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31 agosto 2012

L'ITALIA NON HA BISOGNO DI OMOSESSUALI (E NEANCHE DELLA ZANICCHI)

Dal blog di Matteo Winkler

L'omofobia non si ferma neppure ad agosto.

Cominciamo dai tempi più recenti. In un manifesto di Forza Nuova in Abruzzo leggo: "L'Italia ha bisogno di figli, non di omosessuali". Ancor prima dell'assurdità di un messaggio politico di questo tipo, esso fa scempio della logica.

E' infatti evidente che non esiste nessuna connessione tra l'esigenza di far nascere più figli - espressione più di un orgoglio nazionale o dell'esigenza puramente economica di assicurare un futuro al nostro sistema previdenziale, in un'epoca in cui il vero problema è il sovrapopolamento del pianeta - e l'esistenza di una minoranza gay/lesbica, la quale, ovviamente, checché ne dicano le menti eccelse di Forza Nuova per le quali "l'omosessualità è una patologia", non aumenta o diminuisce numericamente a piacimento, né è in grado di contagiare la maggioranza trasformando la società in un complesso infertile.

Il messaggio, però, segue un trend comune. Il dato che fa riflettere è la sua assonanza rispetto alle dichiarazioni di alcuni politici, anche recenti. Questo mese è stata la volta di Pier Ferdinando Casini, il quale dopo aver affermato che il matrimonio tra persone dello stesso sesso "è un'idea profondamente incivile, una violenza della natura sulla natura", ha poi precisato che lui conosce "tante persone gay che non ci pensano nemmeno ma ritengono sia una forzatura del radicalismo ideologico di chi va al Gay Pride. Ci sono gay che non ci vanno".

Come se conoscere tanti gay sia segno di apertura mentale; come se tutti i gay che vanno al Gay Pride siano "radicalisti ideologici" (verrebbe da dire che anche quelli che vanno a messa tutti i giorni lo sono...); come se chi non va al Gay Pride avesse una precisa posizione al riguardo e non fosse per definizione d'accordo con le istanze di uguaglianza promosse – una volta tanto unitariamente - dal Movimento.

Da ultimo, è arrivata Iva Zanicchi. La diva di "Ok, Il Prezzo è Giusto" e di Zingara, che sicuramente è al suo posto, stipendiata dai contribuenti, per acume politico e capacità organizzativa, ha firmato il famigerato documento dei 173 parlamentari contrari ai matrimoni same-sex. Peccato che la Zanicchi sia stata premiata nel 2010 con il Pegaso d'Oro, destinato alle personalità che si sono distinte per le loro battaglie a favore della Comunità LGBT!

L'unica considerazione che si può fare non è tanto, come pure qualcuno ha notato, che non basta aver recitato in una fiction impersonando la mamma di un ragazzo gay per essere in sintonia con le persone omosessuali e con le loro legittime aspettative ("Sono attorniata da omosessuali e sto benissimo", diceva. Aiuto...), quanto come sia possibile che al Parlamento europeo non abbiano ancora adottato un test contro la dissociazione mentale, da applicarsi a tutti i suoi membri. Magari preventivo.

Certo, da queste dichiarazioni si può desumere un dato sicuro: ci siamo evoluti. Prima ci davano dei froci. Oggi siamo massimalisti (Bindi) e radicalisti ideologici (Casini). Il linguaggio politico è cambiato, non c'è dubbio.

Ps. Micciché, candidato alla Presidenza della Regione Sicilia, ha definito lo sfidante Rosario Crocetta "un uomo del PD beatamente omosessuale". Come se Mitt Romney dicesse agli elettori di non votare per un uomo come Barack Obama, sfacciatamente nero.

