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28 novembre 2012

GRAFICO DELLE POSIZIONI LGBT DI RENZI E BERSANI. PERCHE' NON ANDREBBERO VOTATI

Dal blog di Michele Darling questa interessantissima analisi sugli impegni verso le cause LGBT assunti dai candidati al ballottaggio delle primarie del centro-sinistra: Pier Luigi Bersani e Mattero Renzi.
Sarei curioso di conoscere il parere di Ivan Scalfarotto e di tutti i sostenitori omosessuali di Mattero Renzi: come argomentano questa carenza di proposte sensate e concrete relative ai diritti civili delle persone LGBT?
In questi giorni sentendo parlare i due candidati e leggendo questa impeccabile analisi, consiglierei a chiunque di non votare nessuno. Ma non si può; il primo turno ha scaraventato fuori dalla "competizione finale" due dei candidati più credibili e seri: Nichi Vendola e Laura Puppato.
Ora come ora è indispensabile un vero cambiamento e non trovo logico, corretto e serio riscaldare la solita minestra che ci vien data in pasto ormai da anni. Troppi.

E siamo al rush finale. Questi sono gli ultimi giorni per decidere chi guiderà il centrosinistra e forse anche il Paese. Come già  Michele Darling aveva fatto per la prima manche, è sembrato opportuno sintetizzare e mettere a confronto le proposte dei due candidati rimasti in corsa.
Ad una veloce occhiata, non ci sono comunque molte differenze tra Renzi e Bersani: si può notare infatti una sostanziale uniformità tra le due proposte programmatiche qui esaminate. Ma, del resto, provengono entrambi dallo stesso partito.

Sul versante delle unioni civili, la proposta di Renzi pare di poco superiore a quella di Bersani, dato che le Civil Partnership si risolvono, in termini di "quantità di diritti", in un'assimilazione al matrimonio comunque maggiore rispetto alle unioni civili tedesche. Ma per una disamina delle differenze tra le due tipologie di unioni civili, vi rinvio al post appositamente scritto QUI.
  Non dimentichiamo, però, che entrambe le soluzioni proposte dai democratici, in quanto "ad hoc", cioè per le sole coppie gay, si riallacciano alla cd. dottrina del Separate but Equal, la stessa che giustificava la segregazione razziale negli Stati Uniti. Per un approfondimento, vedi QUI.

Anche sul versante della genitorialità, la proposta di Renzi merita un mezzo punto in più, stante la proposta (confermata, però, solo in corsa) del SI all'adozione disgiunta, inserita adesso nero su bianco nel programma. Anche Bersani ha, però, aperto - durante il confronto pubblico a SkyTg24 - ad una qualche forma di riconoscimento dei bambini già presenti delle famiglie omogenitoriali. Se questo significhi anche un SI all'adozione disgiunta, io non lo so. E infatti non l'ho scritto nel grafico. Ma credo di sì (e per questa ragione ho riportato solo il virgolettato: decidete voi).

Rimane, comunque, il fatto che tutte quelle persone LGBT che, nei prossimi cinque anni, si troveranno in età da genitori potranno dimenticare (probabilmente per sempre) di poter accogliere nella propria famiglia un/a figlio/a: non tutti, infatti, hanno i soldi per fare i viaggi della speranza e la crisi economica sta certamente svuotando ulteriormente i portafogli. In questo senso, la vera vincitrice di queste primarie è Rosy Bindi, Presidente del PD, la quale aveva affermato: "Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare. [...] Non si possono creare in laboratorio dei disadattati. E' meglio che un bambino cresca in Africa".

Sorprende (ma non tanto, visto che era già intuibile in un'intervista a Gay.it), il no all'estensione della Legge Mancino ai crimini d'odio omo-transfobici, da parte di Renzi (per una spiegazione, vedi QUI).
Sorprende ancor di più che il comitato frociarolo di Renzi non sia stato in grado di far capire al proprio leader l'inutilità di un'aggravante generica che sanzioni i reati con movente omo-transfobico. Sempre su tale versante, neanche Bersani certamente brilla, data l'assoluta inconsistenza programmatica della laconica e insignificante frase presente nel suo programma: "E' necessaria una legge urgente contro l'omofobia". Sì, bravo, ma quale?

Il no al matrimonio da parte di entrambi, infine, recide definitivamente la speranza che, nei prossimi cinque anni, l'eventuale governo di centrosinistra riconosca parì dignità giuridica e sociale alle coppie omosessuali. Anche se io ho una mia teoria QUI, per quel che vale.

