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22 maggio 2014

DIVERGENTI: A BOLOGNA IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA TRANSESSUALE

Si svolgerà al Cinema Lumière di Bologna da giovedì 22 a domenica 25 maggio 2014 la VII edizione di "DIVERGENTI", l’unico festival cinematografico in Italia dedicato alla narrazione e rappresentazione dell’esperienza transessuale e transgender.

Il festival, organizzato dal M.I.T., Movimento Identità Transessuale, con la direzione di Porpora Marcasciano e la direzione artistica di Luki Massa, propone alcune tra le migliori produzioni narrative e documentaristiche internazionali, ed è quest'anno dedicato al tema del transito e al complesso intreccio tra percorso medico ed esperienza reale. "A/TRAVERSAMENTI...Verso La Felicità, Oltre il Bisturi i Sogni, le Storie, l’Amore" è il titolo di questa edizione, che si interroga sulla relazione tra la sala operatoria e la vita con tutti i suoi risvolti. A questo tema è dedicata la simposia, aperta al pubblico, dal titolo "Oltre il Bisturi i Sogni, le Storie, l’Amore", che si svolgerà venerdì 23 dalle 14.30 alle 17.30 e sabato 24 maggio dalle 11.30 alle 17.30 presso il Centro sociale anziani G. Costa (via Azzo Gardino 48). A questo tema e alla questione della medicalizzazione obbligatoria si ricollega anche la campagna "Un Altro Genere è Possibile" che mira a ottenere la possibilità di cambio del nome e del sesso anagrafico senza intervento chirurgico, diversamente da quando sancito dalla legge italiana.

Novità di quest'anno lo spazio dedicato all'esibizioni live dei Talenti Trans. Nella serata inaugurale si assisterà a due performances di alto livello: Emily De Salve, la prima cantante lirica transessuale baritono al mondo, protagonista anche del docufilm italiano "Unique", e lo show di Margot Minnelli dedicato alle grandi dive da Marilyn Monroe a Liza Minelli. Sabato 24 Verrà assegnato il riconoscimento Mit-Cassero ad una presenza ormai storica del festival, Vladimir Luxuria, campionessa LGBTQ a Sochi.
 
Divergenti proporrà al pubblico 16 proiezioni, tra documentari, fiction e cortometraggi, e diversi appuntamenti nell’arco delle quattro giornate.
Tra i diversi film che approfondiscono l'esperienza del transito grande spazio alle produzioni italiane, con ben 4 documentari che raccontano storie e vissuti di persone trans nel nostro Paese: apre il festival "Fuoristrada" storia del meccanico romano Pino/Beatrice, venerdì alle 22.15 è la volta di "Unique", racconto di 5 storie uniche al mondo, fra cui quella di Emily De Salve, sabato alle 22.15 "I Fantasmi di San Berillo", storia di un quartiere di Catania ormai scomparso e delle persone che lo hanno abitato, e in chiusura domenica alle ore 18 Lei è mio marito sulla storia dell'avvocata transessuale Alessandra Gracis.

La scelta di intraprendere un percorso di cambiamento di genere, lungamente meditata, è spesso intrapresa in età adulta e travolge, inevitabilmente, anche le persone più vicine. Uno de temi affrontati dal festival è il rapporto con i famigliari, come narrato ad esempio nel toccante "52 Tuesdays", film australiano vincitore di diversi premi internazionali, in programma in anteprima italiana venerdì alle ore 20, che racconta la storia del percorso di trasformazione FtoM di Jane vista attraverso gli occhi della figlia adolescente Billie, o nel corto "You're Dead To Me" dove si indaga il rapporto madre/figlio (sabato ore 18). Ma cosa accade dopo l'operazione chirurgica? A darcene uno spaccato il film finlandese "Kerron Sinulle Kaiken (Open Up To Me)" proiettato sabato alle ore 20, dove la bella quarantenne Maarit, prima di proiettarsi in un futuro da donna tanto desiderato, è costretta a fare i conti con il proprio passato da uomo.

Tra i filoni che emergono dalla VII edizione del festival anche il ritratto di persone trans che svolgono un ruolo importante nella mobilitazione politica e nella costruzione comunitaria trans. Venerdì 24 dalle 20 appuntamento con due documentari statunitensi: "Loving The Bony Lady", testimonianza di Arely Gonzalez che, attorno al culto della Santa Muerte, ha raccolto la comunità trans latina newyorkese, e "Transvisible: The Bamby Salcedo Story", storia di Bamby Salcedo, attivista transgender nella comunità messicana di Los Angeles.

Il tema dell’intersessualità viene invece affrontato in "Bruno & Earlene Go To Vega", un road movie in programma domenica alle 20.00 che sfida con ironia e grande poesia la percezione delle identità e dei ruoli di genere. 

Durante le giornate del festival verrà presentata presso il Cortile del Cinema Lumière la mostra fotografica "Con Gli Occhi di Marcella. 30 Anni di Storia LGBTQ Vista Attraverso Una Delle Sue Protagoniste: Marcella Di Folco" a cura di M.I.T., Circolo Pink (VR) e Circolo Maurice (TO).

Si riconferma in questa edizione l'importante presenza di una Giuria di qualità, che assegnerà i premi al “Miglior documentario”, “Miglior lungometraggio narrativo, “Miglior cortometraggio”. I membri sono: Monica Dall'Asta, Daniele Del Pozzo, Mona Lisa Tina, Davide Turrini e Jonny Costantino.

Proiezioni giovedì 22 maggio ore 20.00 e 22.15, da venerdì 23 a domenica 25 maggio ore 18.00, 20.00 e 22.15.

Ingresso per ogni ciclo di proiezioni 6,00 € | Amici e sostenitori della Cineteca 4,50 € | Agis 5,00 € (escluso sabato e festivi).
 
QUI
maggiori informazioni.

