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14 marzo 2013

PAPA FRANCESCO, UN PONTEFICE OMOFOBO E MISOGINO

"Vivo" un Papa, se ne fa un altro.
E così il Vaticanoo ha un nuovo Capo di Stato: Jorge Mario Bergoglio in arte "Papa Francesco", di nazionalità argentina e appartenente alla Compagnia di Gesù (i gesuiti per intenderci, ovvero una congregazione che non brilla di certo per trasparenza o progressismo).
Papa buono o Papa cattivo? Innovatore o conservatore. E' ancora difficile saperlo. In più occasioni, però, Bergoglio ha già mostrato tutta la sua omofobia. Nel 2009 si è fortemente scagliato contro la decisione di un giudice che ha permesso il matrimonio tra due uomini e, attraverso un comunicato stampa, ha preso posizione sostenendo che la sentenza fosse "assolutamente illegale". Inoltre, dopo aver preteso un incontro urgente con il governatore locale Mauricio Macri (lanciando anche anatemi anche contro di lui) sostenne che "non ricorrendo contro la decisione del giudice nel contenzioso amministrativo sul matrimonio di persone dello stesso sesso, aveva mancato gravemente al suo dovere di governante e di custode della legge". Nel 2010, inoltre, riconfermò la sua posizione anti-gay sostenendo che i matrimoni fra le persone dello stesso sesso non fossero "semplicemente una posizione politica, ma un tentativo di distruggere i progetti di Dio". Laconica fu la risposta della presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner, che lo liquidò sostenendo che un discorso simile "ricordava il Medioevo e l'Inquisizione".

Questione gay a parte, il neo vescovo di Roma, è stato più volte oggetto di dibattito per il suo rapporto con i vertici del regime dittatoriale che governò l'Argentina dal 1976 al 1983. Nel 2005 il futuro papa fu accusato da un avvocato per i diritti umani di complicità in relazione al rapimento di due sacerdoti gesuiti ostili al regime, Orlando Yorio e Francisco Jalics. L'episodio, avvenuto nel 1976, quando Bergoglio era Provinciale dei Gesuiti argentini, è approfondito anche nel libro del giornalista Horacio Verbitsky "L'isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina", pubblicato nel 2005.
Dopo che l'accusa fu respinta, il prelato è stato chiamato a testimoniare su questo rapimento dal tribunale di Buenos Aires durante il processo ESMA nel 2010; nella sua deposizione ha affermato di aver segretamente incontrato Emilio Massera e Jorge Videla con l'obiettivo di ottenere la liberazione dei due religiosi.
Nel 2011 Bergoglio è stato chiamato a testimoniare anche in relazione al caso del cosiddetto Robo de Bebés, la sottrazione di neonati avvenuta durante la dittatura.

E con la "questione donna" non va meglio. Dall'armadio rispunta anche una dichiarazione del 2007 dell'allora arcivescovo di Buenos Aires in riferimento alla candidatura alle presidenziali di Cristina Kirchner: "Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L'ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l'uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell'uomo, ma niente più di questo". E come se non bastasse evocò l'immagine dell'ex presidente Maria Estela Martinez de Peron: "abbiamo avuto una donna come Presidente della nazione e tutti sappiamo cosa è successo".


Cos'altro aggiungere: Benvenuto Papa!

27 agosto 2012

SCANDAL IN VATICAN - IL PAPA IN UN FILM PORNO GAY

Nonostante i bastoni tra le ruote della chiesa cattolica, la macchina dell'hard gay in Italia sembra volersi prendere una rivincita simbolica in questo scampolo d'estate. Di cosa stiamo parlando? Se vi è capitato di passare dalle parti di Piazza S.Pietro e vi è sembrato di vedere in giro dei modelli della casa di produzione Bel Ami, non avete avuto delle allucinazioni: erano proprio loro. Gli attori della famosa casa porno erano nella capitale, per girare alcune scene proprio... in Vaticano!
La notizia arriva direttamente dal forum del regista George Duroy, fondatore, regista e nume tutelare della Bel Ami, che peraltro si lamenta di come la notizia non stia avendo il risalto che si aspettava, soprattutto se si considera che il titolo del video, composto da tre scene molto intense, sarà proprio "Scandal in Vatican". Nel film in questione diversi giovani attori della Bel Ami dovrebbero vestirsi da seminaristi e giovani preti, e su Facebook è stato creato un profilo apposito per il porn performer Trevor Yates (in foto) in tenuta religiosa (https://www.facebook.com/trevor.yates.94).

Ci saranno anche diverse riprese in esterna, tra cui dovrebbe spiccare una partita di calcetto in piazza S.Pietro e, udite udite, una benedizione papale vera! Ebbene sì: mentre erano in piazza S.Pietro, i porn performers della Bel Ami sono riusciti a ricevere una benedizione di Papa Ratzinger che è stata prontamente ripresa, quindi - per quanto incredibile possa sembrare - Benedetto XVI sarà il primo pontefice della storia a comparire in un video porno gay mentre impartisce la sua benedizione ad un gruppo di giovani gay porn performers! Non ci è dato sapere se scatteranno sequestri preventivi, contenziosi internazionali o problemi di vario tipo, ma è altamente improbabile che possano verificarsi da qui a settembre, mese per il quale è prevista l'uscita di "Scandal in Vatican".

In ogni caso, anche ammesso che il Vaticano riesca ad allungare le sue mani sugli Stati Uniti, dove la Bel Ami ha la sua sede legale, sicuramente non avrà il tempo di farlo prima che il video inizi a circolare più o meno legalmente su internet, con buona pace delle sue eventuali pretese censorie. La cosa ironica, se vogliamo, è che fra i giovani porn performers ci sono dei ragazzi cattolici come Jaco Van Sant che avevano già partecipato ad un'udienza papale.

