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24 giugno 2015

CI CHIAMANO DIVERSI


Ci chiamano diversi è un itinerario nella coscienza collettiva e nelle vite private di chi si racconta. Storie troppo spesso ferite da parole ingiuste e dal pregiudizio, ma tutte straordinariamente capaci di generare un finale inaspettato, più bello e positivo rispetto a quella promessa di chi aveva sentenziato per loro una condanna all’infelicità. Per capire che l’umanità, in qualsiasi sua declinazione, non è mai uno scarto dalla norma, ma qualcosa che semplicemente accade, in tutta la sua dignità. Anche laddove il “senso comune” non pensava di poterla trovare o accogliere. Per comprendere che solo quando siamo in grado di abbracciare ciò che appare lontano rispetto a noi, siamo davvero persone libere. 

A MONKEY PRODUCTIONS FILM co-produced by a lot of donors
Original Music by DAVID OSPINA & MARCO PRATO
Color Correction by MIRKO ISAIA
English Subtitles by AMIE VENNER
Written, Directed ad Edited by VINCENZO MONACO

20 febbraio 2015

AMARSI OLTRE LA MORTE

Cliccate sulla foto o QUI per vedere il toccante video realizzato da "LE IENE" e andato in onda ieri, giovedì 19 febbraio 2015.  
CIAO WALTER!

15 luglio 2014

"ANY DAY NOW" IN ESCLUSIVA ALLA CINETECA DI MILANO

In collaborazione con la casa di distribuzione 30 Holding, La Cineteca di Milano presenta in esclusiva italiana un lungometraggio mai uscito sugli schermi italiani e invece di assoluto valore, come dimostrano i numerossissimi riconoscimenti ottenuti a livello internazionale, fra i quali i premi del pubblico come miglior film al Tribeca Film Festival 2012, al Chicago International Film Festival 2012 e al Seattle International Film Festival 2012. 

Basato su una storia vera e ambientato a Los Angeles negli anni '70, "Any Day Now" è una coinvolgente storia ricca di umanità che affronta il tema delle adozioni gay, ancora così attuale oggi ma 40 anni fa sicuramente dirompente. I protagonisti sono tutti bravissimi ma l'attore protagonista Alan Cumming è da Oscar. 
Merito anche di una splendida regia, che evita sia il melodramma che la disquisizione politico-ideologica, concentrandosi esclusivamente su un’approfondita esplorazione dei personaggi, restituiti con grande equilibrio in tutta la loro umana complessità. Quello che ne risulta è così un racconto potente sull’amore, l’accettazione e la famiglia, di fronte al quale si ride, si piange, si prova rabbia, insomma ci si emoziona e commuove in quel modo speciale che solo il miglior cinema riesce a indurre. 

ANY DAY NOW
Cineteca di Milano - Spazio Oberdan
dal 10 Luglio al 23 Luglio 
QUI gli orari. 

Prezzi: Cinetessera annuale: € 6,00, valida anche per le proiezioni all’Area Metropolis 2.0 
Biglietto d’ingresso: € 7,00; € 5,50 con Cinetessera 
I tesserini delle Università sono validi come Cinetessera 2013.

 

03 luglio 2014

ARCIGAY: PRONTI A BOICOTTARE LA LOMBARDIA (#BOYCOTTLOMBARDIA)

Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato una mozione che suggerisce al Governo Italiano di non applicare il documento standard di Educazione Sessuale redatto dall'ufficio europeo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Inoltre, sostenendo l'incapacità di gay e lesbiche di formare una famiglia, e la non legittimità e parità delle loro unioni, contrariamente a quanto ha sentenziato due volte la Corte Costituzionale, ha istituito una Festa della Famiglia naturale, dove intende solo ed esclusivamente celebrare l'unione tra uomo e una donna come superiore ad altre unioni. Questa festa inoltre prevede azioni nelle scuole che di fatto, sulla base delle premesse della mozione, si caratterizzano come anti-gay.
Nel dibattito in aula tutti i proponenti hanno sostenuto l'intento e la necessità di discriminare legislativamente le famiglie omogenitoriali da quelle formate da un uomo e una donna.
La Lombardia è così da oggi un posto meno sicuro per le persone LGBT dove principi e pensieri discriminatori sono legittimati dalla massima istituzione territoriale.
La Giunta Regionale è stata invitata da Arcigay a rimandare la mozione in Consiglio per incostituzionalità e inapplicabilità e suggerto vivamente di non individuare nessuna data per celebrare una festa che finirebbe con il festeggiare le discriminazioni.

