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12 luglio 2012

IL PRESIDENTE FINI DICE DI ALLA CONCIA: STESSI DIRITTI PER I COMPAGNI DEI GAY DEPUTATI

Estendere anche ai compagni dello stesso sesso i diritti riconosciuti dal Regolamento di Montecitorio ai conviventi dei deputati: questa la proposta che, entro la fine della legislatura, il presidente della camera Gianfranco Fini sottoporrà all'Ufficio di presidenza della Camera, sulla base della richiesta avanzata dalla deputata del PD Paola Concia.
La deputata, che ha sposato lo scorso anno in Germania la sua compagna, Ricarda Trautmann, ha chiesto di avere diritto all'assistenza sanitaria anche per la coniuge. A Montecitorio l'assistenza sanitaria è infatti riconosciuta per i coniugi, i figli e i conviventi dei parlamentari: ora il Parlamento dovrà scegliere se riconoscere uguali diritti alla coppia composta da Concia e sua moglie.
Nell'annunciare la cosa, in occasione della presentazione del libro della deputata PD e della giornalista Maria Teresa Meli, Fini non ha nascosto il proprio favore verso una decisione positiva dell'Ufficio di presidenza. "Ho garantito che la pronuncia - ha detto - avverrà entro fine legislatura. Ho chiamato l'ufficio di presidenza a pronunciarsi, non sarà semplice ma credo sia doveroso. Non si può nascondere la testa nella sabbia come gli struzzi".
"Non sarà semplice - ha concluso Fini - ma credo sia doveroso perchè la questione va risolta con una risposta, in un senso o nell'altro. Credo che la pronuncia ci consentirà di compiere dei passi avanti. E credo anche che, dopo le mie parole, avrete capito come la penso".

20 luglio 2011

RIMANDATA LA DECISIONE SULLA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA

"Voglio informare i colleghi che dalle 15 di questo pomeriggio si sta tenendo una manifestazione fuori da Montecitorio per sostenere la legge contro l'omofobia. E' l’Italia migliore. Ci ho provato in tutti i modi, ma forse non sono riuscita a spiegarvi che cos'è la violenza omofobica e transfobica. Uscite e loro ve lo spiegheranno".
Anna Paola Concia, Aula della Camera, martedì 19 Luglio 2011

L'approvazione della legge contro l'Omofobia è stata rimandata. I gay possono aspettare, chissà per quanto altro tempo....

08 giugno 2011

QUANT'E' NORMALE LA MIA VITA GAY

In questo bell'articolo di Tommaso Cerno pubblicato su "l'Espresso" n°23 del 09 Giugno 2011 viene dato ampio spazio alle testimonianze di alcune coppie omosessuali italiane che raccontano la loro quotidianità e il loro vissuto da "fantasmi clandestini" al cospetto dello Stato Italiano unico tra i fondatori dell'Unione Europea ad essere privo di leggi che riconoscano uno status giuridico alle coppie dello stesso sesso. E ricollegandomi al mio post precedente (QUI), si parla anche di EuroPride e di quanto questa manifestazione sia importante per la rivendicazione del diritto a vivere una vita gay "normale".

