Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post

27 agosto 2014

"MI RACCOMANDO SO RICCHIONI". QUANDO L'OMOFOBIA E' CERTIFICATA ANCHE SUGLI SCONTRINI

 
 "Cameriere, può portarci il conto per favore?". Lo scontrino arriva sul tavolo dei quattro amici, ma con una scritta offensiva nel mezzo delle ordinazioni: "Mi raccomando so ricchioni".
I clienti che avevano appena consumato una cena erano omosessuali. E' successo in una pizzeria di Maruggio, in provincia di Taranto.

Una storia che sa dell'assurdo. Una frase discriminante scritta sulla comanda del tavolo di quattro uomini per far capire a ‘qualcuno' che erano omosessuali. Perché? Bisognerebbe chiederlo al cameriere che ha preso le ordinazioni al tavolo dei clienti che il 29 luglio scorso sono andati a mangiare una pizza nella pizzeria che si trova in contrada Cazzizzi a Maruggio (Taranto), a pochi chilometri da Manduria e Campomarino, località marina.

I ragazzi, uno dei quali di Latiano, hanno trascorso la serata in tranquillità e consumando la cena serenamente. Peccato però che a fine cena oltre al dolce è arrivato anche l'amaro. L'ordinazione era stata presa da uno dei camerieri con un computer palmare.

"Inizialmente non volevamo credere ai nostri occhi - ha raccontato a BrindisiOggi.it il latianese - Siamo subito andati dal proprietario del locale per chiedere spiegazioni. Lo stesso è rimasto senza parole, ci ha chiesto scusa anche a nome del cameriere. Il giorno successivo ci ha contattati per farci nuovamente le scuse e dicendoci che aveva allontanato dalla pizzeria il cameriere che aveva scritto la frase offensiva. Noi però in quel locale non ci ritorneremo più".

Fonte: BrindisiOggi.it 


Precisazioni: Inserendo su Google le informazioni relative alla località e alla contrada così come riportate nell'articolo di Brindisi Oggi, non è difficile risalire al nome della pizzeria (parzialmente visibile anche nella parte oscurata associata al nome della prima pizza presente sullo scontrino).

06 settembre 2013

INCHIESTA DE "L'ESPRESSO": IL PAESE DEI NO GAY

L'omofobia colpisce nelle grandi città. A ogni età. In ufficio e a scuola. E sono oltre 20 mila le richieste di aiuto. Ormai un'emergenza nazionale.
Rapporto sulle discriminazioni in una lunga inchiesta pubblicata su "L'Espresso" n.36 del 12 Settembre 2013. 

26 febbraio 2013

L'ITALIA CHE CI MERITIAMO

Avendo ceduto alle promesse effimere, al populismo e al vecchiume intellettuale di una classe dirigente che si rimpasta ormai da quasi trent'anni, questo è lo scenario che ci meritiamo noi italiani del voto utile, del lavoro per tutti, delle tasse eque e dei diritti civili. 
PD, PdL. Rosso, blu, giallo? Che differenza c'è. 
Niente vincitori, solo vinti: i coglioni che come me speravano in un futuro che non sarà mai quello di una volta. 
Altro giro, altra corsa! 
Questa volta però solo macchine da scontro.

Giorgio SuperPop

16 maggio 2012

IL MOVIMENTO OMOSESSUALE ITALIANO SEMBRA UN QUADRO DI ESCHER

Il "movimento" omosessuale italiano è una delle realtà più variegate e complesse che si possano immaginare. Come è anche ovvio, al suo interno, e intorno ad esso, ruotano realtà tanto diverse e a volte contrastanti che difficilmente potrebbero trovare un'armonica composizione in un unico modello di riferimento unitario capace di darsi priorità comuni su cui puntare tutte le energie e le attenzioni. 
Le varie realtà, come per ogni soggetto sociale, non possono certo essere uniche e onnicomprensive ma nella loro giusta diversità non sarebbe male riuscissero a trovare una piattaforma comune. 
A rendere difficile questo traguardo senza dubbio contribuisce la volontà di emergere e l'evidente protagonismo di alcuni personaggi che un po' per volontà loro un po' per pigrizia dei media vengono spesso identificati come "portavoci ufficiali delle posizioni del movimento LGBT". 
Da qualunque parte lo si guardi, l'universo che ruota intorno alle battaglie per i diritti delle persone LGBT assomiglia tanto ad uno di quei quadri di Escher in cui ogni pezzo, preso da solo e isolato dal contesto, ha una logica ma visto nell'insieme c'è qualcosa che non torna. Una sorta di architettura fantastica dove qualcuno sale scale che in realtà scendono e qualcun antro scende per scale che salgono verso le finestre. 
Pretendere che tutto vada liscio, che ci sia una posizione forzatamente unitaria e che tutti salgano le stesse scale o scendano dalle stesse finestre è sicuramente sbagliato ma cercare di dare un aspetto meno "fantasioso" sarebbe senza dubbio più proficuo. 