Hashtag ufficiale del Festival: #Divergentiff

12 ottobre 2012

VLADIMIR LUXURIA LANCIA UNA PETIZIONE ONLINE PER LA DEPATOLOGIZZAZIONE DELLA TRANSESSUALITA'

Una petizione online, che ha già raccolto al momento oltre 26.000 firme, per chiedere all'Organizzazione Mondiale della Sanità di togliere dalla lista delle malattie mentali la transessualità. E' la nuova iniziativa di Vladimir Luxuria, ex deputata di Rifondazione Comunista e attivista per i diritti del mondo LGBT. "Non sono malata. In realtà sto benissimo - scrive Luxuria nella piattaforma Change.org per spiegare qual è il senso dell'iniziativa - Ma l'OMS insiste nell'affermare che io sia malata: la transessualità, infatti, è nella loro lista delle malattie mentali. Questo è ridicolo, soprattutto se a dirlo è un'agenzia delle Nazioni Unite, e considerare le persone transessuali mentalmente malate serve solo a contribuire alla loro discriminazione". "L'OMS sta rivedendo la classificazione. E' il momento di dirlo chiaro e forte: i transessuali non sono malati. Come è successo con l'omosessualità, che è stata tolta da tale elenco nel 1990, è arrivato il momento di smettere di stigmatizzare le persone transessuali. Il 20 ottobre si celebra la Giornata Internazionale di Azione per la Depatologizzazione della Transesualità. Unisciti a me firmando questa petizione per chiedere all'Oms di smettere di considerare le persone transessuali, come me, dei malati mentali. Non sono malata. Sono solo malata d'amore"

Firma anche tu QUI.


Fonte: Adn Kronos

20 giugno 2012

VLADIMIR LUXURIA SU CASSANO E CECCHI PAONE

Ospite a Genova per presentare il suo ultimo libro "Eldorado", Vladimir Luxuria ha colto l'occasione per replicare alle dichiarazioni di Antonio Cassano, attaccante della nazionale italiana di calcio : "Visto che io tifo per l'Italia direi a Cassano di imparare ad attaccare meglio sul campo e un po' meno i gay così magari l'Italia farebbe una figura migliore sia a livello sportivo e sia a livello civile. E poi credo che gli italiani dovrebbero indignarsi se un calciatore non fa goal perché la partita è stata venduta e non se il piede del calciatore che da un tiro a quella palla dipende da un orientamento sessuale". 
Parole anche per Alessandro Cecchi Paone, che aveva confessato di avere avuto relazioni con alcuni giocatori della nazionale: "Non credevo che avesse questi comportamenti da velina, che frequentasse i calciatori. Che dire? Beato lui. A questo punto potrebbe almeno fare i nomi".
QUI il video completo dell'intervista.

25 gennaio 2012

VLADIMIR LUXURIA in copertina su "VIVIROMA"

Vladimir Luxuria è in copertina sul numero di gennaio 2012 di "ViviRoma Magazine" periodico dedicato alla vita notturna della Capitale.

13 dicembre 2011

"OMOVIES" QUARTA EDIZIONE DEL FESTIVAL DI CINEMA OMOSESSUALE E QUESTIONING DI NAPOLI

Il 15 dicembre si aprirà la quarta edizione di OMOVIES, il Festival Di Cinema Omosessuale e Questioning, primo del genere nel Sud Italia, che sarà ospitato dal Cinema Academy Astra (via Mezzocannone 109). La manifestazione, ormai consolidata, è organizzata dall'Associazione di Promozione Sociale i Ken ONLUS, che ormai da anni opera sul campo per il superamento dei pregiudizi nei riguardi di persone omosessuali e transessuali. Come gli anni precedenti, il progetto, che rientra nell'ambito della sezione "i Ken Art: Socializzando con l'Arte contro il Pregiudizio e le Discriminazioni", si svilupperà in molteplici direzioni: in primo luogo il concorso cinematografico vero e proprio, la cui premiazione avverrà nel corso della serata conclusiva del Festival, grande occasione per i registi emergenti per far conoscere i propri lavori sottoponendoli al giudizio di una Academy tecnica, formata da personalità del cinema e dello spettacolo in generale, e di una Academy di qualità, che darà un giudizio estetico, valutandone il gradimento di pubblico.
In secondo luogo, una selezionata rassegna di film internazionali a tematica omosessuale, che forniranno gli spunti per una serie di dibattiti e tavole rotonde su argomenti quali il lesbismo, l'omogenitorialità e l'identità sessuale. Molte le sorprese che saranno riservate al pubblico da questa quarta edizione del Festival, che è stato scelto da Massimo Andrei, il popolare attore che l'anno scorso è stato premiato per "Mater Natura" proprio nel corso di Omovies, per presentare il suo nuovo Snack, che avrà come tema l'omofobia. Un altro contributo inedito sarà quello di Daniele Sartori, vincitore dello scorso Premio Omovies sabato 17 sarà proiettato in anteprima il cortometraggio intitolato "Doris Ortiz", l'ultimo firmato dall'attore e regista veneziano.
Numerosa la serie di tavole rotonde che si susseguiranno nei giorni del Festival: venerdì 16, dopo la proiezione del film di Lisa Gornick dal titolo "Tick Tock Lullaby", ci sarà un incontro con alcune Famiglie Arcobaleno, mentre sabato 17 è previsto un incontro dal titolo: "Nuove prassi per il superamento delle pratiche machiste nella vita e nei luoghi di lavoro delle donne", preceduto dalla proiezione del documentario di Maria Laura Annibali, "L'Altra Metà del Cielo", che si propone di sondare le innumerevoli sfaccettature dell'universo lesbico, parlando di tradimenti, fede, età e accettazione. Sempre sabato, alle 10,30, presso la sede della Scuola di Cinema di Napoli, in via del Parco Margherita 5, si terrà l'incontro "A SpassoTra i Generi", momento di dibattito sull'omofobia e sull'identità sessuale che vedrà tra i partecipanti Guido Allegrezza, responsabile Diritti Umani di SEL Lazio e Paola Biondi di psicologiagay.com, moderato da Alessandro Paesano, docente ed esperto di media e pregiudizi. Nella giornata conclusiva del Festival, domenica 18, ci sarà una Tavola Rotonda per promuovere l'istituzione di un Osservatorio Nazionale su Omofobia e Transfobia nei Media, alla quale presenzierà Raffaele Savonardo, coordinatore dell'Osservatorio Territoriale Giovani dell'Università degli Studi di Napoli Federico II. Ancora, nel corso del Festival sarà presentato il Napoli Rainbow Choir primo Coro LGBT di Napoli e del Sud Italia, nato grazie alla collaborazione con il Roma Rainbow Choir, diretto dal Maestro Giuseppe Pecce.
Domenica 18 la manifestazione si concluderà con una serata di gala, presentata da Miss Priscilla Drag Queen, con numerosi ospiti del mondo del cinema e della cultura italiana, durante la quale saranno svelati i vincitori del concorso cinematografico e assegnati i premi e i riconoscimenti speciali a due personalità nazionali del mondo del cinema. Omovies è un progetto dell'associazione i Ken con il Comune di Napoli. Si rinnova quest'anno il partenariato con la Mediateca Comunale di Santa Sofia e con il Festival del Cortometraggio del Comune di Napoli "O'Curt", oltre al gemellaggio con il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli.
Tutte le proiezioni, i dibattiti e la tavola rotonda, sono a INGRESSO GRATUITO.
Per maggiori informazioni: www.omovies.it