Sul suo profilo sul sito della Bel Ami si legge addirittura che "Scandal in Vatican" sarà ispirato proprio alle esperienze del giovane Jaco durante la sua prima udienza papale, quando venne abbordato da un sacerdote romano che gli avrebbe fatto vivere esperienze simili a quelle che si vedranno nel video di prossima uscita.

Il Vaticano lascerà correre o coglierà l'occasione per una nuova e spietata campagna anti gay? Difficile data l'operazione prettamente commerciale che sta alla base di eventuali censure. Ma non si sa mai, le vie del Signore sono infinite.
  Fonte: Gay.it

23 luglio 2012

E IO MI SPOSO LO STESSO

"Vi dichiaro marito e marito". Segue applauso. Confetti. Spumante. I novelli sposi si scambiano un bacio. Mamma sta là davanti, con gli occhi lucidi. Papà sorride orgoglioso del suo ragazzone "che finalmente ha messo la testa a posto", scherza con la suocera. Sono lui e lui, Stefano e Stefano. Ma anche lei e lei. Simona e Selina. Diana e Luisa. Non siamo ad Amsterdam, né a New York. E nemmeno sul set di un film di Ferzan Ozpetek. Siamo a Viareggio, Versilia, Italia. E di fronte ai novelli coniugi c'è, in piedi, Cristina Scaletti, assessore regionale della Toscana. E' lei che ha celebrato quei matrimoni gay. Undici, per l'esattezza, in un solo pomeriggio. Un paio di settimane fa. Meno di un mese prima, qualcosa di simile è capitato a Torino. Stavolta l'ufficiale di Stato civile era Marta Levi, consigliere comunale del PD a palazzo Civico. Ha officiato trenta nozze omosex, leggendo gli articoli 3 e 29 della Costituzione. Senza fascia tricolore, questo è vero, ma per il resto in tutto simili alle decine di matrimoni etero che ha celebrato in municipio. Anzi. Attorno a lei erano schierati venti fra assessori e consiglieri comunali piemontesi, fra cui anche un paio di esponenti del PdL: Daniele Cantone e Fabrizio Comba. Insomma, se la legge nega ai gay il diritto di sposarsi in Italia, né quei riti hanno alcun valore all'Anagrafe, visto che per lo Stato la famiglia è una e una soltanto, sempre più coppie, circondate da amici e parenti, s'arrangiano come si può.
E' il matrimonio gay all'italiana. Fai-da-te. Perché se per lo Stato quel "sì" non conta nulla, per loro vale tanto quanto quello di mamma e papà: "Bisogna ridurre lo spread dei diritti civili fra Italia e Europa", ripete a tutti i neosposi l'assessore Scaletti. E così, nell'Italia dei diritti negati, fanalino di coda dell'Unione europea, nel Paese dove il PD si spacca non appena si discute di unioni civili, e dove il Vaticano lancia anatemi contro i politici che aprono agli omosessuali, le coppie gay non stanno a guardare: "La politica non ci vuole dare i diritti? E chissenefrega. Ci sposiamo lo stesso. Prima o poi lo Stato se ne accorgerà", ripetono i novelli sposi. Luca e Paolo. Marco e Francesco. Sabina e Laura. Ester e Vanessa. Un elenco lungo come una lista di nozze.
Quest'anno, poi, c'è stato un boom. E, sarà una coincidenza, per le nozze gay all'italiana ricorre un anniversario molto particolare. Era il 27 giugno 1992 quando a Milano, in piazza della Scala, il consigliere comunale Paolo Hutter celebrò il primo matrimonio gay. Una simulazione, come è ovvio, organizzata proprio per chiedere il riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso. Con tanto di fascia tricolore, simile ma non identica a quella ufficiale, per il celebrante. Fiori e applausi per le dieci coppie, nove di uomini e una di donne, che venivano dichiarate per la prima volta "unite civilmente". Fra loro Ivan Dragoni e Gianni Delle Foglie, diventati poi la famiglia gay simbolo della battaglia per i diritti civili. "Si scatenò il putiferio", racconta Hutter. "Il prefetto scrisse al sindaco Borghini. Ma la folla, che all'inizio ridacchiava, si fece trascinare da euforia e commozione, proprio come a un matrimonio vero. Poi, quando Ivan e Gianni tornarono a casa, il taxista volle offrire la corsa". Da quel 27 giugno in materia di diritti non è cambiato nulla. Ma centinaia di coppie gay hanno voluto sancire, come a Milano, la loro unione. E così a Padova qualche anno dopo. Alessandro Zan celebrò in municipio le nozze di Luigi e Andrea, inaugurando "i Pacs alla veneta". Anche qui prese di distanza e precisazioni dei politici di turno. Ma anche molti "seguaci", che hanno poi chiesto al consigliere di sposarli nella loro città. Fino al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, a cui s'erano rivolte Antonella e Debora, conviventi da nove anni. E che alla fine, fra le polemiche, si presentò alla cerimonia che le univa in matrimonio.