Ovviamente l'impresa sarebbe ardua anche senza i già menzionati protagonismi da primedonne ma almeno assomiglierebbe ad un quadro di quelli in cui le anatre diventano pesci invece che a quelli in cui l'acqua sembra andare in salita. 
Invece no. 
C'è chi è alla ricerca di un posto al sole in politica, chi crede che stare tutti i giorni sui giornali e in televisione basti per far passare un messaggio, chi non si preoccupa di altro che della propria carriera o della propria visibilità, chi è disposto anche a fare la figura del "servo del padrone" pur di ottenere le briciole e chi si arrocca su posizioni ideologiche che rischiano anche di perdere di vista l'obbiettivo. 
In mezzo a tutto questo ci sono anche le persone LGBT, quelle comuni, quelle che fanno attivismo e quelle che non lo fanno perchè sono deluse dal "movimento" o dalla politica. Oltre tutto ci sono anche quelli che si nascondono e quelli che, per pragmatismo o snobbismo, non fanno altro che da spettatori aspettando che qualcosa piova loro dall'altro. 
A tutto questo si aggiunge la folta schiera di quelli che non sono proprio interessati ad ottenere diritti o che danno per scontato che tanto questi non arriveranno. Mettiamoci poi un tot di persone che vedono le occasioni di visibilità come una sorta di palcoscenico e il quadro, quello succitato di Escher, è completo (ma non ancora esaustivo!). 
Prendiamo un'opera di Escher famosa e paragoniamola al "movimento" omosessuale e al mondo che gli ruota intorno: Relativity
C'è qualcuno che sgobba, qualcuno che fa lo spettatore affacciato alla balconata, qualcun altro che serve gli altri (senza sapere nemmeno dove siano e dove stia andando), qualcuno che mangia in disparte, chi si riposa e chi se ne va. Tra gli altri, poi, c'è qualcuno che cammina in direzioni opposte che magari possono anche incontrarsi o scontrarsi. 

Prendiamo ora il panorama "LGBTQ". 
Al centro ci sono gli attivisti che sgobbano e si impegnano. Intorno a questi l'associazionismo di vari titoli diviso per regionalismi e presenzialismi vari. Da una parte ArciGay che si propone come realtà onnicomprensiva grazie alla presenza nazionale e ad un giro di tessere che lascia qualche dubbio ma che svolge anche servizi "sociali" (siano di impegno socio-politico che ludico). Dall'altra le realtà locali che comprendono un caleidoscopio assai più che variegato e che non sempre sono in buoni rapporti tanto con ArciGay che con le altre realtà. Ci sono poi le associazioni di destra in eterno conflitto con tutte le altre ritenute di sinistra e quelle filo-governative in conflitto con tutte le altre. Aggiungiamoci le realtà "alternative" antagoniste e siamo arrivati ad un numero impressionante di associazioni e di posizioni in merito ad ogni argomento rientri nella sfera gay, lesbica, trans e bisex. Ci sono poi le "frange politiche" del movimento che più che seguire una linea LGBTQ seguono la linea di partito anche quando questa sembra non percorribile e le "frange autonome" che si muovono come cani sciolti non sempre avendo presente un quadro generale. Ci aggiungiamo i già citati "scontenti" che se una cosa è lanciata dalle associazioni allora non la fanno perchè sono delusi e in contrasto con le stessi e quelli che sono "scettici" per come il "movimento" si presenta all'esterno. Mancano ancora i delusi da anni di lotte che non hanno portato a niente e quelli che aspettano che la politica e la società si adeguino al resto del mondo occidentale "perchè non possono evitarlo ancora a lungo". Quelli che non si possono far vedere in pubblico "perchè al lavoro non lo sanno" e quelli che non possono farlo perchè sennò la moglie se ne accorge. Quelli che non credono nelle relazioni stabili e quelli che preferiscono non farsi problemi e vivere alla giornata anche per il sesso. 
Quelli che "il Pride è un momento di ribellione" e quelli che "il Pride rivendica la libertà dall'oppressione sui corpi". Quelli che "meglio una foto oggi che un diritto domani" e quelli che "le trans con le tette di fuori che ci stanno a fare". Tutto questo senza trascurare numerosi "rivoluzionari da tastiera" e credenti di varie confessioni che si battono per essere tanto fedeli che omosessuali. Ognuna di queste posizioni è senza dubbio lecita e la maggior parte di queste sono anche ben più che legittime ma l'immagine che ne esce per "la gente comune" è quel quadro di Escher che difficilmente si riesce a comprendere se non si conoscono le basi sulle quali è costruito.

Queerboy per Queer Way

21 ottobre 2011

RISSA ALLA CAMERA PER COLPA DI TWITTER

Una "tranquilla" seduta alla Camera che si trasforma in gazzarra. Con il leghista Massimo Polledri che si alza dai banchi della maggioranza per andare dal collega del PD Pierangelo Ferrari. "Mi hai dato del malato", urla davanti a tutti i deputati che non capiscono la ragione di questa rabbia. Il motivo è semplice: Ferrari in un tweet scrive "L'on Polledri, Lega, ultracattolico e omofobo, interviene attaccando la BCE. Nel nome di CrediNord, la banca leghista fallita". L'esponente del Carroccio lo legge tramite il "tag" #opencamera e si infuria.

Insomma, tutta colpa di Twitter. Per la prima volta il social network irrompe nella scena politica, con tanto di rissa. Alle accuse di Polledri, Ferrari non sa che rispondere. Gli chiede di calmarsi. Anche perché non capisce. Poi spiega (manco a dirlo, su Twitter): "Polledri mi aggredisce gridando: "Mi hai dato del malato!". Gli ho dato dell'omofobo, ma che abbia capito... Non è possibile!!". Stupiti anche altri colleghi che dicono la loro, ma non in Aula. "Omofobia: paura irrazionale nei confronti dell'omosessualità. Non coincide con omosessuale, spiegatelo all'on Polledri", scrive Guido Melis, sempre del PD. Mentre Andrea Sarubbi (sempre PD) fa la cronaca in diretta. A questo punto anche gli utenti intervengono. Battute, scherzi. E c'è chi si chiede: "Io la conosco la differenza tra omofobo e omosessuale... sono pronto per il Parlamento?".

L'italia cambia!