09 novembre 2011

STORIA DELL'OMOFOBIA - UN LIBRO DI PAOLO PEDOTE

Che cos'è l'omofobia? In che modo si è espressa nella storia? Perché ancora oggi le religioni e alcuni gruppi sociali non accettano la "diversità" sessuale? Caratterizzato da uno stile agile, fresco e divulgativo, "Storia dell'Omofobia" è un saggio di carattere storico, antropologico e politico, che mette in luce le ragioni di una persecuzione, dall'Antico Testamento fino ai giorni nostri, fornendoci gli strumenti per comprendere la natura di un "dispositivo culturale" ancora attivo. Partendo dai libri sacri per arrivare alla censura perseguita da ogni totalitarismo, passando per i sistemi legislativi e per la disciplina del Novecento omofoba per eccellenza, la psicoanalisi, l'omofobia emerge come doloroso leitmotiv, isteria collettiva, ma anche meccanismo spietato, fonte di morte e paura. Un pregiudizio crudele di cui hanno fatto le spese, tra gli altri, il genio creativo di Oscar Wilde - condannato a due anni di lavori forzati dall'Inghilterra vittoriana per la sua relazione con il giovane Alfred Douglas - e quello matematico di Alan Turing - inventore del computer e decrittatore del Codice Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale, sottoposto a castrazione chimica nell'Inghilterra del dopoguerra e costretto al suicidio - oltre a migliaia di anonimi perseguitati, torturati, uccisi a causa del loro orientamento sessuale. Un libro che si rivolge innanzitutto a chi ama la storia come disciplina per conoscere a fondo l'umanità. Uno strumento prezioso per chi lavora nei settori educativi e spesso si trova a dover spiegare quali ragioni abbiano potuto motivare la persecuzione del "diverso".

Gian Antonio Stella è autore della prefazione e sul Corriere della Sera di lunedì 07 Novembre 2011
scrive:

"Tu sei un uomo, non puoi stare qui! Devi andare nel bagno degli uomini!", cominciò a urlare isterica la deputata Elisabetta Gardini, detta "Madonnina dei dolori" per i programmi con la lacrimuccia che faceva dopo essere stata promossa da soubrette a presentatrice. "All'inizio", avrebbe raccontato Vladimir Luxuria, "pensavo che scherzasse, poi mi sono resa conto che non era così. Che faceva sul serio. E mi ha anche anticipato che si sarebbe rivolta ai questori della Camera". Era la fine di ottobre del 2006. E quel piccolo, squallido, miserabile episodio spiegava più di mille articolesse e saggi sociologici come perfino dentro il Parlamento, là dove teoricamente dovrebbe sedere l'élite culturale del Paese, resistesse ancora una callosa riottosità a riconoscere alle minoranze sessuali la piena affermazione dei loro diritti. Certo, la transgender pugliese, che in seguito avrebbe addirittura vinto "L'Isola dei Famosi", non corre più il rischio di fare la fine di Rolandino Bragaglia, che nel 1354 fu processato a Venezia perché, pur avendo "aspetto, voce e gesti da donna", aveva "membro e testicoli al modo degli uomini" ed era accusato di avere adescato molti che "credevano che lui fosse femmina".
E così quella di tanti altri poveretti assassinati sulla base di leggi spaventose, come il Codice Teodosiano del 438 d.C.: "Tutti coloro che sono usi condannare il proprio corpo virile, trasformato in femmineo, a subire pratiche sessuali riservate all'altro sesso, e che non hanno nulla di diverso dalle donne, espieranno un crimine di tal fatta fra le fiamme vendicatrici, dinanzi al popolo". Gli statuti medievali italiani di cui scrive Paolo Pedote in questa "Storia dell'Omofobia", dove la puntualità della ricostruzione documentale e scientifica fa qua e là inorridire di spavento, non sono più in vigore da moltissimo tempo. È solo un raccapricciante ricordo il Costituto Senese del 1262 che prevedeva che il colpevole del "detestabile crimine sodomitico" fosse "impiccato per i genitali". E così gli statuti di Collalto e Treviso, Padova e Salò, Carpi e Viterbo, Ascoli e Cremona e Bologna. E quello di Firenze usato da Carlo II d'Angiò per liberarsi, come racconta un'anonima Cronica fiorentina del 1293, del conte dell'Acerra: "L'accusò d'essere sodomita, e gli fece ficcare un palo nell'ano facendolo uscire dalla bocca, e come un pollo lo fece arrostire". Memorie di orrore. Ma relegarle in un passato remoto insieme con l'uomo di Neanderthal, l'antropofagia o la prostituzione sacra a Corinto sarebbe un errore consolatorio. Le pene fissate per il reato di sodomia arrivano ancora oggi a 5 anni di lavori forzati a Mauritius, 7 in Botswana, 10 in Giamaica, 14 in Zambia, Nigeria, Kenya e Tanzania, 20 in Malesia. Per non dire dell'ergastolo in Uganda e nel Bangladesh. E della pena di morte negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Iran. In Italia non accade più? Certo. E se Palmiro Togliatti starebbe oggi più attento nelle sue battutacce su André Gide e Pier Paolo Pasolini, Maurizio Ferrara si guarderebbe bene dallo scrivere di nuovo quella sua definizione di Marco Pannella e dei radicali: "Na manica de gente assai lasciva / finocchi e vacche ignude alla Godiva". L'incessante catena di aggressioni contro tutti quelli che a volte appena appena "appaiono" diversi, con omicidi, pestaggi, ferimenti, è però scatenata da squadracce che si sentono in qualche modo "legittimate" da un clima omofobo. Dice un rapporto della primavera 2009 dell'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali che l'omofobia è sempre più diffusa, e che il Paese più omofobo in assoluto è la Lituania. Al secondo posto, però, storicamente, ci siamo noi. Il web trabocca di aggressività contro gli omosessuali. "Meglio a destra con le escort che a sinistra con i trans". "Dio odia i gay". Ma è soprattutto l'omofobia della nostra cosiddetta "classe dirigente" a lasciare stupefatti. In ordine sparso, in questi anni, hanno detto di tutto. Piergianni Prosperini, all'epoca assessore regionale della Lombardia, spiega in un'intervista a "il Giornale": "I gay garrotiamoli, ma non con la garrota spagnola, il collare che stringe lentamente la gola. Ma quella indiana, pare degli Apache: cinghia di cuoio legata intorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora". Francesco Storace la butta in rissa con il verde Mauro Paissan e poi dice ai giornalisti: "Quella checca di Paissan mi ha graffiato con le sue unghie laccate di rosso, io non l'ho toccato: sfido chiunque a trovare le sue impronte sul mio culo". Per non dire delle ripetute sparate di Umberto Bossi: "Dobbiamo dire grazie a Veltroni che si è messo in prima fila al Gay Pride perché io sono convinto che queste cose alle elezioni esploderanno, e allora questi, i frammassoni, i Cappuccioni e i loro soci di sinistra, saranno morti: il loro mondo è finito. ( ) Europa, giù le mani dai bambini! Spurcaciun. ( ) Finisce che un giorno ci troviamo le città piene di pistoloni di plastica...". E come dimenticare il comunicato ufficiale, su carta intestata del ministero, emesso da Mirko Tremaglia contro Bruxelles che aveva bocciato Rocco Buttiglione quale commissario europeo per le sue posizioni pesanti sui gay? "Povera Europa, i culattoni sono in maggioranza". Perciò è indispensabile, questa Storia dell'omofobia scritta da Pedote. Perché aiuta a collocare le cose nel loro contesto. Basti ad esempio l'indecente sparata di Giancarlo Gentilini, il "vero" sindaco di Treviso: "Darò immediatamente disposizione alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'e nessuna possibilità per culattoni o simili". Perfino lui avrebbe forse qualche scrupolo di coscienza o almeno qualche imbarazzo se andasse a rileggere cosa diceva lo Statutum Tarvisii del 1313 a proposito di quei "culattoni" di cui oggi invoca la pulizia etnica. Diceva: "Inoltre stabiliamo che se una persona si congiunga con un'altra abbandonando l'uso naturale, vale a dire maschio con maschio (dai quattordici anni in su), e femmina con femmina (dai dodici anni in su), compiendo il vizio sodomitico che viene detto volgarmente buzeron o fregator, e ciò sia stato accertato dal podestà, quella persona trovata in tale situazione, se fosse un maschio, sulla piazza del Carubio, spogliato di ogni indumento, sia appeso sopra un palo in quella piazza, con il suo membro virile trafitto con un ago o un chiodo, e cosi rimanga li tutto il giorno e la notte seguente sotto buona custodia, e poi il giorno seguente sia bruciato fuori dalla città".

STORIA DELL'OMOFOBIA
di
Paolo Pedote
Collana: OL - Odoya Library
ISBN: 978-88-6288-122-7
Pagine: 320
Brossura con bandelle
Formato: 15,5x21 cm
Data di pubblicazione: ottobre 2011
Editore: Odoya
Prezzo: € 18,00

24 ottobre 2011

IL PHON DEL PIZZAIOLO GAY

A ognuno secondo i suoi bisogni, i suoi meriti o la sua sessualità? È la domanda che mi viene da fare dopo aver letto i dati emersi dalla ricerca "Io sono Io lavoro" realizzata dall'Arcigay. Le donne già sanno cosa significa la discriminazione per sesso, tanti disabili e molti stranieri hanno sperimentato le porte chiuse del mondo del lavoro. Adesso, ed è la prima volta che viene fatta una ricerca del genere, ci sono numeri scritti nero su bianco di una realtà che gay, lesbiche e soprattutto trans conoscono da tempo, forse i meno meravigliati da tali risultati.
Il 13% di omosessuali si è sentito dire "no grazie" a causa della propria identità sessuale, cifra che sale al 45% per le persone trans che neanche si possono permettere il lusso di nascondere se stesse e soprattutto i dati anagrafici. E poi discriminazioni, trattamenti diversi, mobbing. E se ti licenziano l'onere della prova non è in favore del lavoratore ricorrente, "grazie" (si fa per dire) al decreto legislativo 216/2003, Governo Berlusconi II. Se sei precario e non sei così sicuro che il tuo datore di lavoro sia "friendly" ci pensi cento volte prima di fare confidenze alla macchinetta
del caffè per paura che lo venga a sapere e magari per omofobia non ti rinnovi il contratto. La precarietà è il miglior alleato della paura e del ricatto. Questo vuol dire che il tuo collega etero può sfogarsi delle sue beghe sentimentali (come cantava Gianni Bella in "Amico Gay") ma tu non puoi fare lo stesso con lui e dovrai deglutire dentro non solo il caffè. Né ci consola sapere che esistono professioni da riserve indiane dove i gay sono invece ben visti: assistenti di volo, nella moda e nell'estetica. Ma è mai possibile che nel 2011 ci sia ancora qualcuno che pensa che l'orientamento sessuale e l'identità di genere determinino una capacità professionale? Una persona in un lavoro o è capace o non è capace, punto. Mi tocca allora fare la maestrina della banalità dell'ovvio:
1) I pizzaioli gay non usano il phon per tenere la pizza calda né ti fraintendono se ordini un calzone ripieno.
2) Un elettrauto diversamente etero non ti sostituisce le candele con quelle aromatizzate agli agrumi.
3) Un'insegnante lesbica non ti chiederà a memoria i versi di una canzone della Nannini.
4) Una dipendente pubblica trans non userà come timbro sui documenti il suo bacio alrossetto stampato.
Sembra assurdo, ma vi assicuro che certi pregiudizi lo sono ancora di più.