14 febbraio 2012

IN SVEZIA GIOVANARDI SAREBBE IN GALERA

Dal blog di Matteo WInkler:

Siamo sinceri: di sentire Carlo Giovanardi non ne possiamo più. Un giorno sì e quello dopo pure, Giovanardi si sbizzarrisce a sparare frasi agghiaccianti su gay e lesbiche. Stilare una classifica a partire da quella più fine o più simpatica è impossibile, perché nessuna di queste supera il livello minimo di decenza umana e linguistica che ci si aspetta da un politico di un Paese come il nostro.
Eccone alcune: "Il bunga-bunga va bene, purché sia tra uomo e donna". La pubblicità di IKEA (QUI)? "Offensiva e di cattivo gusto". I suoi amici: "Un generale una volta mi disse: 'Una volta l'omosessualità era severamente proibita, oggi è tollerata. Non vorrei che un giorno diventasse obbligatoria'". Infine, "Se uno è omosessuale è affar suo, ma se fa apertamente coming out non è più affare suo, la sua omosessualità diventa un manifesto politico". Qualche giorno fa chicca: alla domanda di cosa provasse a vedere due uomini o due donne baciarsi in pubblico, lui ha risposto: "A lei che effetto fa se uno fa pipì? Se lo fa in bagno va bene, ma se uno fa la pipì per strada davanti a lei, può darle fastidio".
Il paragone è inequivocabile. Una manifestazione di amore e di affetto – tale è il bacio tra due persone che si amano, indipendentemente dal loro essere dello stesso sesso o di sesso diverso - è considerata da Giovanardi come qualcosa di fastidioso, che merita di realizzarsi soltanto all'interno di una toilette. Anzi peggio, perché l'immagine evocata del bacio tra due persone è quella della strada: l'idea sottostante rimanda alla sporcizia, alla volgarità, all'insanità. All'essere sporchi, fuori luogo e malati. Come cani randagi, insomma, più o meno.
Turba poi il contesto del discorso nel quale Giovanardi esprime la propria opinione: quello dell'educazione. "Ci sono organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere", spiega l'onorevole, offrendo una rara lezione di anatomia. L'educazione dei più piccoli deve svolgersi, secondo lui, secondo questo principio. Allora, bambini, tutti pronti ad imparare il Giovanardi-pensiero? E voi insegnanti, tutti pronti a diffonderlo? Pronti voi docenti di medicina a classificare gli organi umani come "recettivi" ed "espulsivi"? E a spiegare, naturalmente, che quelli appartenenti all'una categoria non possono appartenere all'altra. Meno male che ci sono menti tanto illuminate a mostrarci la giusta strada per una sessualità responsabile e, soprattutto, "naturale". E meno male che il cervello della maggior parte delle persone non è solo espulsivo, ma anche recettivo.
Ad offuscare il Giovanardi-omofobico-pensiero è, purtroppo per lui, la sentenza resa dalla Corte Europea dei Diritti Umani lo scorso 9 febbraio nel caso Vejdeland c. Svezia. In Svezia i discorsi d'odio contro le persone omosessuali sono puniti con ammende e, nei casi più gravi, con la reclusione (fino a 2 anni). Il Signor Vejdeland doveva pagare una multa per aver introdotto negli armadietti degli studenti di una scuola superiore dei volantini che riportavano, tra l'altro, le seguenti frasi: "I vostri insegnanti sanno benissimo che l'omosessualità ha un effetto devastante sulla morale della società e viene consapevolmente considerata come qualcosa di morale e di buono. Voi dovete dire loro che la piaga dell'HIV e dell'AIDS si è sviluppata grazie agli omosessuali e al loro stile di vita promiscuo [...] e che le lobby gay stanno cercando di diffondere la pedofilia e anzi di renderla legale".
Quel signore ha impugnato la sentenza di condanna, sostenendo che le sue sono opinioni legittime e che, subendo una condanna per omofobia, egli verrebbe così privato del suo sacrosanto diritto alla libertà di espressione. L'abbiamo già sentita questa frase: sull'omosessualità chiunque può dire quello che vuole. Come se diffondere l'odio e offendere la dignità di un'intera categoria di persone fosse questione di libertà.
La Corte ha sancito un principio importantissimo: punire l'omofobia non infrange il diritto alla libertà di espressione, ove le pene previste siano applicate con proporzionalità. Ovviamente, tutto questo non si riferisce al nostro Paese, ove una legge contro l'omofobia non esiste. Ma la sentenza fa piazza pulita delle opinioni contrarie – solitamente usate dai cattolici, ça va sans dire – per sostenere che è un loro diritto opporsi a una legge contro l'omofobia (pur facendo rabbrividire pensare che un cristiano in generale possa dirsi contrario a una legge in difesa delle persone, ma pazienza, così è).
In altri termini, paragonare gay e lesbiche ai cani randagi non significa sostenere un'opinione, ma dire una castroneria. Se fosse in Svezia, Giovanardi sarebbe in galera da tempo. Con l'aggravante della recidiva.

