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20 luglio 2011

RIMANDATA LA DECISIONE SULLA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA

"Voglio informare i colleghi che dalle 15 di questo pomeriggio si sta tenendo una manifestazione fuori da Montecitorio per sostenere la legge contro l'omofobia. E' l’Italia migliore. Ci ho provato in tutti i modi, ma forse non sono riuscita a spiegarvi che cos'è la violenza omofobica e transfobica. Uscite e loro ve lo spiegheranno".
Anna Paola Concia, Aula della Camera, martedì 19 Luglio 2011

L'approvazione della legge contro l'Omofobia è stata rimandata. I gay possono aspettare, chissà per quanto altro tempo....

18 luglio 2011

STOP OMO-TRANSFOBIA: CONTRO OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE E VIOLENZA

Domani 19 luglio la Camera dei Deputati dovrà esprimersi, con un voto, sulla proposta di Legge contro l'omofobia e la transfobia, ma, prima ancora, sulle pregiudiziali di costituzionalità al testo stesso, la cui approvazione rischia di bloccare l'iter di votazione della Legge.
Le pregiudiziali di costituzionalità presentate alla Camera dai gruppi parlamentari del PdL, della Lega e dell'UdC contro la legge anti omofobia e transfobia costituiscono un vergognoso atto di discriminazione e di integralismo con le quali il Parlamento italiano si sottrae al suo dovere primario: porsi al servizio delle cittadine e dei cittadini, soprattutto, come in questo caso, di quelli per i quali la Costituzione impone, all'articolo 3, la rimozione degli ostacoli al
conseguimento di una piena ed autentica eguaglianza e libertà. Perché se si insulta qualcuno in ragione del suo credo religioso si viene puniti espressamente dalla legge, mentre se analogo atteggiamento persecutorio lo si ha nei confronti di una persona gay, lesbica o transessuale non si viene puniti con una specifica previsione di legge? Perché, allora, non estendere alle persone omosessuali e transessuali la Legge Mancino? Il Parlamento abbia il coraggio anche in questo caso di assumersi delle responsabilità e non di ribaltarle. La tutela, anche dal punto di vista penale, delle persone LGBT è oramai patrimonio di gran parte dei paesi occidentali;l'Italia da che parte del mondo sta?
Con queste pregiudiziali il Parlamento italiano rischia di commettere un'ulteriore violenza contro le molte persone omosessuali e transessuali vittime di numerosissimi casi di bullismo, aggressione, violenza e discriminazione. E' dunque una battaglia che riguarda indistintamente tutti e tutte, dalle associazioni laiche a quelle cattoliche, dai movimenti per i diritti civili a quelli per i diritti sociali ed è per questo che Arcigay rivolge un appello a tutte le persone e le associazioni che credono nella Democrazia, nella Giustizia, nella Dignità e nell'Eguaglianza
perché si mobilitino per aiutarci a dire NO ad una gravissima ingiustizia.
Aiutiamoci tutti e tutte a cambiare l'Italia per farne un Paese europeo.

Domani 19 Luglio 0re 18.00 - Milano, Porta Venezia: SIT IN CONTRO L'OMO-TRANSFOBIA
Per info: infocig@arcigaymilano.org - segreteria@arcigaymilano.o​rg

