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22 maggio 2012

DIETROFRONT DELLA FORNERO: NO AI MATRIMONI GAY

Sarà per questo che non vuole incontrare le associazioni LGBT? Dopo Bersani anche il Ministro dimostra di non conoscere le sentenze della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione. 

Su Avvenire di ieri il Ministro Fornero ha precisato il suo pensiero in merito a matrimonio e unioni, sostenendo che: "Non ho quindi auspicato che le unioni di fatto, sia etero sia omosessuali, siano equiparate alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ma semplicemente invitato ad aprire gli occhi sulle diverse realtà che stanno emergendo e a non dimenticare, e meno che mai a discriminare, i diritti dei singoli individui che vi si riconoscono e che chiedono con forza un riconoscimento. Senza queste risposte, si acuirebbe un altro fattore di instabilità sociale, oltre a quelli di carattere economico resi più acuti dalla crisi in atto".
Il tutto condito da considerazioni sulla sua vita personale del tutto fuori luogo. 
Incomprensibili, incoerenti e davvero strabiche come dichiarazioni, sia rispetto a quanto accade nel resto dell'Europa, sia rispetto agli sviluppi della stessa giurisprudenza costituzionale italiana che ben due anni fa, con una sentenza che evidentemente pochi hanno letto con attenzione, scioglie del tutto ogni tipo di riserva sule unioni tra persone dello stesso sesso ed il valore costituzionale che le stesse unioni hanno. Il Ministro Fornero, e tutti coloro che la pensano come lei, devono spiegare agli italiani in base a quale cultura, principio o idea le persone omosessuali non possono accedere a una forma riconosciuta di matrimonio o di unione, NON sulla base dei loro diritti individuali (ci mancherebbe pure...) ma sulla base del valore che l'unione in sè ha per la società e non solo per gli individui che la compongono. E per quale motivo le unioni tra persone eterosessuali NON matrimoniali non debbano avere piena uguaglianza: ci dica, Signora Ministro, in uno stato laico chi è che decide il valore delle unioni tra persone? Il Vaticano o le persone stesse? E in base a quale criterio quelle celebrate con matrimonio sono "migliori" di quelle che non vogliono, o non possono, celebrarsi?

30 marzo 2012

L'ESPRESSO: FAMIGLIE ANCHE NOI

Famiglie fantasma. Coppie invisibili. Lui e lei. Lui e lui. Lei e lei. Convivono, tirano su insieme i figli e pagano le tasse come tutti. Ma per lo Stato non esistono. Sono le nuove famiglie dell'Italia che cambia. Gente che non si sposa perché è vietato, come nel caso degli omosessuali, ma vive come una coppia qualunque. O gente che non ce la fa più. Strozzata dalle lungaggini di un divorzio all'italiana, dove passi anche tredici anni fra aule di tribunale, parcelle e alimenti da versare. E non hai né i soldi né la voglia di risposarti. Gente diversa, con stili di vita differenti. Ma unita da una condizione comune: sono tutti cittadini di serie B, milioni di italiani senza diritti. Niente eredità al partner, nemmeno dopo decenni di vita insieme. In ospedale non entri, passano solo parenti e coniugi. Se vuoi il mutuo agevolato, ti rispondono picche: per lo Stato sei single. Discriminazioni quotidiane contro cui il 13 febbraio ha puntato il dito la Cassazione, con una sentenza che allarga alle coppie gay il diritto di "essere famiglia".
Un'apertura rivoluzionaria che imbarazza la politica, ma incassa la pur timida reazione del ministro Elsa Fornero, e addirittura quella del cardinale Carlo Maria Martini. Riaprendo il dibattito su PACS e matrimoni gay. Che il Parlamento rinvia da più di vent'anni. [...]

Di questo argomento ne parla "L'Espresso" n° 14 del 05 aprile 2012, a cui dedica un lungo approfondimento. Correte in edicola!

21 marzo 2012

RAOUL BOVA in copertina su "VANITY FAIR": "LE COPPIE GAY NON SONO DI SERIE B"

Raoul Bova è in copertina sul n°12 di "Vanity Fair"del 28 marzo 2012.

"Sono cattolico, battezzato e spostato in chiesa". Ma quando, a 16 anni, ha visto un ragazzo innamorarsi di un altro ragazzo, ha capito che certe differenze non contano. L'attore lo racconta a Vanity Fair, sulla copertina del numero che lancia al governo un appello per i diritti dei gay.