10 giugno 2011

EUROPRIDE, UNA SFIDA PER LA POLITICA ITALIANA

L'annuncio, che è di quelli che lasciano increduli, risale a lunedì. Le associazioni organizzatrici dell'EuroPride hanno infatti resa nota la partecipazione di Lady Gaga alla manifestazione di chiusura della marcia del Gay Pride, che si terrà questo sabato, 11 giugno.
Si tratta di un successo che dà prestigio all'EuroPride, ma che è destinato a imbarazzare la politica italiana.
L'EuroPride è un insieme di eventi, iniziati il 1° giugno scorso e che si concluderanno sabato, appunto, con la grande parata da Piazza dei Cinquecento al Circo Massimo, volti a celebrare l’orgoglio omosessuale e transessuale. La maggior parte di questi eventi si svolge in Piazza Vittorio Emanuele II, nel quartiere dell'Esquilino, non lontano dalla Stazione Termini. Nella piazza, o meglio nel parco situato al suo interno, vi sono diversi stand, tra cui quelli del Circolo Mario Mieli, di Arcigay e di Rete Lenford - Avvocatura per i diritti Lgbt.
Come recita la parola, EuroPride è il pride europeo: le maggiori associazioni lgbt d'Europa ne fanno parte e quest’anno si tiene a Roma. Dovrebbe essere un orgoglio, per tutti gli italiani, che sia proprio l’Italia ad accogliere una manifestazione tanto importante.
Imbarazzante per la politica italiana è la presenza di Lady Gaga. Con lei, il mondo degli artisti internazionali celebra con gioia ed orgoglio ciò che nel nostro Paese è sistematico oggetto di scherno da parte dei politici: Berlusconi e Giovanardi in pole position, ma altri seguono a ruota. Il primo deride le lesbiche e vorrebbe riversare su di loro le frustrazioni del suo ego smisurato, il secondo addirittura accusa le coppie gay di essere "contro la Costituzione". Il delirium tremens che caratterizza la nostra classe politica quando si tratta di affrontare questi temi pone l’Italia al di fuori dell’Europa: un'Europa che invece cerca energicamente di riportarla dentro, proprio organizzando a Roma una delle sue manifestazioni più importanti.
Per fortuna, l'orgoglio non è in vendita e la nostra Costituzione protegge la dignità di tutte le persone, compresi omosessuali, bisessuali e transessuali, che piaccia oppure no.
Buon EuroPride a tutti!

Fonte: Blog di Matteo Winkler (Avvocato e socio di Rete Lenford)

14 luglio 2010

DELIRIUM TREMENS

Primo atto.