Ancora una volta, il Partito Democratico, lungi dall'essere una soluzione, si pone come un ostacolo alla piena consacrazione dei diritti LGBT.
E lo è ancora di più nella misura in cui non ha consentito che, durante queste primare, i cittadini potessero votare per i 6 referendum, che Civati & Co. avevano meritevolmente tentato di mettere in piedi. Prima ancora che nel flop di partecipazione, è esattamente in questo che può ravvisarsi il fallimento delle primarie: non permettere alle persone di esprimersi sulle posizioni politiche – cioè sulla vita e sul futuro – ma
illuderli di poter scegliere il candidato premier, quando invece è assai probabile che ci sarà un Monti-bis.

26 maggio 2011

IVAN SCALFAROTTO: CHI NON FERMA L'OMOFOBIA

Un altro episodio di omofobia colpisce l'Università Bocconi di Milano, stavolta con riferimenti volgari e insulti alla Shoa. L'accaduto è stato opera di alcune persone che hanno imbrattato poster e locandine legate ad un evento in ateneo dal titolo "Uomini che amano le donne" sul talento femminile in ambito lavorativo, e al quale ha preso parte tra i relatori Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD e attivista per i diritti LGBT. Numero chiamato non riconducibile a numerazioni di reselling. Slogan contro omosessuali ed ebrei, indirizzati palesemente (con frecce che toglievano ogni dubbio) all'associazione bocconiana che si batte per i diritti delle persone, "Bocconi Equal Students (BEST)".
Questo il corsivo di Ivan Scalfarotto su "l'Unità" di oggi, giovedì 26 maggio 2011.
QUI l'articolo in PDF.

"Chi scrivesse su una locandina di una riunione della comunità ebraica che "gli ebrei si curano a Zyklon B", il gas usato dai nazisti nei campi di sterminio, verrebbe punito in Italia con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Per fortuna, io penso. E' il dettato di una legge - la 205 del 25 giugno 1993 nota come "Legge Mancino" - che condanna l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. E' una fortuna che ci sia la Legge Mancino, perché con essa viene sancito che le parole sono pietre, che alle parole seguono spesso i fatti, che le vittime di una violenza verbale non sono meno vittime di chi ha subito una violenza fisica. Certe parole intimidiscono, inducono chi ne è fatto oggetto a manifestarsi in modo più cauto, insinuano il rischio che la libera espressione comporti un prezzo da pagare. Scrivere su una locandina di una riunione organizzata dall'associazione degli studenti gay e lesbiche di un'università (nel caso specifico, la Bocconi di Milano) che "i froci si curano a Zyklon B" costituisce invece la libera espressione di una probabilmente inelegante ma, per l'ordinamento italiano, legittima opinione. Anche se gli stessi studenti sono già stati molestati e aggrediti non meno di dieci giorni fa all'interno del medesimo ateneo. La Legge Mancino, infatti, non punisce l'odio omofobico e ogni tentativo di allargare all'omofobia questa legge è stato respinto come norma liberticida che limiterebbe la libertà di espressione. Eppure gli omosessuali sono stati sterminati con il medesimo Zyklon B nei medesimi campi di sterminio. Una ragione per questo differente trattamento ci dovrà pur essere. Io però non riesco a comprenderla".

18 maggio 2011

SCALFAROTTO SCRIVE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E NAPOLITANO RISPONDE

"Atti e affermazioni di carattere discriminatorio possono anche portare un danno all'immagine dell'Italia, con effetti negativi anche sulla propensione delle imprese straniere ad investire nel nostro paese. Tali comportamenti infatti offendono convinzioni e valori ormai consolidati in tutte le democrazie mature e largamente condivisi". E' quanto scrive il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in risposta ad una lettera inviatagli da Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD in occasione della Giornata Internazionale contro l'Omofobia e pubblicata oggi dal Corriere della Sera.
Nella sua lettera Scalfarotto lamentava le difficoltà riscontrate nella vita con il suo compagno rispetto a quanto gli accadeva in altri paesi dove hanno vissuto: "Dal mio ritorno in Patria ho potuto notare quanto il mio orientamento sessuale costituisca per me e la mia famiglia un impedimento assai più concreto di quanto questo fosse negli altri Paesi in cui ho vissuto. Soltanto qui io e Federico siamo considerati due estranei, soltanto qui espressioni di esclusione, pronunziate anche da personalità pubbliche, sembrano non essere colpite da nessuno stigma sociale. L'omofobia sembra essere in Italia un dato universalmente accettato". Scalfarotto ha citato il caso recente dell'attacco del sottosegretario Giovanardi allo spot dell'Ikea che ritraeva due uomini definendoli "una famiglia". "Dove mai si è visto - scrive - un governo che mette a rischio la relazione con un investitore estero che garantisce stipendi a centinaia di famiglie pur di affermare l'intolleranza verso un particolare gruppo di suoi stessi cittadini?".