Vladimir Luxuria - Sette (Corriere della Sera), n° 42 del 20 Ottobre 2011

11 giugno 2011

VLADIMIR LUXURIA: TUTTI ALL'EUROPRIDE ROMA 2011

Sì, ce lo ha insegnato la geografia, l'Italia è in Europa, occupiamo seggi a Strasburgo, siamo membri fondatori dell'UE e da noi circola l'euro. Gli accordi di Schengen hanno traballato dalla Francia alla Danimarca per la mala gestione dell’immigrazione da Paesi di guerra e di fame, eppure è generalmente assicurata la libera circolazione di cittadini europei e soprattutto di merci. Ciò nonostante l'Italia sembra ormai l'ultima nazione in Europa (penultima, se includiamo il Vaticano, stato estero… ricordiamolo!) che ostinatamente si rifiuta di riconoscere che gay, lesbiche e trans non sono occupazione di suolo pubblico ma cittadini giuridicamente tali.

In Germania vigono le unioni registrate, in Inghilterra il "partnership act", in Spagna, Belgio e Olanda il matrimonio è per tutti. Con nomi e caratteristiche più o meno diverse continua l'elenco delle nazioni europee che riconoscono e tutelano con diritti e doveri le coppie di fatto etero e omosessuali. In Islanda la premier Johanna Sigurdardottir non è una che racconta barzellette omofobe ma una che ha potuto sposare la sua compagna grazie alla legge vigente, nella super-cattolica Irlanda il Civil Partnership Bill è operativo da quest'anno, in Croazia (da dove il Papa ha lanciato anatemi contro le coppie di fatto) almeno il minimo sindacale è garantito: le unioni civili prevedono alcune facilitazioni finanziarie e sull'asse ereditario.

L'Italia confina ovunque con Sodoma, da ovest e a est, attraverso qualsiasi passo alpino: in Francia i PACS del 1999 del governo Jospin non sono stati aboliti da Sarkozy, in Svizzera l'Unione Domestica Registrata è sopravvissuta anche al tentativo di abolizione tramite il referendum, in Austria dal 2010 sono riconosciute le unioni civili grazie soprattutto all’intervento della Corte Europea sui Diritti dell'Uomo, in Slovenia il Parlamento sta cercando di passare dalle attuali unioni che garantiscono solo pochi diritti nella sfera proprietaria ed ereditiera al vero e proprio matrimonio.
L'Italia è circondata ma non si arrende! Mi viene il dubbio se più che una questione di laicità, democrazia e uguaglianza non stiamo rischiando di fare la figura dei presuntuosi davanti a tutti: sono tutti gli altri a sbagliare!

L'articolo 21 del Trattato di Lisbona con la firma di Prodi nel 2007, ma ratificato dallo stesso Berlusconi, contiene parole precise sulla dignità di tutte e tutti i cittadini europei:

È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.

Ciò nonostante, e nonostante i primi articoli della nostra Costituzione, non si riesce proprio ad avere una legge sulla omo/transfobia né una sulle unioni civili.

Siamo ormai alla deriva dei continenti, l'Italia si stacca dal Vecchio Continente per avvicinarsi ad altre nazioni dove non ci si aspetta che vengano votate leggi che migliorino la nostra vita: l'Iran, l'Afghanistan, il Pakistan dove almeno sull'omofobia le teorie leghiste, le posizioni dei vari Buttiglione e Giovanardi vanno a braccetto con il fondamentalismo talebano.

L'EuroPride Roma dell’11 giugno serve allora a ricordare che Roma è la capitale di uno Stato Europeo e non una città asservita al Vaticano e ai parlamentari che non hanno fegato e cuore (visto che quelli senza cervello erano dall’altra parte).

Sono contenta che sia stata designata Roma come sede di un Pride Europeo proprio nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, non fosse altro per ricordare che molti di quelli che hanno perso la vita lo ha fatto anche con la speranza di lasciarci in eredità un Paese migliore, per ricordare che il vero atto conclusivo dell'Unità avvenne nove anni dopo la proclamazione del primo Re. Il 20 settembre 1870 con la breccia di Porta Pia, la fine dello Stato Pontificio e l'abolizione (almeno nelle intenzioni) del potere temporale dei papi.

Purtroppo Roma è anche una delle città che ha visto il maggior numero di episodi di aggressioni fisiche e verbali nei confronti di gay, lesbiche e trans, fino all’epilogo tragico di veri e propri "OMOcidi", ovvero crimini dettati dall’odio. Ed è strano pensare che gli stessi che hanno fatto una grande campagna elettorale sul tema della sicurezza adesso si rifiutino di votare almeno una legge sull’omofobia che preveda non solo le stesse sanzioni che prevede la legge Mancino del 1993 sulla violenza e incitamento alla violenza per odio razziale, etico e religioso, ma anche tutto un lavoro di formazione culturale dalla scuola alla famiglia, passando per i mezzi di comunicazione di massa, per contenere un’omofobia che invece è stata fomentata in questi anni da parole da parte di certi politici pesanti come i cazzotti.