"
In armonia con l'insegnamento morale della Chiesa e con la Bibbia, la Ragione cioè il buon senso comune a tutti gli esseri intelligenti a prescindere dal loro credo religioso o politico afferma che l'omosessualità praticata se venisse canonizzata al pari dell'eterosessualità comporterebbe una rivoluzione nei costumi estremamente dannosa per il bene della collettività sociale perchè: rivela un affetto indebito al proprio sesso mentre, nello stesso tempo, spesso non nasconde la ripugnanza verso l'altro sesso, provocando così una problematica carica di squilibri nel corpo e nell'anima; non forma "la coppia" cioè la naturale unione complementare in senso biologico e quindi sessuale; pone l'uomo contro la donna e la donna contro l'uomo, nella vita privata e nella vita Pubblica, provocando incomprensioni e dissensi a raggio sempre più vasto; è contro l'ordine autentico della sessualità, che riconosce naturale e significativo l'uso delle forze sessuali soltanto nella regolare unione con l'altro sesso; non costituisce per nulla il matrimonio, e nemmeno un vincolo affettivo e sessuale simile a quello del matrimonio, essendo questo, per natura e per definizione, l'unione indissolubile di un uomo e di una donna, forniti delle capacità volute dalla natura e dai requisiti richiesti dalla legge naturale;
rende inevitabilmente, prima o poi, più o meno, difficili o addirittura impotenti a compiere il normale atto coniugale, per un complesso di fattori fisici e psichici;
non può valere come espressione di vero amore, poiché condizionata all'instabilità degli affetti, all'identità del sesso, al sospetto della in corrispondenza, alla trama della gelosia, all’impossibilità di realizzare la complementarietà sessuale, alla pretesa di ricercare il piacere venereo svincolando dalle sue naturali conseguenze, che sono la generazione e la cura dei figli; non genera, venendo meno alla legge naturale fondamentale, che vuole l'uso del sesso destinato in primo luogo alla procreazione per il mantenimento della specie umana; è contro la società, che per essa viene privata del matrimonio e della famiglia, ossia dei valori universali sui quali essa si fonda, si qualifica e conserva la propria identità; è occasione fin troppo facile di scandalo, con plagio o seduzione o violenza, agli adolescenti, ai malati e ai soggetti immaturi, predisponendoli a vivere infelici in una società nella quale la norma saggia che vuole tutelare l'esistenza di se medesima li indicherà giustamente come "diversi"; è causa di turbamento sociale, perché è un comportamento deviante dalla norma etica naturale , che è unicamente l'eterosessualità, e nello stesso tempo è portata istintivamente a fare del proselitismo omosessualista particolarmente pericoloso per i giovani specialmente quelli affettivamente immaturi e sessualmente insicuri ed instabili; è contro la Storia, che finisce in malomodo se finiscono le generazioni, non più alimentate dal matrimonio e dalla famiglia come voluta dal Creatore. Discendente da quanto è stato detto una conclusione precisa: l'omosessualità è peccato cioè è contro la creazione come voluta da Dio e come tutti i peccati non dà la vita ma la morte in questo caso la morte della società e della vera civiltà!
La pratica omosessuale garantita e tutelata da uno stato porterà quello stato nel giro di pochi decenni ad una totale decadenza sociale
".

Secondo atto.

"
Il 7 oppure l'8 o addirittura il 10 per cento degli uomini sono omosessuali. E se la situazione non cambia, il nostra popolo sarà annientato da questa malattia contagiosa. A lungo termine, nessun popolo potrebbe resistere a un tale sconvolgimento della propria vita e del proprio equilibrio sessuale: questo provocherà una catastrofe.

Tra gli omosessuali ci sono delle persone che hanno fatto proprio il seguente punto di vista: "Quello che faccio non riguarda nessuno, ma solo la mia vita privata". Ma non è vero, non è solo la loro vita privata: il dominio sessuale può essere sinonimo di vita o di morte per un popolo, di egemonia mondiale o di riduzione della nostra importanza ai livelli della Svizzera. Un popolo che ha molti bambini può aspirare all’egemonia, alla dominazione del mondo. Un popolo di razza nobile che ha pochissimi bambini ha comprato un biglietto per l'aldilà: non avrà più nessuno fra cinquanta o cento anni, e da qui a duecento o cinquecento anni sarà estinto. Oltre a questi problemi di numeri, adesso ho esaminato solo questo aspetto, questo popolo può sparire come Stato per altre ragioni. Siamo uno Stato di uomini, e nonostante tutti i difetti che questo sistema comporta, dobbiamo assolutamente aggrapparci a esso, perché questa è la migliore istituzione possibile. La distruzione dello Stato comincia nel momento in cui interviene un principio erotico, un principio di attrazione sessuale dell'uomo per l'uomo quando, in questo Stato di uomini, la qualifica professionale e il rendimento non contano più. Se voi trovate un uomo che ha questa inclinazione in un qualunque posto, e con un potere di decisione, potete essere sicuri di trovare attorno a lui tre, quattro, otto, dieci persone o addirittura di più, tutte con la stessa inclinazione; perché uno trascina l'altro, e gli uomini normali che vivono con loro sono sfortunati, sono condannati: possono fare quello che vogliono, ma saranno comunque distrutti. Quindi l'omosessualità fa fallire ogni rendimento, ogni sistema basato sul rendimento; essa distrugge lo Stato nelle sue fondamenta.

