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23 giugno 2011

CHI UCCIDE l'UNITA' E PERCHE'

E’ difficile portare il mio cognome e non essere affezionati a questo giornale. Non mi dilungo a raccontare la storia del giornale che potete trovare qui soprattutto vi chiedo di dare un’occhiata alle penne che ne hanno solcato la carta.
Dico solcare perché il giornalismo e la scrittura sono un viaggio e il giornalismo è, dovrebbe per lo meno essere, un viaggio cronachistico nelle pieghe del Paese, un viaggio che un giornale “di sinistra” deve raccontare con sguardo sempre nuovo, uno sguardo che deve somigliare più a quello dello scrittore che del politico.
Il politico di oggi (inteso come militante di partito) non somiglia a quello del novecento. E'imbevuto di interesse e di "parte", lo scrittore invece è nudo e crudo a raccontare la realtà, ovunque essa vada ed offre alla politica lo stato delle cose, gliele offre affinché lui possa cambiarle. Sempre più spesso oggi i politici si limitano a fare analisi logorroiche della realtà a cui non segue alcuna idea.
La percezione dei nostri cittadini, quella che è ormai sfociata comunemente nell'antipolitica, pur se semplicistica è in parte corretta ed è in realtà la declinazione basica (cioè la vulgata comune della "base") dell’eterno dibattito che ha visto in questi quasi 100 anni l'Unità come protagonista.
Da sempre l'Unità è il luogo di discussione metafisico dove il dibattito del più grande partito di opposizione svolge il suo tema prediletto, punto nodale dell’eterna diatriba interna.
L'Unità è il luogo dove “fedeli alla linea” e “dissidenti” si sono incontrati e scontrati spesso.
Basti pensare ad Elio Vittorini ed alla polemica su quale forma dovesse avere l’impegno degli intellettuali. O alla fondazione del Manifesto a seguito dell’espulsione dal PCI di Luigi Pintor e Rossana Rossanda.
D'Alema e Veltroni sono stati tutti e due direttori nell’ultimo esercizio post-alicatiano di dare il giornale ad un dirigente di partito "attivo".
L'"epurazione" di Concita De Gregorio, rientra in questo eterno dibattito. Ed è un delitto in cui c’è il cadavere, c’è il movente e c’è l’assassino che sta lasciando impronte ovunque. Non posso nemmeno citare Pasolini per dire che so, ma non ho le prove. Lo sappiamo tutti e abbiamo anche le prove. Sappiamo tutti che Concita è una direttrice dell’era veltroniana, di un’idea più aperta di partito, liquida, osmotica. Visione che non funziona nella gestione di un partito, ma funziona nella gestione di un giornale, nel suo contenuto, almeno a mio parere. Il limite del nostro partito è che D'Alema e Veltroni (intese semplicisticamente come le due anime del partito) vogliono gestire il partito e la comunicazione con lo stesso metodo essendo loro figli del monolitismo novecentesco.
Nel novecento il legame tra pensiero grande e partito era ancora forte ed era difficile scindere le due cose…chi faceva politica aveva esperienza della società e la società era meno complessa. Oggi va detto senza timore che chi è cresciuto nella fedeltà di partito difficilmente riesce a muoversi nella complessità della società del nuovo secolo e nello stesso tempo non si può gestire un partito come se fosse un movimento e riducendo a simboli i settori della società (le famose candidature tematiche veltroniane).
Mandare via Concita De Gregorio è il più grande errore che Bersani può fare oggi. E lo sta facendo lui, in persona. Non so se abbiamo anche trovato un modo per fare calare le vendite ad hoc (è facile quando il “partito” è il più grande cliente del giornale). Non so quanto ha pesato una redazione fortemente scelta su criteri correntizi e non meritocratici ereditata da Concita. Magari oggi quella parte ora è pronta a non mettere più i bastoni tra le ruote del prossimo direttore che, ricordo, è il giornalista intervistatore del libro appena uscito di Bersani. Maschio, 50 anni, giornalista de "Il Messagero" che si occupa di stampa parlamentare. Insomma uno imbevuto nei partiti e nelle loro dinamiche.