L'Europa o è anche l'Europa dei diritti o non è nulla. Da Roma deve arrivare la richiesta non solo di mozioni o direttive ma di sanzioni verso il nostro Paese se non prende l’impegno di considerarci cittadini come gli altri. Mi piacerebbe che nessuno sia tentato di lasciare il nostro Paese per avere la speranza di coronare il sogno di un rito che riconosca il progetto di vita di due persone che hanno avuto la fortuna di incontrarsi e conoscersi, ma la sfortuna di essere nate in Italia. Ecco, vorrei che nascere in Italia non possa essere più considerata una sfortuna, ma un luogo dove gay, lesbiche e trans non debbano escludere la possibilità di sposarsi, dove ai nostri genitori non si neghi più la speranza di diventare nonni e ai familiari del nostro partner di diventare nostri parenti.

Mi piacerebbe che tutti quei ragazzi aggrediti, insultati e malmenati a Roma e in Italia possano avere l'11 giugno il più bel regalo: il risarcimento della loro dignità, ridonare alla loro pupilla la luce fiera dell’adolescente sognatore e non lo sguardo schivo del cane bastonato. Vorrei che le vittime dell’omofobia non si sveglino più di notte in preda agli incubi e alle palpitazioni del terrore ma che possano essere salutati da una bella giornata di sole che li inviti a scendere in piazza, a riappropriarsi dell’orgoglio positivo del vivere senza vergogna e non dell’orgoglio negativo di chi si sente superiore a un altro perché di "razza" eterosessuale.

Un mondo diverso sì, diverso da chi si è guadagnato un seggio e uno stipendio paragonandoci a zozzoni o a pedofili, chi ci ha ritratto come gli Attila della famiglia per alzare fumo e nascondere il fatto che in Italia si spende poco per aiutare le famiglie indigenti e che il precariato strozza il neonato in culla e qualsiasi progetto e sogno di crearsela per davvero una famiglia.

Un EuroPride che porti aria nuova per liberarci dalla cappa stantia che ha soffocato le nuove esigenze di una società in mutazione dove diminuiscono i matrimoni riconosciuti (soprattutto quelli religiosi) e aumentano le convivenze considerate clandestine dall’assenza di leggi.

Una Italia in Europa dove alla paura del diverso come strumento per asservire le masse si sostituisca l’integrazione, il rispetto reciproco, il guardarci negli occhi e prenderci per mano. E a molti che una mano non è mai stata data sarà un grande sollievo.

Fonte: sito ufficiale di Vladimir Luxuria

03 giugno 2011

VLADIMIR LUXURIA: OMOFOBIA DA CAMERA

Insulti, sputi e cazzotti. Li ho subiti prima ancora che la parola "omofobia" fosse di uso corrente. E' solo da qualcheanno che la si conosce, prima non esisteva nemmeno l'esigenza di definire l'aggressione verbale o fisica verso gay, lesbiche e trans; era una tradizione acquisita nei secoli. Torture, roghi, inquisizioni, elettroshock, campi di concentramento nazisti e gulag stalinisti, campi di rieducazione cubani, carceri, impiccagioni. L'omo/transfobia si è espressa diversamente in base alle geografie e ai contestistorici, ma sempre con una motivazione: i "sessualmente diversi" non devono avere una vita facile. In Italia le aggressioni ci sono sempre state, ma mai con tale frequenza; sono anche aumentate le persone che denunciano,che non subiscono in silenzio per timore che la denuncia in questura sia la denuncia della propria omosessualità. A colpireè sempre un branco, spesso contro una persona sola: bel modo di dimostrare virilità! Ma a essere codardi non sono solo i gruppi di picchiatori ma tutti quei parlamentari che, dopo aver bocciato la leggeConcia, hanno cercato giustificazioni per travestire la propria omofobia: incostituzionalità, reato di opinione, discriminazione al positivo... Poi succede che uno viene picchiato e tutti pronti a ipocrite attestazioni di solidarietà. Un omo/transfobo non intende colpiresolo la malaugurata e sconosciuta persona che gli capita sotto tiro, intende terrorizzare tutta la comunità alla quale appartiene per mandare un messaggio semplice: non dichiaratevi, rintanatevi e se avete un partner nessuno deve capire che voi due state insieme. Se uno dice "negro di m...." è perché li odia tutti gli stranieri, se uno profana la tomba di un ebreo non è perché pensa che il defunto gli ha fatto un torto ma è per antisemitismo. L'odio razziale e religioso è punito con un'aggravante dalla Legge Mancino, pernoi non vale. La maggioranza di governo ha deciso che gli insulti e le botte ci fanno meno male e che ogni tanto una lezioncina ce la siamo andata a cercare. Lo vadano a spiegare a chi le ha subite e mai dimenticate, chi si sveglia con gli incubi di notte, non esce più da solo e ha le palpitazioni al cospetto di un possibile pericolo. Noi senza scorta e senza leggi ma con la rabbia e la passione di lottare contro l'omofobia più rozza da strada e quella più sofisticata da Camera.
Vladimir Luxuria


Fonte: SETTE - Corriere della Sera - n°21 del 26 Maggio 2011
Foto: Fabio Lovino

27 luglio 2010

VLADIMIR LUXURIA: SONO SEMPRE DI SINISTRA, MA LA SINISTRA ESISTE ANCORA?

Vladimir Luxuria intervistata da Toni Jop per l'Unità di sabato
24 Luglio 2010.


