non so quanto ha pesato una redazione fortemente scelta su criteri correntizi e non meritocratici ereditata da Concita. Magari oggi quella parte ora è pronta a non mettere più i bastoni tra le ruote del prossimo direttore che, ricordo, è il giornalista intervistatore del libro appena uscito di Bersani. Maschio, 50 anni, giornalista de "Il Messagero" che si occupa di stampa parlamentare. Insomma uno imbevuto nei partiti e nelle loro dinamiche.
Diciamo che questa operazione mi ricorda l’epurazione di Biagi. Lo dico chiaro. E’ la cosa più berlusconiana che vedo fare al PD (ex DS, ex PDS, ex PCI) da quando sono al mondo.
Concita è una delle penne più condivise sul WEB. Non porta soldi, certo. Porta consenso, perché comunque la gente il nostro popolo - quello fuori dalle dinamiche che capiamo solo noi, la identifica ancora con il PD l'Unità. Concita è invitata in tv a parlare e quando parla tutti la considerano una delle voci del PD. Gente come Concita tiene unito al PD quel pezzo border line che riesce a dialogare con i movimenti, con gli incazzati, con le donne, con i giovani, con i gay. Insomma con quel pezzo non rappresentato dal partito adeguatamente e che però rappresenta la complessità di una società moderna. Concita è stata un punto di riferimento per tutti coloro che credono ancora che questo partito possa migliorare e quindi ha contribuito a farlo votare. Concita è, doveva essere, l’altra faccia di Bersani. I due volti, vivendo contemporaneamente, erano l’esercizio di gestione interna e di dialogo con l’esterno. Organizzazione e comunicazione. Tradizione e innovazione. Declinare più fortemente la convivenza di questi due aspetti era la direzione da prendere adesso. Invece sta accadendo in tutti settori del Partito una cosa strana. Le urne hanno parlato chiaramente. Premiando la dirigenza diffusa del Partito, ma non le scelte che il partito fa per guidarla se si escludono i casi di Torino e Bologna. L’elettore del PD sembra dare fiducia al progetto ma chiede un cambiamento e lo chiede in modo chiaro premiando candidati più di sinistra, più movimentisti, più carismatici e scelti in modo più innovativo. In sostanza tiene il PD (i volti della dirigenza diffusa, di seconda linea), ma non i volti di cui si dota per farsi rappresentare. Anche i referendum su cui siamo stati tiepidi se non contrari e scettici (come non dimenticare la fatica che abbiamo fatto sull’acqua pubblica) sono un risultato nato dal basso e poi, in seconda battuta, abbracciato dal PD. E accanto a quella suggestione, quell’anticipo di vittoria, quegli entusiasmi scordinati, Concita c’era sempre. E con lei, quindi, un pezzo di PD. E anche grazie a lei, oggi, noi possiamo attribuirci a pieno titolo parte di queste ultime vittorie. Vedo D'Alema (il meno rappresentativo di queste vittorie) parlare a Ballarò dopo i referendum. Sembrava di essere nel 1996. Sento dire che l’UDC è fondamentale quando queste urne hanno decretato l’inutilità del Terzo Polo. Cosa sta succedendo? Perché ci manca quel coraggio di cavalcare l’onda? Perché stiamo riponendo la tavola da surf e proteggendoci dallo stesso vento che stiamo chiamando “bello”? Qual è la paura? Invece di aprire delle porte a chi interpreta rapidamente per attitudine genetica, questi cambiamenti, il PD si sta barricando. Si sente persino il giro di chiave, i ponti levatoi che si alzano con gran fragore metallico. Io personalmente ho una crisi di claustrofobia. La mia prima da 4 anni a questa parte.
Quello che io farei oggi, invece, è dare maggiore delega a Concita, chiederle di continuare il suo lavoro, lavorarci fianco a fianco. Aiutarla a lavorare meglio. Continuerei a chiederle di tenere aperto quel portone, calpestabile quel ponte, avvicinabile quella carta. E’ tipicamente italiano scegliere per fedeltà, avere a fianco un “simile”. E’ straordinariamente coraggioso ed europeo mettersi accanto qualcuno, nella battaglia che ci aspetta, che ci offra un altro punto di vista. Bersani, non farlo.

Fonte: Cristiana Alicata - iMille