Diciamo che questa operazione mi ricorda l’epurazione di Biagi. Lo dico chiaro. E’ la cosa più berlusconiana che vedo fare al PD (ex DS, ex PDS, ex PCI) da quando sono al mondo.
Concita è una delle penne più condivise sul WEB. Non porta soldi, certo. Porta consenso, perché comunque la gente il nostro popolo - quello fuori dalle dinamiche che capiamo solo noi, la identifica ancora con il PD l'Unità. Concita è invitata in tv a parlare e quando parla tutti la considerano una delle voci del PD. Gente come Concita tiene unito al PD quel pezzo border line che riesce a dialogare con i movimenti, con gli incazzati, con le donne, con i giovani, con i gay. Insomma con quel pezzo non rappresentato dal partito adeguatamente e che però rappresenta la complessità di una società moderna. Concita è stata un punto di riferimento per tutti coloro che credono ancora che questo partito possa migliorare e quindi ha contribuito a farlo votare. Concita è, doveva essere, l’altra faccia di Bersani. I due volti, vivendo contemporaneamente, erano l’esercizio di gestione interna e di dialogo con l’esterno. Organizzazione e comunicazione. Tradizione e innovazione. Declinare più fortemente la convivenza di questi due aspetti era la direzione da prendere adesso. Invece sta accadendo in tutti settori del Partito una cosa strana. Le urne hanno parlato chiaramente. Premiando la dirigenza diffusa del Partito, ma non le scelte che il partito fa per guidarla se si escludono i casi di Torino e Bologna. L’elettore del PD sembra dare fiducia al progetto ma chiede un cambiamento e lo chiede in modo chiaro premiando candidati più di sinistra, più movimentisti, più carismatici e scelti in modo più innovativo. In sostanza tiene il PD (i volti della dirigenza diffusa, di seconda linea), ma non i volti di cui si dota per farsi rappresentare. Anche i referendum su cui siamo stati tiepidi se non contrari e scettici (come non dimenticare la fatica che abbiamo fatto sull’acqua pubblica) sono un risultato nato dal basso e poi, in seconda battuta, abbracciato dal PD. E accanto a quella suggestione, quell’anticipo di vittoria, quegli entusiasmi scordinati, Concita c’era sempre. E con lei, quindi, un pezzo di PD. E anche grazie a lei, oggi, noi possiamo attribuirci a pieno titolo parte di queste ultime vittorie. Vedo D'Alema (il meno rappresentativo di queste vittorie) parlare a Ballarò dopo i referendum. Sembrava di essere nel 1996. Sento dire che l’UDC è fondamentale quando queste urne hanno decretato l’inutilità del Terzo Polo. Cosa sta succedendo? Perché ci manca quel coraggio di cavalcare l’onda? Perché stiamo riponendo la tavola da surf e proteggendoci dallo stesso vento che stiamo chiamando “bello”? Qual è la paura? Invece di aprire delle porte a chi interpreta rapidamente per attitudine genetica, questi cambiamenti, il PD si sta barricando. Si sente persino il giro di chiave, i ponti levatoi che si alzano con gran fragore metallico. Io personalmente ho una crisi di claustrofobia. La mia prima da 4 anni a questa parte.
Quello che io farei oggi, invece, è dare maggiore delega a Concita, chiederle di continuare il suo lavoro, lavorarci fianco a fianco. Aiutarla a lavorare meglio. Continuerei a chiederle di tenere aperto quel portone, calpestabile quel ponte, avvicinabile quella carta. E’ tipicamente italiano scegliere per fedeltà, avere a fianco un “simile”. E’ straordinariamente coraggioso ed europeo mettersi accanto qualcuno, nella battaglia che ci aspetta, che ci offra un altro punto di vista. Bersani, non farlo.