In Lombardia vivono e lavorano centinaia di migliaia di omosessuali che il Consiglio Regionale ha definito con questa mozione dei cittadini di serie B, incapaci e indegni di formare famiglia. Cittadini che lavorano in tutti settori produttivi, e come i cittadini eterosessuali, in quelle attività di richiamo internazionale che rendono unico il nostro territorio. Per i rappresentanti in Regione i cittadini omosessuali lombardi sono da trattare come gli ebrei che costruivano le piramidi dei faraoni.
Arcigay dichiara: "Vogliamo salvaguardare questo storico territorio di accoglienza e proteggerlo da una deriva pericolosa volta a cancellare le libertà, l'uguaglianza e i diritti, ma siamo pronti a una mobilitazione internazionale che denunci quanto deciso e boicotti il "made in Lombardia" e tutti quegli eventi, località turistiche e appuntamenti come EXPO che si reggono anche sul contributo delle nostre vite. Se dovesse essere necessaria un'azione radicale siamo pronti a prenderla, pronti a spiegarla alla maggioranza dei cittadini lombardi che vivono in famiglie "non naturali", perchè i nemici della Lombardia e delle loro vite non siamo noi, ma questa maggioranza".

06 settembre 2013

INCHIESTA DE "L'ESPRESSO": IL PAESE DEI NO GAY

L'omofobia colpisce nelle grandi città. A ogni età. In ufficio e a scuola. E sono oltre 20 mila le richieste di aiuto. Ormai un'emergenza nazionale.
Rapporto sulle discriminazioni in una lunga inchiesta pubblicata su "L'Espresso" n.36 del 12 Settembre 2013. 

23 gennaio 2013

LASCIATE CHE I GAY ADOTTINO BAMBINI

La Francia, pur avendo una destra profondamente reazionaria, ci ha abituati a veder raccontate le
sue manifestazioni come momenti di crescita e libertà. Aver invece assistito a migliaia di persone manifestare contro i matrimoni e le adozioni delle coppie gay, colpisce, e molto. Il concetto di famiglia è un concetto storico, niente affatto biologico. A osservare la famiglia
africana, quella asiatica, mediterranea, cattolica, musulmana ci si accorge che sono tutte declinazioni diverse - spesso diversissime - di uno stesso concetto che presuppone la condivisione da parte di due o più persone di spazi, risorse, affetti.  Ma qualunque sia la nostra idea di famiglia, dovremmo interrogarci su questo: preferiamo davvero che ci siano bambini che vivano in situazioni di abbandono o in strutture di accoglienza piuttosto che dare possibilità a nuove forme di famiglia? Il progetto non è far adottare bambini indiscriminatamente a persone che non posseggano i requisiti per farlo. Non è abbassare il livello di guardia sugli affidamenti.
Si tratta di poter pen are a nuclei diversi. L'uomo e la donna sono oggi percepiti come basi fondamentali su cui costruire un nucleo familiare, ma quante famiglie vivono situazioni di conflittualità tali da non consentire una vita serena all'interno delle mura domestiche? E' raro trovare coppie stabili. Spesso ci si separa e si cresce in famiglie allargate. Non esiste un percorso di sanità e un percorso tossico. Esiste l'essere cresciuti bene o male. La famiglia, qualunque sia la sua composizione, è un laboratorio. Oggi le famiglie allargate sono un dato di fatto, ma solo qualche anno fa sembravano un'aberrazione. Sono convinto che le coppie gay e i single che chiedono di poter adottare, dovrebbero avere il diritto di farlo perché la loro è una richiesta in nome dell'amore. E il dibattito non dovrebbe essere se permetterlo o meno, ma stabilire i criteri che consentano di capire, agli addetti ai lavori, se il nucleo familiare in fieri è in grado di poter accogliere bambini oppure no. Ci sono in Italia decine di migliaia di bambini in attesa di essere affidati a nuclei familiari e le adozioni, anche per le coppie etero, spesso seguono iter lunghi e complicati. L'obiettivo dovrebbe essere snellire le pratiche e permettere che nuove famiglie possano nascere.
Le posizioni della Chiesa cattolica sono legittime, ma legittime riguardo ai cattolici. La Chiesa ha il diritto di ricordare a chi segue i suoi principi che lei è contraria a qualsiasi forma di famiglia diversa da quella formata da un uomo e una donna e al di fuori del matrimonio.
Ma non ha alcun diritto di condizionare le leggi e le istituzioni dei paesi laici. I cattolici possono dire la loro, ma non influenzare o boicottare nuove leggi. Questo è profondamente ingiusto. Che dimostrazione di libertà e autonomia da parte dei partiti sarebbe se il dibattito elettorale potesse aprirsi e discutere di questi temi. Ma si ha troppa paura che il mondo cattolico, così determinante nelle elezioni, possa boicottare la parte che ha messo in tavola discussioni poco digeribili. Eppure, se la politica si tiene lontana da determinati temi, se getta la spugna e non affronta la possibilità di creare felicità, realizzazione, trasformazione culturale, che cosa si riduce a essere? Tasse? Appalti controllati?
Come per la battaglia sull'aborto. Si preferiva ignorare che impedendo una legge, morivano migliaia di donne in clandestinità. Ancor prima di discutere se manifestare o meno contro l'adozione per le famiglie omosessuali, ciò che lascia sgomenti è che molte persone credono che un bambino possa essere più felice senza una famiglia, a vivere in istituti di accoglienza, piuttosto che avere due mamme o due papà che possano volergli bene e dedicare le loro vite a lui. Preferiscono che un bambino viva in strutture e condivida l'affetto dei tanti professionisti che vi lavorano con altri bambini senza famiglia, piuttosto che a quel bambino sia dato tutto l'amore di una famiglia sua, un amore che loro considerano "diverso".
Messa così, questa, è davvero la peggiore delle cattiverie.