Fonte: corriere.it

29 agosto 2011

LA SANTA EVASIONE

Su "L'Espresso" n°35 del 01 Settembre 2011, questa settimana in edicola, un'approfondita inchiesta di Stefano Livadiotti fa luce sui privilegi e le esenzioni che lo Stato italiano riserva al Vaticano,in particolare per quel che riguarda il suo sterminato patrimonio immobiliare.


Il pass a prezzi scontati
Nel 2006 il Comune di Roma (peraltro a guida di centrosinistra) ha ceduto alle pressioni del Vaticano e ha concesso alle auto della Santa Sede e dei suoi dipendenti il pass per il centro al prezzo politico di 55 euro. Ai comuni mortali costa esattamente dieci volte di più. Ignoto il motivo per cui sia stato concesso questo prezzo politico, ma non stupisce in una città a cui da sempre manca il coraggio di imporre qualsiasi regola agli autobus dei turisti e dei 'pellegrini', per non urtare il Vaticano.

Un canone Rai molto speciale
E' quello che si applica (in base a un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico sui televisori installati fuori dagli appartamenti) agli apparecchi degli istituti religiosi: 185 euro e 10 centesimi per il 2009, meno della metà rispetto ai 370 euro e 17 centesimi richiesti ad affittacamere e campeggi a una o due stelle.

Cinquanta milioni di euro in acqua
Già nel servizio pubblicato nei giorni scorsi in questo sito si denunciava il fatto che il Vaticano non paga (misteriosamente) la bolletta dell'acqua. Può sembrare un problema da poco, invece dall'inchieesta dell'Espresso è emerso che gli ampi e rigogliosi giardini del Vaticano esigono evidentemente a un'innaffiatura abbondante, visto che lo Stato si è recentemente dovuto far carico di arretrati per oltre 50 milioni di euro. A spese dei contribuenti italiani, naturalmente.

Un'Ires su misura
Dall'inchiesta dell'espresso emerge anche che sono 998 le Opere pie e le società di mutuo soccorso che hanno beneficiato della riduzione dell'aliquota Ires (dal 33 al 16,5 per cento) per il 2006. Tutte insieme hanno risparmiato 12 milioni e 929 mila euro. I 133 ospedali che fanno capo al Vaticano hanno invece evitato di mettere mano al portafogli per 16 milioni e 899 euro.

E 40 mila euro all'Appennino Camerte
Nove milioni, 781 mila, 901 euro e 78 centesimi: è il totale dei contributi all'editoria incassati per il 2006 dai giornali che fanno capo alla Chiesa. Al primo posto nella classifica si piazza "Avvenire" (6.300.774 euro), seguito da "Famiglia Cristiana" , e fin qui ci può stare visto che si tratta di testate importanti, intelligenti e con un ampio seguito di lettori. Già qualche perplessità in più invece proviene dai contributi pubblici destinati a "Il Giornalino" (sempre della Periodici San Paolo e a quota 312 mila euro). Ma nell'elenco delle testate finanziate dallo stato ci sono anche "La Voce Isontina" (Arcidiocesi di Gorizia: 31.840 euro), "L'Aurora della Lomellina" (Diocesi di Vigevano: 45.197 euro), "L'Appennino Camerte" (Arcidiocesi di Camerino: 40.780 euro) e "Porziuncola Assisi" (altri 8.995 euro).


Fonte: L'Espresso

20 luglio 2011

RIMANDATA LA DECISIONE SULLA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA

"Voglio informare i colleghi che dalle 15 di questo pomeriggio si sta tenendo una manifestazione fuori da Montecitorio per sostenere la legge contro l'omofobia. E' l’Italia migliore. Ci ho provato in tutti i modi, ma forse non sono riuscita a spiegarvi che cos'è la violenza omofobica e transfobica. Uscite e loro ve lo spiegheranno".
Anna Paola Concia, Aula della Camera, martedì 19 Luglio 2011

L'approvazione della legge contro l'Omofobia è stata rimandata. I gay possono aspettare, chissà per quanto altro tempo....

15 giugno 2011

L'UOMO CHE HA FOTTUTO UN INTERO PAESE

"The man who screwed an entire country"
(L'uomo che ha fottuto un intero paese)
The Economist (Uk), 11-17 Giugno 2011

11 giugno 2011

VLADIMIR LUXURIA: TUTTI ALL'EUROPRIDE ROMA 2011

Sì, ce lo ha insegnato la geografia, l'Italia è in Europa, occupiamo seggi a Strasburgo, siamo membri fondatori dell'UE e da noi circola l'euro. Gli accordi di Schengen hanno traballato dalla Francia alla Danimarca per la mala gestione dell’immigrazione da Paesi di guerra e di fame, eppure è generalmente assicurata la libera circolazione di cittadini europei e soprattutto di merci. Ciò nonostante l'Italia sembra ormai l'ultima nazione in Europa (penultima, se includiamo il Vaticano, stato estero… ricordiamolo!) che ostinatamente si rifiuta di riconoscere che gay, lesbiche e trans non sono occupazione di suolo pubblico ma cittadini giuridicamente tali.

In Germania vigono le unioni registrate, in Inghilterra il "partnership act", in Spagna, Belgio e Olanda il matrimonio è per tutti. Con nomi e caratteristiche più o meno diverse continua l'elenco delle nazioni europee che riconoscono e tutelano con diritti e doveri le coppie di fatto etero e omosessuali. In Islanda la premier Johanna Sigurdardottir non è una che racconta barzellette omofobe ma una che ha potuto sposare la sua compagna grazie alla legge vigente, nella super-cattolica Irlanda il Civil Partnership Bill è operativo da quest'anno, in Croazia (da dove il Papa ha lanciato anatemi contro le coppie di fatto) almeno il minimo sindacale è garantito: le unioni civili prevedono alcune facilitazioni finanziarie e sull'asse ereditario.