I froci si curano con il gas
. Stava scritto lì, sul muro della Bocconi di Milano, dove lui passa tutti i giorni. Perchè c'è un professore in quelle aule, a cui quello slogan nazista ha fatto male due volte. Come docente e come omosessuale. Si chiama Luca Visconti, ha 40 anni, è un milanese doc e insegna marketing nella più famosa università d'Italia. Vive con il suo compagno, Ruben Modigliani, 47 anni, giornalista. Si sono incontrati cinque anni fa, innamorati, e adesso vorrebbero vedere riconosciuta la loro unione, poter dire a tutti: "Siamo una famiglia". E invece per lo Stato non esistono. Anzi, giorno dopo giorno sentono che il clima di odio verso gli omosessuali cresce. E alimenta lo stereotipo del "diverso uguale pericolo", in cui non si riconoscono. E così finisce che una coppia come loro - colti, benestanti, appassionati d'arte, musica e viaggi - per strada non si dà la mano. Non è paura, nè vergogna. Il problema è più profondo: "Non hai voglia di trasformare ogni azione quotidiana in un gesto politico, perché è così che verrebbe percepito nell'Italia di oggi, anche se non lo vuole essere. E per questo motivo noi non ci diamo il braccio per strada, nè una carezza in pubblico. Una cosa frustrante e sbagliata", raccontano Luca e Ruben. E' forse la battaglia più lunga e difficile per gli omosessuali italiani. Per vincerla non basta sfilare al Gay Pride, nè scendere in piazza. La bestia nera è la normalità, la lotta quotidiana per essere considerati "gente qualunque", poter amare come tutti gli altri, progettare il proprio futuro come gli amici etero o come hanno fatto mamma e papà. Perchè alle coppie gay e lesbiche questa strada è preclusa. Allo Stato non importa dei loro diritti. Dei piccoli e grandi problemi quotidiani che affliggono migliaia di "famiglie di fatto", non riconosciute dalla legge, e spesso discriminate: il vicino di casa gentile, il salumiere che fa gli sconti, il farmacista che chiude un occhio sulla ricetta, o il calciatore in squadra con tuo figlio, e ancora l'infermiere e il pensionatoche da quarant'anni vive con un amico, ma non si può dire a voce alta. Sono l'esercito di gay che all'EuroPride di Roma, l'11 giugno, ci saranno anche se nessuno li noterà. Sono loro che stavolta hanno deciso di parlare. E lanciare un appello al Parlamento.
Un appello composto, senza slogan e senza bandiere. Forse non amano i costumi sgargianti, nè imbracciano megafoni o ballano a torso nudo sui carri. Ma chiedono con lo stesso orgoglio diritti e rispetto per la loro famiglia: "Nella quotidianità siamo definiti fidanzati, partner, magari coppia, ma non siamo una famiglia. Non possiamo riconoscere la nostra unione, non abbiamo alcuna tutela giuridica, per l'assicurazione dobbiamo inventarci qualche escamotage. E ci pesa non avere una progettualità, anche legata ai figli", spiegano Luca e Ruben. Intorno sentono un'Italia sempre più chiusa e razzista.
Ivano Cipollaro ha 31 anni e fa l'infermiere al San Paolo di Milano. Il suo compagno, Javier Sanchez Martinez, 29 anni, non ci voleva credere che in Italia un gesto d'affetto per strada potesse scatenare la rissa. Finchè un pomeriggio, sotto il Duomo di Milano, a passeggio con i loro due cuccioli Dexter e Anita, si sono scambiati un bacio. "E un gruppetto di ragazzi ha cominciato a gridare: 'Froci! Froci!'. Così ho pensato che a Javier poteva venire davvero voglia di tornarsene via", racconta Ivano. Eppure non vogliono scappare, ma battersi per cambiare le cose. Come Luca Giandomenico, 28 anni, romano. é uno dei milioni di giovani
precari fra i call center e la cassa di qualche supermercato. Là dove lo mandano le agenzie interinali per tirare su qualche euro nell'Italia senza più lavoro. Vive con mamma e papà e la sua passione è il calcio. S'allena in un campetto all'EUR con la casacca nera e le scarpette chiodate come Totti. E' gay pure lui. E proprio non capisce cosa c'entri la politica, nè cosa c'è di strano in