Roberto Saviano - L'antitaliano - L'Espresso n°3 del 24 gennaio 2013

07 novembre 2012

LA LETTERA DI OBAMA SUI GENITORI GAY

Sophia Bailey Klugh è una bambina americana di 10 anni, figlia di una coppia di uomini gay, Jonathan Bailey e Triton Klugh. La settimana scorsa ha scritto una lettera al Presidente Obama, ringraziandolo per il suo sostegno ai matrimoni gay - e quindi alla causa dei suoi due papà - e chiedendogli un consiglio su come affrontare le prese in giro dei suoi compagni di classe. 

Caro Barack Obama
sono Sophia Bailey Klugh. La tua amica che ti ha invitato a cena. Se non te lo ricordi va bene lo stesso. Ma volevo solo dirti che sono felice che sei d’accordo che due uomini possano amarsi perché ho due papà e loro si amano. Ma a scuola gli altri bambini pensano che sia disgustoso e strano e questo ferisce il mio cuore e i miei sentimenti. Scrivo a te perché sei il mio eroe. Se tu fossi me e avessi due papà che si amano, e i bambini a scuola ti prendessero in giro per questo motivo, cosa faresti?
 Per favore rispondimi!
 Volevo solo dirti che mi sei d’ispirazione e spero tu vinca e diventi il presidente. Renderesti il mondo un posto del tutto migliore. 

 La tua amica Sophia 


P.S. Per favore saluta le tue figlie da parte mia! 



Jonathan Bailey, papà di Sophia, ha pubblicato su Facebook la lettera di sua figlia e anche la lettera di risposta ricevuta pochi giorni dopo dalla Casa Bianca (la cui autenticità è stata confermata al sito Letters Of Note dall’amministrazione).

Cara Sophia, 
grazie per avermi scritto una lettera così profonda sulla tua famiglia. Leggerla mi ha reso orgoglioso di essere il vostro presidente e ancora più speranzoso riguardo il futuro della nostra nazione. 
In America non esistono due famiglie che siano uguali. Noi celebriamo questa diversità. E riconosciamo che a prescindere che si abbiano due papà o una mamma quello che conta più di tutto è l’amore che mostriamo l’un l’altro. Tu sei molto fortunata ad avere due genitori che si prendono cura di te. Loro sono fortunati ad avere una figlia eccezionale come te. 
Le nostre differenze ci uniscono. Tu e io siamo benedetti dal vivere in un paese dove siamo nati uguali, dove non importa come sembriamo esteriormente, dove siamo cresciuti o chi siano i nostri genitori. Una buona regola è trattare gli altri nel modo in cui speri che loro trattino te. Ricorda ai tuoi compagni di scuola questa regola se ti dicono qualcosa che ferisce i tuoi sentimenti. 
Grazie ancora per aver trovato il tempo di scrivermi. Sono onorato di avere il tuo sostegno e sono ispirato dalla tua comprensione. Mi dispiace di non essere venuto a cena, ma saluterò Sasha e Malia da parte tua. 

Cordialmente, 

Barack Obama
    Fonte: Il Post

20 settembre 2012

PUBBLICO GIORNALE: QUESTA E' FAMIGLIA

"Pubblico giornale" (nuovo quotidiano diretto da Luca Telese), sul numero in edicola oggi 20 settembre 2012, dedica alle coppie omogenitoriali e al nuovo concetto di famiglia un lungo approfondimento corredato da un'intervista a Chiara Lalli, autrice (tra l'altro) del libro "Buoni Genitori - Storie di Mamme e Papà Gay " (QUI).