Alfano: "Se vince la sinistra avremo i matrimoni gay". Bindi: "Non userei la parola matrimonio". Europarlamento e Cassazione: "Le coppie omosessuali devono avere pari diritti". Domanda: ma l'Italia è davvero quella della politica bipartisan che continua a negare, come nel resto della Ue avviene solo in Grecia, questi diritti? È solo quella dei violenti che hanno picchiato sette ragazzi in discoteca?

A chiederselo è Vanity Fair che pubblica una lettera rivolta al ministro Elsa Fornero (che ha delega alle pari opportunità) in cui chiede formalmente di portare all'attenzione del governo il problema della disparità tra le coppie conviventi, a seconda dell'orientamento sessuale.
Testimonial d'eccezione della petizione è Raoul Bova, a cui Vanity Fair dedica la copertina e un'intervista all'interno del servizio. Quarant'anni, sposato dal 2000 con Chiara Giordano, due figli, l'attore è stato scelto dalla prestigiosa rivista per dire che il matrimonio, o comunque l'insieme di garanzie che ne deriva, è un diritto di chiunque scelga di legarsi a un'altra persona, di qualunque sesso sia. E che questa non è una battaglia dei gay: è una battaglia di tutti.

Quando ha scoperto che esisteva l'omosessualità?
"Intorno ai sedici anni, quando mi accorsi che il mio migliore amico era innamorato di un ragazzo, mentre a me interessavano le ragazze. Non cambiò nulla nella mia amicizia per lui e nel bene che gli volevo: troppe le cose che avevamo in comune perché quell'unica differenza avesse importanza".

Come fa un classico ragazzo italiano a liberarsi dei pregiudizi sull'omosessualità?
"Nel mio caso, mi hanno aiutato molto i viaggi all'estero e la conoscenza di persone che venivano da culture meno conservatrici e machiste della nostra. Ma sono serviti anche le letture e il cinema. E non mi riferisco solo a film che raccontano storie gay, come quelli di Almodóvar. Mi riferisco a qualunque film ti faccia riflettere sulla necessità di permettere a tutti di integrarsi e avere gli stessi diritti. Qualunque film sugli ebrei, gli afroamericani, i diversamente abili. Non è questione di gusti sessuali diversi dai miei, è questione di fratellanza universale e cristiana. Gesù considerava suoi figli anche gli assassini, come si fa a non rispettare un fratello essere umano semplicemente perché è omosessuale?".

Quando un personaggio famoso fa coming out, che cosa pensa?
"Penso che, se ancora c'è chi sente il bisogno di gridarlo al mondo, vuol dire che l'uguaglianza è lontana. Io non mi presento dicendo: "Piacere, sono Raoul Bova, eterosessuale".

A proposito, lei lo interpreterebbe un gay al cinema?
"Certo. Non è mai capitata la sceneggiatura giusta, ma se arrivasse, perché no?". E se uno dei suoi figli, tra qualche anno, venisse a dirle: "Papà, sono gay"? "Penserei che se ha deciso di parlarne con me, di concedermi la sua fiducia su un aspetto così intimo della sua vita, è segno che, come padre, ho fatto un buon lavoro".

L'intervista completa su Vanity Fair in edicola dal 21 marzo.

20 marzo 2012

CARA FORNERO, #nocoppiediserieB

Vanity Fair lancia un appello al Ministro del Lavoro a favore dei diritti delle coppie omosessuali. Tra i firmatari Raoul Bova, Roberto Saviano, Geppi Cucciari, La Pina, Don Ciotti, Paola Concia, Milena Gabanelli, e Mina...
Firma anche tu, scrivendo una mail con il tuo nome e cognome, età, luogo e data di nascita e occupazione all'indirizzo redazioneonline@vanityfair.it


"Spett. ministro Fornero,

ci rivolgiamo a Lei in quanto titolare del dicastero del Lavoro e delle Politiche sociali con delega alle Pari Opportunità. L'Italia, assieme alla Grecia, è l'unico Paese dell'Unione Europea a non offrire alle coppie omosessuali alcuna opzione: né matrimonio né patto civile. Si crea così una palese disparità tra le coppie conviventi a seconda dell'orientamento sessuale. Questa disparità porta a gravi ed evidenti discriminazioni che vanno a toccare diritti fondamentali di ogni cittadino: dalla possibilità di assistere il compagno/la compagna ricoverato/a in ospedale alla presenza nell'asse ereditario. Con l'attuale assetto legislativo, le coppie eterosessuali possono decidere di sposarsi e dunque accedere ai diritti di cui sopra; se scelgono diversamente sanno che non ne godranno. Questa possibilità di scelta è invece preclusa a tutte le coppie omosessuali: a loro l'accesso a quei diritti è sempre e comunque negato.