Fonte: Cristiana Alicata - iMille


21 giugno 2011

ECCO PERCHE' CONCITA DE GREGORIO HA LASCIATO "L'UNITA'"

Da "El Pais" di Lunedì 20 Giugno 2011

Concita De Gregorio, direttrice dello storico giornale italiano "l'Unità", ha abbandonato il posto che occupava dall'aprile del 2008. L'unica giornalista donna che dirigesse un mezzo di comunicazione importante in Italia ha spiegato in una nota diplomatica firmata con il suo editore, l'imprenditore sardo Renato Soru, che la decisione è stata presa in modo "condiviso".
In realtà, secondo le fonti del nostro giornale, l'uscita di scena di De Gregorio si dovrebbe a pressioni esercitate su Soru dalla cúpula del Partito Democratico, formata da Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani, che cercano un direttore più accondiscendente con la linea del primo gruppo politico di opposizione.
Il PD mantiene un'importante quota di controllo economico sul giornale, fondato da Antonio Gramsci, grazie alle sovvenzioni che i partiti politici ricevono dal fondo statale per l'editoria. "I leader del PD hanno messo sul tavolo questa quota, e davanti alle difficoltà economiche che affliggono il giornale, l'editore ha accettato la sostituzione del direttore", spiega una fonte della redazione.
Concita De Gregorio si trova in questi giorni a Barcellona, la città natale della madre, e si tratterrà per tre settimane, scrivendo un libro, e non ritornerà più in redazione. Migliaia di lettori stanno contestando la decisione del PD, con una valanga di messaggi critici diretti a D'Alema e Bersani, sul sito del giornale e su Facebook.
In questi tre anni, la giornalista ha reso più moderno il giornale, già organo del PCI dal 1923 al 1992. Ha completato la sua trasformazione digitale (moltiplicando cinque volte il traffico sul web), e ha cambiato il tradizionale formato lenzuolo con un tabloid. Dopo una crescita delle vendite nei primi due anni, la forte concorrenza de "Il Fatto Quotidiano", nato nel 2009, ha frenato la ripresa de "l'Unità".
La linea editoriale è stata contraddistinta dalla denuncia attiva della corruzione morale ed economica del berlusconismo, la battaglia civile per i diritti dei giovani, gli immigrati e le donne, e la indipendenza nei confronti dell'apparato del PD. Il giornale ha accolto contributi della più varia provenienza, e si è impegnato in alcune campagne di raccolta firme, per esempio in favore della protesta del 13 febbraio e per i quattro referendum, contro l'opinione della nomenclatura del partito.
Forse la paura di questa capacità di mobilitare i cittadini ha influito sulla scelta del passaggio di mano voluto dall'apparato del PD. Ora il candidato più accreditato alla sostituzione del direttore è il redattore de "Il Messaggero", Claudio Sardo, coautore di un libro-intervista al segretario del PD, Pier Luigi Bersani, intitolato "Per Una Buona Ragione".

31 maggio 2011

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2011: LE PRIME PAGINE DI OGGI

Ci sono tre grandi tendenze nelle titolazioni di oggi sui quotidiani italiani: una che segnala la vittoria del centrosinistra e la sconfitta di Silvio Berlusconi nelle elezioni di domenica. E un'altra che segnala entusiasta la vittoria del centrosinistra e la sconfitta di Silvio Berlusconi nelle elezioni di domenica. Poi ci sono i giornali del centrodestra che non si fanno sconti, e segnalano la vittoria del centrosinistra e la sconfitta di Silvio Berlusconi nelle elezioni di domenica.
QUI la gallery completa.

(Fonte: il POST)

26 maggio 2011

IVAN SCALFAROTTO: CHI NON FERMA L'OMOFOBIA

Un altro episodio di omofobia colpisce l'Università Bocconi di Milano, stavolta con riferimenti volgari e insulti alla Shoa. L'accaduto è stato opera di alcune persone che hanno imbrattato poster e locandine legate ad un evento in ateneo dal titolo "Uomini che amano le donne" sul talento femminile in ambito lavorativo, e al quale ha preso parte tra i relatori Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD e attivista per i diritti LGBT. Numero chiamato non riconducibile a numerazioni di reselling. Slogan contro omosessuali ed ebrei, indirizzati palesemente (con frecce che toglievano ogni dubbio) all'associazione bocconiana che si batte per i diritti delle persone, "Bocconi Equal Students (BEST)".
Questo il corsivo di Ivan Scalfarotto su "l'Unità" di oggi, giovedì 26 maggio 2011.
QUI l'articolo in PDF.