Chi avesse perso il primo numero di "Pubblico" può trovarlo QUI

17 settembre 2012

VISTO NEL WEEKEND: COME NON DETTO

Il film non pontifica in alcun modo su questioni politiche o morali, ma racconta giustamente una storia personale e quotidiana. 
Ivan Silvestrini (promettente regista regista) abbraccia con uno sguardo coinvolto l'esperienza del protagonista ("Mattia" ovvero Josafat Vagni), portando lo spettatore in un viaggio attraverso i suoi ricordi e le sue emozioni in maniera fluida, nel quale i piani temporali si sovrappongono, incrociano, succedono con una logica che corrisponde a quella della mente e della soggettività. Un viaggio che coincide con la scoperta di sé, della propria identità, non solo sessuale, ma come persona in questo mondo, un'identità a volta confusa, non capita neanche dallo stesso Mattia, fino alla finale accettazione di chi è veramente, come fidanzato, come amico e come figlio. La sua è una storia di normalità, che (finalmente) sfugge alla stereotipizzazione a cui spesso il cinema, soprattutto quello nostrano più mainstream, sottopone i personaggi gay, quasi sempre fin troppo sopra le righe. Se proprio di stereotipizzazione si vuole parlare, allora bisogna guardare alla famiglia di Mattia: padre e madre separati, lei casalinga sull'orlo della depressione, lui (presunto) cornificatore cronico, la sorella coatta con marito macho-meccanico, la nonna sui generis. Tuttavia, nonostante la base macchiettistica così tipicamente italiana, questi personaggi riescono a prendere vita vera grazie all'interpretazione degli attori, su tutti una Monica Guerritore finalmente libera da lacrime e drammi e Ninni Bruschetta. E' attraverso l'interazione di Mattia con la sua famiglia, senza dimenticare gli amici, Stefania e Giacomo (meglio noto come Alba Paillettes di notte), che passa quella comicità tipica di una commedia degli equivoci, leggera, ma al tempo stesso necessaria, alla quale si accompagnano i momenti più seri. In fondo, sembra dire il film, la vita va presa con un sorriso. 
REALISTICO.

14 settembre 2012

INTERNAZIONALE: CHE MALE C'E' SE UN BAMBINO SI VESTE DA FEMMINA?

"Oggi mi vesto da femmina". Vogliono mettersi la gonna, giocare con le bambole e dipingersi le unghie. Ma non siconsiderano né maschi né femmine. Hanno un'identità di genere luida. E una nuova generazione di genitori sta imparando a crescerli...
Da una traduzione dell'articolo di Ruth Padawer originariamente pubblicato sul "The New York Times", l'Internazionale in edicola questa settimana (n° 966 14/20 settembre 2012) dedica all'argomento la copertina e un lungo approfondimento. 
QUI l'articolo da acquistare in formato PDF.

13 settembre 2012

IKEA - BASTA POCO PER CAMBIARE

Complimenti ad IKEA Italia che dimostra, ancora una volta, qunto basta poco per essere se stessi.



06 settembre 2012

WE ARE FAMILY

Stonewall the lesbian, gay and bisexual charity.

31 agosto 2012

L'ITALIA NON HA BISOGNO DI OMOSESSUALI (E NEANCHE DELLA ZANICCHI)

Dal blog di Matteo Winkler

L'omofobia non si ferma neppure ad agosto.

Cominciamo dai tempi più recenti. In un manifesto di Forza Nuova in Abruzzo leggo: "L'Italia ha bisogno di figli, non di omosessuali". Ancor prima dell'assurdità di un messaggio politico di questo tipo, esso fa scempio della logica.

E' infatti evidente che non esiste nessuna connessione tra l'esigenza di far nascere più figli - espressione più di un orgoglio nazionale o dell'esigenza puramente economica di assicurare un futuro al nostro sistema previdenziale, in un'epoca in cui il vero problema è il sovrapopolamento del pianeta - e l'esistenza di una minoranza gay/lesbica, la quale, ovviamente, checché ne dicano le menti eccelse di Forza Nuova per le quali "l'omosessualità è una patologia", non aumenta o diminuisce numericamente a piacimento, né è in grado di contagiare la maggioranza trasformando la società in un complesso infertile.

Il messaggio, però, segue un trend comune. Il dato che fa riflettere è la sua assonanza rispetto alle dichiarazioni di alcuni politici, anche recenti. Questo mese è stata la volta di Pier Ferdinando Casini, il quale dopo aver affermato che il matrimonio tra persone dello stesso sesso "è un'idea profondamente incivile, una violenza della natura sulla natura", ha poi precisato che lui conosce "tante persone gay che non ci pensano nemmeno ma ritengono sia una forzatura del radicalismo ideologico di chi va al Gay Pride. Ci sono gay che non ci vanno".

Come se conoscere tanti gay sia segno di apertura mentale; come se tutti i gay che vanno al Gay Pride siano "radicalisti ideologici" (verrebbe da dire che anche quelli che vanno a messa tutti i giorni lo sono...); come se chi non va al Gay Pride avesse una precisa posizione al riguardo e non fosse per definizione d'accordo con le istanze di uguaglianza promosse – una volta tanto unitariamente - dal Movimento.

Da ultimo, è arrivata Iva Zanicchi. La diva di "Ok, Il Prezzo è Giusto" e di Zingara, che sicuramente è al suo posto, stipendiata dai contribuenti, per acume politico e capacità organizzativa, ha firmato il famigerato documento dei 173 parlamentari contrari ai matrimoni same-sex. Peccato che la Zanicchi sia stata premiata nel 2010 con il Pegaso d'Oro, destinato alle personalità che si sono distinte per le loro battaglie a favore della Comunità LGBT!