un cuore che batte per un ragazzo: "A me sembra normale. Io non direi mai: 'Mamma, papà, sono etero!'. E così non dico nemmeno: "Sono gay'. Non si dice, ma nemmeno si nasconde e io non lo nascondo. Poi, quando gli altri lo vengono a sapere, le reazioni sono due: ci sono quelli normali, per cui non cambia niente e quelli che non si fanno più sentire o che ti insultano". Così ha deciso di fare la sua piccola parte proprio con lo sport. Il suo contributo all'EuroPride sarà un torneo di calcetto. Ha messo in piedi una squadra di ragazzi gay, che sfiderà altre squadre romane. Si allenano quasi ogni sera e sono convinti di vincere: "Ovviamente il torneo è aperto a tutti, così io sono andato in giro a proporlo ai miei amici. Molti hanno detto che ci saranno, e non si sono fatti problemi. Alcuni non sapevano nulla di me, e così adesso lo sanno.
Altri invece hanno dei pregiudizi, anche forti", racconta Luca. Gli stessi pregiudizi che si rispecchiano nel Parlamento. Quando, pochi giorni fa, un muro di gomma sollevato da PdL, Lega e UDC ha affossato in pochi minuti la proposta di legge del deputato PD, Paola Concia, control'omofobia. Che nella vita di ogni giorno significa essere cittadini di serie B.
Rocco, poi, non è ancora nato. E già viene discriminato. L'ecografia racconta che sarà un bel bambino, paffuto, sano e forte. Ma figlio di madre nota e pure di madre ignota, almeno per la legge italiana. Figlio cioè di Lorenza Tizzi, 39 anni, impiegata all'Automobil Club di Cremona, che è ricorsa alla fecondazione assistita a Barcellona, e della sua compagna Emiliana, 39 anni, commerciante. Vivono in un piccolo paese del cremonese, Viadana: le famiglie le appoggiano, gli amici le sostengono e i colleghi sono già in festa. Uno ha regalato pure la culla per il neonato in arrivo. Tutti parlano del bimbo, perfino dal parrucchiere. Ma per lo Stato non c'è nessuna famiglia Tizzi. E soprattutto non c'è Emiliana, che per l'anagrafe non ha legami con Lorenza, nè con il bambino: "Ci sentiamo clandestine in un Paese che non ci vuole. Il problema più grave è la genitorialità. Per la legge Rocco è solo mio e questo ci preoccupa. Ci stanno aiutando degli amici giuristi, sto pensando di nominare Emiliana tutore. Così, se mi succedesse qualcosa, lei avrebbe un ruolo. Ma la nostra speranza è che arrivino delle soluzioni legislative", spiega Lorena. Perché spesso sono discriminate due volte, come donne e come lesbiche.
Serena Donà, 35 anni, e la compagna Marta Facen, 25, vivono a Bologna e hanno deciso di combattere per i loro diritti: "E' naturale farlo in un Paese come questo. Proprio perchè non tutte le coppie vogliono sposarsi o vogliono figli, esattamente come per gli etero, poterlo fare deve essere un diritto, ognuno deve poter scegliere come vivere". E invece da Montecitorio la politica tace. Tutto è lasciato al caso. Alla buona sorte e alla fortuna del singolo. Per le istituzioni "Gay" e "Lesbica" non significano nulla, nemmeno quando due persone stanno insieme da una vita come Michele Amirante, 65 anni, e Gonzalo di 67. Si sono conosciuti nel '76 a Madrid e hanno messo su casa insieme in Spagna, vivendo fianco a fianco fino alla pensione. Michele insegnava italiano agli stranieri, Gonzalo gestiva un piccolo negozio di abbigliamento in centro. Poi, nel 2004, l'idea di tornarsene in Italia, cercare un posticino tranquillo e vivere in santa pace un'onesta vecchiaia a Oriolo Romano, alle porte della capitale. Niente di più sbagliato: "In Spagna la situazione era molto diversa, non solo per le leggi a sostegno delle coppie gay, ma anche per il clima generale di tolleranza, che in Italia è un miraggio. Qui non c'è rispetto. Ognuno si fa i fatti suoi anche quando questo discrimina gli altri", racconta Michele. Tre anni fa la decisione di tornare a Madrid per sposarsi. Un viaggio con parenti e amici, il 'SI' davanti all'ufficiale dell'Ayuntamiento, il brindisi e il rientro: "Quando siamo arrivati in Italia siamo stati presi da un senso di frustrazione, perché ci siamo resi conto che il nostro matrimonio era scomparso nel nulla. Qui quel documento è carta straccia, non esiste, non vale. Gonzalo ed io, scesi a Fiumicino, eravamo di nuovo due perfetti estranei. E se lui sta male, io non posso andare in ospedale a prendermene cura, nemmeno dopo 35 anni di vita insieme. Mi chiedono: 'Scusi, lei chi è?'