"Chi scrivesse su una locandina di una riunione della comunità ebraica che "gli ebrei si curano a Zyklon B", il gas usato dai nazisti nei campi di sterminio, verrebbe punito in Italia con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Per fortuna, io penso. E' il dettato di una legge - la 205 del 25 giugno 1993 nota come "Legge Mancino" - che condanna l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. E' una fortuna che ci sia la Legge Mancino, perché con essa viene sancito che le parole sono pietre, che alle parole seguono spesso i fatti, che le vittime di una violenza verbale non sono meno vittime di chi ha subito una violenza fisica. Certe parole intimidiscono, inducono chi ne è fatto oggetto a manifestarsi in modo più cauto, insinuano il rischio che la libera espressione comporti un prezzo da pagare. Scrivere su una locandina di una riunione organizzata dall'associazione degli studenti gay e lesbiche di un'università (nel caso specifico, la Bocconi di Milano) che "i froci si curano a Zyklon B" costituisce invece la libera espressione di una probabilmente inelegante ma, per l'ordinamento italiano, legittima opinione. Anche se gli stessi studenti sono già stati molestati e aggrediti non meno di dieci giorni fa all'interno del medesimo ateneo. La Legge Mancino, infatti, non punisce l'odio omofobico e ogni tentativo di allargare all'omofobia questa legge è stato respinto come norma liberticida che limiterebbe la libertà di espressione. Eppure gli omosessuali sono stati sterminati con il medesimo Zyklon B nei medesimi campi di sterminio. Una ragione per questo differente trattamento ci dovrà pur essere. Io però non riesco a comprenderla".

03 marzo 2011

MATRIMONIO OMOSESSUALE FOR DUMMIES

Siccome il nostro premier ha nuovamente avuto modo di scagliarsi contro le unioni tra omosessuali, e visto che quando parlano dell'argomento ci trattano spesso e volentieri come dei babbei ("dummies", per l'appunto, nel linguaggio dei manuali informatici), mi è venuta l'idea di stilare questa piccola raccolta di FAQ: sia per mostrarvi quanto siano infondate e risibili le argomentazioni utilizzate dai fondamentalisti e dai loro sodali, sia per dotarvi di una guida pratica per confutarle quando vi ritrovate -ahivoi- a discutere con loro. Buona lettura.

Consentire i matrimoni tra omosessuali metterebbe in pericolo la famiglia tradizionale.
Nel 2008 -ultimo anno del quale l'ISTAT dà conto nel catalogo "Italia in cifre 2010" sono stati celebrati 246.613 matrimoni "tradizionali": sfido chiunque a dimostrare con un minimo di logica che una sola di quelle coppie eterosessuali avrebbe rinunciato a sposarsi se in Italia fosse esistito l'istituto del matrimonio tra omosessuali. Avete mai conosciuto un uomo che sposa una femmina solo perché non ha la possibilità di sposare un maschio? Io no. Ne consegue che tra i due fenomeni non esiste alcuna correlazione, e quindi che l'uno non ha la benché minima influenza sull'altro.

Non si può permettere alle coppie omosessuali di sposarsi, perché si tratterebbe di unioni "sterili" dalle quali non potrebbero nascere dei figli.
Se tanto mi dà tanto, come mai non si preclude l'istituto matrimoniale anche alle donne in menopausa, alle coppie con problemi di fertilità e a quelle che per loro scelta non vogliono avere figli? Anche le loro unioni, evidentemente, sono "sterili", e dunque dovrebbero essere trattate, dato il criterio prescelto, esattamente alla stessa stregua delle coppie omosessuali. Cosa che invece non avviene.

Non ho niente contro gli omosessuali, perché ognuno è libero di fare ciò che vuole: formalizzare le unioni omosessuali, però, introdurrebbe nella società un modello che potrebbe influenzare negativamente i giovani.
L'affermazione è tautologica, e quindi falsa: ammesso e non concesso (ed in effetti molti studi dimostrano che non è così) che esista una correlazione del genere, chi dice di non avere nulla contro i gay di oggi dovrebbe accettare tranquillamente il fatto che ve ne siano anche domani. Se così non è, se ne deduce che l'affermazione iniziale è una bugia bella e buona.