L'unica considerazione che si può fare non è tanto, come pure qualcuno ha notato, che non basta aver recitato in una fiction impersonando la mamma di un ragazzo gay per essere in sintonia con le persone omosessuali e con le loro legittime aspettative ("Sono attorniata da omosessuali e sto benissimo", diceva. Aiuto...), quanto come sia possibile che al Parlamento europeo non abbiano ancora adottato un test contro la dissociazione mentale, da applicarsi a tutti i suoi membri. Magari preventivo.

Certo, da queste dichiarazioni si può desumere un dato sicuro: ci siamo evoluti. Prima ci davano dei froci. Oggi siamo massimalisti (Bindi) e radicalisti ideologici (Casini). Il linguaggio politico è cambiato, non c'è dubbio.

Ps. Micciché, candidato alla Presidenza della Regione Sicilia, ha definito lo sfidante Rosario Crocetta "un uomo del PD beatamente omosessuale". Come se Mitt Romney dicesse agli elettori di non votare per un uomo come Barack Obama, sfacciatamente nero.

28 agosto 2012

IO STO CON CL: NO AI MATRIMONI GAY!


Comunione e Liberazione dice no al matrimonio tra omosessuali. C'è il rischio che non nascano più bambini: i nostri preti sarebbero costretti a molestare dei maggiorenni, ed è una cosa che non possiamo permettere che accada.
Per prima cosa la carne dei maggiorenni è stopposa: i sacerdoti più anziani, abituati alla morbidezza delle carni giovani, rischierebbero di scheggiare le dentiere che si sono comprati con il nostro 8×1000. E poi avere rapporti con un maggiorenne non costituirebbe reato, quindi dovrebbero escogitare altro per farsi trasferire in un'altra diocesi ed insabbiare tutto con l'aiuto del proprio vescovo.
Permettere ai gay di sposarsi porterà ad un'inevitabile conclusione: l'estinzione degli italiani. I maligni potrebbero dire che, alla luce delle dichiarazioni di CL, non sarebbe poi una perdita così grave, ma il vero problema è un altro. Vogliamo forse che i nostri sacerdoti siano costretti a diventare tutti missionari e volare all'estero a molestare negretti?
E' come per il calcio. Un tempo tutte le stelle venivano a giocare da noi perché avevamo il campionato più bello del mondo, adesso scelgono tutti altri Paesi. Per la pedofilia ecclesiastica rischiamo lo stesso esodo. Che ne sarà della nostra immagine?
E poi lo sappiamo tutti che in Africa i bambini sono denutriti, non sono mica resistenti come i nostri cresciuti con pane e nutella. C'è il rischio che si facciano male. Poveri piccoli, vogliamo forse traumatizzarli per tutta la vita?
C'è inoltre chi fa notare che  i matrimoni gay non durerebbero, ed è un dato di fatto. Non sono solidi come quelli dei cattolici. Vedi ad esempio Berlusconi, Casini e Fini, uomini di chiesa che, nonostante i problemi quotidiani con le rispettive mogli, continuano stoicamente a portare avanti il loro primo matrimonio senza mai pensare neanche per un istante al divorzio.
Per finire un'ultima considerazione, e cioè che non si può andare contro natura. E la natura esige che a picchiare la moglie sia il marito, e non un'altra donna. E' un matrimonio, cazzo, mica una lotta nel fango!

12 luglio 2012

IL PRESIDENTE FINI DICE DI ALLA CONCIA: STESSI DIRITTI PER I COMPAGNI DEI GAY DEPUTATI

Estendere anche ai compagni dello stesso sesso i diritti riconosciuti dal Regolamento di Montecitorio ai conviventi dei deputati: questa la proposta che, entro la fine della legislatura, il presidente della camera Gianfranco Fini sottoporrà all'Ufficio di presidenza della Camera, sulla base della richiesta avanzata dalla deputata del PD Paola Concia.
La deputata, che ha sposato lo scorso anno in Germania la sua compagna, Ricarda Trautmann, ha chiesto di avere diritto all'assistenza sanitaria anche per la coniuge. A Montecitorio l'assistenza sanitaria è infatti riconosciuta per i coniugi, i figli e i conviventi dei parlamentari: ora il Parlamento dovrà scegliere se riconoscere uguali diritti alla coppia composta da Concia e sua moglie.
Nell'annunciare la cosa, in occasione della presentazione del libro della deputata PD e della giornalista Maria Teresa Meli, Fini non ha nascosto il proprio favore verso una decisione positiva dell'Ufficio di presidenza. "Ho garantito che la pronuncia - ha detto - avverrà entro fine legislatura. Ho chiamato l'ufficio di presidenza a pronunciarsi, non sarà semplice ma credo sia doveroso. Non si può nascondere la testa nella sabbia come gli struzzi".
"Non sarà semplice - ha concluso Fini - ma credo sia doveroso perchè la questione va risolta con una risposta, in un senso o nell'altro. Credo che la pronuncia ci consentirà di compiere dei passi avanti. E credo anche che, dopo le mie parole, avrete capito come la penso".