L'Italia confina ovunque con Sodoma, da ovest e a est, attraverso qualsiasi passo alpino: in Francia i PACS del 1999 del governo Jospin non sono stati aboliti da Sarkozy, in Svizzera l'Unione Domestica Registrata è sopravvissuta anche al tentativo di abolizione tramite il referendum, in Austria dal 2010 sono riconosciute le unioni civili grazie soprattutto all’intervento della Corte Europea sui Diritti dell'Uomo, in Slovenia il Parlamento sta cercando di passare dalle attuali unioni che garantiscono solo pochi diritti nella sfera proprietaria ed ereditiera al vero e proprio matrimonio.
L'Italia è circondata ma non si arrende! Mi viene il dubbio se più che una questione di laicità, democrazia e uguaglianza non stiamo rischiando di fare la figura dei presuntuosi davanti a tutti: sono tutti gli altri a sbagliare!

L'articolo 21 del Trattato di Lisbona con la firma di Prodi nel 2007, ma ratificato dallo stesso Berlusconi, contiene parole precise sulla dignità di tutte e tutti i cittadini europei:

È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.

Ciò nonostante, e nonostante i primi articoli della nostra Costituzione, non si riesce proprio ad avere una legge sulla omo/transfobia né una sulle unioni civili.

Siamo ormai alla deriva dei continenti, l'Italia si stacca dal Vecchio Continente per avvicinarsi ad altre nazioni dove non ci si aspetta che vengano votate leggi che migliorino la nostra vita: l'Iran, l'Afghanistan, il Pakistan dove almeno sull'omofobia le teorie leghiste, le posizioni dei vari Buttiglione e Giovanardi vanno a braccetto con il fondamentalismo talebano.

L'EuroPride Roma dell’11 giugno serve allora a ricordare che Roma è la capitale di uno Stato Europeo e non una città asservita al Vaticano e ai parlamentari che non hanno fegato e cuore (visto che quelli senza cervello erano dall’altra parte).

Sono contenta che sia stata designata Roma come sede di un Pride Europeo proprio nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, non fosse altro per ricordare che molti di quelli che hanno perso la vita lo ha fatto anche con la speranza di lasciarci in eredità un Paese migliore, per ricordare che il vero atto conclusivo dell'Unità avvenne nove anni dopo la proclamazione del primo Re. Il 20 settembre 1870 con la breccia di Porta Pia, la fine dello Stato Pontificio e l'abolizione (almeno nelle intenzioni) del potere temporale dei papi.

Purtroppo Roma è anche una delle città che ha visto il maggior numero di episodi di aggressioni fisiche e verbali nei confronti di gay, lesbiche e trans, fino all’epilogo tragico di veri e propri "OMOcidi", ovvero crimini dettati dall’odio. Ed è strano pensare che gli stessi che hanno fatto una grande campagna elettorale sul tema della sicurezza adesso si rifiutino di votare almeno una legge sull’omofobia che preveda non solo le stesse sanzioni che prevede la legge Mancino del 1993 sulla violenza e incitamento alla violenza per odio razziale, etico e religioso, ma anche tutto un lavoro di formazione culturale dalla scuola alla famiglia, passando per i mezzi di comunicazione di massa, per contenere un’omofobia che invece è stata fomentata in questi anni da parole da parte di certi politici pesanti come i cazzotti.

L'Europa o è anche l'Europa dei diritti o non è nulla. Da Roma deve arrivare la richiesta non solo di mozioni o direttive ma di sanzioni verso il nostro Paese se non prende l’impegno di considerarci cittadini come gli altri. Mi piacerebbe che nessuno sia tentato di lasciare il nostro Paese per avere la speranza di coronare il sogno di un rito che riconosca il progetto di vita di due persone che hanno avuto la fortuna di incontrarsi e conoscersi, ma la sfortuna di essere nate in Italia. Ecco, vorrei che nascere in Italia non possa essere più considerata una sfortuna, ma un luogo dove gay, lesbiche e trans non debbano escludere la possibilità di sposarsi, dove ai nostri genitori non si neghi più la speranza di diventare nonni e ai familiari del nostro partner di diventare nostri parenti.

Mi piacerebbe che tutti quei ragazzi aggrediti, insultati e malmenati a Roma e in Italia possano avere l'11 giugno il più bel regalo: il risarcimento della loro dignità, ridonare alla loro pupilla la luce fiera dell’adolescente sognatore e non lo sguardo schivo del cane bastonato. Vorrei che le vittime dell’omofobia non si sveglino più di notte in preda agli incubi e alle palpitazioni del terrore ma che possano essere salutati da una bella giornata di sole che li inviti a scendere in piazza, a riappropriarsi dell’orgoglio positivo del vivere senza vergogna e non dell’orgoglio negativo di chi si sente superiore a un altro perché di "razza" eterosessuale.

Un mondo diverso sì, diverso da chi si è guadagnato un seggio e uno stipendio paragonandoci a zozzoni o a pedofili, chi ci ha ritratto come gli Attila della famiglia per alzare fumo e nascondere il fatto che in Italia si spende poco per aiutare le famiglie indigenti e che il precariato strozza il neonato in culla e qualsiasi progetto e sogno di crearsela per davvero una famiglia.

Un EuroPride che porti aria nuova per liberarci dalla cappa stantia che ha soffocato le nuove esigenze di una società in mutazione dove diminuiscono i matrimoni riconosciuti (soprattutto quelli religiosi) e aumentano le convivenze considerate clandestine dall’assenza di leggi.