07 luglio 2010

L'OMOFOBIA E' RAZZISMO

Da qualche anno si sente parlare sempre più spesso di omofobia (in inglese homophobia e in francese homophobie). Il termine deriva dal greco, anche se non esiste se non dagli anni Settanta del secolo scorso. Le sue componenti semantiche sono la radice "omo-", che vuol dire "stesso" (e qui indica le persone omosessuali in generale) e "fobia", che significa "paura", "avversione". L'omofobia è dunque l'avversione per le persone omosessuali o per l'omosessualità.
Oltre ad essere entrata nel linguaggio corrente, l’omofobia è ormai parte del gergo giornalistico e di quello legale. Legge anti-omofobia, violenze e attacchi omofobi (anche se secondo me sarebbe più corretto dire “omofobici”), omofobia interiorizzata e così via.
Una delle definizioni più utilizzate del termine la si ritrova nella risoluzione del
Parlamento europeo del 2006 dedicata proprio al tema. L'omofobia, ci dice il Parlamento europeo, è "una paura e un’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), basata sul pregiudizio". Ma il punto più importante è quello che segue alla definizione, ove si legge che l’omofobia è "analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo". Stabilendo questa analogia tra omofobia e razzismo si evidenzia ciò che l’omosessualità ha in comune rispetto alla razza: il fatto di essere una caratteristica della persona che non ha niente a che vedere con le scelte o con la statura morale di un individuo.
Questo punto è di importanza fondamentale.
Non si sceglie di essere omosessuali, così come non si sceglie di essere eterosessuali. Ma al di là delle elucubrazioni di chi si domanda se l'omosessualità sia convertibile o meno (chi si sogna di convertire un eterosessuale?), resta il fatto che giuridicamente parlando l'orientamento sessuale fa parte di quelle cose considerate "innate", proprie della persona e non modificabili se non al prezzo di sacrifici difficilmente sostenibili da parte dell’individuo. In questo senso l’omosessualità è come la razza. E del resto, non per tutte le caratteristiche protette si domanda un sacrificio: anche la religione è modificabile e non è per nulla "innata", eppure la si protegge sotto l'ombrello della legge…
Nel nostro Paese esistono delle norme penali a tutela della discriminazione per motivi razziali, etnici o religiosi. C'è una legge che risale al 1975, prodotto di una convenzione internazionale sul tema, che a sua volta è stata integrata dalla famigerata "
Legge Mancino", che è del 1993. La legge predispone "misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa". Il legislatore va al sodo: è punito con con la reclusione sino a tre anni chi "diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi" e con un periodo di reclusione superiore "chi in qualsiasi modo incita" a commettere i predetti delitti. E' chiaro che si tratta di un reato che limita la libertà di pensiero: non posso dire certe cose che penso. La mia libertà è quindi fortemente limitata.
Ma qual è la ragione di questa limitazione? Ce lo dice la
Cassazione: vi sono altri principi di rilevanza costituzionale che prevalgono sulla libertà di pensiero, ed in particolare vi è il principio di uguaglianza rispetto al quale "è ampiamente giustificato il sacrificio del diritto di libera manifestazione del pensiero". Le manifestazioni d'odio, infatti, sia esso razzismo, sessismo oppure odio religioso, rappresentano negazioni della persona, perché attribuiscono a una determinata categoria di persone una dignità superiore rispetto alle altre. Poiché al centro della nostra Costituzione vi è la persona, con il suo patrimonio di dignità rispetto al quale neppure lo Stato può mettere mano. Basta leggere gli articoli 2 e 3 della Costituzione per rendersi conto di quanto la persona sia veramente il pilastro del nostro ordinamento costituzionale, l'ultimo baluardo rispetto al quale neppure gli interessi della collettività possono prevalere.
Detto questo, è evidente che estendere i principi vigenti in materia di razzismo all’orientamento sessuale significa stabilire una pena per chi diffonde idee fondate sulla superiorità di un particolare orientamento sessuale rispetto ad un altro. Significa sottoporre a processo chi abbia seminato parole d’odio nei confronti delle persone
LGBT, anche incitando alla discriminazione. Proprio per questa ragione, nella sua risoluzione del 2006, il Parlamento europeo ha chiesto all’Europa e ai singoli Stati membri "di assicurare che le persone GLBT vengano protette da discorsi omofobici intrisi d’odio e da atti di violenza omofobici e [che] i partner dello stesso sesso godano del rispetto, della dignità e della protezione riconosciuti al resto della società”, invitando altresì “con insistenza gli Stati membri e la Commissione a condannare con fermezza i discorsi omofobici carichi di odio o le istigazioni all’odio e alla violenza", pur garantendo la libertà di espressione già prevista nei vari strumenti internazionali e costituzionali. Non si combatte l’odio lasciando che esso venga diffuso da persone che lo celano dietro un manto di libertà: la libertà fa una brutta fine dove l'odio la fa da padrone.
Ecco allora la domanda centrale: una legge che estendesse la
legge Mancino all’orientamento sessuale limiterebbe la libertà di espressione di coloro che pensano e dichiarano pubblicamente che l’omosessualità è una malattia, che gli omosessuali sono una minaccia per l'umanità e che la disgregazione della società moderna (ma quale?) ha luogo per colpa delle unioni omosessuali? Secondo me, si. Gentilini - disse: "Ripulirò Treviso dai culattoni" e invocò la "pulizia etnica" per gli omosessuali - sarebbe oggi in un'aula di tribunale. Ma la limita per un fine giusto e sacrosanto: quello di garantire che tutti siamo uguali e che tutti, a prescindere da quello che siamo, abbiamo pari dignità. Lo dicono gli articoli 2 e 3 della Costituzione.
Ed è per queste ragioni che sono profondamente convinto che chi non concorda con una piena equiparazione dell'omofobia rispetto al razzismo ha un grosso problema rispetto ad un concetto più generale, che è quello di dare eguale valore a tutte le persone. Davvero si può convenire con chi crede che essere nato bianco, eterosessuale, maschio e cattolico conferisca automaticamente il diritto di sentirsi superiori?