QUI l'articolo completo pubblicato sul Corriere di oggi, mercoledì 18 Maggio 2011.

28 marzo 2011

OPPORTUNITA' DI LAVORO: LAVORARE PER PARKS

"PARKS Liberi e Uguali" (associazione che riunisce i datori di lavoro disposti a valorizzare, anziché nascondere, la presenza in organico di omosessuali e trans) cerca una persona che si occupi della macchina organizzativa dell'associazione. Il ruolo per il momento ha un contratto a progetto di sei mesi (che si auspica naturalmente di rinnovare) e la retribuzione purtroppo non è sicuramente tale da costituire una motivazione specifica per voler fare questo lavoro. Dal punto di vista delle qualità personali si cerca una persona che sia in grado di gestire allo stesso tempo compiti molto diversi tra di loro (dall'organizzazione, alla contabilità, alla comunicazione): non è necessaria un'esperienza specifica ma è necessario avere voglia di imparare. Una persona fortemente orientata al gioco di squadra, con un approccio imprenditoriale ("L'associazione è mia. Se Parks cresce, cresco anch'io"), che sostenga in maniera entusiastica la mission dell'associazione e che nel lavoro cerchi di trovare occasioni di sviluppo personale e, oh yes, di divertimento. Naturalmente Parks è un "Equal Opportunity Employer" e non discrimina sulla base di nessuna caratteristica (genere, età, etnia o nazionalità, abilità, orientamento sessuale, identità di genere, credo religioso o convinzioni filosofiche).
La sede di lavoro è Milano.
Se siete interessati scrivete, allegando un curriculum vitae, all'indirizzo email:
info@parksdiversity.eu

Di seguito la Job Description:


Associate Director, Operations & Finance Dirige ed è responsabile, riportando direttamente all'Executive Director, dell'intera macchina associativa, del coordinamento generale delle attività e della realizzazione dei progetti dell’associazione. E' responsabile di tutti gli aspetti organizzativi, amministrativi e finanziari dell’associazione. Si occupa della gestione del budget e ha il compito di predisporre, insieme all'ED, il bilancio consuntivo e la bozza del bilancio preventivo che verrà presentata annualmente al CdA. Predispone tutti i materiali per le Assemblee dei soci e per le riunioni del CdA e dell'Advisory Board, di cui funge da segretario. Ha inoltre il compito di realizzare un efficace coordinamento delle funzioni interne dell’associazione e di curare la comunicazione interna allo staff.
Per maggiori informazioni:
www.parksdiversity.eu

21 febbraio 2011

PARKS, LIBERI E UGUALI - QUANDO IL DIVERSITY MANAGEMENT FA BENE ALL'AZIENDA

Aziende "amiche" nel nome di Rosa Parks.
Fondata da Ivan Scalfarotto nasce un'associazione che riunisce i datori di lavoro disposti a valorizzare, anziché nascondere, la presenza in organico di omosessuali e trans.
Obiettivo: creare posti di lavoro, trattenere e sostenere i talenti, alzare il fatturato. Strategia: non discriminare i dipendenti, costruire ambienti inclusivi. Non è solo una idea,ma è la politica aziendale portata avanti dalle imprese di "Parks - Liberi e Uguali", associazione che riunisce datori di lavoro fondata da Ivan Scalfarotto.
La scommessa è valorizzare per essere competitivi. Stop alle imprese che rinunciano al potenziale delle persone omosessuali o trans accettando che siano invisibili. "Se non so chi sei
non mi fido di te, non ti scelgo come collaboratore", ha sottolineato il fondatore nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati. Risultato: vivacchi. E invece avresti l'idea innovativa in tasca, ma la tieni per te, come tutto il resto.
Le risorse silenti restano nell'angolo. Con Parks non più. Il talento in cima, dunque: lo si vede anche dalla qualità della confezione. Video informativi brevi e incisivi, tabelle chiare sui percorsi avviati per garantire parità di diritti e di trattamento da parte di imprese
che non parlano solo "straniero", tra cui Ikea, Citi, Johnson& Johnson, ma che sono presentissime nelle nostre case vedi Telecom Italia. Il tutto in un elegante "color purple", colore della libertà, che indica il filo "viola" capace di tenere insieme uguaglianza, libertà, lavoro, incremento della produzione. "Parks", un nome per ricordare Rosa, che nel 1955 in Alabama sull'autobus si rifiutò di alzarsi per cedere il posto a un passeggero bianco, diventando un'icona della lotta contro la segregazione razziale. E' una filosofia che favorisce l'accesso al primo impiego: rivolta ai neolaureati, c'è una sezione telematica (http://www.parksdiversity.eu/) che illustra le competenze richieste dalle aziende esplicitandone la politica inclusiva.
"I giovani si fanno avanti sapendo di essere valorizzati solo per le capacità, e non esclusi per ciò che sono". La tendenza è quella di affrontare le sfide dell'immediato futuro: "L'imminente arrivo sui luoghi di lavoro della cosiddetta "Generazione Y", molto più libera in famiglia e nei luoghi di studio, e consapevole della propria identità, potrebbe far precipitare un problema che finora non si è saputo se e come gestire". Un problema che fino adesso con troppa frequenza è stato eluso: le cause per discriminazione sono quasi assenti dai tribunali del lavoro italiani. Parks vuol dire "servizi". Paolo Arnaldi, responsabile risorse umane di Citi, ha parlato di: "corsi sulla gestione del pregiudizio nascosto, estensione delle coperture assicurative a tutto il personale,
compresi gay e trans, una guida alla diversity che verrà distribuita nei campus universitari, l'omogeneizzazione di tutte le sedi alla luce del pari trattamento". E ancora, comunicazione: giornate di informazione, reclutamento e orientamento sul lavoro.
Posizionamento nel mercato come aziende di eccellenza grazie al "Diversity Management".
Forte di un comitato scientifico che alligna nomi come Concita De Gregorio, Stefano Rodotà, Irene Tinagli, Pietro Ichino. Parks ha ricevuto il patrocinio del Ministro Carfagna.
"L'iniziativa è in armonia con le finalità del ministero che ha istituito comitati per contrastare le discriminazioni e in uno studio ha rilevato che le vittime più esposte sul lavoro sono le persone trans", ha dichiarato Massimiliano Monnanni, alla testa di UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali). Sorge una domanda: in Italia una cultura della piena cittadinanza si farà strada, non tanto per via della politica, ma grazie all'impresa?