Una Italia in Europa dove alla paura del diverso come strumento per asservire le masse si sostituisca l’integrazione, il rispetto reciproco, il guardarci negli occhi e prenderci per mano. E a molti che una mano non è mai stata data sarà un grande sollievo.

Fonte: sito ufficiale di Vladimir Luxuria

10 giugno 2011

EUROPRIDE, UNA SFIDA PER LA POLITICA ITALIANA

L'annuncio, che è di quelli che lasciano increduli, risale a lunedì. Le associazioni organizzatrici dell'EuroPride hanno infatti resa nota la partecipazione di Lady Gaga alla manifestazione di chiusura della marcia del Gay Pride, che si terrà questo sabato, 11 giugno.
Si tratta di un successo che dà prestigio all'EuroPride, ma che è destinato a imbarazzare la politica italiana.
L'EuroPride è un insieme di eventi, iniziati il 1° giugno scorso e che si concluderanno sabato, appunto, con la grande parata da Piazza dei Cinquecento al Circo Massimo, volti a celebrare l’orgoglio omosessuale e transessuale. La maggior parte di questi eventi si svolge in Piazza Vittorio Emanuele II, nel quartiere dell'Esquilino, non lontano dalla Stazione Termini. Nella piazza, o meglio nel parco situato al suo interno, vi sono diversi stand, tra cui quelli del Circolo Mario Mieli, di Arcigay e di Rete Lenford - Avvocatura per i diritti Lgbt.
Come recita la parola, EuroPride è il pride europeo: le maggiori associazioni lgbt d'Europa ne fanno parte e quest’anno si tiene a Roma. Dovrebbe essere un orgoglio, per tutti gli italiani, che sia proprio l’Italia ad accogliere una manifestazione tanto importante.
Imbarazzante per la politica italiana è la presenza di Lady Gaga. Con lei, il mondo degli artisti internazionali celebra con gioia ed orgoglio ciò che nel nostro Paese è sistematico oggetto di scherno da parte dei politici: Berlusconi e Giovanardi in pole position, ma altri seguono a ruota. Il primo deride le lesbiche e vorrebbe riversare su di loro le frustrazioni del suo ego smisurato, il secondo addirittura accusa le coppie gay di essere "contro la Costituzione". Il delirium tremens che caratterizza la nostra classe politica quando si tratta di affrontare questi temi pone l’Italia al di fuori dell’Europa: un'Europa che invece cerca energicamente di riportarla dentro, proprio organizzando a Roma una delle sue manifestazioni più importanti.
Per fortuna, l'orgoglio non è in vendita e la nostra Costituzione protegge la dignità di tutte le persone, compresi omosessuali, bisessuali e transessuali, che piaccia oppure no.
Buon EuroPride a tutti!

Fonte: Blog di Matteo Winkler (Avvocato e socio di Rete Lenford)

08 giugno 2011

QUANT'E' NORMALE LA MIA VITA GAY

In questo bell'articolo di Tommaso Cerno pubblicato su "l'Espresso" n°23 del 09 Giugno 2011 viene dato ampio spazio alle testimonianze di alcune coppie omosessuali italiane che raccontano la loro quotidianità e il loro vissuto da "fantasmi clandestini" al cospetto dello Stato Italiano unico tra i fondatori dell'Unione Europea ad essere privo di leggi che riconoscano uno status giuridico alle coppie dello stesso sesso. E ricollegandomi al mio post precedente (QUI), si parla anche di EuroPride e di quanto questa manifestazione sia importante per la rivendicazione del diritto a vivere una vita gay "normale".