27 giugno 2012

FRANCESCA VECCHIONI AD "OGGI": NOI SIAMO UNA FAMIGLIA


Francesca Vecchioni, figlia di Roberto, sceglie Oggi (n° 27 del 04 luglio 2012) per raccontare il suo amore per la compagna Alessandra. E per svelare che hanno avuto due gemelle con la fecondazione eterologa, in Olanda. Pratica vietata in Italia, un divieto che recentemente la Corte europea ha giudicato legittimo, come confermato anche dalla Corte costituzionale italiana.
"Voglio rendere pubblica la mia storia", dice Francesca Vecchioni a Oggi, "per dimostrare che la famiglia nasce da un'unione sentimentale onesta e profonda che prescinde dal sesso dei suoi componenti". Il parto delle due gemelle è avvenuto due mesi fa. "Mi sembra superfluo sottolineare che l'omosessualità non è una malattia, né un devianza. Io e la mia compagna Alessandra ci amiamo, abbiamo due figlie e vorremmo che fossero tutelate attraverso l'affermazione dei nostri diritti. E' assurdo che, per esempio, nel caso io venissi a mancare la mia compagna per la legge italiana sarebbe una perfetta estranea rispetto alle bambine, le quali sarebbero le prime vittime di una situazione ingiusta". E tornano in mente le le recenti parole di Antonio Cassano sui gay, con polemiche annesse e connesse.
"Io e Alessandra siamo andate in Olanda dove nessuno si è meravigliato per la nostra unione, trovando strano solo il fatto che non fossimo sposate. Abbiamo scelto l’Olanda perché in questo Paese la donazione è considerata un servizio sociale. Chi dona il seme lo fa gratuitamente e non può restare nell’anonimato. Se le nostre figlie vorranno, al compimento del sedicesimo anno potranno conoscere il loro padre biologico".
Non crede che ogni bambino dovrebbe avere un padre e una madre, chiede Oggi.
"La domanda è inevitabile, ma tutte le recenti ricerche dimostrano che la capacità genitoriale prescinde dal sesso. Non per niente le più avanzate democrazie occidentali, come il Canada, la Gran Bretagna, la Germania e il Belgio hanno da tempo leggi che tutelano genitori e figli nella situazione mia e di Alessandra", risponde Francesca. Che aggiunge: "Spero tanto che un giorno potremo sposarci. Potremmo farlo subito, a New York o a Oslo, dove il matrimonio omosessuale è consentito anche alle coppie non residenti. Ma io e Alessandra vogliamo sposarci in Italia. Ormai di famiglie come la nostra ce ne sono tante e non possono essere ignorate".

23 marzo 2012

IL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI APRE ALLE UNIONI CIVILI PER I GAY

L'Espresso ha pubblicato alcuni stralci di "Credere e Conoscere", il libro di prossima pubblicazione del cardinale Carlo Maria Martini (arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002). Ed è proprio in quei passi che si iniziano a scoprire alcune sue aperture su temi importanti come, ad esempio, l'uso dei profilattici che "può costituire in certe situazioni un male minore".
Riguardo alla comunità LGBT, il religioso parla dei gay pride (un tempo da lui demonizzati) sostenendo che "in questo particolare momento storico esiste per questo gruppo di persone il bisogno di autoaffermazione, di mostrare a tutti la propria esistenza, anche a costo di apparire eccessivamente provocatori".
Il cardinale, poi, si dice anche "pronto ad ammettere che in alcuni casi la buona fede, le esperienze vissute, le abitudini contratte, l'inconscio e probabilmente anche una certa inclinazione nativa possono spingere a scegliere un tipo di vita con un partner dello stesso sesso" e che "tale comportamento non può venire né demonizzato né ostracizzato".
Riguardo alle unioni omosessuali, infine, Martini ribadisce che la famiglia va difesa ma "Non è male, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili [...] Se alcune persone, di sesso diverso oppure dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia perché vogliamo assolutamente che non lo sia?".
La Chiesa cattolica - afferma in conclusione il cardinale - promuove le unioni che favoriscono il proseguimento della specie umana, ma "non è giusto esprimere alcuna discriminazione per altri tipi di unioni".

Fonte: Gayburg

21 marzo 2012

RAOUL BOVA in copertina su "VANITY FAIR": "LE COPPIE GAY NON SONO DI SERIE B"

Raoul Bova è in copertina sul n°12 di "Vanity Fair"del 28 marzo 2012.