Vanity Fair e i firmatari di questo appello la invitano quindi a farsi carico del problema, e a portarlo all'attenzione del governo di cui fa parte."

QUI l'articolo con le firme, tra cui anche quella del sottoscritto.

14 marzo 2012

L'EUROPA CHIEDE ALL'ITALIA TUTELA E DIRITTI PER LE FAMIGLIE GAY

Ieri il Parlamento europeo ha mandato all'Italia due segnali su diritti e famiglie che segnano un punto di non ritorno.
Il primo è un no secco a qualsiasi provvedimento che chiuda al riconoscimento della dignità delle famiglie omosessuali. Il secondo è un sì articolato e esplicito al matrimonio gay. L'invito ai Governi è quello di offrire piena protezione e tutela alle coppie gay e ai loro figli.
Quella di Strasburgo è la miglior risposta all'inconsistenza e alla strumentalizzazione teologica del dibattito politico italiano assestato, sia nel centro-destra che nel centro sinistra, su posizioni primitive e anti-europeiste.
L'Europa, già come la Corte Costituzionale con la sentenza 138 del 2010 che definiva le coppie di omosessuali e lesbiche portatrici degli stessi diritti, indica chiaramente il livello minimo nel quale il legislatore italiano si deve muovere e cioè per la piena equiparazione tra coppie eterosessuali e omosessuali. E' quindi netto e incontestabile il no a certificazioni, riconoscimento di singoli diritti, DICO o CUS o altre aggiustamenti meramente ideologici, inutili e discriminatori.
Di più, da Strasburgo, arriva il rilancio all'approvazione di una direttiva in materia di parità di trattamento su cui il Ministro Fornero ha dichiarato pubblicamente che si sarebbe spesa personalmente.
Anche nei diritti quindi, e non solo nell'economia, il Paese aspetta finalmente una svolta di segno europeo.

31 gennaio 2012

IL MINISTRO ELSA FORNERO: NEI CONFRONTI DEGLI OMOSESSUALI E DEI TRANSGENDER IL MIO IMPEGNO E' PIENO

Si apprende con soddisfazione che il il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità Elsa Fornero ha dichiarato, oggi, nel corso dell'audizione di questa mattina nelle commissioni Affari Costituzionali e Lavoro della Camera: "nei confronti degli omosessuali e dei transgender il mio impegno è pieno".

Auspichiamo che la dichiarazione assuma rapidamente maggior concretezza, nel solco dell'operatività che contraddistingue questo Governo "di corsa", anche perché omosessuali, lesbiche e trans italiani stanno partecipando esattamente come ogni altro cittadino alla chiamata ai sacrifici che questo Governo ha imposto al Paese.
Tra il sacrificarsi e l'immolarsi però di strada ne passa, e lo status di oggettiva impossibilità nell'accesso di diritti (no al matrimonio gay, no alle unioni civili) e discriminazione (no a leggi contro l'omofobia e la transfobia) di omosessuali, lesbiche e trans italiani assomiglia più a un inutile immolarsi piuttosto che ad un doveroso sacrificarsi per il bene di tutto il Paese. E questa situazione, che non da a migliaia di cittadini necessari stimoli per partecipare attivamente alla collettività, va rapidamente sanata nel solco di quanto sta accadendo nel civile Occidente.
Da questo punto di vista un Governo tecnico potrebbe fare molto ad iniziare da un rinnovato e concreto impegno a livello europeo rispetto all'atteso e decisivo traguardo della direttiva orizzontale in materia di parità, su cui il Ministro Fornero si è già positivamente espressa negli scorsi giorni, e rispetto alla traduzione normativa della dignità costituzionale delle coppie dello stesso sesso già espressamente riconosciuta dalla sentenza 138 del 2010 .

Ci sembra giusto aspettarci infine che il Governo valuti anche la vita delle persone LGBT, e delle coppie dello stesso sesso, in tutte quelle misure in materia di lavoro, sanità, welfare che si appresta a discutere. Arcigay ha chiesto dunque al Ministro la disponibilità ad un incontro di reciproca conoscenza ed approfondimento su questi temi con la fiducia che il Governo che chiede sacrifici ai cittadini non mancherà di coraggio.