A Pinerolo, poi, ci si sposa addirittura in chiesa. Quassù ci pensa don Franco Barbero, 74 anni, sacerdote da mezzo secolo e anima della comunità di base Viottoli, a unire gay e lesbiche credenti nel sacro vincolo. Don Franco le chiama "promesse d'amore" ma, a vederli, sono matrimoni in piena regola. Abito talare, leggio, omelia e citazioni del Vangelo. "Dio non fa pezzi sbagliati, Dio non è mica la Fiat", va ripetendo. In questi anni ha sposato 305 coppie e, racconta, "il boom di chi chiede di unirsi nel segno della fede si è registrato negli ultimi due anni". Poi gli sono arrivate oltre 8 mila mail di altri preti come lui e, racconta, almeno 300 farebbero come me: "Preti che si interrogano e che pensano che la Chiesa dovrebbe accogliere le coppie gay", dice. Non sono dello stesso avviso al Sant'Uffizio, che nel 2003 ha scagliato i suoi fulmini sul prete dei gay. Un decreto pontificio vergato dall'allora cardinale Joseph Ratzinger lo spoglia della tonaca. Ma non gli toglie i fedeli. Né l'entusiasmo: "Per la gente di qui io sono il prete, in tutto e per tutto. Quel che pensano a Roma non mi leva l'appetito". Anche perché fra i seguaci di Cristo non è il solo. Il 21 maggio di un anno fa a Cormano, vicino a Milano, madre Maria Vittoria Longhitano, parroca anglicana, ha sposato Agnese Cichetti e Letizia Torrisi con rito vetero-cattolico, con tanto di fedi scambiate e sacramenti.
E mentre gay e lesbiche s'arrangiano, attorno alle nozze cresce il business. Agenzie di viaggio specializzate. Mete esotiche per la luna di miele omosex. Cocktail dedicati. E pure un servizio legale: documenti e visti per sposarsi all'estero e poi festeggiare in Italia. C'è Quiiky, che organizza viaggi di nozze omo e cerimonie ufficiali dal 2007. "Sia nei Paesi dove è legale, sia dove si celebra una "promessa di matrimonio" che non ha valore per la legge, come in Italia, ma ne ha molto chi vuole sancire la propria unione", spiega l'ad Alessio Virgili. E così molte coppie fanno il doppio rito. Prima volano all'estero, dove lo scambio di anelli ha valore legale. Poi se ne tornano in Italia, dove invece quel certificato è carta straccia. E così si sposano di nuovo. Con i parenti e gli amici. Edoardo e Alessandro hanno scelto Dublino: "Lì ci lavora Edo, ma abbiamo rifatto la festa a casa nostra, a Roma. E' qui che ci volevamo sposare". Idem per Michele e Gonzalo. Sono volati in Spagna, poi se ne sono tornati a Oriolo, alle porte della capitale, e hanno spedito le partecipazioni agli amici. "Molti sono venuti, altri non si sono più fatti vivi. Ma non importa. Il nostro matrimonio vale molto più del pregiudizio. È vero. Autentico. Per sempre", raccontano. C'è pure Twizz, altra agenzia specializzata. Con tanto di pranzi di nozze, lune di miele e bomboniere. "Come per gli etero, l'offerta cambia in rapporto al budget", spiega l'ad Franco Fumagalli: "La clientela più esclusiva sceglie come meta Istanbul o Bodrum, che sono di questi tempi le città più gettonate dai gay benestanti. L'ultima mania è affittare i caicchi per godersi il mare". Ma c'è pure chi noleggia un'intera terrazza sui grattacieli di New York dove Twizz organizza feste con tanto di fuochi d'artificio. Se vuoi spendere meno, invece, il viaggio di nozze gay fa rotta sulle Canarie. In particolare Fuerteventura. Poi c'è il Sudamerica, ultima frontiera dei diritti LGBT. Da pochi mesi, infatti, Messico e Argentina hanno legalizzato i matrimoni gay. E subito è esplosa l'onda latina, che sta togliendo fette di mercato a Stati Uniti e Nord Europa. "Abbiamo messo a punto un pacchetto che si chiama "Amore, leggenda e magia" rivolto a gay, che consente di celebrare un vero rito Maya. Poi rotta verso l'Isla de Holbox, per godersi la luna di miele tra le tartarughe giganti", aggiungono a Quiiki.
Anche su gadget e confetti l'Italia dei matrimoni gay è più avanti della sua classe politica. Torte alla crema con gli sposi in tight, lui e lui. Cuori di panna con le spose-sirene. Lei e lei. Poi c'è l'azienda di confetti più famosa al mondo, la Pelino di Sulmona, che s'è buttata sulle nozze omo. E l'omonima deputata del PdL, Paola Pelino, amministratore del colosso dolciario, che dedica agli sposi omosessuali un confetto molto particolare. Il colore è il lilla, il gusto è il classico alla mandorla e il nome è tutto un programma: Gay Bride.
In Toscana, una coppia gay s'è inventata il vino per i banchetti omosex. Due etichette di rosso pregiato, dedicate appunto a gay e lesbiche. Per i maschietti c'è il "Vinocchio", Merlot e Cabernet. Per le femminucce c'è "Uvagina", rosso perlato, entrambi selezionati dall'enologo Maurizio Saettini. Si comprano sul sito "ProdigioDivino.com" e i proventi servono a "finanziare la battaglia per ottenere anche in Italia i matrimoni gay", spiega la coppia di vinaioli, che convive da ben 35 anni. Ad Avellino, invece, c'è un negozio che ha inaugurato la lista di nozze per soli omosex. E ha scelto come testimonial del nuovo business una coppia di bei ragazzi appena convolati a giuste nozze. Lo slogan parla chiaro: "Ognuno ha i suoi gusti... E tu che gusti hai?". E così mentre la città s'è risvegliata tappezzata di manifesti, in Italia il fenomeno già dilaga. È spuntato a Milano. Poi a Genova. E addirittura a Trieste. Tutti a caccia di sposi pronti a cacciare la grana, in tempi di crisi economica e matrimoni tradizionali ridotti all'osso. E ben vengano, allora, queste nozze un po' clandestine, un po' romantiche. Viva gli sposi. Rigorosamente gay.