I froci si curano con il gas
. Stava scritto lì, sul muro della Bocconi di Milano, dove lui passa tutti i giorni. Perchè c'è un professore in quelle aule, a cui quello slogan nazista ha fatto male due volte. Come docente e come omosessuale. Si chiama Luca Visconti, ha 40 anni, è un milanese doc e insegna marketing nella più famosa università d'Italia. Vive con il suo compagno, Ruben Modigliani, 47 anni, giornalista. Si sono incontrati cinque anni fa, innamorati, e adesso vorrebbero vedere riconosciuta la loro unione, poter dire a tutti: "Siamo una famiglia". E invece per lo Stato non esistono. Anzi, giorno dopo giorno sentono che il clima di odio verso gli omosessuali cresce. E alimenta lo stereotipo del "diverso uguale pericolo", in cui non si riconoscono. E così finisce che una coppia come loro - colti, benestanti, appassionati d'arte, musica e viaggi - per strada non si dà la mano. Non è paura, nè vergogna. Il problema è più profondo: "Non hai voglia di trasformare ogni azione quotidiana in un gesto politico, perché è così che verrebbe percepito nell'Italia di oggi, anche se non lo vuole essere. E per questo motivo noi non ci diamo il braccio per strada, nè una carezza in pubblico. Una cosa frustrante e sbagliata", raccontano Luca e Ruben. E' forse la battaglia più lunga e difficile per gli omosessuali italiani. Per vincerla non basta sfilare al Gay Pride, nè scendere in piazza. La bestia nera è la normalità, la lotta quotidiana per essere considerati "gente qualunque", poter amare come tutti gli altri, progettare il proprio futuro come gli amici etero o come hanno fatto mamma e papà. Perchè alle coppie gay e lesbiche questa strada è preclusa. Allo Stato non importa dei loro diritti. Dei piccoli e grandi problemi quotidiani che affliggono migliaia di "famiglie di fatto", non riconosciute dalla legge, e spesso discriminate: il vicino di casa gentile, il salumiere che fa gli sconti, il farmacista che chiude un occhio sulla ricetta, o il calciatore in squadra con tuo figlio, e ancora l'infermiere e il pensionatoche da quarant'anni vive con un amico, ma non si può dire a voce alta. Sono l'esercito di gay che all'EuroPride di Roma, l'11 giugno, ci saranno anche se nessuno li noterà. Sono loro che stavolta hanno deciso di parlare. E lanciare un appello al Parlamento.
Un appello composto, senza slogan e senza bandiere. Forse non amano i costumi sgargianti, nè imbracciano megafoni o ballano a torso nudo sui carri. Ma chiedono con lo stesso orgoglio diritti e rispetto per la loro famiglia: "Nella quotidianità siamo definiti fidanzati, partner, magari coppia, ma non siamo una famiglia. Non possiamo riconoscere la nostra unione, non abbiamo alcuna tutela giuridica, per l'assicurazione dobbiamo inventarci qualche escamotage. E ci pesa non avere una progettualità, anche legata ai figli", spiegano Luca e Ruben. Intorno sentono un'Italia sempre più chiusa e razzista.
Ivano Cipollaro ha 31 anni e fa l'infermiere al San Paolo di Milano. Il suo compagno, Javier Sanchez Martinez, 29 anni, non ci voleva credere che in Italia un gesto d'affetto per strada potesse scatenare la rissa. Finchè un pomeriggio, sotto il Duomo di Milano, a passeggio con i loro due cuccioli Dexter e Anita, si sono scambiati un bacio. "E un gruppetto di ragazzi ha cominciato a gridare: 'Froci! Froci!'. Così ho pensato che a Javier poteva venire davvero voglia di tornarsene via", racconta Ivano. Eppure non vogliono scappare, ma battersi per cambiare le cose. Come Luca Giandomenico, 28 anni, romano. é uno dei milioni di giovani
precari fra i call center e la cassa di qualche supermercato. Là dove lo mandano le agenzie interinali per tirare su qualche euro nell'Italia senza più lavoro. Vive con mamma e papà e la sua passione è il calcio. S'allena in un campetto all'EUR con la casacca nera e le scarpette chiodate come Totti. E' gay pure lui. E proprio non capisce cosa c'entri la politica, nè cosa c'è di strano in
un cuore che batte per un ragazzo: "A me sembra normale. Io non direi mai: 'Mamma, papà, sono etero!'. E così non dico nemmeno: "Sono gay'. Non si dice, ma nemmeno si nasconde e io non lo nascondo. Poi, quando gli altri lo vengono a sapere, le reazioni sono due: ci sono quelli normali, per cui non cambia niente e quelli che non si fanno più sentire o che ti insultano". Così ha deciso di fare la sua piccola parte proprio con lo sport. Il suo contributo all'EuroPride sarà un torneo di calcetto. Ha messo in piedi una squadra di ragazzi gay, che sfiderà altre squadre romane. Si allenano quasi ogni sera e sono convinti di vincere: "Ovviamente il torneo è aperto a tutti, così io sono andato in giro a proporlo ai miei amici. Molti hanno detto che ci saranno, e non si sono fatti problemi. Alcuni non sapevano nulla di me, e così adesso lo sanno.
Altri invece hanno dei pregiudizi, anche forti", racconta Luca. Gli stessi pregiudizi che si rispecchiano nel Parlamento. Quando, pochi giorni fa, un muro di gomma sollevato da PdL, Lega e UDC ha affossato in pochi minuti la proposta di legge del deputato PD, Paola Concia, control'omofobia. Che nella vita di ogni giorno significa essere cittadini di serie B.
Rocco, poi, non è ancora nato. E già viene discriminato. L'ecografia racconta che sarà un bel bambino, paffuto, sano e forte. Ma figlio di madre nota e pure di madre ignota, almeno per la legge italiana. Figlio cioè di Lorenza Tizzi, 39 anni, impiegata all'Automobil Club di Cremona, che è ricorsa alla fecondazione assistita a Barcellona, e della sua compagna Emiliana, 39 anni, commerciante. Vivono in un piccolo paese del cremonese, Viadana: le famiglie le appoggiano, gli amici le sostengono e i colleghi sono già in festa. Uno ha regalato pure la culla per il neonato in arrivo. Tutti parlano del bimbo, perfino dal parrucchiere. Ma per lo Stato non c'è nessuna famiglia Tizzi. E soprattutto non c'è Emiliana, che per l'anagrafe non ha legami con Lorenza, nè con il bambino: "Ci sentiamo clandestine in un Paese che non ci vuole. Il problema più grave è la genitorialità. Per la legge Rocco è solo mio e questo ci preoccupa. Ci stanno aiutando degli amici giuristi, sto pensando di nominare Emiliana tutore. Così, se mi succedesse qualcosa, lei avrebbe un ruolo. Ma la nostra speranza è che arrivino delle soluzioni legislative", spiega Lorena. Perché spesso sono discriminate due volte, come donne e come lesbiche.