Delia Vaccarello - l'Unita 21 Febbraio 2011

QUI l'articolo in PDF.

24 marzo 2010

PER I DIRITTI NON PER LA POLTRONA

Domani sera vi consiglio di non perdere questo importante appuntamento alla Camera del Lavoro di Milano con Vittorio Angiolini (candidato PD al consiglio regionale della Lombardia e professore ordinario di Diritto costituzionale dell'Università di Milano), Ivan Scalfarotto e Paola Concia.

Giovedì 25 marzo 2010
Ore 21.00
Camera del Lavoro - Sala Buozzi
C.so di P.ta Vittoria 45, Milano

UNA GIORNATA PARTICOLARE

Dal blog di Ivan Scalfarotto:

Il punto che più mi pare rilevante è che la portata assolutamente storica della giornata sia sfuggita a molti, e questo è un problema. Il silenzio della stampa che ha preceduto l'udienza, anche della stampa democratica e progressista (Repubblica è riuscita a silenziare il tema con la medesima precisione chirurgica usata per silenziare Ignazio Marino durante il congresso), è stato veramente impressionante. Ma anche dagli umori percepiti sulla rete e tra le persone ho avuto come la sensazione che il senso di sorda disperazione che qualche volta provano le persone che sono discriminate sia difficile da intuire per chi discriminato non è mai stato: come se ci fosse una difficoltà ad immedesimarsi, a comprendere, una specie di sordità emotiva rispetto al senso di frustrazione che colpisce chi è inibito rispetto ai suoi diritti per qualcosa che è, per una sua caratteristica sulla quale non ha nessun controllo. Questa mattina ho citato Rosa Parks nel mio primo tweet e qualcuno ha commentato chiedendomi cosa c'entrasse mai la lotta di emancipazione dei neri d'America con la giornata di ieri. La domanda stessa spiega come meglio non si potrebbe la sordità che intendo.
Qualcun altro, anche persone che tengo in massima stima, hanno stigmatizzato la mancanza di pragmatismo, l'irragionevolezza della richiesta di uguaglianza che oggi si è manifestata davanti alla
Corte. Anche in questo caso mi pare incredibile come non si possa comprendere che col pragmatismo a camminare sul terreno accidentato dell’emancipazione e dei diritti non si va da nessuna parte. Parlare di pragmatismo il giorno stesso che un nero americano, sedendo alla Casa Bianca, impone una riforma sanitaria come quella che ha portato a casa il Presidente Obama dimostra che per alcune persone - anche non sprovvedute, e tra quelle che si sono spellate le mani il giorno dell'elezione di Obama - il principio, la conquista, il sogno applicato alla politica vanno bene forse per l'estero o per nuove frontiere che si pensa noi non abbiamo, come invece dolorosamente è il caso, da percorrere anche qui a casa nostra. La discriminazione che si consuma sulla pelle delle persone GLBT in Italia non ha nulla a che invidiare ad altri tipi di apartheid: è la negazione di diritti positivi, è una soggezione culturale, è l’esposizione ad abusi e violenze verbali e fisiche che non sono sufficientemente stigmatizzate dalla società e punite dalla legge.
Era per questo che eravamo tutti emozionatissimi. Francesco Bilotta, il vero padre di questa battaglia, camminava su e giù con la sua toga addosso come un padre - appunto - fuori dalla sala parto. Sergio Rovasio, il segretario di "
Certi Diritti", aveva le lacrime agli occhi. Le coppie che hanno adito i tribunali avevano l'aria, gli abiti e l'emozione che in genere ha chi è andato in municipio per sposarsi e non davanti a un tribunale per difendere le proprie ragioni. Sentire risuonare le parole, sentire descrivere le nostre famiglie, sentire parlare dei nostri affetti come fossero cose normali, giuste, scontate, già patrimonio di un paese migliore; udire parlare di noi in una casa della Repubblica in punto di diritto, in una logica europea, senza offese e turpiloqui, senza leghisti blateranti o fascisti con la bava alla bocca o prelati sottili dalle lingue taglienti o giornalisti televisivi genuflessi al potere; vedere accadere tutto questo nella solennità del Palazzo della Consulta, davanti alle toghe dei 15 giudici e ai pennacchi dei Carabinieri in alta uniforme è stata un’esperienza emotiva molto difficile da descrivere.
Sono cose che invece ha capito chiaramente il nostro collegio di difesa, che ha compiuto un’impresa memorabile.