Tommaso Cerno - L'Espresso n° 30 del 26

Fonte: Cinemagay

07 giugno 2012

IL VATICANO CONDANNA MARGARET FARLEY, SUORA A FAVORE DELLE COPPIE OMOSESSUALI

Suor Margaret Farley è stata condannata dal Vaticano, a causa delle sue opinioni su temi scottanti, come quello dell'omosessualità, che sono "in diretto contrasto con la dottrina cattolica nell'ambito della morale sessuale". Questo è quanto è stato dichiarato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, per via delle ultime affermazioni di suor Margaret sulla legalizzazione delle nozze gay. Pare non verranno presi provvedimenti disciplinari in merito ma oggi, riguardo al libro "Just Love" di suor Margaret, è stata diffusa una nota dalla sala stampa della Santa Sede, in cui si legge che:

"Non è conforme alla dottrina della Chiesa e non può essere utilizzato come valida espressione di dottrina cattolica, né per la direzione spirituale e la formazione, né per il dialogo ecumenico e interreligioso. La Congregazione desidera incoraggiare i teologi, perché proseguano nel compito dello studio e dell'insegnamento della teologia morale in piena conformità con i principi della dottrina cattolica. La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'approvazione del comportamento omosessuale, oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l'unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali, oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell'umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società. A sostegno della legalizzazione delle unioni omosessuali non può essere invocato il principio del rispetto e della non discriminazione di ogni persona".

Probabilmente, Suor Margaret ha, invece, ragionato sul fatto che l'annuncio cristiano è un messaggio di liberazione che riguarda le creature di Dio, a prescindere dalla razza, dal genere, dalla condizione o dall'orientamento sessuale. Difficile, infatti, immaginarsi un Dio amorevole che condanna due persone che si amano, solo perché appartenenti allo stesso sesso per nascita; viene, piuttosto, da pensare che Dio sia ancora più vicino a chi viene continuamente attaccato per ciò che è e che Suor Margaret abbia centrato il punto.

Fonte: Attualissimo

22 dicembre 2011

IL PAPA E' GAY. LO GARANTISCE UNA TEOLOGA TEDESCA

Benedetto XVI omosessuale? A giudicare dal parere di una teologa scomunicata da più di vent'anni, Uta-Ranke Heinemann, non ci sarebbero dubbi: il Papa è senz'altro gay, basta guardare le sue foto. L'intellettuale piuttosto nota in Germania è la figlia di Gustav Heinemann, ex presidente della repubblica della SPD e prima teologa cattolica della storia. Il suo conflitto con la Chiesa è diventato rottura nel 1987, quando è stata scomunicata per aver affermato l'impossibilità biologica per una donna vergine di concepire un bambino. La Heinemann è stata anche compagna di Papa Ratzinger all'università, ed è proprio dai ricordi di quegli anni e dalla successiva osservazione dei comportamenti del Pontefice è giunta alla conclusione dell'omosessualità. In un'intervista al settimanale tedesco Vice ha dato le sue spiegazioni: "Quando eravamo insieme all'università negli anni cinquanta Ratzinger era l'ideale compagno di studi per una donna. Dava l'impressione di essere completamente asessuato, il partner perfetto per studiare in sale vuote e con poca luce. Durante gli anni però è cambiato molto, i suoi sguardi verso altri cardinali, come con Tarcisio Bertone, lasciano trasparire un guizzo negli occhi verso i corpi maschili che prima non aveva. Da tempo raccolgo sue fotografie, e secondo me dalle immagini traspare il suo orientamento omosessuale". A condividere il pensiero della teologa, un altro intellettuale scomunicato, David Berger. Uta-Ranke Heinemann durante l'intervista non si è fermata solo al giudizio sul Papa, ma ha esteso il suo parere all'atteggiamento della Chiesa nei confronti del sesso "Da duemila anni la Chiesa ha impostato una linea di così forte ostilità nei confronti della sessualità che sarà impossibile cambiarla, basti pensare al fatto che il Papa ammonisca i giovani su tre cose, la droga, l'alcol e il sesso. Per loro il sesso appartiene solo al bordello". E ha continuato: "Da quando Lutero ha sposato una suora la misoginia ha caratterizzato il clero, che non voleva aver più nessun scandalo con le donne. E qual è il miglior modo se non avere preti in larga parte gay?".

29 agosto 2011

LA SANTA EVASIONE

Su "L'Espresso" n°35 del 01 Settembre 2011, questa settimana in edicola, un'approfondita inchiesta di Stefano Livadiotti fa luce sui privilegi e le esenzioni che lo Stato italiano riserva al Vaticano,in particolare per quel che riguarda il suo sterminato patrimonio immobiliare.


Il pass a prezzi scontati
Nel 2006 il Comune di Roma (peraltro a guida di centrosinistra) ha ceduto alle pressioni del Vaticano e ha concesso alle auto della Santa Sede e dei suoi dipendenti il pass per il centro al prezzo politico di 55 euro. Ai comuni mortali costa esattamente dieci volte di più. Ignoto il motivo per cui sia stato concesso questo prezzo politico, ma non stupisce in una città a cui da sempre manca il coraggio di imporre qualsiasi regola agli autobus dei turisti e dei 'pellegrini', per non urtare il Vaticano.

Un canone Rai molto speciale
E' quello che si applica (in base a un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico sui televisori installati fuori dagli appartamenti) agli apparecchi degli istituti religiosi: 185 euro e 10 centesimi per il 2009, meno della metà rispetto ai 370 euro e 17 centesimi richiesti ad affittacamere e campeggi a una o due stelle.

Cinquanta milioni di euro in acqua
Già nel servizio pubblicato nei giorni scorsi in questo sito si denunciava il fatto che il Vaticano non paga (misteriosamente) la bolletta dell'acqua. Può sembrare un problema da poco, invece dall'inchieesta dell'Espresso è emerso che gli ampi e rigogliosi giardini del Vaticano esigono evidentemente a un'innaffiatura abbondante, visto che lo Stato si è recentemente dovuto far carico di arretrati per oltre 50 milioni di euro. A spese dei contribuenti italiani, naturalmente.

Un'Ires su misura
Dall'inchiesta dell'espresso emerge anche che sono 998 le Opere pie e le società di mutuo soccorso che hanno beneficiato della riduzione dell'aliquota Ires (dal 33 al 16,5 per cento) per il 2006. Tutte insieme hanno risparmiato 12 milioni e 929 mila euro. I 133 ospedali che fanno capo al Vaticano hanno invece evitato di mettere mano al portafogli per 16 milioni e 899 euro.