Serena Donà, 35 anni, e la compagna Marta Facen, 25, vivono a Bologna e hanno deciso di combattere per i loro diritti: "E' naturale farlo in un Paese come questo. Proprio perchè non tutte le coppie vogliono sposarsi o vogliono figli, esattamente come per gli etero, poterlo fare deve essere un diritto, ognuno deve poter scegliere come vivere". E invece da Montecitorio la politica tace. Tutto è lasciato al caso. Alla buona sorte e alla fortuna del singolo. Per le istituzioni "Gay" e "Lesbica" non significano nulla, nemmeno quando due persone stanno insieme da una vita come Michele Amirante, 65 anni, e Gonzalo di 67. Si sono conosciuti nel '76 a Madrid e hanno messo su casa insieme in Spagna, vivendo fianco a fianco fino alla pensione. Michele insegnava italiano agli stranieri, Gonzalo gestiva un piccolo negozio di abbigliamento in centro. Poi, nel 2004, l'idea di tornarsene in Italia, cercare un posticino tranquillo e vivere in santa pace un'onesta vecchiaia a Oriolo Romano, alle porte della capitale. Niente di più sbagliato: "In Spagna la situazione era molto diversa, non solo per le leggi a sostegno delle coppie gay, ma anche per il clima generale di tolleranza, che in Italia è un miraggio. Qui non c'è rispetto. Ognuno si fa i fatti suoi anche quando questo discrimina gli altri", racconta Michele. Tre anni fa la decisione di tornare a Madrid per sposarsi. Un viaggio con parenti e amici, il 'SI' davanti all'ufficiale dell'Ayuntamiento, il brindisi e il rientro: "Quando siamo arrivati in Italia siamo stati presi da un senso di frustrazione, perché ci siamo resi conto che il nostro matrimonio era scomparso nel nulla. Qui quel documento è carta straccia, non esiste, non vale. Gonzalo ed io, scesi a Fiumicino, eravamo di nuovo due perfetti estranei. E se lui sta male, io non posso andare in ospedale a prendermene cura, nemmeno dopo 35 anni di vita insieme. Mi chiedono: 'Scusi, lei chi è?'. E io mi arrabbio". A Oriolo hanno fatto una festicciola. E hanno spedito agli amici le partecipazioni. Là, in un paese chiuso, i vicini di casa hanno brindato con loro. Altri, invece, non si sono fatti vedere. Compreso un vecchio compagno di scuola che, fino a quando uscivano per una pizza e per tenersi compagnia, c'era sempre. "Quando però si è visto recapitare l'invito a nozze, è sparito nel nulla. Per noi è stato un brutto colpo. E ci ha fatto capire che davvero, in Italia, quello che siamo e abbiamo fatto, non ha valore. Tanto che stiamo pensando di tornare a Madrid". Anche perché nel resto d'Europa quei diritti civili che qui sembrano così rivoluzionari ormai sono la regola.
Alessandro Bentivegna, 44 anni, scenografo romano, lo prova sulla sua pelle da quando il compagno Eduardo Barbaro, 32 anni, manager in una multinazionale, si è trasferito a Dublino per lavoro. Da pendolare forzato, ha capito cosa significhi vivere in un Paese che riconosce l'uguaglianza fra gay ed etero: "Non è solo un fatto giuridico, è proprio il clima sociale che cambia. La gente ti rispetta davvero, ti aiuta, sei uno come gli altri", spiega. Già. Mentre in Italia la Consulta diceva "NO" ai matrimoni gay, il governo di destra irlandese varava i "Civil Partnership". E così Edu e Alex, il 17 maggio, si sono registrati: "Mentre firmavamo ho detto all'impiegata 'I think, I'm crying" e lei mi ha sorriso, poi si è commossa ed è finita con baci, lacrime e congratulazioni di tutto l'ufficio. Io e Edu ci siamo sentiti come i neri d'America la prima volta che hanno votato", racconta Alessandro. Si sposeranno il 13 settembre e daranno un party all'irlandese: "Fiumi di birra come si usa qui, con parenti e amici. Una festa legale, dove davvero lo Stato sostiene il nostro amore e il nostro progetto di vita", continua Eduardo. Poi torneranno in Italia e replicheranno i festeggiamenti a Roma. "Avremo voluto unirci qui, nella nostra città, dove siamo cresciuti, nonostante l'Italia non ci ami e il governo ci denigri con frasi che offendono prima di tutto i nostri genitori e armano la mano e la lingua degli omofobi, bollandoci come froci", aggiungono. Froci che per accendere un mutuo, per esempio, devono sperare in unfavore della banca: "Per la legge noi due non siamo nulla, quindi la mia firma sul mutuo di Eduardo non ha senso. Non è possibile che tutto dipenda solo dall'educazione di un singolo". Come non è possibile, per Valerio Lanzani, 23 anni, di Varese e Marco Colombo, 22 anni, di Milano, sentirsi ripetere che i diritti dei gay non sono una priorità della politica: "Mica campiamo d'aria, paghiamo le tasse e lavoriamo, come i nostri genitori. Perchè la mia pensione, o il mutuo per la casa, vale meno di quello di un etero?", sbotta Valerio: "E non bastasse vieni pure insultato, perchè se non ti rispetta lo Stato figurati la gente qualunque. Un giorno passeggiavamo mano nella mano e una Punto si è fermata. Sono scesi due signori anziani: erano due gay e volevano farci i complimenti per il nostro coraggio.
Un episodio piacevole, ma che mostra anche quanto retrograda sia l'Italia".
Loro due all'EuroPride di Roma ci saranno. Vestiti come quando vanno al lavoro o all'università, con gli occhiali e la camicia stirata. Perchè un giorno all'anno non basta certo a sconfiggere l'omofobia: "Serve battersi durante gli altri 364 giorni. Ognuno nel suo piccolo spazio. Ognuno per conquistare un pezzetto della nostra libertà".