. E io mi arrabbio". A Oriolo hanno fatto una festicciola. E hanno spedito agli amici le partecipazioni. Là, in un paese chiuso, i vicini di casa hanno brindato con loro. Altri, invece, non si sono fatti vedere. Compreso un vecchio compagno di scuola che, fino a quando uscivano per una pizza e per tenersi compagnia, c'era sempre. "Quando però si è visto recapitare l'invito a nozze, è sparito nel nulla. Per noi è stato un brutto colpo. E ci ha fatto capire che davvero, in Italia, quello che siamo e abbiamo fatto, non ha valore. Tanto che stiamo pensando di tornare a Madrid". Anche perché nel resto d'Europa quei diritti civili che qui sembrano così rivoluzionari ormai sono la regola.
Alessandro Bentivegna, 44 anni, scenografo romano, lo prova sulla sua pelle da quando il compagno Eduardo Barbaro, 32 anni, manager in una multinazionale, si è trasferito a Dublino per lavoro. Da pendolare forzato, ha capito cosa significhi vivere in un Paese che riconosce l'uguaglianza fra gay ed etero: "Non è solo un fatto giuridico, è proprio il clima sociale che cambia. La gente ti rispetta davvero, ti aiuta, sei uno come gli altri", spiega. Già. Mentre in Italia la Consulta diceva "NO" ai matrimoni gay, il governo di destra irlandese varava i "Civil Partnership". E così Edu e Alex, il 17 maggio, si sono registrati: "Mentre firmavamo ho detto all'impiegata 'I think, I'm crying" e lei mi ha sorriso, poi si è commossa ed è finita con baci, lacrime e congratulazioni di tutto l'ufficio. Io e Edu ci siamo sentiti come i neri d'America la prima volta che hanno votato", racconta Alessandro. Si sposeranno il 13 settembre e daranno un party all'irlandese: "Fiumi di birra come si usa qui, con parenti e amici. Una festa legale, dove davvero lo Stato sostiene il nostro amore e il nostro progetto di vita", continua Eduardo. Poi torneranno in Italia e replicheranno i festeggiamenti a Roma. "Avremo voluto unirci qui, nella nostra città, dove siamo cresciuti, nonostante l'Italia non ci ami e il governo ci denigri con frasi che offendono prima di tutto i nostri genitori e armano la mano e la lingua degli omofobi, bollandoci come froci", aggiungono. Froci che per accendere un mutuo, per esempio, devono sperare in unfavore della banca: "Per la legge noi due non siamo nulla, quindi la mia firma sul mutuo di Eduardo non ha senso. Non è possibile che tutto dipenda solo dall'educazione di un singolo". Come non è possibile, per Valerio Lanzani, 23 anni, di Varese e Marco Colombo, 22 anni, di Milano, sentirsi ripetere che i diritti dei gay non sono una priorità della politica: "Mica campiamo d'aria, paghiamo le tasse e lavoriamo, come i nostri genitori. Perchè la mia pensione, o il mutuo per la casa, vale meno di quello di un etero?", sbotta Valerio: "E non bastasse vieni pure insultato, perchè se non ti rispetta lo Stato figurati la gente qualunque. Un giorno passeggiavamo mano nella mano e una Punto si è fermata. Sono scesi due signori anziani: erano due gay e volevano farci i complimenti per il nostro coraggio.
Un episodio piacevole, ma che mostra anche quanto retrograda sia l'Italia".
Loro due all'EuroPride di Roma ci saranno. Vestiti come quando vanno al lavoro o all'università, con gli occhiali e la camicia stirata. Perchè un giorno all'anno non basta certo a sconfiggere l'omofobia: "Serve battersi durante gli altri 364 giorni. Ognuno nel suo piccolo spazio. Ognuno per conquistare un pezzetto della nostra libertà".