E 40 mila euro all'Appennino Camerte
Nove milioni, 781 mila, 901 euro e 78 centesimi: è il totale dei contributi all'editoria incassati per il 2006 dai giornali che fanno capo alla Chiesa. Al primo posto nella classifica si piazza "Avvenire" (6.300.774 euro), seguito da "Famiglia Cristiana" , e fin qui ci può stare visto che si tratta di testate importanti, intelligenti e con un ampio seguito di lettori. Già qualche perplessità in più invece proviene dai contributi pubblici destinati a "Il Giornalino" (sempre della Periodici San Paolo e a quota 312 mila euro). Ma nell'elenco delle testate finanziate dallo stato ci sono anche "La Voce Isontina" (Arcidiocesi di Gorizia: 31.840 euro), "L'Aurora della Lomellina" (Diocesi di Vigevano: 45.197 euro), "L'Appennino Camerte" (Arcidiocesi di Camerino: 40.780 euro) e "Porziuncola Assisi" (altri 8.995 euro).


Fonte: L'Espresso

16 aprile 2010

PEDOFILIA E VATICANO: SKY TG24 INTERVISTA UNA VITTIMA DEGLI ABUSI

Intervista di Patrizia Vennarucci (SKY TG24 Pomeriggio condotto da Paola Saluzzi) ad una vittima degli abusi sessuali dei preti pedofili.

Costretto a subire le attenzioni di un prete fin da quando aveva sette anni. Questa la drammatica storia raccontata da un uomo a SKY TG24 Pomeriggio. Una brutta storia di abusi, iniziata in una parrocchia di periferia, quando la vittima era solo un bambino.Una storia iniziata con una serie di attenzioni particolari da parte del parrocco. Baci sulla bocca e carrezze sotto la maglietta giustificati sempre come segni d'affetto. A partire dai 12 anni queste attenzioni, racconta l'uomo, sono diventate di natura sessuale, con richieste sempre più frequenti e spesso anche coercitive. La vittima racconta di come abbia spesso tentato di tirarsi indietro, ma di come fosse difficile per lui, ragazzino in piena crescita e senza punti di riferimento, accusare una figura rispettata e ammirata da tutti come il parrocco. Raggiunti i 18 anni, l'uomo ha poi lasciato la parrocchia, nonostante il prete si fosse offerto di mantenerlo agli studi in cambio di altre prestazioni.La cosa più choccante, conclude la vittima, è stato rivedere anni dopo quel parrocco e scoprire al suo fianco un ragazzino di soli 12 o 13 anni, probabile nuova vittima dei suoi abusi. Tutt'oggi questo pedofilo - sostiene l'uomo - vive in una posizione di prestigio all'interno della Diocesi, e anzi riveste una carica importantissima nonostante certi suoi atteggiamenti fossero risaputi. La pedofilia, conclude, non ha niente a che fare con l'omosessualità.

30 dicembre 2009

LA SEMINARISTA SFRANTA

Non potevo non parlarne anche io.
Come ben sappiamo, durante la messa di Natale, il Capo di Stato del
Vaticano è stato vittima di un'aggressione fisica da parte di una ragazza svizzera. Tra la folla un seminarista è rimasto alquanto colpito dall'accaduto tanto che il popolo del web, colpito a sua volta dalla disperazione del giovane prete, per solidarietà, gli ha dedicato una pagina su Facebook e addirittura un "Parla con...".
Ma tranquilli, il seminarista non "pratica l'omosessualità" e non è gay! La chiesa lo vieta. E' solo un pò sconvolto. Tutto qui...

17 dicembre 2009

PER IL PAPA I MATRIMONI GAY SONO CONTRARI ALLA DIGNITA' UMANA

Nuovo monito del Papa contro l'aborto, l'eutanasia, le ''disinvolte'' sperimentazioni genetiche e il matrimonio tra persone dello stesso sesso contrari alla dignità umana, e un fermo richiamo alla politica affinchè rispetti "la legge naturale" inscritta nell'uomo da Dio. Le leggi che tutelano "la sacralità della vita", ha infatti spiegato il papa all'udienza generale di oggi nell'aula Nervi in Vaticano, sono ispirate "alla legge naturale" inscritta da Dio nell'uomo e "non possono essere abrogate" dall'azione politica. Invece "nel nostro tempo, soprattutto in alcuni Paesi" ha denunciato Ratzinger "si assiste a uno scollamento preoccupante tra la ragione, che ha il compito di scoprire i valori etici legati alla dignità della persona umana, e la libertà, che ha la responsabilità di accoglierli e promuoverli". Questa responsabilità è demandata da Benedetto XVI soprattutto alla politica la cui azione deve ispirarsi a "una corretta laicità dello Stato che comporta la salvaguardia della libertà religiosa" sbarrando così la strada all'avanzata della "dittatura del relativismo" che "non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo l'io e le sue voglie". "Esiste una verità oggettiva e immutabile - ha quindi lanciato il suo monito Raztinger - la cui origine è in Dio, accessibile alla ragione umana e che riguarda l'agire pratico e sociale. Si tratta di un diritto naturale - ha sottolineato - al quale le leggi umane e le autorità politiche e religiose devono ispirarsi, affinchè possano promuovere il bene comune". "Sono conformi all'equità solo quelle leggi che tutelano la sacralità della vita umana e respingono la liceità dell'aborto, dell'eutanasia e delle disinvolte sperimentazioni genetiche, quelle leggi che rispettano la dignità del matrimonio tra l'uomo e la donna". Obiettivo, quello del bene comune, non ha mancato di osservare il pontefice, che si raggiunge anche attraverso un'azione politica che persegue "la sussidiarietà e la solidarietà, nazionale ed internazionale".

