17 settembre 2012

VISTO NEL WEEKEND: COME NON DETTO

Il film non pontifica in alcun modo su questioni politiche o morali, ma racconta giustamente una storia personale e quotidiana. 
Ivan Silvestrini (promettente regista regista) abbraccia con uno sguardo coinvolto l'esperienza del protagonista ("Mattia" ovvero Josafat Vagni), portando lo spettatore in un viaggio attraverso i suoi ricordi e le sue emozioni in maniera fluida, nel quale i piani temporali si sovrappongono, incrociano, succedono con una logica che corrisponde a quella della mente e della soggettività. Un viaggio che coincide con la scoperta di sé, della propria identità, non solo sessuale, ma come persona in questo mondo, un'identità a volta confusa, non capita neanche dallo stesso Mattia, fino alla finale accettazione di chi è veramente, come fidanzato, come amico e come figlio. La sua è una storia di normalità, che (finalmente) sfugge alla stereotipizzazione a cui spesso il cinema, soprattutto quello nostrano più mainstream, sottopone i personaggi gay, quasi sempre fin troppo sopra le righe. Se proprio di stereotipizzazione si vuole parlare, allora bisogna guardare alla famiglia di Mattia: padre e madre separati, lei casalinga sull'orlo della depressione, lui (presunto) cornificatore cronico, la sorella coatta con marito macho-meccanico, la nonna sui generis. Tuttavia, nonostante la base macchiettistica così tipicamente italiana, questi personaggi riescono a prendere vita vera grazie all'interpretazione degli attori, su tutti una Monica Guerritore finalmente libera da lacrime e drammi e Ninni Bruschetta. E' attraverso l'interazione di Mattia con la sua famiglia, senza dimenticare gli amici, Stefania e Giacomo (meglio noto come Alba Paillettes di notte), che passa quella comicità tipica di una commedia degli equivoci, leggera, ma al tempo stesso necessaria, alla quale si accompagnano i momenti più seri. In fondo, sembra dire il film, la vita va presa con un sorriso. 
REALISTICO.