QUI l'articolo completo.
Fonte: l'Espresso - n°23 del 09 Giugno 2011
Articolo di Tommaso Cerno



24 marzo 2010

PER I DIRITTI NON PER LA POLTRONA

Domani sera vi consiglio di non perdere questo importante appuntamento alla Camera del Lavoro di Milano con Vittorio Angiolini (candidato PD al consiglio regionale della Lombardia e professore ordinario di Diritto costituzionale dell'Università di Milano), Ivan Scalfarotto e Paola Concia.

Giovedì 25 marzo 2010
Ore 21.00
Camera del Lavoro - Sala Buozzi
C.so di P.ta Vittoria 45, Milano

16 ottobre 2009

LEGGE ANTI OMOFOBIA: CHI HA VOTATO A FAVORE, CHI CONTRO

Sappiamo che la Camera ha cancellato il progetto di legge sull’omofobia, avanzato da Paola Concia e poi approvato in commissione. Ma chi ha votato per cancellare la legge? E chi ha provato a salvarla? Basta fare un salto su OpenPolis per scoprire come hanno votato i deputati italiani: su 285 favorevoli a eliminare la legge se ne contano 193 del PdL, 51 della Lega, 34 UDC, 6 del gruppo Misto e uno (la Binetti) del PD. I gruppi sono stati piuttosto compatti, infatti tutta la Lega ha votato sì, tutta l’Idv ha votato no, come quasi tutto il PD. Nell’UDC c’è stato solo un astenuto, Pierluigi Mantini.
In pratica il centrosinistra al completo (sempre con l’eccezione della
Binetti) ha sostenuto la legge; il centrodestra l’ha bocciata, con qualche dissidente del PdL. Infatti nel partito di Berlusconi ci sono stati 10 astenuti (Bongiorno, Contento, Cosenza, Gava, Milanato, Nirenstein, Rotondi, Sbai, Scalia e Vito) e 9 sì.
Chi sono questi 9 che hanno votato in opposizione al loro gruppo, per mantenere in vita la legge sull’omofobia? Sono ex socialisti liberali o laici di destra: Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Giuseppe Calderisi, Benedetto Della Vedova, Chiara Moroni, Mario Pepe, Flavia Perina, Roberto Tortoli e Adolfo Urso. Gli unici che non hanno seguito la disciplina di partito, al contrario di altri socialisti come Cicchitto, la Boniver o Caldoro, che hanno votato sì.


Fonte:
QueerBlog

14 ottobre 2009

DOVE SONO I GAY, LE LESBICHE LE E I TRANS MILANESI?

Non posso che condividere appieno e riportare di seguito quanto scritto quest'oggi su Gay.tv

Dove sono i gay? Dove sono le lesbiche? Dove sono le ed i trans?
Ieri sera a Milano, così come in altre città d’Italia, sono nate manifestazioni spontanee a seguito della bocciatura del testo Concia sulle aggravanti di reato legate all'orientamento sessuale.Alle ore 21.00 sotto la silente (e soddisfatta?) Madonnina si sono riunite una trentina di persone. Dopo venti minuti erano diventate il doppio. Verso le 21.45 erano in circa ottanta. In quella stessa Milano universalmente riconosciuta come la capitale omosessuale d'Italia. Ed il potere quasi soprannaturale che la città sfodera per attrarre a sé da tutto lo stivale gay e lesbiche, (che quotidianamente si danno appuntamento nell locale friendly di turno per esprimere il proprio orgoglio nell'aver comprato l'ultima borsa di Gucci) oggi, quello stesso potere, non è riuscito a far riunire in piazza più di ottanta sconfitti. Alle 22.00 i temerari si sono spostati dal Duomo al sagrato di Palazzo Marino, passando per Galleria Vittorio Emanuele e bussando simbolicamente alla porta di un'amministrazione già sotto le coperte.
"Abbiamo la piena dignità di cittadini di rivendicare ciò che siamo" dice Stefano Aresi di Milk Milano "è allucinante e umiliante pensare che solo venerdì scorso abbiamo presenziato al congresso sui matrimoni tenutosi alla Camera dei Deputati, solo sabato abbiamo gridato con forza l'importanza di una legge alla manifestazione "UGUALI", e ora, nonostante la pressione mediatica che i siti di informazione LGBT hanno contribuito a creare, è stata presentata (per poi essere bocciata) una legge soffice, troppo morbida, ricca solamente di attenuanti generiche, e priva oltretutto dell’aggravante per l'identità di genere".
Delusa anche Stefania Cesta, presidente di Arcilesbica Milano, che giudica quanto è accaduto questo pomeriggio un "colpo basso alla democrazia". "E' stata una doccia fredda per me e per tutta la comunità LGBT" prosegue la Cesta, "è stata sprecata un'opportunità che godeva anche del consenso del Ministro Carfagna. Non capisco però questo cambio di registro da parte del Ministro per le Pari Opportunità: una disponibilità della Carfagna a farsi portavoce di una legge direttamente in Consiglio dei Ministri potrebbe nascondere anche un primo sostanziale segno di cedimento dell'attuale Governo, pronto a cadere".


Con Stefano Aresi del Circolo Milk di Milano











Monica Romano, presidente onoraria de "La Fenice"
e delegata alla Consulta per il
CIG- Arcigay Milano







Indovinate chi sono?