QUI l'articolo completo.
Fonte: l'Espresso - n°23 del 09 Giugno 2011
Articolo di Tommaso Cerno



03 giugno 2011

VLADIMIR LUXURIA: OMOFOBIA DA CAMERA

Insulti, sputi e cazzotti. Li ho subiti prima ancora che la parola "omofobia" fosse di uso corrente. E' solo da qualcheanno che la si conosce, prima non esisteva nemmeno l'esigenza di definire l'aggressione verbale o fisica verso gay, lesbiche e trans; era una tradizione acquisita nei secoli. Torture, roghi, inquisizioni, elettroshock, campi di concentramento nazisti e gulag stalinisti, campi di rieducazione cubani, carceri, impiccagioni. L'omo/transfobia si è espressa diversamente in base alle geografie e ai contestistorici, ma sempre con una motivazione: i "sessualmente diversi" non devono avere una vita facile. In Italia le aggressioni ci sono sempre state, ma mai con tale frequenza; sono anche aumentate le persone che denunciano,che non subiscono in silenzio per timore che la denuncia in questura sia la denuncia della propria omosessualità. A colpireè sempre un branco, spesso contro una persona sola: bel modo di dimostrare virilità! Ma a essere codardi non sono solo i gruppi di picchiatori ma tutti quei parlamentari che, dopo aver bocciato la leggeConcia, hanno cercato giustificazioni per travestire la propria omofobia: incostituzionalità, reato di opinione, discriminazione al positivo... Poi succede che uno viene picchiato e tutti pronti a ipocrite attestazioni di solidarietà. Un omo/transfobo non intende colpiresolo la malaugurata e sconosciuta persona che gli capita sotto tiro, intende terrorizzare tutta la comunità alla quale appartiene per mandare un messaggio semplice: non dichiaratevi, rintanatevi e se avete un partner nessuno deve capire che voi due state insieme. Se uno dice "negro di m...." è perché li odia tutti gli stranieri, se uno profana la tomba di un ebreo non è perché pensa che il defunto gli ha fatto un torto ma è per antisemitismo. L'odio razziale e religioso è punito con un'aggravante dalla Legge Mancino, pernoi non vale. La maggioranza di governo ha deciso che gli insulti e le botte ci fanno meno male e che ogni tanto una lezioncina ce la siamo andata a cercare. Lo vadano a spiegare a chi le ha subite e mai dimenticate, chi si sveglia con gli incubi di notte, non esce più da solo e ha le palpitazioni al cospetto di un possibile pericolo. Noi senza scorta e senza leggi ma con la rabbia e la passione di lottare contro l'omofobia più rozza da strada e quella più sofisticata da Camera.
Vladimir Luxuria


Fonte: SETTE - Corriere della Sera - n°21 del 26 Maggio 2011
Foto: Fabio Lovino

31 maggio 2011

MILANO: L'ITALIA S'E' DESTA

Non posso non parlare di quanto è accaduto ieri a Milano. Non posso proprio. Ho assistito e vissuto un pezzo di storia fondamentale per la città nella quale ho scelto consapevolmente di vivere e per l'Italia intera. Milano, dopo anni di soporifera attività cerebrale, ha dimostrato, al contrario, di essere una città sveglia, attiva e testardamente all'avanguardia. Piena di speranza, di rinnovamento, di cambiamento e passione. Una folla oceanica di gente. Tutti insieme, senza nessuna distinzione. Uniti per un unico motivo: la dignità di ogni cittadino. Di certo non sarà Giuliano Pisapia ad avere la bacchetta magica per trasformare Milano in una vera capitale europea, ma ci proverà, differenziandosi così da quanto si è fatto nel corso degli ultimi anni. Nel nostro Parlamento siedono parecchi uomini e donne irrispettosi. Dispensatori di odio, violenza, fanatismo, razzismo, xenofobia e omofobia. Uomini e donne celati dietro un falso perbenismo e spesso appoggiati e coperti dalle lobby cattoliche e vaticane, vere fucine di discriminazione globale. Cechi davanti le richieste dei cittadini e ignari dei cambiamenti e delle necessità che ci appartengono e che fanno parte della nostra quotidianità. Questo è per loro un grande segno. Uno schiaffo. Uno schiaffo morale che ha donato nuova dignità all'Italia e che ridarà alla nostra "grande signora affaticata", la forza di rialzarsi e mettersi nuovamente in corsa. 150 anni e siamo ancora uniti. Come e più di prima. W l'Italia!

Giorgio SuperPop


18 maggio 2011

SCALFAROTTO SCRIVE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E NAPOLITANO RISPONDE

"Atti e affermazioni di carattere discriminatorio possono anche portare un danno all'immagine dell'Italia, con effetti negativi anche sulla propensione delle imprese straniere ad investire nel nostro paese. Tali comportamenti infatti offendono convinzioni e valori ormai consolidati in tutte le democrazie mature e largamente condivisi". E' quanto scrive il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in risposta ad una lettera inviatagli da Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD in occasione della Giornata Internazionale contro l'Omofobia e pubblicata oggi dal Corriere della Sera.
Nella sua lettera Scalfarotto lamentava le difficoltà riscontrate nella vita con il suo compagno rispetto a quanto gli accadeva in altri paesi dove hanno vissuto: "Dal mio ritorno in Patria ho potuto notare quanto il mio orientamento sessuale costituisca per me e la mia famiglia un impedimento assai più concreto di quanto questo fosse negli altri Paesi in cui ho vissuto. Soltanto qui io e Federico siamo considerati due estranei, soltanto qui espressioni di esclusione, pronunziate anche da personalità pubbliche, sembrano non essere colpite da nessuno stigma sociale. L'omofobia sembra essere in Italia un dato universalmente accettato". Scalfarotto ha citato il caso recente dell'attacco del sottosegretario Giovanardi allo spot dell'Ikea che ritraeva due uomini definendoli "una famiglia". "Dove mai si è visto - scrive - un governo che mette a rischio la relazione con un investitore estero che garantisce stipendi a centinaia di famiglie pur di affermare l'intolleranza verso un particolare gruppo di suoi stessi cittadini?".

QUI l'articolo completo pubblicato sul Corriere di oggi, mercoledì 18 Maggio 2011.