Vittorio Angiolini, Marilisa D'Amico, Vincenzo Zeno-Zencovich, Ileana Alesso, Massimo Clara hanno argomentato con forza oratoria, logica ferrea e grande equilibrio, costruendo sulla relazione dettagliatissima del Giudice Criscuolo che ha ripercorso punto per punto l'ordinanza del Tribunale di Venezia. I nostri avvocati erano chiaramente ben consapevoli dell'importanza vitale della vicenda dal punto di vista della democrazia e hanno tessuto una rete che non sappiamo quanto resisterà all'esame della Corte ma che certamente ha reso la questione degna del massimo rispetto. Un punto in particolare ha richiamato Angiolini: che su questi temi la Corte è di certo competente, perché in tema di diritti non si può restare appesi alle mutevoli maggioranze parlamentari e che l'espressione "società naturale fondata sul matrimonio" usata dal Costituente non era intesa certo a rafforzare il potere politico sulla nozione di famiglia. Quella parola "naturale" implica al contrario la responsabilità che la politica prenda atto e rispetti ciò che esiste come famiglia all’interno della società.
Se la mattinata di oggi fosse stata un film, l'
Avvocata dello Stato che rappresentava in giudizio il Presidente del Consiglio dei Ministri sarebbe stato uno di quei personaggi minori che poi però si rivelano fondamentali nella dinamica della narrazione. Seguendo la sua arringa ho avuto ad un certo punto la sensazione netta - ed è ovviamente una mia purissima illazione - che non fosse convinta nemmeno lei delle cose che diceva. Come dire: non trovavo che "chiudesse", che desse la zampata, che puntasse al goal con decisione. Allora ho preso a guardarla più da vicino (zoom) e ho visto una giovane donna sui 40 anni, con ogni probabilità molto brillante intellettualmente, e ho pensato che non fosse poi così improbabile che in cuor suo non fosse nemmeno tanto felice di dover fare la parte di quella che negava situazioni che nella sua vita, chissà, magari riconosce tutti i giorni. Magari ha amici gay, come tutte le persone di quarant’anni che vivono nelle grandi città. Vabbè, magari mi sono solo fatto un film e ho capito che a fare l'Avvocata dello Stato qualche volta ci si trova nei casini.
Ora aspettiamo la decisione, che è già slittata a domani. Comunque la
Corte deciderà noi tutti la rispetteremo con la deferenza che si deve al massimo organo di garanzia della Repubblica. E comunque deciderà ci darà argomenti da dibattere. Io credo che oggi sia cominciato un cammino inarrestabile, credo che finalmente la comunità GLBT italiana abbia trovato il bandolo della matassa e che per la prima volta nella storia siamo usciti da un’inconcludenza, piena di buona volontà, ma che inconcludente oggettivamente è stata. Abbiamo finalmente dato piena dignità istituzionale alla questione, l'abbiamo sollevata di livello, l'abbiamo ispirata con una strategia perfetta, le abbiamo dato forza tecnica prima ancora che politica e l'abbiamo poi affidata per la discussione a gente (gente eterosessuale, peraltro, facendo così finalmente uscire la questione dai nostri confini) di eccellenza assoluta che l'ha difesa con passione come fosse propria. Anzi, "con orgoglio", come ha detto l'Avvocata Alesso ieri sera all'incontro con Arcigay a Milano, inconsapevole credo di aver scelto proprio questa parola così nostra e così piena di significati storici per la comunità. Se andrà bene avremo recuperato i vent'anni di ritardo che abbiamo sulla questione gay rispetto al resto d'Europa, e se andrà male dovremo continuare questo cammino sapendo che la Corte Costituzionale spesso fa crescere il suo pensiero in pronunzie successive. Già altri due giudici (Ferrara e Firenze) hanno adito la Corte, altri ne verranno man mano che altre coppie andranno nei comuni a chiedere di sposarsi dimostrando così che c’è un bisogno e che le persone non hanno paura di esprimerlo e di chiederne la tutela davanti alla legge.
Fatemi dire anche un'ultima cosa. Ieri sera a Milano, alla serata di
Arcigay, Marilisa D'Amico e Vittorio Angiolini hanno parlato spiegando ad una folla appassionata ed attenta tutti i dettagli della vicenda. Rispettando l'organizzazione padrona di casa non si è fatto menzione del fatto che entrambi sono militanti del Partito Democratico e che Vittorio è candidato alle regionali qui a Milano. Ecco, io invece sono stato orgoglioso di loro e, attraverso loro, del mio Partito. Vederli all'opera, sentirli parlare, apprezzarne la sapienza tecnica e il coraggio civile è stato vedere in azione il PD di cui sono felice di far parte: un partito fatto di persone eccellenti, coraggiose, aperte al dialogo, disposte a esplorare senza paraocchi ideologici aree e problemi nuovi della società, disponibili a mettere in comune i propri talenti (Vittorio era con me in aereo alle 6.30 ieri mattina e quando sono andato via dalla riunione a mezzanotte era ancora lì che rispondeva alle domande degli intervenuti). Ecco, pensavo che mi piacerebbe che tutti quelli che mi hanno indefessamente chiesto per due anni come facevo a stare nel partito della Binetti (un partito che per questo motivo non potevano votare) mi chiedessero ora quanto orgoglioso io sia di stare nel partito della D'Amico e di Angiolini (un partito per il quale votare, tra qualche giorno, e in cui credere per il futuro). Moltissimo, sarebbe la risposta.