Ivan Scalfarotto

"Mio Marito"

Stefano Aresi, Monica Romano, presidente onoraria de "La Fenice"
e delegata alla Consulta per il
CIG- Arcigay Milano
e Daniele Bra, rappresentante FtoM all'interno de "
La Fenice"




Fonte e Foto: Gay.tv

BOCCIATA LA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA

Alla Camera, ancor prima di discutere, la legge sull'omofobia - o meglio il progetto di legge dell'onorevole Paola Concia - è stata cancellata con un voto che ha visto uniti PdL, Lega e UDC. La pregiudiziale di costituzionalità presentata dai cattolici di centro è stata approvata dai deputati con l’apporto decisivo del PdL e della Lega. Hanno votato contro - per salvare la legge, quindi - PD e IdV. Il voto di oggi dimostra che per i prossimi decenni non avremo nuovi diritti dal Parlamento.Si è visto - come si era visto già con i PACS, i DICO, ecc - che è inutile mediare al ribasso: tanto la lobby anti-gay non farà passare mai nulla o comunque si opporrà a ogni iniziativa di legge. Meglio ripartire dal movimento e, magari, dalle battaglie legali. Poco prima della bocciatura la Camera aveva respinto la proposta di rimandare il testo in commissione. Probabilmente è meglio che sia andata così: meglio una bocciatura palese, con ognuno che si prende le proprie responsabilità, piuttosto che un rinvio senza fine. Almeno sappiamo con chi abbiamo a che fare.

Ivan Scalfarotto scrive oggi sul suo blog:
"Se è vero che lo stato di salute di una democrazia si misura da come tratta le sue minoranze, la democrazia in Italia è in stato comatoso.Ieri sera il nostro Parlamento ha, per l'ennesima volta, affermato che le persone GLBT (almeno il 5% della popolazione, secondo le stime più prudenti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità) in questo paese sono persone di serie B. La bocciatura della Legge Concia e la sua aberrante pretesa incostituzionalità sono la conseguenza logica di un sistema che ha rinunciato in partenza all'aspirazione all'uguaglianza propria di ogni democrazia degna di tal nome. Come ho provato a dire ieri a Exit a Castelli e Franceschini, l'odio omofobico è l'effetto di un messaggio molto chiaro che il sistema politico dà al Paese: che i cittadini GLBT sono cittadini di serie B. Questo legittima chiunque (specie qualche testa calda) a comportarsi di conseguenza.Se si vuole eradicare l'omofobia, quindi, bisogna che cambino il linguaggio e la pratica della politica: le cose pazzesche che Berlusconi, Castelli e i loro accoliti dicono nell'indifferenza generale (come è successo anche alla Bindi a "Porta a Porta" pure ieri da studio non mi è parso di sentire grandi parole in mia difesa mentre Castelli abbaiava) li costringerebbero all'esilio in qualsiasi altra parte d'Europa. Il Parlamento faccia poi leggi che equiparino completamente gli omosessuali e i transessuali agli eterosessuali, e lo stesso valga per tutte le altre minoranze e per le donne, che minoranza non sono ma soffrono ugualmente. Certo, se il PD non abbraccerà questa causa presto e totalmente, questo non accadrà mai. Ma che partito di sinistra è un partito che non si schiera con compattezza e convinzione per la parità e per l'uguaglianza? E' per questo che appoggio Ignazio Marino ed è per questo che credo che la laicità di Dario Franceschini sia un bluff: perché quando si parla di uguaglianza ci sono solo due opzioni: essere uguali o disuguali. Se Franceschini, come candidamente ha ammesso, non è favorevole ad approvare una legge che dia alle coppie gay il matrimonio o altra forma giuridica equipollente (come le civil partnership britanniche a cui Marino si ispira), questo vuol dire che Franceschini pensa e pratica che una coppia di due uomini o di due donne non abbia la medesima dignità di una coppia eterosessuale. Questo, per il Segretario di un Partito progressista socialista e democratico europeo è inconcepibile: chiedere a Zapatero, Brown, Papandreu. La logica è così stringente che ieri Dario per zittirmi ha dovuto ricorrerre all'autorità ("Ivan, sono il tuo segretario!") che questo Partito non ha mai avuto utilizzare con nessuno, a partire da quella Paola Binetti che oggi Franceschini vuol cacciare dal Partito. Una delle tante cose che Franceschini vuole fare oggi e che non si capisce perché non abbia fatto ieri".