A questo si aggiunge il fatto che l'omosessuale è un uomo radicalmente malato sul piano psichico. E' debole e si dimostra un vigliacco nei momenti decisivi. L'omosessuale mente anche in maniera malata. Per farvi un esempio, non mente come un gesuita. Il gesuita mente con uno scopo preciso. Dice qualsiasi cosa con un'aria luminosa, ben sapendo che sta raccontando favole. Lui ha una giustificazione morale: mente per la gloria di Dio. Ad majorem Dei gloriam. Il fine giustifica i mezzi. C'è tutta una filosofia della morale, una dottrina morale elaborata da Sant'Ignazio di Loyola. Quindi il gesuita mente e lo sa. Non dimentica per un solo attimo che sta mentendo. L'omosessuale, invece, mente e crede in ciò che dice. Quando chiedete a un omosessuale: "Hai fatto questo o quello?", la risposta è "no". C'è il caso di certi omosessuali che abbiamo interrogato e che ci hanno risposto: "Giuro sull'onore di mia madre, che io sia morto se questo non è vero". Tre minuti più tardi gli abbiamo presentato le prove dicendo: "E allora questo, cosa vuol dire?". Ovviamente non sono morti e, purtroppo. sono sempre qui. L'omosessuale è naturalmente un ideale oggetto di pressione: primo, perché può essere condannato; secondo, perché è un tipo malleabile; terzo, perché è molle e senza alcuna volontà. Inoltre, voglio soltanto farvi qualche esempio in questo settore, l'omosessuale è posseduto da un bisogno insaziabile di confidenza in tutti i campi, e in particolare nel campo sessuale. Nella maggior parte dei casi, voi vi accorgete che quello che si fa arrestare vi dà spontaneamente tutti i nomi di quelli che conosce. Dunque, e devo adottare questo punto di vista, non c'è alcuna fedeltà nel'amore di un uomo per un altro uomo che assomigli minimamente alla fedeltà tra uomini, benché questa gente parli d'amore. L'omosessuale dice tutto, senza freni, e senza dubbio con la speranza di salvarsi così la pelle. Non ci dobbiamo illudere. Trascinare gli omosessuali davanti a un tribunale e farli internare, non risolve il problema. Quando esce dal carcere, l'omosessuale è tanto omosessuale quanto lo era prima. Quindi il problema rimane invariato. È risolto, invece, nella misura in cui questo vizio viene stigmatizzato, mentre prima non lo era. Il problema dell'omosessualità non può essere regolato. Evidentemente, è una questione che abbiamo valutato in tutti i sensi, possiamo mettere in carcere e internare nei campi tutti i giovani traviati. Questo è semplice da realizzare.