Fonte:
Blog di Matteo Winkler

16 ottobre 2009

LEGGE ANTI OMOFOBIA: CHI HA VOTATO A FAVORE, CHI CONTRO

Sappiamo che la Camera ha cancellato il progetto di legge sull’omofobia, avanzato da Paola Concia e poi approvato in commissione. Ma chi ha votato per cancellare la legge? E chi ha provato a salvarla? Basta fare un salto su OpenPolis per scoprire come hanno votato i deputati italiani: su 285 favorevoli a eliminare la legge se ne contano 193 del PdL, 51 della Lega, 34 UDC, 6 del gruppo Misto e uno (la Binetti) del PD. I gruppi sono stati piuttosto compatti, infatti tutta la Lega ha votato sì, tutta l’Idv ha votato no, come quasi tutto il PD. Nell’UDC c’è stato solo un astenuto, Pierluigi Mantini.
In pratica il centrosinistra al completo (sempre con l’eccezione della
Binetti) ha sostenuto la legge; il centrodestra l’ha bocciata, con qualche dissidente del PdL. Infatti nel partito di Berlusconi ci sono stati 10 astenuti (Bongiorno, Contento, Cosenza, Gava, Milanato, Nirenstein, Rotondi, Sbai, Scalia e Vito) e 9 sì.
Chi sono questi 9 che hanno votato in opposizione al loro gruppo, per mantenere in vita la legge sull’omofobia? Sono ex socialisti liberali o laici di destra: Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Giuseppe Calderisi, Benedetto Della Vedova, Chiara Moroni, Mario Pepe, Flavia Perina, Roberto Tortoli e Adolfo Urso. Gli unici che non hanno seguito la disciplina di partito, al contrario di altri socialisti come Cicchitto, la Boniver o Caldoro, che hanno votato sì.


Fonte:
QueerBlog

14 ottobre 2009

DOVE SONO I GAY, LE LESBICHE LE E I TRANS MILANESI?

Non posso che condividere appieno e riportare di seguito quanto scritto quest'oggi su Gay.tv

Dove sono i gay? Dove sono le lesbiche? Dove sono le ed i trans?
Ieri sera a Milano, così come in altre città d’Italia, sono nate manifestazioni spontanee a seguito della bocciatura del testo Concia sulle aggravanti di reato legate all'orientamento sessuale.Alle ore 21.00 sotto la silente (e soddisfatta?) Madonnina si sono riunite una trentina di persone. Dopo venti minuti erano diventate il doppio. Verso le 21.45 erano in circa ottanta. In quella stessa Milano universalmente riconosciuta come la capitale omosessuale d'Italia. Ed il potere quasi soprannaturale che la città sfodera per attrarre a sé da tutto lo stivale gay e lesbiche, (che quotidianamente si danno appuntamento nell locale friendly di turno per esprimere il proprio orgoglio nell'aver comprato l'ultima borsa di Gucci) oggi, quello stesso potere, non è riuscito a far riunire in piazza più di ottanta sconfitti. Alle 22.00 i temerari si sono spostati dal Duomo al sagrato di Palazzo Marino, passando per Galleria Vittorio Emanuele e bussando simbolicamente alla porta di un'amministrazione già sotto le coperte.
"Abbiamo la piena dignità di cittadini di rivendicare ciò che siamo" dice Stefano Aresi di Milk Milano "è allucinante e umiliante pensare che solo venerdì scorso abbiamo presenziato al congresso sui matrimoni tenutosi alla Camera dei Deputati, solo sabato abbiamo gridato con forza l'importanza di una legge alla manifestazione "UGUALI", e ora, nonostante la pressione mediatica che i siti di informazione LGBT hanno contribuito a creare, è stata presentata (per poi essere bocciata) una legge soffice, troppo morbida, ricca solamente di attenuanti generiche, e priva oltretutto dell’aggravante per l'identità di genere".
Delusa anche Stefania Cesta, presidente di Arcilesbica Milano, che giudica quanto è accaduto questo pomeriggio un "colpo basso alla democrazia". "E' stata una doccia fredda per me e per tutta la comunità LGBT" prosegue la Cesta, "è stata sprecata un'opportunità che godeva anche del consenso del Ministro Carfagna. Non capisco però questo cambio di registro da parte del Ministro per le Pari Opportunità: una disponibilità della Carfagna a farsi portavoce di una legge direttamente in Consiglio dei Ministri potrebbe nascondere anche un primo sostanziale segno di cedimento dell'attuale Governo, pronto a cadere".