"Sono cattolico, battezzato e spostato in chiesa". Ma quando, a 16 anni, ha visto un ragazzo innamorarsi di un altro ragazzo, ha capito che certe differenze non contano. L'attore lo racconta a Vanity Fair, sulla copertina del numero che lancia al governo un appello per i diritti dei gay.


Alfano: "Se vince la sinistra avremo i matrimoni gay". Bindi: "Non userei la parola matrimonio". Europarlamento e Cassazione: "Le coppie omosessuali devono avere pari diritti". Domanda: ma l'Italia è davvero quella della politica bipartisan che continua a negare, come nel resto della Ue avviene solo in Grecia, questi diritti? È solo quella dei violenti che hanno picchiato sette ragazzi in discoteca?

A chiederselo è Vanity Fair che pubblica una lettera rivolta al ministro Elsa Fornero (che ha delega alle pari opportunità) in cui chiede formalmente di portare all'attenzione del governo il problema della disparità tra le coppie conviventi, a seconda dell'orientamento sessuale.
Testimonial d'eccezione della petizione è Raoul Bova, a cui Vanity Fair dedica la copertina e un'intervista all'interno del servizio. Quarant'anni, sposato dal 2000 con Chiara Giordano, due figli, l'attore è stato scelto dalla prestigiosa rivista per dire che il matrimonio, o comunque l'insieme di garanzie che ne deriva, è un diritto di chiunque scelga di legarsi a un'altra persona, di qualunque sesso sia. E che questa non è una battaglia dei gay: è una battaglia di tutti.

Quando ha scoperto che esisteva l'omosessualità?
"Intorno ai sedici anni, quando mi accorsi che il mio migliore amico era innamorato di un ragazzo, mentre a me interessavano le ragazze. Non cambiò nulla nella mia amicizia per lui e nel bene che gli volevo: troppe le cose che avevamo in comune perché quell'unica differenza avesse importanza".

Come fa un classico ragazzo italiano a liberarsi dei pregiudizi sull'omosessualità?
"Nel mio caso, mi hanno aiutato molto i viaggi all'estero e la conoscenza di persone che venivano da culture meno conservatrici e machiste della nostra. Ma sono serviti anche le letture e il cinema. E non mi riferisco solo a film che raccontano storie gay, come quelli di Almodóvar. Mi riferisco a qualunque film ti faccia riflettere sulla necessità di permettere a tutti di integrarsi e avere gli stessi diritti. Qualunque film sugli ebrei, gli afroamericani, i diversamente abili. Non è questione di gusti sessuali diversi dai miei, è questione di fratellanza universale e cristiana. Gesù considerava suoi figli anche gli assassini, come si fa a non rispettare un fratello essere umano semplicemente perché è omosessuale?".

Quando un personaggio famoso fa coming out, che cosa pensa?
"Penso che, se ancora c'è chi sente il bisogno di gridarlo al mondo, vuol dire che l'uguaglianza è lontana. Io non mi presento dicendo: "Piacere, sono Raoul Bova, eterosessuale".

A proposito, lei lo interpreterebbe un gay al cinema?
"Certo. Non è mai capitata la sceneggiatura giusta, ma se arrivasse, perché no?". E se uno dei suoi figli, tra qualche anno, venisse a dirle: "Papà, sono gay"? "Penserei che se ha deciso di parlarne con me, di concedermi la sua fiducia su un aspetto così intimo della sua vita, è segno che, come padre, ho fatto un buon lavoro".

L'intervista completa su Vanity Fair in edicola dal 21 marzo.

20 marzo 2012

CARA FORNERO, #nocoppiediserieB

Vanity Fair lancia un appello al Ministro del Lavoro a favore dei diritti delle coppie omosessuali. Tra i firmatari Raoul Bova, Roberto Saviano, Geppi Cucciari, La Pina, Don Ciotti, Paola Concia, Milena Gabanelli, e Mina...
Firma anche tu, scrivendo una mail con il tuo nome e cognome, età, luogo e data di nascita e occupazione all'indirizzo redazioneonline@vanityfair.it


"Spett. ministro Fornero,

ci rivolgiamo a Lei in quanto titolare del dicastero del Lavoro e delle Politiche sociali con delega alle Pari Opportunità. L'Italia, assieme alla Grecia, è l'unico Paese dell'Unione Europea a non offrire alle coppie omosessuali alcuna opzione: né matrimonio né patto civile. Si crea così una palese disparità tra le coppie conviventi a seconda dell'orientamento sessuale. Questa disparità porta a gravi ed evidenti discriminazioni che vanno a toccare diritti fondamentali di ogni cittadino: dalla possibilità di assistere il compagno/la compagna ricoverato/a in ospedale alla presenza nell'asse ereditario. Con l'attuale assetto legislativo, le coppie eterosessuali possono decidere di sposarsi e dunque accedere ai diritti di cui sopra; se scelgono diversamente sanno che non ne godranno. Questa possibilità di scelta è invece preclusa a tutte le coppie omosessuali: a loro l'accesso a quei diritti è sempre e comunque negato.

