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09 giugno 2011

MILITIA CHRISTI CONTRO L'EUROPRIDE - UN ESEMPIO DI PERFETTA OMOFOBIA

Ci sono due categorie di persone assai pericolose: gli intolleranti e i razzisti.E c'è una sola categoria che riesce "magicamente" a racchiudere il meglio di queste due tipologie: i cattolici oltranzisti. Sarà che presi dal loro odio si sono dimenticati di aver letto il vangelo ed i suoi insegnamenti di amore universale. Sarà che forse il vangelo non lo hanno mai letto. "Sarà Quel Che Sarà" (cantava Tiziana Rivale nel 1983 in un Festival di Sanremo dove il playback la faceva ancora da padrone), ma uno uno dei gruppi più razzisti, oscurantisti e omofobi all'interno della Chiesa Cattolica, ovvero Militia Christi, sta portando avanti una campagna contro l'EuroPride di Roma in confronto alla quale la lotta tra Berlusconi e i "giudici politicizzati e comunisti" è una tranquilla chiaccherata tra amici.
Le iniziative contro il Pride prevedono una "Messa Riparatrice" e una manifestazione parallela lo stesso giorno in cui si terrà la parata finale dell'EuroPride ovvero sabato 11 Giugno h.16.00 in Piazza San Giovanni in Laterano. Non contenti hanno anche scritto al Sindaco di Roma Giovanni Alemanno, esponendo le loro tesi in una lettera che è l manifesto stesso della loro intolleranza ben miscelata ad una buone dose di ignoranza.
Avrei voluto segnare in rosso i passaggi salienti ma alla fine non c'è un solo rigo, una sola parola che non andrebbe evidenziata. Puro delirio talmente grottesco da essere addirittura divertente!
Mi chiedo solo una cosa. Quando parleranno di preti pedofili e mafia cattolica?
Buon divertimento!

Grazie al mio amico Ivan di DecorazioniSegrete per aver condiviso con me questa notizia.

"Signor Sindaco,

il Movimento Politico Cattolico Militia Christi vuole esprimerVi tutta la sua apprensione e la sua preoccupazione per l'appoggio da Voi dato in modo più o meno esplicito alla manifestazione, che si terrà a Roma nel Giugno 2011, chiamata "Euro Pride".
In tale contesto, numerose associazioni favorevoli alla pratica dell'omosessualità rivendicheranno alcuni presunti "diritti": tra essi il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l'adozione dei bambini da parte
di queste coppie. Queste rivendicazioni sono una palese violazione della Legge Naturale come dimostra la retta ragione umana: è assolutamente incongruo pensare di poter attribuire una "realtà coniugale" all'unione tra persone dello stesso sesso. Vi si oppone, innanzi tutto,
l'oggettiva impossibilità di far fruttificare il connubio mediante la trasmissione della vita; e vi si oppone poi, l'oggettiva natura dell'essere umano in quanto viene a mancare la complementarietà interpersonale sul piano fisico, psicologico e morale che c'è tra maschio
e femmina. Tali rivendicazioni e il clima in cui avvengono non sono solo un'offesa alla dignità dell'essere umano perché ne contraddicono l'intrinseca natura, ma sono anche un insulto a quelle persone omosessuali che vivono la loro condizione con dolore e che da essa cercano di uscire, perché, come tutte le persone con disagi psicologici, esse si trovano a dover percorrere un arduo cammino, assai diverso dal clima carnevalesco propagandato dai gruppi favorevoli alla pratica dell’omosessualità. Poiché iniziative che intendono manifestare un presunto "orgoglio omosessuale" si ripetono ogni estate a Roma da ormai dieci anni, con modalità diverse ma con lo stesso spirito, abbiamo imparato in cosa esse concretamente si traducano: penose sfilate di carri dove persone più o meno vestite sono solite abbandonarsi ad atti osceni, immorali ed innaturali. Inoltre, cosa che come Cattolici ci ferisce e offende in modo particolare, durante queste sfilate vengono scagliati insulti ed epitet ingiuriosi con sempre più odio e violenza contro il Santo Padre e contro la Santa Chiesa Romana e Cattolica; vengono parodiati in modo empio ed osceno episodi della vita di Nostro Signore Gesù Cristo e di Nostra Signora la Santissima Vergine Maria.
Quest'anno poi, abbiamo appreso che, non accontentandosi più solo della sfilata, la "Big Parade" del 11 giugno, è previsto l'allestimento, dal 1 al 12 giugno nei giardini di Piazza Vittorio, nel cuore della Roma Cattolica, al centro del triangolo ideale costituito dalle Basiliche di Santa Maria Maggiore, di San Giovanni in Laterano e di Santa Croce in Gerusalemme, del "Pride Park", nel quale la "cultura" omosessuale avrà tutto l'agio di avanzare le summenzionate istanze. Ciò sarà causa di gravi scandali per le persone che risiedono in quella
zona e per quanti passeranno di lì; in particolare il nostro pensiero va ai bambini che in questi giorni primaverili sono soliti trascorrere i pomeriggi giocando nei giardini: quale spettacolo si presenterà ai loro innocenti occhi? E' molto difficile forse, farVi capire quanta sofferenza causi non solo a noi, ma a tutti i Cattolici e a tutte le persone di buona volontà, vedere così grossolanamente offesa e vilipesa la Fede Cattolica, così degradata e umiliata la natura umana, così infangata e corrotta la Patria, soprattutto nella sacralità di Roma Capitale.
Pertanto il Movimento Politico Cattolico Militia Christi si appella alla vostra coscienza di esseri umani, e a maggior ragione a coloro tra voi che si professano Cattolici, per chiederVi che:

- l'"Euro Pride" 2011 non abbia luogo in quanto esso offende in modo gravissimo la natura e la dignità dell'uomo, offende la Fede Cattolica, offende tutti i Romani.
- Simili iniziative vengano d'ora in poi bandite da Roma, dal Lazio e dall'Italia tutta.
- Vengano offerti dalle istituzioni competenti i mezzi e/o le terapie affinché le persone che versano nello stato di omosessualità possano intraprendere un percorso – eventualmente anche terapeutico - che permetta loro di ritrovare una vita ordinata, secondo natura.

Nel tristissimo caso poi decidiate che l'"Euro Pride" debba aver luogo, il Movimento userà tutti i mezzi moralmente leciti, per ostacolarlo, combatterlo e contestarlo, mostrando all'Italia intera l'intrinseca malvagità di tale manifestazione e dell'ideologia che la anima; inoltre
sarà nostro compito far conoscere all'elettorato, e in particolare a quello di area cattolica, il Vostro comportamento.

Gentili Signore e Signori! Il compito che vi è stato affidato dai cittadini è di grande importanza e responsabilità: l'essenza della politica è infatti promuovere, tutelare e proteggere il Bene Comune. Per fare ciò, oltre ad altre varie abilità, ci vuole coraggio: il coraggio necessario anche per andare contro le pressioni esercitate dalle lobby favorevoli alla pratica dell'omosessualità, e per infrangere il muro di menzogna eretto dall'ideologia perversa di tali lobby. Solo questo vi chiediamo: abbiate il coraggio di difendere il Bene Comune!

Il Movimento Politico Cattolico Militia Christi, certo che il buonsenso prevarrà sulle pressioni ideologiche vi porge i suoi più
Distinti saluti"