Con Stefano Aresi del Circolo Milk di Milano











Monica Romano, presidente onoraria de "La Fenice"
e delegata alla Consulta per il
CIG- Arcigay Milano







Indovinate chi sono?


Ivan Scalfarotto

"Mio Marito"

Stefano Aresi, Monica Romano, presidente onoraria de "La Fenice"
e delegata alla Consulta per il
CIG- Arcigay Milano
e Daniele Bra, rappresentante FtoM all'interno de "
La Fenice"




Fonte e Foto: Gay.tv

BOCCIATA LA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA

Alla Camera, ancor prima di discutere, la legge sull'omofobia - o meglio il progetto di legge dell'onorevole Paola Concia - è stata cancellata con un voto che ha visto uniti PdL, Lega e UDC. La pregiudiziale di costituzionalità presentata dai cattolici di centro è stata approvata dai deputati con l’apporto decisivo del PdL e della Lega. Hanno votato contro - per salvare la legge, quindi - PD e IdV. Il voto di oggi dimostra che per i prossimi decenni non avremo nuovi diritti dal Parlamento.Si è visto - come si era visto già con i PACS, i DICO, ecc - che è inutile mediare al ribasso: tanto la lobby anti-gay non farà passare mai nulla o comunque si opporrà a ogni iniziativa di legge. Meglio ripartire dal movimento e, magari, dalle battaglie legali. Poco prima della bocciatura la Camera aveva respinto la proposta di rimandare il testo in commissione. Probabilmente è meglio che sia andata così: meglio una bocciatura palese, con ognuno che si prende le proprie responsabilità, piuttosto che un rinvio senza fine. Almeno sappiamo con chi abbiamo a che fare.