Vista l'altra sera, all’ingresso della festa romana di Sinistra e Libertà. Dopo tanto. Chiesto a bruciapelo: ma allora è vero che ti sei trasferita a destra? "Ma basta con questa storia. Ti sembra davvero, conoscendomi, che potrei mai essere di destra?". Campane a festa ma ce la tenevamo dentro da mesi. Da quando ci era arrivata l'eco di una intervista al Corriere dalla quale sembrava evidente l'avvenuto salto della quaglia di un nostro eccellente collaboratore che si chiamava Vladimir Luxuria. Pareva passato armi e bagagli al berlusconismo, addirittura sul punto di entrare nelle liste regionali armate da quel fronte politico. Succede, non è vero? E pazienza, ciascuno ha la sua strada. Però, ci soffrivo perché "Vladi" lo avevo voluto io molti anni fa come commentatore nelle pagine di cronaca nazionale dell'Unità che allora dirigevo. Ricordo come andò quando annunciai la sua prima firma nella riunione del mattino: quel nome gridava vendetta, pochi lo conoscevano fuori dalla realtà romana; non aveva, credo, mai scritto su testate nazionali ma era e resta un\una raffinata intellettuale che allora dirigeva il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. Mi guardarono come fossi matto ma cedettero senza troppo soffrire, perché l’Unità è l’Unità ed è in grado di ospitare settanta chili di una Luxuria liberatrice senza farsi travolgere da pudori verginelli. Allora, Vladi, se è così, parliamone, va? "Sì, va". Eccovela, con la speranza che vi addolcisca il cuore, lo so che soffrivate...

Vladi, ma ti par maniera? Eppure lo sai che sei un personaggio pubblico e che quel che fai e dici ha il suo rumore. Quindi, vogliamo dare un dispiacere a La Russa che pareva entusiasta di te?
"Ma insomma, diciamo che sono rimasta in mezzo a un pacco ben confezionato, per il quale avevo, è vero, offerto io il pretesto. Poi ho provato a spiegare sul mio blog, smentire sui giornali è cosa difficile, laboriosa, un po’ sono stata giocata, un po' no...".

A me non la racconti, sei tosta come pochi, o poche e, per stima sincera, so che non ti fai manipolare se non ti garba...
"Grazie. Adesso che mi rimproveri con un complimento, devo ammetterlo: altra gente mi ha chiesto 'ma è vero che sei diventata di destra?'. Quasi non ci credevo, forse non ho percezione esatta dell’effetto delle cose che mi riguardano sull’opinione pubblica...".

Ecco, mettiamola così, racconta...
"Vuoi sapere di
La Russa?".

Yes, niente di intimo, prego...
"Spiritoso, ma siccome devo anche a te se mi sono affacciata sul fronte della grande comunicazione, ecco che racconto. Era in atto un ennesimo attacco discriminatorio nei confronti degli omosessuali nelle Forze Armate. Solita frattaglia di pregiudizi secondo i quali i gay sarebbero fragili, molli, effemminati, anche se la stragrande maggioranza degli omosessuali esce da questa stereotipia. E qui entra in gioco La Russa che si smarca a sorpresa e bolla l’attacco: discriminazioni senza senso, sbagliate insomma. Nella trasmissione di Sposini faccio i complimenti al ministro perché ha detto bene e perché io sono libera di dire quello che voglio. Sposini chiede a La Russa se avrebbe avuto problemi a candidarmi nelle liste del PdL e lui risponde che Luxuria 'ha lavorato meglio e di più di molti candidati del PdL'. Sempre Sposini - ma sei sicuro che interessi tutto questo? - mi chiede se mi sento di escludere che il Pdl possa candidarmi e io rispondo che non escludo niente, ma nel senso che loro potevano fare quello che volevano, non che io ero disposta ad accettare le loro offerte, tanto è vero che qualcuno ci ha provato ma che io sono rimasta fuori per scelta mia. Non bastasse dalla destra in generale, ma da questa destra terribile, neanche a pensarla...".

Il cielo ti illumini di immenso, Vladi, sei ancora di sinistra...
"Sì, sì, di sinistra sempre e comunque. Ma che ci sia la sinistra chi me lo garantisce?"

Tu, bella gioia, le teste come la tua...
"
Lascia stare, sto parlando di rappresentanze e di istituzioni, non vedo brillare granché. Per esempio, mi piace Vendola e lo stimo, è una risorsa per la sinistra ma perché nel programma della festa non c'è una iniziativa sui diritti e sulla uguaglianza, sulle unioni omosessuali? Invece, devo ammettere che alla Festa dell'Unità di Roma questi temi ci sono, sono affrontati, fanno parte del fronte culturale e politico. Nonostante il nulla dei governi Prodi in questa direzione...".

Frena, Vladi: hai un bel coraggio, di quei governi si ricorda soprattutto il dibattito bellicoso sui Dico, ci sono morti su questi temi e tu dici che è niente?
"
Parlo di risultati. Poi, è colpa mia se almeno a parole La Russa mostra più comprensione di Mastella sul tema? Io devo stare attenta, non mi interessa vincere le elezioni, mi interessa che i principi di uguaglianza convincano chi sulla carta non dovrebbe essere disponibile. Come la Carfagna: ha fatto o no autocritica sul modo di intendere le questioni legate alla omosessualità? Queste cose per me contano...".


D'accordo, allora perché non pretendi i DICO da questa sensibile destra sulla via di Damasco?
"Sempre spiritoso. Ma te lo ricordi Rutelli che faceva lo scendiletto di Ruini? E la Binetti? E, ci torno, Mastella? Hanno fatto il loro lavoro, hanno demolito il governo di sinistra, hanno sfondato la sinistra e si son tolti di mezzo a lavoro finito. Missione compiuta. E Casini? Davvero speriamo di poter fare qualcosa con lui che vada nel senso del progetto di liberazione dell’umanità? E D'Alema? Gli ho sentito dire cose impronunciabili, secondo me, a sinistra su questi argomenti, altro che Udeur. Vedi, se son riuscita a riallacciare rapporti con mio padre, puoi scommettere che sono pronta a cercare, accettare e apprezzare spostamenti del pensiero anche in chi è molto distante da me sul piano culturale e politico, questo è il mio fronte e ti garantisco che è un fronte di sinistra".

Non fa un grinza, resta il fatto che a parole quei signori sono pronti a qualsiasi cosa pur di intercettare al volo qualche consenso, sono i peggiori studenti della terza "C" europea e fuori dall’Italia lo sanno meglio che da noi...
"Vero, ma questa è la materia. Serve che ti ricordi come si è spostato il vecchio e bravo PCI dai tempi della condanna per indegnità morale a Pasolini?
".