Però io mi chiedo: se facessi rinchiudere ventimila giovani delle grandi città, forse riuscirei a portarne tre o quattromila sulla giusta strada, tra quelli sufficientemente giovani (dai 17 ai 18 anni), e ciò con la disciplina, l'ordine, lo sport e il lavoro. Ci è già riuscito in parecchi casi. Però, dal momento in cui non ci saranno più questi giovani, perché io non metto in galera gli omosessuali, c'è il rischio che gli omosessuali si mettano a cercare nuove vittime. Quindi, ci troviamo in una situazione a doppio taglio. Io non vedo che una soluzione: impedire che le qualità di uno Stato di uomini e i vantaggi delle associazioni maschili degenerino in difetti. Secondo me, la nostra vita è troppo mascolinizzata. Siamo pronti a militarizzare delle cose perfino inimmaginabili, lo dico sul serio, niente è così perfetto quanto il nostro modo di far marciare gli uomini in riga, o di prepararsi lo zaino. Per me, però, è una vera catastrofe vedere le ragazze e le donne in tutto il Paese con degli zaini perfetti. Fa venir voglia di vomitare. E' una vera catastrofe vedere le organizzazioni e le associazioni femminili occuparsi di cose che distruggono il fascino, la dignità e la grazia della donna. Noi uomini, parlo in generale, questo non ci concerne direttamente, nella nostra pazzia vogliamo fare della donna uno strumento logico di pensiero, le insegniamo tutto ciò che è possibile. E' una vera catastrofe! Noi mascolinizziamo le donne in tal modo che, a lungo andare, la differenza sessuale, le polarità, spariscono. Da questo momento in poi, non è molto lontana la via che conduce all'omosessualità.

Signori, gli smarrimenti sessuali provocano le cose più stravaganti che si possano immaginare. Dire che ci comportiamo come degli animali sarebbe insultare le bestie. Perché gli animali non fanno queste cose. Una vita sessuale normale, dunque, costituisce un problema vitale per tutti i popoli
".

Il primo atto è tratto dal sito Internet pontifex.it, sedicente sito di Apologetica cristiana, di qualche giorno fa; il secondo da un discorso di Heinrich Himmler del 18 febbraio 1937 rivolto a ufficiali delle SS. Le sottolineature in grassetto sono mie. Ogni persona di buon senso (questo sì, buono) dovrebbe fermarsi, anche solo per un secondo, a riflettere se quello che dice o scrive presenta anche solo una minima somiglianza rispetto al pensiero di certi personaggi del passato la cui semplice menzione dovrebbe provocare in tutti noi solo raccapriccio.