07 dicembre 2009

QUANDO LA SMENTITA E' PEGGIO DELLE DICHIARAZIONI

Solo pochi giorni fa gli organi di stampa riportavano le dichiarazioni del cardinal Javier Lozano Barragán, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, secondo cui "Trans e Omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli".
Le reazioni generali sono state, ovviamente, polemiche visto il trito argomentare delle dichiarazioni e vista la posizione del dichiarante.
Evidentemente le polemiche, provenienti da tutto il mondo, sono state sufficientemente forti da spingere qualcuno a rivedere la posizione e chiedere a
Barragán una qualche rettifica.
Il cardinale ha quindi scelto di affidare a
Zenit, agenzia di stampa cattolica, una smentita sostenendo di non aver "mai dichiarato che agli omosessuali è preclusa la via che conduce in Cielo".
Come di consuetudine
Barragán ha imputato tutto ai media che avrebbero "estrapolato dal contesto" le sue dichiarazioni che si rifacevano semplicemente a citazioni bibliche, "nello specifico la Lettera di San Paolo ai Romani (1, 26-27), in cui si condanna moralmente la pratica dell'omosessualità". In pratica Barragán ha scaricato la colpa su San Paolo.
Cercando di mitigare le proteste smentisce di aver mai detto che "che un omosessuale non si possa salvare".
Qui sta l'inghippo:
Barragán non dice di aver sbagliato, o smentisce che San Paolo abbia bollato alla dannazione gay e lesbiche senza speranze di salvezza perché, sempre secondo Barragán, un omosessuale "si può salvare"!
Tutti contenti a questo punto? Nemmeno per sogno visto che l'ex ministro della salute del
Vaticano peggiora le prime dichiarazioni accrescendo le colpe delle persone omosessuali. Fedele alla linea cattolica romana che vuole le persone omosessuali responsabili della loro condizione e delle loro azioni il cardinale ricorda che "molte volte non si è omosessuali per propria colpa, tutto dipende dall'educazione e dall'ambiente. L'unica cosa che posso dire è che perché ci sia una colpa grave, oltre ad essere necessaria la materia grave, c'è bisogno di piena consapevolezza e pieno consenso. Dove manca una di queste tre condizioni, non c'è colpa grave".
In altre parole smentendo di aver detto che "
Transessuali e Omosessuali non entreranno nel Regno dei Cieli" Barragán specifica che non ci entreranno perché hanno scelto uno stile di vita assoggettato ad una "colpa grave" rendendosi colpevoli di averne preso coscienza consapevolmente.
In sintesi estrema non è vero che gli omosessuali non entreranno nel
Regno dei Cieli ma che visto che sono colpevoli di essere omosessuali, di averlo scelto e soprattutto di averlo accettato non vi entreranno. I gay repressi e le lesbiche vergini possono quindi stare tranquilli. Basterà loro presentare un certificato di sana e robusta condotta e le prove di non aver mai scelto consapevolmente di essere omosessuali a San Pietro e i dorati cancelli del Paradiso si apriranno come per incanto.
Naturalmente il porporato ha anche ricordato che "non spetta a lui giudicare le persone, ma Dio". Peccato che nel farlo lo abbia di nuovo dimenticato giudicando ulteriormente natura e comportamenti di milioni d persone.
Alla fine di tutto, comunque, rimangono alcuni dubbi:
Barragán è davvero sicuro che lui potrà entrarci nel Regno dei Cieli? E siamo davvero sicuri che se il Regno dei Cieli è abitato da personaggi di tale risma sia davvero un'aspirazione da perseguire, una meta ambita?

Fonte:
QueerWay

02 dicembre 2009

OMOSESSUALI E TRANS NON ENTRERANNO NEL REGNO DEI CIELI

E' il cardinal Javier Lozano Barragán, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, ad affermare che noi gay e le persone trans non entreranno nel Regno dei Cieli, vale a dire che saremo dannati. Ora la cosa è alquanto curiosa dal momento che lo stesso Gesù, interrogato su chi si sarebbe seduto alla sua destra nel Regno dei cieli, dice che non sta a noi stabilire queste cose, ma le conosce solo il Padre (Mt 20,23). Evidentemente Gesù sbagliava e oltre a Dio Padre lo sa anche il cardinal Lozano Barragán (oppure, ed è più probabile, Gesù Cristo e la Chiesa Cattolica non hanno nulla in comune). Ma veniamo alle parole di Sua Eminenza: in un'intervista rilasciata a Pontifex afferma:

In che modo valuta sia la omosessualità che i trans?
"Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io, ma San Paolo".

Ma se una persona è nata omosessuale?
"Non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell’adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli. Tutto quello che consiste nell’andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio".

Da notare che nella stessa intervista il Principe della Chiesa afferma che è meno grave acquistare una rivoltella che usare la pillola del giorno dopo. Così, dopo il
Cardinal Caffarra che sostiene che non è giusto trattare i diversi come gli altri, abbiamo Lozano Barragán che indica la via dell’inferno. Ma alla fine è del tutto inutile provare a ragionare con loro: si crogiolassero nei loro abiti di seta lunga e nei loro ori (altro atteggiamento condannato da Gesù), incapaci di comprendere la vita (quella vera) delle persone.