Vanity Fair e i firmatari di questo appello la invitano quindi a farsi carico del problema, e a portarlo all'attenzione del governo di cui fa parte."

QUI l'articolo con le firme, tra cui anche quella del sottoscritto.

19 marzo 2012

NATALIA ASPESI: L'ANOMALIA ITALIANA

La Corte di Cassazione con una sua sentenza che qualche analfabeta di ritorno definirà shock, e che invece è solo finalmente giusta, ha stabilito una cosa ovvia. Ci ha detto che se in questo Paese, dove avvengono le massime trasgressioni ladrone non sempre perseguite, due persone che si amano ma appartengono allo stesso genere (detto anche sesso) non possono (per ora) sposarsi, hanno però i diritti di tutte le coppie diciamo tradizionali, che in chiesa e municipio hanno potuto sposarsi per il solo fatto di essere un uomo o una donna; il diritto di vivere liberamente la loro condizione di coppia, il diritto di condurre una vita familiare come gli garba, il diritto di pretendere "un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata". Era ora!
Visto che nella famosa Europa dove tutti i cittadini di tutti i paesi dovrebbero godere più o meno delle stesse leggi, noi siamo (o eravamo?) i soli fuori posto, fuori tempo, fuori realtà, fuori civiltà, fuori giustizia e anche fuori legge e fuori morale umana, per quel che riguarda la vita privata delle persone. Perché per il resto, se non si tratta di Giovanardi che ieri ha perso la testa, del povero Alfano che qualche giorno fa parlava a vanvera di nozze gay come della fine della civiltà, pochi altri peccatori incattiviti, più qualche scemo razzista, la maggior parte degli italiani non ne può più di tutti questi tremebondi legislatori e di questi monotoni prelati senza fede, e di anni e anni di su e giù sulle stesse posizioni polverose, mentre il mondo va avanti e il nostro paese arretra anche su altri temi più fondamentali del letto coniugale e di chi ha il diritto, legale, di occuparlo.
Ormai il nostro paese, come il mondo, è pieno di coppie cosiddette di fatto, e c'è da dire che le più invidiate sono quelle gay, perché sono sempre meno litigiose di tante etero e non potendo, per ora, far l' errore di sposarsi, non gli viene neppure in mente di divorziare. Ogni volta che in Italia si è tentato di formulare una legge (vade retro matrimonio!) che consentisse come in Francia (e Svizzera e Germania) i cosiddetti Patti Civili di Solidarietà (anche Saint Laurent lo aveva sottoscritto con il compagno Pierre Bergè), ne sono successe di ogni colore, a destra come a sinistra, per non parlare dei pulpiti.
Insomma ogni tentativo di instaurare una legge simile a quella dell'Europa più timida (le coppie omo si sposano persino in Spagna e Portogallo, in Inghilterra adottano bambini), da noi è sempre caduta in un frastuono generale. Neanche i più convinti sostenitori dei diritti omosessuali, per intelligenza e prudenza, hanno mai affrontato discussioni sull' eventualità del matrimonio gay: ma la ridicola e violenta ipocrisia della destra peggiore e della sinistra bigotta ha sempre chiamato "matrimonio" ogni proposta di una legge di rispetto dei diritti civili delle omocoppie, satanizzandola.
Ancora più vergognosa, per falsità, è la predica, di nuovo da ieri in circolazione, con probabili vaneggiamenti del segretario del PdL, che se due giovanotti cucinano insiemee dormono nella stessa camera e vanno a trovare la mamma dell' uno e dell' altro, tutte e due contentissime per quei cari affettuosi ragazzi che si vogliono così bene, le famiglie "vere" si sfasciano. E non importa se queste unioni benedette da parroci e sindaci, e anche da vescovi, sono composte da un marito che cornifica la moglie anche con giovanotti, da una moglie che perde la casa giocando d'azzardo, e da figli presi regolarmente a ceffoni o spinti a partecipare tutti dipinti a gare canore tivu.
La famiglia è la famiglia, si sa, anche le coltellate alla moglie (o al marito) fanno parte del vero matrimonio. Fantastica la reazione del rustico Giovanardi, che se incazzato, straparlando manda scintille: per lui infatti, e qui ci si chiede come possa rappresentare politicamente anche solo un paio di sfortunati etero, la sentenza della Cassazione è solo il parere ovviamente sbagliato, di un qualsiasi cittadino. Certo, la Cassazione non fa leggi, però è intervenuta con tutta la sua autorità nel vuoto codardo della nostra politica: il suo parere conta moltissimo non solo nella giurisprudenza, ma anche nella vita di tutti. E' un gran bel giorno non solo per i gay, ma per chiunque creda che anche l'Italia non sia esclusa dalla civiltà europea.

Natalia Aspesi - la Repubbica, sabato 17 marzo 2012