Fonte:
Blog di Matteo Winkler

07 luglio 2010

L'OMOFOBIA E' RAZZISMO

Da qualche anno si sente parlare sempre più spesso di omofobia (in inglese homophobia e in francese homophobie). Il termine deriva dal greco, anche se non esiste se non dagli anni Settanta del secolo scorso. Le sue componenti semantiche sono la radice "omo-", che vuol dire "stesso" (e qui indica le persone omosessuali in generale) e "fobia", che significa "paura", "avversione". L'omofobia è dunque l'avversione per le persone omosessuali o per l'omosessualità.
Oltre ad essere entrata nel linguaggio corrente, l’omofobia è ormai parte del gergo giornalistico e di quello legale. Legge anti-omofobia, violenze e attacchi omofobi (anche se secondo me sarebbe più corretto dire “omofobici”), omofobia interiorizzata e così via.
Una delle definizioni più utilizzate del termine la si ritrova nella risoluzione del
Parlamento europeo del 2006 dedicata proprio al tema. L'omofobia, ci dice il Parlamento europeo, è "una paura e un’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), basata sul pregiudizio". Ma il punto più importante è quello che segue alla definizione, ove si legge che l’omofobia è "analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo". Stabilendo questa analogia tra omofobia e razzismo si evidenzia ciò che l’omosessualità ha in comune rispetto alla razza: il fatto di essere una caratteristica della persona che non ha niente a che vedere con le scelte o con la statura morale di un individuo.
Questo punto è di importanza fondamentale.
Non si sceglie di essere omosessuali, così come non si sceglie di essere eterosessuali. Ma al di là delle elucubrazioni di chi si domanda se l'omosessualità sia convertibile o meno (chi si sogna di convertire un eterosessuale?), resta il fatto che giuridicamente parlando l'orientamento sessuale fa parte di quelle cose considerate "innate", proprie della persona e non modificabili se non al prezzo di sacrifici difficilmente sostenibili da parte dell’individuo. In questo senso l’omosessualità è come la razza. E del resto, non per tutte le caratteristiche protette si domanda un sacrificio: anche la religione è modificabile e non è per nulla "innata", eppure la si protegge sotto l'ombrello della legge…
Nel nostro Paese esistono delle norme penali a tutela della discriminazione per motivi razziali, etnici o religiosi. C'è una legge che risale al 1975, prodotto di una convenzione internazionale sul tema, che a sua volta è stata integrata dalla famigerata "
Legge Mancino", che è del 1993. La legge predispone "misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa". Il legislatore va al sodo: è punito con con la reclusione sino a tre anni chi "diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi" e con un periodo di reclusione superiore "chi in qualsiasi modo incita" a commettere i predetti delitti. E' chiaro che si tratta di un reato che limita la libertà di pensiero: non posso dire certe cose che penso. La mia libertà è quindi fortemente limitata.
Ma qual è la ragione di questa limitazione? Ce lo dice la
Cassazione: vi sono altri principi di rilevanza costituzionale che prevalgono sulla libertà di pensiero, ed in particolare vi è il principio di uguaglianza rispetto al quale "è ampiamente giustificato il sacrificio del diritto di libera manifestazione del pensiero". Le manifestazioni d'odio, infatti, sia esso razzismo, sessismo oppure odio religioso, rappresentano negazioni della persona, perché attribuiscono a una determinata categoria di persone una dignità superiore rispetto alle altre. Poiché al centro della nostra Costituzione vi è la persona, con il suo patrimonio di dignità rispetto al quale neppure lo Stato può mettere mano. Basta leggere gli articoli 2 e 3 della Costituzione per rendersi conto di quanto la persona sia veramente il pilastro del nostro ordinamento costituzionale, l'ultimo baluardo rispetto al quale neppure gli interessi della collettività possono prevalere.
Detto questo, è evidente che estendere i principi vigenti in materia di razzismo all’orientamento sessuale significa stabilire una pena per chi diffonde idee fondate sulla superiorità di un particolare orientamento sessuale rispetto ad un altro. Significa sottoporre a processo chi abbia seminato parole d’odio nei confronti delle persone
LGBT, anche incitando alla discriminazione. Proprio per questa ragione, nella sua risoluzione del 2006, il Parlamento europeo ha chiesto all’Europa e ai singoli Stati membri "di assicurare che le persone GLBT vengano protette da discorsi omofobici intrisi d’odio e da atti di violenza omofobici e [che] i partner dello stesso sesso godano del rispetto, della dignità e della protezione riconosciuti al resto della società”, invitando altresì “con insistenza gli Stati membri e la Commissione a condannare con fermezza i discorsi omofobici carichi di odio o le istigazioni all’odio e alla violenza", pur garantendo la libertà di espressione già prevista nei vari strumenti internazionali e costituzionali. Non si combatte l’odio lasciando che esso venga diffuso da persone che lo celano dietro un manto di libertà: la libertà fa una brutta fine dove l'odio la fa da padrone.
Ecco allora la domanda centrale: una legge che estendesse la
legge Mancino all’orientamento sessuale limiterebbe la libertà di espressione di coloro che pensano e dichiarano pubblicamente che l’omosessualità è una malattia, che gli omosessuali sono una minaccia per l'umanità e che la disgregazione della società moderna (ma quale?) ha luogo per colpa delle unioni omosessuali? Secondo me, si. Gentilini - disse: "Ripulirò Treviso dai culattoni" e invocò la "pulizia etnica" per gli omosessuali - sarebbe oggi in un'aula di tribunale. Ma la limita per un fine giusto e sacrosanto: quello di garantire che tutti siamo uguali e che tutti, a prescindere da quello che siamo, abbiamo pari dignità. Lo dicono gli articoli 2 e 3 della Costituzione.
Ed è per queste ragioni che sono profondamente convinto che chi non concorda con una piena equiparazione dell'omofobia rispetto al razzismo ha un grosso problema rispetto ad un concetto più generale, che è quello di dare eguale valore a tutte le persone. Davvero si può convenire con chi crede che essere nato bianco, eterosessuale, maschio e cattolico conferisca automaticamente il diritto di sentirsi superiori?

Fonte:
Blog di Matteo Winkler