07 luglio 2010

L'OMOFOBIA E' RAZZISMO

Da qualche anno si sente parlare sempre più spesso di omofobia (in inglese homophobia e in francese homophobie). Il termine deriva dal greco, anche se non esiste se non dagli anni Settanta del secolo scorso. Le sue componenti semantiche sono la radice "omo-", che vuol dire "stesso" (e qui indica le persone omosessuali in generale) e "fobia", che significa "paura", "avversione". L'omofobia è dunque l'avversione per le persone omosessuali o per l'omosessualità.
Oltre ad essere entrata nel linguaggio corrente, l’omofobia è ormai parte del gergo giornalistico e di quello legale. Legge anti-omofobia, violenze e attacchi omofobi (anche se secondo me sarebbe più corretto dire “omofobici”), omofobia interiorizzata e così via.
Una delle definizioni più utilizzate del termine la si ritrova nella risoluzione del
Parlamento europeo del 2006 dedicata proprio al tema. L'omofobia, ci dice il Parlamento europeo, è "una paura e un’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), basata sul pregiudizio". Ma il punto più importante è quello che segue alla definizione, ove si legge che l’omofobia è "analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo". Stabilendo questa analogia tra omofobia e razzismo si evidenzia ciò che l’omosessualità ha in comune rispetto alla razza: il fatto di essere una caratteristica della persona che non ha niente a che vedere con le scelte o con la statura morale di un individuo.
Questo punto è di importanza fondamentale.
Non si sceglie di essere omosessuali, così come non si sceglie di essere eterosessuali. Ma al di là delle elucubrazioni di chi si domanda se l'omosessualità sia convertibile o meno (chi si sogna di convertire un eterosessuale?), resta il fatto che giuridicamente parlando l'orientamento sessuale fa parte di quelle cose considerate "innate", proprie della persona e non modificabili se non al prezzo di sacrifici difficilmente sostenibili da parte dell’individuo. In questo senso l’omosessualità è come la razza. E del resto, non per tutte le caratteristiche protette si domanda un sacrificio: anche la religione è modificabile e non è per nulla "innata", eppure la si protegge sotto l'ombrello della legge…
Nel nostro Paese esistono delle norme penali a tutela della discriminazione per motivi razziali, etnici o religiosi. C'è una legge che risale al 1975, prodotto di una convenzione internazionale sul tema, che a sua volta è stata integrata dalla famigerata "
Legge Mancino", che è del 1993. La legge predispone "misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa". Il legislatore va al sodo: è punito con con la reclusione sino a tre anni chi "diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi" e con un periodo di reclusione superiore "chi in qualsiasi modo incita" a commettere i predetti delitti. E' chiaro che si tratta di un reato che limita la libertà di pensiero: non posso dire certe cose che penso. La mia libertà è quindi fortemente limitata.
Ma qual è la ragione di questa limitazione? Ce lo dice la
Cassazione: vi sono altri principi di rilevanza costituzionale che prevalgono sulla libertà di pensiero, ed in particolare vi è il principio di uguaglianza rispetto al quale "è ampiamente giustificato il sacrificio del diritto di libera manifestazione del pensiero". Le manifestazioni d'odio, infatti, sia esso razzismo, sessismo oppure odio religioso, rappresentano negazioni della persona, perché attribuiscono a una determinata categoria di persone una dignità superiore rispetto alle altre. Poiché al centro della nostra Costituzione vi è la persona, con il suo patrimonio di dignità rispetto al quale neppure lo Stato può mettere mano. Basta leggere gli articoli 2 e 3 della Costituzione per rendersi conto di quanto la persona sia veramente il pilastro del nostro ordinamento costituzionale, l'ultimo baluardo rispetto al quale neppure gli interessi della collettività possono prevalere.
Detto questo, è evidente che estendere i principi vigenti in materia di razzismo all’orientamento sessuale significa stabilire una pena per chi diffonde idee fondate sulla superiorità di un particolare orientamento sessuale rispetto ad un altro. Significa sottoporre a processo chi abbia seminato parole d’odio nei confronti delle persone
LGBT, anche incitando alla discriminazione. Proprio per questa ragione, nella sua risoluzione del 2006, il Parlamento europeo ha chiesto all’Europa e ai singoli Stati membri "di assicurare che le persone GLBT vengano protette da discorsi omofobici intrisi d’odio e da atti di violenza omofobici e [che] i partner dello stesso sesso godano del rispetto, della dignità e della protezione riconosciuti al resto della società”, invitando altresì “con insistenza gli Stati membri e la Commissione a condannare con fermezza i discorsi omofobici carichi di odio o le istigazioni all’odio e alla violenza", pur garantendo la libertà di espressione già prevista nei vari strumenti internazionali e costituzionali. Non si combatte l’odio lasciando che esso venga diffuso da persone che lo celano dietro un manto di libertà: la libertà fa una brutta fine dove l'odio la fa da padrone.
Ecco allora la domanda centrale: una legge che estendesse la
legge Mancino all’orientamento sessuale limiterebbe la libertà di espressione di coloro che pensano e dichiarano pubblicamente che l’omosessualità è una malattia, che gli omosessuali sono una minaccia per l'umanità e che la disgregazione della società moderna (ma quale?) ha luogo per colpa delle unioni omosessuali? Secondo me, si. Gentilini - disse: "Ripulirò Treviso dai culattoni" e invocò la "pulizia etnica" per gli omosessuali - sarebbe oggi in un'aula di tribunale. Ma la limita per un fine giusto e sacrosanto: quello di garantire che tutti siamo uguali e che tutti, a prescindere da quello che siamo, abbiamo pari dignità. Lo dicono gli articoli 2 e 3 della Costituzione.
Ed è per queste ragioni che sono profondamente convinto che chi non concorda con una piena equiparazione dell'omofobia rispetto al razzismo ha un grosso problema rispetto ad un concetto più generale, che è quello di dare eguale valore a tutte le persone. Davvero si può convenire con chi crede che essere nato bianco, eterosessuale, maschio e cattolico conferisca automaticamente il diritto di sentirsi superiori?

Fonte:
Blog di Matteo Winkler

24 giugno 2009

CAMPAGNA ARCI CONTRO TUTTE LE DISCRIMINAZIONI

"Il Razzismo è Un Boomerang, Prima o Poi Ti Ritorna". E' lo slogan della campagna promossa dall'Arci contro tutte le discriminazioni che sarà presentata oggi alla Camera. Parteciperanno alla presentazione Paolo Beni, presidente nazionale Arci; Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay; Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci e i parlamemtari Anna Paola Concia e Jean Léonard Touadì.
Si tratta, spiega l'
Arci, "di un'ulteriore tappa dell'impegno dell'associazione contro ogni forma di discriminazione, per cercare di contrastare una deriva culturale preoccupante, un imbarbarimento delle relazioni sociali che porta sempre più a chiudersi nel proprio microcosmo e a vedere nell'altro, nel diverso, il nemico da cui difendersi. A questo degrado - prosegue l'associazione - ha sicuramente contribuito una legislazione repressiva e persecutoria, come il disegno di legge sulla sicurezza in discussione in questi giorni al Senato. Un provvedimento razzista, che distrugge il principio dell'universalità dei diritti, non più esigibili da ogni persona, ma solo da alcune 'categorie' che rispondano a determinati requisiti. Nello stesso Paese, un pezzo di umanità è meno uguale, esclusa dalle garanzie dello stato di diritto e dai benefici di quel che resta del welfare".

QUI l'articolo scritto da Anna Paola Concia pubblicato su L'Unità di oggi.

Fonte: Ansa