Se volete rinfrescarvi la memoria, la puntata di Exit è qui sotto (cliccare QUI per la seconda parte e QUI per la terza parte):

16 settembre 2009

LA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA ALLA CAMERA

Dopo i recenti gravi casi di violenza verificatisi in alcune città e le sollecitazioni a contrastare ogni forma di discriminazione e odio fondati sull'orientamento sessuale fatte anche dal Capo dello Stato, ieri è tornata in esame in Commissione Giustizia la proposta di legge 1658 sottoscritta da Anna Paola Concia del PD connessa alla pdl 1882 che ha come primo firmatario il leader di IdV, Di Pietro. La stessa Concia nei mesi scorsi, in veste di relatrice, aveva messo a punto uno schema unificato ampiamente rivisto per tenere conto delle riserve espresse da deputati di maggioranza, ma il no espresso da alcune componenti del PDL e della Lega ad inserire nell'ordinamento il riconoscimento del principio della identità di genere avevano di fatto bloccato l'iter. Ieri la questione è tornata in primo piano e la discussione di merito è stata programmata anche per oggi e giovedì e Anna Paola Concia ha auspicato un'ampia convergenza di chi realmente vuole contrastare la violenza omofoba.

Fonte: Asca

04 settembre 2009

MARA CARFAGNA: INCONTRERO’ PAOLA CONCIA PER STUDIARE SOLUZIONE

Il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha accettato la richiesta di un incontro urgente avanzata dalla deputata del PD Paola Concia per parlare delle iniziative legislative contro l'omofobia: l'incontro si terrà dopo la Conferenza internazionale contro la violenza sulle donne, che si concluderà a Roma il 10 settembre. Lo rende noto all'ANSA lo stesso Ministro. In quell'occasione, quindi, ci sarà un confronto sullo strumento da utilizzare per inasprire le pene contro chi commette reati dettati dalla discriminazione. Le ipotesi sono due: accelerare l'iter della proposta della deputata del PD, depositata in Commissione Giustizia, oppure coinvolgere direttamente il governo. "L’obbiettivo è comune: quello, cioè - spiega il Ministro - di rendere più severe le pene per chi compie un reato legato alla discriminazione per orientamento sessuale. Nel frattempo è fondamentale rompere la spirale dell'emulazione, condannare duramente gli episodi di questi giorni".
Fonte: ANSA

24 giugno 2009

CAMPAGNA ARCI CONTRO TUTTE LE DISCRIMINAZIONI

"Il Razzismo è Un Boomerang, Prima o Poi Ti Ritorna". E' lo slogan della campagna promossa dall'Arci contro tutte le discriminazioni che sarà presentata oggi alla Camera. Parteciperanno alla presentazione Paolo Beni, presidente nazionale Arci; Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay; Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci e i parlamemtari Anna Paola Concia e Jean Léonard Touadì.
Si tratta, spiega l'
Arci, "di un'ulteriore tappa dell'impegno dell'associazione contro ogni forma di discriminazione, per cercare di contrastare una deriva culturale preoccupante, un imbarbarimento delle relazioni sociali che porta sempre più a chiudersi nel proprio microcosmo e a vedere nell'altro, nel diverso, il nemico da cui difendersi. A questo degrado - prosegue l'associazione - ha sicuramente contribuito una legislazione repressiva e persecutoria, come il disegno di legge sulla sicurezza in discussione in questi giorni al Senato. Un provvedimento razzista, che distrugge il principio dell'universalità dei diritti, non più esigibili da ogni persona, ma solo da alcune 'categorie' che rispondano a determinati requisiti. Nello stesso Paese, un pezzo di umanità è meno uguale, esclusa dalle garanzie dello stato di diritto e dai benefici di quel che resta del welfare".

QUI l'articolo scritto da Anna Paola Concia pubblicato su L'Unità di oggi.

Fonte: Ansa

22 giugno 2009

ANNA PAOLA CONCIA: IL PD DEVE USCIRE DALL'AMBIGUITA'

In vista del congresso del PD, Anna Paola Concia, parlamentare ed esponente della comunità omosessuale spiega ad Affaritaliani.it le ragioni della contestazione dello scorso 13 Giugno durante il Roma Pride. Sul palco infatti è salita anche lei, pronta a prendersi i fischi. A beccarsi, come è avvenuto e come testimonia un video, la contestazione di quel popolo non eterosessuale di cui lei stessa fa parte e che al PD rimprovera di essere quantomeno incerto nel tutelare i suoi diritti.

Beh, onorevole
Concia... Per lo meno lei ha mostrato coraggio...
"In realtà lo so che non fischiavano me personalmente. Anche perché è sotto gli occhi di tutti quello che faccio per i diritti degli omosessuali e dei transessuali . Fischiavano il mio partito. Giustamente. Perché non fa abbastanza".