Il matrimonio tra omosessuali non può essere accettato perché è innaturale.
Tanto per cominciare, l'affermazione è falsa: recenti e autorevoli studi hanno infatti dimostrato che i rapporti omosessuali si verificano normalmente in circa 1.500 specie animali. Quand'anche fosse vera, tuttavia, condurrebbe comunque a conclusioni aberranti: se decidessimo si rifiutare tutto quello che è "innaturale" l'umanità dovrebbe accantonare una lista di conquiste civili, mediche e scientifiche così lunga che per scriverla tutta non basterebbe l'intera superficie del pianeta.

Il matrimonio tra gay aprirebbe la strada all'adozione, che non può essere accettata perché per crescere bene i bambini hanno bisogno di una mamma e di un papà.
Si tratta di un altro gigantesco luogo comune. A parte il fatto che la storia è piena zeppa di artisti, santi, scienziati e via discorrendo che hanno compiuto opere e imprese memorabili pur essendo orfani di uno dei due genitori, se non di entrambi, sin dalla primissima infanzia, numerosissimi studi scientifici dimostrano che i figli adottati da coppie omosessuali crescono altrettanto bene, se non addirittura meglio, di quelli allevati da coppie eterosessuali.

Omosessuali non si nasce, ma si diventa per scelta: quindi consentire ai gay di sposarsi configurerebbe il riconoscimento giuridico di un "capriccio".
Prescindendo dall'esattezza dell'affermazione iniziale, sulla quale non mi soffermo in questa sede perché è del tutto ininfluente ai fini del ragionamento, non si capisce perché le scelte individuali, che assumono rilevanza pubblica in una miriade di situazioni diverse (pensate, ad esempio, all'obiezione di coscienza da parte dei medici cattolici), diventino improvvisamente dei "capricci", e come tali non meritevoli di considerazione, quando riguardano la loro sfera affettiva e sessuale.

Consentire che gli omosessuali si sposino li farebbe uscire tutti allo scoperto, e a me dà fastidio vedere due gay che si tengono per mano o che si baciano in mezzo alla strada.
Provare fastidio per qualunque cosa faccia chiunque altro è certamente legittimo, ma non sempre vale a poter impedire che quella cosa venga fatta. Se dovessi stilare un elenco di tutti quelli che con i loro comportamenti danno fastidio a me, finirei domani e consumerei tutto il disco rigido del computer: però non ho la pretesa di impedirglielo per legge, almeno finché quei comportamenti non si traducono in un danno effettivo e misurabile a mio carico. Insomma, credo proprio che in questo caso il fastidio dobbiate tenervelo per voi.

Dal blog di Alessandro Capriccioli "Metilparaben".

12 luglio 2010

VIOLENZA GAY - BULLISMO IN AULA

l'Unità di oggi, dedica ampio spazio al bullismo omofobico che secondo un'indagine di Arcigay è sempre più diffuso. Un ragazzo su tredici nell'ultimo mese è stato testimone di un pestaggio o di una aggressione.