Ivan Scalfarotto scrive oggi sul suo blog:
"Se è vero che lo stato di salute di una democrazia si misura da come tratta le sue minoranze, la democrazia in Italia è in stato comatoso.Ieri sera il nostro Parlamento ha, per l'ennesima volta, affermato che le persone GLBT (almeno il 5% della popolazione, secondo le stime più prudenti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità) in questo paese sono persone di serie B. La bocciatura della Legge Concia e la sua aberrante pretesa incostituzionalità sono la conseguenza logica di un sistema che ha rinunciato in partenza all'aspirazione all'uguaglianza propria di ogni democrazia degna di tal nome. Come ho provato a dire ieri a Exit a Castelli e Franceschini, l'odio omofobico è l'effetto di un messaggio molto chiaro che il sistema politico dà al Paese: che i cittadini GLBT sono cittadini di serie B. Questo legittima chiunque (specie qualche testa calda) a comportarsi di conseguenza.Se si vuole eradicare l'omofobia, quindi, bisogna che cambino il linguaggio e la pratica della politica: le cose pazzesche che Berlusconi, Castelli e i loro accoliti dicono nell'indifferenza generale (come è successo anche alla Bindi a "Porta a Porta" pure ieri da studio non mi è parso di sentire grandi parole in mia difesa mentre Castelli abbaiava) li costringerebbero all'esilio in qualsiasi altra parte d'Europa. Il Parlamento faccia poi leggi che equiparino completamente gli omosessuali e i transessuali agli eterosessuali, e lo stesso valga per tutte le altre minoranze e per le donne, che minoranza non sono ma soffrono ugualmente. Certo, se il PD non abbraccerà questa causa presto e totalmente, questo non accadrà mai. Ma che partito di sinistra è un partito che non si schiera con compattezza e convinzione per la parità e per l'uguaglianza? E' per questo che appoggio Ignazio Marino ed è per questo che credo che la laicità di Dario Franceschini sia un bluff: perché quando si parla di uguaglianza ci sono solo due opzioni: essere uguali o disuguali. Se Franceschini, come candidamente ha ammesso, non è favorevole ad approvare una legge che dia alle coppie gay il matrimonio o altra forma giuridica equipollente (come le civil partnership britanniche a cui Marino si ispira), questo vuol dire che Franceschini pensa e pratica che una coppia di due uomini o di due donne non abbia la medesima dignità di una coppia eterosessuale. Questo, per il Segretario di un Partito progressista socialista e democratico europeo è inconcepibile: chiedere a Zapatero, Brown, Papandreu. La logica è così stringente che ieri Dario per zittirmi ha dovuto ricorrerre all'autorità ("Ivan, sono il tuo segretario!") che questo Partito non ha mai avuto utilizzare con nessuno, a partire da quella Paola Binetti che oggi Franceschini vuol cacciare dal Partito. Una delle tante cose che Franceschini vuole fare oggi e che non si capisce perché non abbia fatto ieri".


Se volete rinfrescarvi la memoria, la puntata di Exit è qui sotto (cliccare QUI per la seconda parte e QUI per la terza parte):

22 maggio 2009

CHE LA MADONNA M'ACCOMPAGNI

Su richiesta dello Studio Legale Perani per conto dell'Associazione Radio Maria che gestisce l'omonima stazione radio segnalo che quanto riportato nel post dell' 08 Aprile 2008 "Perle di Saggezza: Livio Fanzaga, direttore di radio Maria" non corrisponde effettivamente a quanto pronunziato da Padre Livio nel corso delle proprie trasmissioni, in quanto:

- viene omesso, prima del dialogo riportato, ogni riferimento alla necessità, espressa da Padre Livio, di essere vicini ai "nostri fratelli con la preghiera e con la solidarietà di cui avranno bisogno";
- Padre Livio, nelle proprie trasmissioni radiofoniche, non ha mai fatto riferimento "al mistero della passione" del Cristo, bensì "alle sofferenze della passione", concetto assolutamente differente e volto a sottolineare la sofferenza delle popolazioni terremotate;
- viene omesso di riportare una frase, effettivamente pronunziata da Padre Livio, che avrebbe dovuto essere presente nel dialogo riportato: "Capire i misteri di Dio è sempre molto difficile, cari amici…".

Queste omissioni ed imprecisioni vanno, sostanzialmente, a mutare il concetto che Padre Livio ha voluto esprimere ai microfoni dell'Associazione. Appare inoltre necessario precisare che Padre Livio non ha mai detto che Dio ha voluto e/o mandato il terremoto in Abruzzo. Il discorso pronunziato con evidente profondo dolore dai microfoni della Associazione, in realtà, è stato il seguente:

"Concludiamo il nostro commento alla stampa rivolgendo uno sguardo ai nostri fratelli del centro Italia che sono entrati in una settimana di passione e sofferenze… dobbiamo essere vicini con la preghiera e poi con la solidarietà insomma… di cui avranno bisogno..insomma..la loro sofferenza è anche la nostra… non ce ne laviamo le mani, siamo loro vicini.. partecipiamo con loro a questa sofferenza … che il Signore ha voluto che in questa settimana santa, in un qualche modo… anche loro partecipassero…diciamo così.. alle sofferenze della sua passione… capire i misteri di Dio è sempre molto difficile, cari amici…leggere i misteri di Dio è molto difficile… vogliamo vedere anche in questo, cari amici, anche in questa tragedia...volevo vedere qualcosa di..non so come dire… di positivo…in fondo il Signore quando ci fa partecipare alle sue sofferenze è perché vuol farci anche partecipare al dolore della sua resurrezione."