In effetti, lei ha chiesto ripetutamente scusa, dal palco, a nome del
PD. Cosa dovrebbe fare di più?
"Su tutti i temi riguardanti i diritti civili e la laicità, il Partito Democratico dovrebbe avere posizioni più nette. D'altronde, questo è il problema che ne ha accompagnato la nascita. Spero che al prossimo congresso si dica finalmente che partito vogliamo essere, che valori e che identità vogliamo avere. Insomma, una fisionomia chiara, perché la gente possa scegliere se votarci o meno. Senza questa ambiguità".

Dopo il suo intervento e i fischi al "Roma Pride", qualche dirigente del partito l'ha contattata, almeno per riconoscerle il coraggio avuto?
"No. Nessuno. Parlamentari del partito sì: mi hanno chiamato in tanti, ringraziandomi. Ma dirigenti... Nessuno".

Nemmeno il segretario Dario Franceschini?
"No. Non mi ha chiamato per esprimermi solidarietà".

Le è dispiaciuto?
"Mah... No. Mi dispiace piuttosto per questo partito cui entrambi, Franceschini e io, teniamo".

Torniamo al congresso. Non le chiedo una dichiarazione di voto. Ma tra Franceschini e Bersani, secondo lei, chi può assicurare un maggiore impegno per i diritti della comunità GLBTQ?
"Non lo so, davvero. Perché finora nessuno dei due ha detto che
PD vuole, con quali valori, quali ideali. Niente. Nemmeno riguardo all'articolo tre della Costituzione, secondo cui tutti i cittadini sono uguali. Ancora non so cosa ne pensano".

Sembra che ci possa essere anche la candidatura del "laico" Ignazio Marino... Magari le sue posizioni sono più vicine alle vostre.
"Per ora sono solo voci... Si parla anche della candidatura della
Binetti! Mi auguro che sia una boutade".

Insisto: Marino? E' una persona che sente politicamente più vicina?
"Beh,
Ignazio lo è. E' una persona con cui ho combattuto, e continuo a combattere, tante battaglie. Ma non possono passare solo i nomi. Finché non mi dicono che idea di partito e d'Italia hanno, non me la sento di firmare 'cambiali in bianco' a nessuno".

Da tempo si ipotizza un accordo, a vari livelli, fra il
Partito Democratico e i cattolici dell'Udc. E' una cosa che la preoccupa?
"Ma come si fa a decidere con chi accordarsi in futuro senza aver prima definito la propria identità? Come si fa ad allearsi, se prima non si è scelto un proprio profilo netto?".

Il
Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha sostenuto che, visto il tanto indagare sulla sua "attività privata", il premier Silvio Berlusconi è più "discriminato" dei gay.
"Fantastico!
La Russa è incommentabile. Non si permettesse di mettere in mezzo la vita di cittadini omosessuali e transessuali che in questo paese sono davvero discriminati. Che tacesse, La Russa!".

Fonte: Affaritaliani.it

01 agosto 2008

CARFAGNA: OMOFOBIA REATO DI PENSIERO. CONCIA: DI CUI SI PUO' MORIRE

"Di omofobia si muore e i casi di violenza omofobica sono in costante aumento, come dimostrano le cronache". E' quanto ha dichiarato Anna Paola Concia, deputata PD, in un duro intervento nel corso dei lavori della Commissione Giustizia della Camera, replicando alle affermazioni del Ministro Carfagna, secondo la quale l'omofobia sarebbe un "reato di pensiero" e che - pertanto - non può essere affrontata insieme allo stalking.
"L'omofobia - ha detto la Concia - è una pesante forma di razzismo che viola i diritti umani e nella maggioranza che governa il Paese non c'è alcuna consapevolezza di cosa sia. C'è bisogno assolutamente di una legge, perché l'omofobia è una cosa seria, è una emergenza sociale di cui è vittima il 10% della popolazione italiana". Dopo l'intervento della Concia e con il sostegno di tutto il gruppo del PD, l'Ufficio di Presidenza ha stabilito di calendarizzare la discussione della legge contro l'omofobia, di cui la Concia è prima firmataria, a settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari. "E' un primo passo - ha aggiunto la Concia - al termine dei lavori. Farò, supportata dal gruppo del Partito Democratico, una battaglia in Commissione Giustizia, usando ogni strumento che la legge mette a diposizione dei deputati, perchè venga approvata questa legge di civiltà per il nostro Paese".

Fonte: GayNews