04 febbraio 2010

IVAN SCALFAROTTO - UN IMPEGNO CONCRETO NELLA LOTTA ALL’OMOFOBIA

Una mozione di condanna in ogni amministrazione dove governa. Dopo la bocciatura da parte della Camera della proposta di legge contro l'omofobia, il Partito Democratico, su iniziativa del vice presidente dell'assemblea nazionale Ivan Scalfarotto e del tavolo GLBTE (Gay, Lesbiche, Bisessuali, Trans e Etero) del PD, mobilita la propria rete sul territorio per la "Maratona Contro L'Omofobia".
"A Roma siamo all'opposizione - dichiara Scalafarotto - ma in tante regioni e in tante Città siamo forza di governo. Per questo il PD ha deciso di utilizzare la propria rete, un risorsa preziosa e importante, per affermare un principio di civiltà che ci sta particolarmente a cuore". "Chiederemo a tutti i consigli regionali, comunali e provinciali in cui siamo maggioranza di approvare una mozione contro l'omofobia e la transfobia, come hanno già fatto la Regione Lazio, la Provincia di Ancona e il Comune di Modena. In questo modo - conclude il vice presidente del PD - il Partito Democratico intende attivarsi concretamente sui temi dell’uguaglianza, in attesa che l’alternativa che rappresentiamo al governo della destra riporti l'Italia finalmente a pieno titolo nella comunità rappresentata dai paesi europei".

01 febbraio 2010

UNA PICCOLA STONEWALL

Dal blog di Ivan Scalfarotto:

I gay romani hanno accolto con bordate di fischi Lorella Cuccarini che si presentava come ospite a Muccassassina per confermare dal palco le dichiarazioni contro le famiglie gay, quelle che vorrebbero sposarsi e quelle che hanno o vorrebbero avere dei bambini, che aveva rilasciato alla stampa qualche settimana fa. Speriamo che questa prima reazione contro chi dice cose che nessuno si sognerebbe di dire a Londra, Parigi, Madrid, Berlino, New York (e nemmeno Città del Messico o nella Terra del Fuoco) si allarghi ben al di là del mondo dello spettacolo e che coinvolga tutte le persone che vivono in Italia e che credono che questo Paese debba essere un luogo civile, inclusivo e rispettoso dei diritti di tutti.

PS: Ho parlato ormai un paio di settimane fa con Lucio Presta, agente di Lorella Cuccarini, per invitarla a una cena con una Famiglia Arcobaleno e darle la possibilità di vedere da vicino una realtà che, come tutte, meriterebbe di essere conosciuta prima di essere condannata. Non mi ha ancora risposto, speriamo che si possa fare in futuro. L'invito è sempre valido.