Fonte:
QueerBlog

30 novembre 2009

IL PAPA E LA PRESA PER I FONDELLI SULL'AIDS

Alla vigilia del World AIDS Day il Pontefice ha esortato durante l'Angelus i fedeli a moltiplicare e coordinare gli sforzi perchè si giunga a fermare e debellare questa malattia. "La Chiesa - ha aggiunto - non cessa di prodigarsi per combattere l'Aids, attraverso le sue istituzioni e il personale a ciò dedicato".
Qualcuno si è chiesto se fosse nuovamente caduto in bagno e stavolta avesse battuto la testa invece del polso ma Ratzinger ha immediatamente aggiunto: "Esorto tutti a dare il proprio contributo con la preghiera e l'attenzione concreta, affinché quanti sono affetti dal virus HIV sperimentino la presenza del Signore che dona conforto e speranza". Tutto secondo copione quindi: nemmeno un pensiero sulla prevenzione e nessun dietrofront sulle posizioni anti-preservativo della Chiesa cattolica. La ricetta del
Papa è quindi di nuovo la "speranza": "ne hanno bisogno i popoli in via di sviluppo, ma anche quelli economicamente evoluti. Sempre più ci accorgiamo che ci troviamo su un'unica barca e dobbiamo salvarci tutti insieme. Soprattutto ci rendiamo conto, vedendo crollare tante false sicurezze, che abbiamo bisogno di una speranza affidabile, e questa si trova solo in Cristo". Unica novità è quindi aver ricordato il World AIDS Day dal balcone che si affaccia su piazza San Pietro proprio alle soglie della giornata mondiale di mobilitazione. Fede, speranza e carità si affiancano alla preghiera e al conforto. Nemmeno una parola su come fare ad evitare il diffondersi della malattia visto che l'unico modo è affidarsi a quel preservativo, unico mezzo al momento conosciuto per frenare l'esponenziale crescita dei nuovi contagi, tanto osteggiato dalla Chiesa. Certo secondo il Vaticano e le sue gerarchie un modo sicuro c'è: l'astinenza. Peccato che come soluzione sia più o meno come dire che se non hai una casa è certo che non verrai sepolto dalle macerie in caso di terremoto o consigliare di non uscire da casa per esser certi di non essere coinvolti in un incidente stradale. Sentire il Papa che pontifica di AIDS il 29 novembre suona davvero come una presa per i fondelli soprattutto perché sappiamo che è tra i principali responsabili dell'assenza di informazione sulla prevenzione nei paesi in via di sviluppo (Italia compresa). Quello che viene da chiedersi è: era necessario parlare del tema? Non si poteva più dignitosamente tacere? Il Papa ha davvero bisogno di "stare sul pezzo"?

Fonte: QueerWay

13 maggio 2009

DUE AMICHE

"Ciao tesoro, anche tu qui?"

"Si cara, qui trovo sempre qualità e convenienza!"

"Parole sante!"

"Ma che scarpette favolose, che tu sappia c'è per caso il 41 pianta larga?"

"Ovvio! ...Ma tu li porti i tacchi a spillo?"

"Non quanto vorrei, sai...ho una casa grande. Sali, scendi... beatifica quello, scomunica quell'altro, non finisce mai!"

"Come ti capisco amica cara..."

"Pensa che da quando mi sono trasferito qui non ho neanche più il tempo di andare dalla parrucchiera!!!"

27 gennaio 2009

“AVVENIRE” POLEMIZZA CON IL PARLAMENTO EUROPEO : CHE C’ENTRANO I DIRITTI DEI GAY COI DIRITTI UMANI?

Mera propaganda che poco ha a che fare con i diritti umani. E' questo il giudizio che Avvenire riserva alla relazione presentata al Parlamento Europeo il 5 dicembre scorso dall'eurodeputato di Rifondazione Comunista Giusto Catania - a nome della Commissione Per Le Libertà Civili, la giustizia e gli affari interni di cui è vicepresidente - e approvata il 14 gennaio. Le relazione - che ha ricevuto 401 voti favorevoli, 220 contrari e 67 astensioni - fa il punto sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione Europea e tenta un bilancio degli ultimi 5 anni, a pochi mesi dalla scadenza del mandato (il 6 e 7 giugno infatti i cittadini europei sono chiamati al voto per il rinnovo del Parlamento). Il documento, di ampio respiro, richiama quindi gli Stati membri ad una serie di responsabilità - in particolare ad agire contro gli incitamenti razzisti e omofobici e le discriminazioni a danno di rom e coppie omosessuali, oltre che ad operare affinché siano eliminate le cause di squilibrio sociale tra donne e uomini - deplorando che i Paesi dell'Unione "continuino a sottrarsi a un controllo comunitario delle proprie politiche e pratiche in materia di diritti dell’uomo e cerchino di limitare la protezione di tali diritti ad un quadro puramente interno".
Di tutt'altro avviso Davide Rondoni che, in un editoriale del quotidiano della Cei (15/1) dal titolo "L’Europa deve smetterla di comandare in campo etico", condanna il documento in quanto, a suo avviso, mina "la credibilità dell’Assemblea di Strasburgo" legiferando su questioni "su cui gli Stati membri hanno il dovere e la libertà di farlo, sulla base delle decisioni maturate democraticamente al loro interno". La condanna di Rondoni investe anche i contenuti della relazione. Il documento, sostiene infatti l'editorialista, prende in considerazione una serie di problemi e ne esclude altri: "Sorprende ad esempio, l'assillante attenzione diffusa ai diritti delle coppie omosessuali e la fuggevolezza del riferimento al drammatico e ben più imponente fenomeno della tratta delle schiave del sesso che appesta l'Europa. Ma, appunto, - è la valutazione di Rondoni - è il rischio di documenti di indirizzo che esprimono posizioni ideologiche più che problemi reali". "Mettere in un mucchio generico solo alcuni temi che interessano per motivi che con i ‘diritti umani’ c’entrano fino a un certo punto - continua l'editorialista di Avvenire - è un’operazione non solo scorretta ma infine lesiva della nobiltà e della serietà del problema dei diritti". Sollevato dal fatto che il documento - frutto di "un'alzata di voce e di mano organizzata da qualche lobby" - non abbia valore vincolante, Rondoni sottolinea comunque che "il gioco è pericoloso": "Andando avanti di questo passo - conclude - per irresponsabilità o per incuria, l'Europarlamento si dimostra più luogo e strumento di propaganda che serio laboratorio per il futuro comune".
Sulla stessa lunghezza d’onda l'inviato di Avvenire a Strasburgo, Franco Serra. "Il documento - si legge nell'articolo intitolato "I diritti umani per l’Europa? Riconoscere le coppie Gay" - invita a rimuovere le discriminazioni contro i gay e le coppie omosessuali e lo fa in termini quantomeno discutibili, spesso offensivi verso valori non soltanto cristiani". Serra non specifica quali siano questi valori ma è solerte nel definire "freddezza" il netto dissenso espresso dal Vaticano nel dicembre scorso in merito alla proposta di depenalizzazione universale dell'omosessualità avanzata dalla Francia in sede ONU.