Il bullismo omofobico è un killer. Miete le sue vittime ogni giorno sui banchi di scuola, spesso agisce indisturbatoperché ha molti complici. I ragazzi che colpiscono si fannoforti della classe. Loro sono i capi, gli altri vengono dietro. Ad essere micidiale è la dinamica del gruppo: "Certo che i compagni c'erano, erano in gruppo e si divertivano a sfottere in gruppo, nessuno ha detto nulla perché temeva di essere additatocome gay o perché sarebbero stati fuori dal gruppo" racconta un ragazzo molestato. Aggredire il compagno gay diventa un modoper dirsi "a posto" cioè etero, per sentirsi uniti, per cementificare uno straccio di identità collettiva ai danni di una vittima. I professori voltano le spalle, chiudono gli occhi. Minimizzano. Sono i dati della prima indagine condotta dall'
Arcigay che ha coinvolto 860 studenti e 42 docenti di scuola superiore con il supporto del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali. Una ricerca tesa a dare una fisionomia precisa dell'orrore quotidiano, suggerire risposte, pianificare forme di intervento. Le aggressioni non sono episodiche, ma ripetute, come goccia d'acqua erodono l'autostima dei compagni nel mirino. Gli effetti sugli adolescenti: "disagio psicologico, insuccesso scolastico, problemi di integrazione a scuola". I momenti preferiti sono l'intervallo e la pausa per la mensa, il luogo deputato è la classe, nel 73% dei casi non sono presenti i professori, nel 20% lo sono, ma è come se non ci fossero. E' per questo che il 60% dei partecipanti ha segnalato l'urgenza di progetti di "educazione alle diversità rivolta non solo a studenti ma anche a insegnanti". Inutile dire che sono problemi cui non sipuò rispondere con frasi generiche tipo: "La scuola oggi è tutta malata". No, occorrono misure ad hoc. I risultati dell'indagine mostrano la diffusione nei gesti e negli atteggiamenti dello stigma. Altro che battute. Si tratta di offese che trovano l'appoggiodi un contesto assuefatto a mettere in un angolo i ragazzi che mostrano di avere un orientamento omosessuale. I quali spessissimo per difendersi si "vestono" di silenzio. Ecco i dati (vedi www.arcigay.it) raccolti attraverso un questionario consultabile su http://www.scuolearcobaleno.eu: solo un terzo degli studenti non ha udito epiteti omofobi e prese in giro nell'ultimo mese a scuola.Vuol dire che due ragazzi/e su tre negli ultimi trenta giorni hanno sentitoingiurie simili all'indirizzo dei coetanei: "frocio", "finocchio", "ricchione", "checca" e "lesbica di m.". Per uno studente su cinque queste espressioni fanno parte della vita scolastica quotidiana. Pensateci un attimo: è come se tutti i giorni uno studente sovrappeso si sentisse dire "ciccione di m…". Come reagirebbe? Etero, gay, lesbiche, bisex: sono orientamenti di pari valore, ciascuno consente una capacità di amare completa sul piano fisico ed emotivo. Ma per l'opinione diffusa a scuola (e non solo) gay e lesbiche sono "fuori". Da colpire. Sono "loro". Ancora. Uno studente su 13 ha assistito almeno una volta nell'ultimo mese ad aggressioni omofobiche di tipo fisico (calci e/o pugni). Eppure la maggioranza degli insegnanti dichiara di non esserne al corrente. Nei confronti delle ragazze le aggressioni sembrano essere minori, ma sono molte le situazioni che restano nell'ombra, perché le ragazze, educate al contenimento della sessualità, si nascondono di più. Ad allarmare è la quota di bulli "in libertà". Uno studente su cinque lo è, mentre il 4% dei ragazzi è una vittima. Vuol dire che c'è un accanimento, che alcuni coetanei sono considerati noncompagni di scuola ma bersagli.E sono facili da centrare perché a difenderli non c'è quasi nessuno. Mentre chi ferisce può contare su una massiccia dose di omertà. Una prova? La ricerca è stata condotta selezionando un campione di istituti a caso dalsito dell'anagrafe delle scuole statali del Ministero dell'Istruzione. Le scuole "sorteggiate" hanno ricevuto l'invito a partecipare. Un dirigente scolastico su due si è rifiutato di collaborare. Le aree del Sud e del Nord-Est sono quelle in cui si sonoregistrati i maggiori rifiuti (tre su quattro istituti contattati). Bullismo omofobico? Zitti. Meglio non parlarne.
(
Delia Vaccarello - l'Unità, 12 Luglio 2010)

QUI l'articolo completo.

16 giugno 2009

DARIA BIGNARDI INTERVISTATA DA L'UNITA'

L'Unità di oggi pubblica una bella intervista a Daria Bignardi.
Clicca sulle foto sotto per leggere/scaricare le due pagine in pdf.

[...] La sua prossima trasmissione si chiamerà "Quarto Potere","Ombre Rosse" o"Madagascar 2"?
"Questa storia dei titoli di film per le mie trasmissioneè nata con Tempi Moderni (il titolo è tratto dal capolavoro di Chaplin, ndr), ilmio primo vero programma. Tutti dicono che sono nata con il "Grande Fratello", ma nonè vero, quella è stata una parentesi. La mia prima cosa importante era su Italia 1, parlavadi costume, di contemporaneità, di cultura...". Ride [...]