22 dicembre 2009

DELL'AMORE E DEI DIRITTI

Dal blog di Ivan Scalfarotto:

Con un servizio su
TV7 per il quale non trovo altro aggettivo che spettacolare, Maria Luisa Busi prova a trasformare l'Italia e la televisione italiana in posti normali. Luoghi dove la gente viene vista e descritta con comprensione e umana simpatia, dove si cerca di fare in modo che la pubblica opinione si immedesimi e comprenda, dove il punto di vista dell'altro può essere spiegato senza provocare risse e anatemi.
Un pezzo di televisione così accogliente e umano non poteva che finire accuratamente nascosto tra le pieghe notturne del palinsesto, così ho pensato di provare a tirarlo fuori e di metterlo qui come pensiero di pace e di accoglienza per questo Natale italiano così incattivito, ammaccato e amaro.

20 ottobre 2009

IGNAZIO MARINO INCONTRA LA COMUNITA' GLBT ITALIANA

Ignazio Marino, candidato "gay friendly" alla segreteria del Partito Democratico, incontrerà la comunità GLBT italiana e illustrerà gli impegni presi, dalle pari opportunità all'uguaglianza verso un pieno riconoscimento, a tutte e a tutti, dei diritti civili e contro ogni forma di discriminazione.
L'appuntamento è per venerdì 23 Ottobre alle ore 20.30 allo "Shocking Club" di Milano (Bastioni di porta Nuova, 12). Nel corso dell'incontro sono previsti anche interventi da parte di esponenti GLBT quali Ivan Scalfarotto (componente dell'assemblea nazionale del Partito Democratico, Aurelio Mancuso (Presidente nazionale Arcigay), Fabianna Tozzi (Presidente associazione Trans Genere), Rita De Santis (Presidente nazionale Agedo). INGRESSO GRATUITO.

14 ottobre 2009

DOVE SONO I GAY, LE LESBICHE LE E I TRANS MILANESI?

Non posso che condividere appieno e riportare di seguito quanto scritto quest'oggi su Gay.tv

Dove sono i gay? Dove sono le lesbiche? Dove sono le ed i trans?
Ieri sera a Milano, così come in altre città d’Italia, sono nate manifestazioni spontanee a seguito della bocciatura del testo Concia sulle aggravanti di reato legate all'orientamento sessuale.Alle ore 21.00 sotto la silente (e soddisfatta?) Madonnina si sono riunite una trentina di persone. Dopo venti minuti erano diventate il doppio. Verso le 21.45 erano in circa ottanta. In quella stessa Milano universalmente riconosciuta come la capitale omosessuale d'Italia. Ed il potere quasi soprannaturale che la città sfodera per attrarre a sé da tutto lo stivale gay e lesbiche, (che quotidianamente si danno appuntamento nell locale friendly di turno per esprimere il proprio orgoglio nell'aver comprato l'ultima borsa di Gucci) oggi, quello stesso potere, non è riuscito a far riunire in piazza più di ottanta sconfitti. Alle 22.00 i temerari si sono spostati dal Duomo al sagrato di Palazzo Marino, passando per Galleria Vittorio Emanuele e bussando simbolicamente alla porta di un'amministrazione già sotto le coperte.
"Abbiamo la piena dignità di cittadini di rivendicare ciò che siamo" dice Stefano Aresi di Milk Milano "è allucinante e umiliante pensare che solo venerdì scorso abbiamo presenziato al congresso sui matrimoni tenutosi alla Camera dei Deputati, solo sabato abbiamo gridato con forza l'importanza di una legge alla manifestazione "UGUALI", e ora, nonostante la pressione mediatica che i siti di informazione LGBT hanno contribuito a creare, è stata presentata (per poi essere bocciata) una legge soffice, troppo morbida, ricca solamente di attenuanti generiche, e priva oltretutto dell’aggravante per l'identità di genere".
Delusa anche Stefania Cesta, presidente di Arcilesbica Milano, che giudica quanto è accaduto questo pomeriggio un "colpo basso alla democrazia". "E' stata una doccia fredda per me e per tutta la comunità LGBT" prosegue la Cesta, "è stata sprecata un'opportunità che godeva anche del consenso del Ministro Carfagna. Non capisco però questo cambio di registro da parte del Ministro per le Pari Opportunità: una disponibilità della Carfagna a farsi portavoce di una legge direttamente in Consiglio dei Ministri potrebbe nascondere anche un primo sostanziale segno di cedimento dell'attuale Governo, pronto a cadere".