Fonte: GayNews

23 dicembre 2008

MISS DRAG QUEEN CI SPIEGA FINALMENTE IL VERO SENSO DEL TERMINE "GENDER"

Scambio di auguri ieri tra Miss Drag Queen Vaticno papa Benedetto XVI, i cardinali e gli altri membri della Curia romana e del Governatorato. Il Papa ha tenuto il suo bel discorsetto-lezioncina.
"Poiché la fede nel Creatore è una parte essenziale del Credo cristiano, la Chiesa non può e non deve limitarsi a trasmettere ai suoi fedeli soltanto il messaggio della salvezza. Essa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E facendolo deve difendere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere anche l’uomo contro la distruzione di se stesso".

Quindi compito della Chiesa è anche quello di mettere in guardia l’uomo dall’autodistruzione. E quale potrebbe essere un elemento di questa autodistruzione? Indovinate un po? Ecco il papa-pensiero:
"E' necessario che ci sia qualcosa come una ecologia dell’uomo, intesa nel senso giusto. Non è una metafisica superata, se la Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e donna e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato. Qui si tratta di fatto della fede nel Creatore e dell’ascolto del linguaggio della creazione, il cui disprezzo sarebbe un’autodistruzione dell’uomo e quindi una distruzione dell’opera stessa di Dio. Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine 'gender', si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore. Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione".

Ed ecco la soluzione proposta, rifacendosi addirittura alla scolastica cioè, grosso modo, la filosofia cristiana medievale: il matrimonio per tutta la vita tra uomo e donna.
"Grandi teologi della Scolastica hanno qualificato il matrimonio, cioè il legame per tutta la vita tra uomo e donna, come sacramento della creazione, che lo stesso Creatore ha istituito e che Cristo - senza modificare il messaggio della creazione - ha poi accolto nella storia della sua alleanza con gli uomini. Fa parte dell’annuncio che la Chiesa deve recare la testimonianza in favore dello Spirito creatore presente nella natura nel suo insieme e in special modo nella natura dell’uomo, creato ad immagine di Dio. Partendo da questa prospettiva occorrerebbe rileggere l'Enciclica Humanae Vitae: l’intenzione di Papa Paolo VI era di difendere l’amore contro la sessualità come consumo, il futuro contro la pretesa esclusiva del presente e la natura dell’uomo contro la sua manipolazione".

Bisogna aggiungere altro?

Fonte: QueerBlog

30 settembre 2008

L'ENTITA' - LE FOTO DI PAPA WOJTYLA NUDO - ESCE IL LIBRO SCANDALO

"250.000 copie vendute in Spagna. Il libro scandalo di cui non sentirete mai parlare": è quanto scritto sul nastro rosso che avvolge "L'Entità", "La clamorosa scoperta del servizio segreto vaticano: intrighi, omicidi, complotti degli ultimi 500 anni".
Autore: Eric Frattini. Fazi Editore. Secondo El Pais, "un saggio che supera qualunque romanzo di John Le Carrè". Scopriamo qualche passo.
"Nell’aprile del 1981,
Licio Gelli mostrò ad un membro del PSI alcune fotografie che ritraevano papa Wojtyla completamente nudo nella piscina di Castelgandolfo. Gelli supponeva che se si erano scattate quelle foto con un telebiettivo, si poteva facilmente sparare al Santo Padre con un fucile con mirino telescopico. Gelli mise all'opera gli agenti dell'Entità per recuperare i negativi scomparsi. Il capo dell'Entità battezzò la missione "Operazione Immagine".
Il responsabile delle spie papali sapeva che la maggior parte delle fotografie, che erano state consegnate al sommo pontefice in presenza di Monsignor Poggi, erano passate dalle mani della
Rizzoli a Gelli e poi ad Andreotti.
Il capo dello spionaggio vaticano convocò due sacerdoti del Solidatium Pianum e, come sempre, impartì i suoi ordini in modo chiaro, breve e conciso. Gli agenti dovevano localizzare i negativi perduti per due motivi: per evitare la pubblicazione delle foto e lo scandalo che ne sarebbe seguito; e, soprattutto, per sapere come dei semplici fotografi fossero riusciti a puntare i loro obiettivi senza essere intercettati dai servizi di sicurezza, beffandosi degli anelli di protezione che circondavano il papa.
Gli agenti iniziarono le loro ricerche nei laboratori di Roma dove veniva sviluppato il materiale di fotografi professionisti e, in meno di una settimana, l'SP intercettò un tale che cercava di vendere foto molto compromettenti senza specificare chi vi fosse ritratto. L'uomo era aiutante di laboratorio si un'azienda famosa per la sua collaborazione con fotografi di cronaca rosa, i quali hanno bisogno di sviluppare le foto nel più breve tempo possibile. Viveva alla periferia di Roma e un giorno, rientrando dal lavoro trovò il suo piccolo appartamento messo a soqquadro: i cassetti rovesciati per terra, il materasso fatto a pezzi con un coltello e le poltrone completamente squarciate. Qualcuno cercava qualcosa e l’uomo sapeva bene cosa.

Quando entrò nel bagno…


Fonte: NotizieGay