Con Stefano Aresi del Circolo Milk di Milano











Monica Romano, presidente onoraria de "La Fenice"
e delegata alla Consulta per il
CIG- Arcigay Milano







Indovinate chi sono?


Ivan Scalfarotto

"Mio Marito"

Stefano Aresi, Monica Romano, presidente onoraria de "La Fenice"
e delegata alla Consulta per il
CIG- Arcigay Milano
e Daniele Bra, rappresentante FtoM all'interno de "
La Fenice"




Fonte e Foto: Gay.tv

BOCCIATA LA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA

Alla Camera, ancor prima di discutere, la legge sull'omofobia - o meglio il progetto di legge dell'onorevole Paola Concia - è stata cancellata con un voto che ha visto uniti PdL, Lega e UDC. La pregiudiziale di costituzionalità presentata dai cattolici di centro è stata approvata dai deputati con l’apporto decisivo del PdL e della Lega. Hanno votato contro - per salvare la legge, quindi - PD e IdV. Il voto di oggi dimostra che per i prossimi decenni non avremo nuovi diritti dal Parlamento.Si è visto - come si era visto già con i PACS, i DICO, ecc - che è inutile mediare al ribasso: tanto la lobby anti-gay non farà passare mai nulla o comunque si opporrà a ogni iniziativa di legge. Meglio ripartire dal movimento e, magari, dalle battaglie legali. Poco prima della bocciatura la Camera aveva respinto la proposta di rimandare il testo in commissione. Probabilmente è meglio che sia andata così: meglio una bocciatura palese, con ognuno che si prende le proprie responsabilità, piuttosto che un rinvio senza fine. Almeno sappiamo con chi abbiamo a che fare.

Ivan Scalfarotto scrive oggi sul suo blog:
"Se è vero che lo stato di salute di una democrazia si misura da come tratta le sue minoranze, la democrazia in Italia è in stato comatoso.Ieri sera il nostro Parlamento ha, per l'ennesima volta, affermato che le persone GLBT (almeno il 5% della popolazione, secondo le stime più prudenti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità) in questo paese sono persone di serie B. La bocciatura della Legge Concia e la sua aberrante pretesa incostituzionalità sono la conseguenza logica di un sistema che ha rinunciato in partenza all'aspirazione all'uguaglianza propria di ogni democrazia degna di tal nome. Come ho provato a dire ieri a Exit a Castelli e Franceschini, l'odio omofobico è l'effetto di un messaggio molto chiaro che il sistema politico dà al Paese: che i cittadini GLBT sono cittadini di serie B. Questo legittima chiunque (specie qualche testa calda) a comportarsi di conseguenza.Se si vuole eradicare l'omofobia, quindi, bisogna che cambino il linguaggio e la pratica della politica: le cose pazzesche che Berlusconi, Castelli e i loro accoliti dicono nell'indifferenza generale (come è successo anche alla Bindi a "Porta a Porta" pure ieri da studio non mi è parso di sentire grandi parole in mia difesa mentre Castelli abbaiava) li costringerebbero all'esilio in qualsiasi altra parte d'Europa. Il Parlamento faccia poi leggi che equiparino completamente gli omosessuali e i transessuali agli eterosessuali, e lo stesso valga per tutte le altre minoranze e per le donne, che minoranza non sono ma soffrono ugualmente. Certo, se il PD non abbraccerà questa causa presto e totalmente, questo non accadrà mai. Ma che partito di sinistra è un partito che non si schiera con compattezza e convinzione per la parità e per l'uguaglianza? E' per questo che appoggio Ignazio Marino ed è per questo che credo che la laicità di Dario Franceschini sia un bluff: perché quando si parla di uguaglianza ci sono solo due opzioni: essere uguali o disuguali. Se Franceschini, come candidamente ha ammesso, non è favorevole ad approvare una legge che dia alle coppie gay il matrimonio o altra forma giuridica equipollente (come le civil partnership britanniche a cui Marino si ispira), questo vuol dire che Franceschini pensa e pratica che una coppia di due uomini o di due donne non abbia la medesima dignità di una coppia eterosessuale. Questo, per il Segretario di un Partito progressista socialista e democratico europeo è inconcepibile: chiedere a Zapatero, Brown, Papandreu. La logica è così stringente che ieri Dario per zittirmi ha dovuto ricorrerre all'autorità ("Ivan, sono il tuo segretario!") che questo Partito non ha mai avuto utilizzare con nessuno, a partire da quella Paola Binetti che oggi Franceschini vuol cacciare dal Partito. Una delle tante cose che Franceschini vuole fare oggi e che non si capisce perché non abbia fatto ieri".


Se volete rinfrescarvi la memoria, la puntata di Exit è qui sotto (cliccare QUI per la seconda parte e QUI per la terza parte):