No, non serve, peccato che tu stia parlando di sessantuno anni fa...
"Bando ai ricordi e largo al presente: il Sindaco di Fano, PdL, mi ha cassato uno spettacolo firmato da Patroni Griffi perché turba secondo lui la sensibilità degli abbonati. Italia, Italia....
".

QUI l'articolo completo.

18 febbraio 2010

VLADIMIR LUXURIA: LA MIA SVOLTA E' COERENZA

"Se non dicessi quello che penso dal profondo del mio cuore sarei una “traditrice”, tradirei me stessa. Credo davvero che all'interno del centro-destra ci siano persone disposte a mettere in discussione antiche diffidenze, contrarietà e persino rozze opinioni su gay, lesbiche e trans. Certo, sono una parte minoritaria, ma è una minoranza che non si affievolisce ma cresce non di anno in anno, ma di mese in mese, grazie anche al dibattito e al lavoro di tante associazioni LGBT. Ho vissuto sulla mia pelle insulti, denigrazioni, attacchi fisici e verbali da tanti esponenti della destra; ma ho imparato sia a distinguere una persona dall'altra sia a riconoscere i ripensamenti di coloro di cui sono riuscita a conquistare con il mio lavoro la stima e la comprensione. Mio padre è di destra, ho avuto un periodo difficile con lui… poi ho dialogato, abbiamo fatto un lavoro reciproco di riavvicinamento e ora è una delle persone che mi sostiene di più in tutto quello che faccio. Cosa avrei dovuto fare allora, arrendermi? Non credere nella rivoluzione umana?
Non ho mai voluto affrontare certe questioni solo con quelli che la pensano come me, avevo già affrontato da onorevole un comizio della
Lega Nord a Este e la Festa Tricolore a Rieti. Non mi sono scandalizzata quando la deputata Paola Concia del PD è entrata a parlare con i militanti di Casa Pound a Roma, anzi, tenetevi saldi, se mi invitasse Forza Nuova a parlare di questi temi io ci andrei! E direi le stesse cose che ho detto alle Feste dell'Unità e di Liberazione o dal palco di un Pride: non cambio idea o linguaggio in base al contesto.
Mi limito a constatare la realtà: due
Ministri di questo governo, Brunetta e Rotondi, aprono sui diritti e doveri delle coppie di fatto, lo stesso Rotondi che mi invitò, quando ero ancora parlamentare, a parlare di famiglia al Congresso nazionale della Nuova Democrazia Cristiana a Saint Vincent. Non ho mai pensato: ma questi sono democristiani… cosa ci vado a fare?
Io sono sicura, perdonate l'immodestia, che il mio contributo a quel Congresso, abbia inciso profondamente sulle convinzioni dell'attuale
Ministro per l'Attuazione del Programma.
Nel 1971 a Milano
Pina Bonanno, storica trans del Partito Radicale, fondò il Movimento Italiano Transessuali (che poi modificherà il nome in "Movimento Identità Transessuale") con la compianta Gianna Parenti, Roberta Franciolini e Marcella Di Folco. Sarà la Pina ad affiancare Adele Faccio per ottenere nel 1982 la legge che non considerò più illegale il cambiamento di sesso. La Bonanno era una persona molto umile e intelligente, dialogava con tutti, si sforzava di far comprendere ai democristiani di allora le motivazioni reali e umane di una legge necessaria per fare in modo che le tante che si erano operate all'estero non fossero considerate ancora uomini una volta rientrate in Italia.
La stessa
Adele Faccio nel 1978 non sarebbe riuscita a far approvare la legge sull'aborto se non avesse potuto contare sui voti (310 favorevoli e 296 contrari!) non solo della sinistra ma dei liberali e repubblicani e tanti democristiani.
Tra l’altro i "DiDoRe"non sono peggio dei
Dico o dei Cus proposti nella scorsa legislatura! Dovrebbero però far decidere a noi almeno il titolo: sappiamo essere meno cacofonici, abbiamo buon gusto!
La Ministra
Mara Carfagna si è impegnata a una legge anti-discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Che facciamo, ci sputiamo sopra?
Dovremmo considerare "voltagabbana" tutte le associazioni che hanno partecipato a incontri con l'attuale
Ministero delle Pari Opportunità? Marchiamo "destrorsi"tutti coloro che hanno partecipato alla conferenza stampa di presentazione della campagna culturale contro l'omofobia su radio, tv, poster e fiancate dei mezzi pubblici? Avremmo dovuto cambiare canale ogni volta che lo spot andava in onda?
Dovremmo considerare negazionisti tutti coloro che sono andati all'incontro con il
Presidente della Camera Fini? Dovremmo accusare il consultorio "Transgenere" per aver ospitato all'inaugurazione della sede il sindaco di destra di Viareggio?
Non nascondo che sono fortemente interessata all'attività della
Fondazione Farefuturo, a nuove leve nella difesa di diritti nel rispetto della laicità della Repubblica Italiana, di chi ha un approccio più civile sui temi della migrazione, della fecondazione medicalmente assistita, e, ultimamente, anche sui nostri diritti civili.
Mi direte: e i maestri gay?
Fini è cambiato, in meglio. Ricordo alla sfida per essere sindaco contro Rutelli, addirittura parlò del valutare la liceità dell'esistenza del Circolo di Cultura Omosessuale "Mario Mieli", oggi invece manda una lettera di saluto in cui riconosce l'importanza dell'Arcigay al Congresso di Perugia appena concluso e sono sicura che la corrente finiana ci riserverà altre belle sorprese dopo le Regionali.
Non sono miope e neanche ingrata. Non difendo parti e partiti ma qualunque persona che fa qualcosa per darci la speranza di diventare cittadini né inferiori né superiori, ma uguali a tutti gli altri.
In Commissione Giustizia, nel
governo Prodi, ricordo bene l'ostruzionismo della destra, dell'UDC, della Lega, dell'UDEUR sull'allargamento della Legge Mancino, ma ricordo anche lo smarcarsi di alcuni deputati, tra cui l'avvocato Giulia Buongiorno che, permettetemi di dire, se ne intende un bel pò di cultura giuridica.
Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso della
Luxuria è stata la condanna alla discriminazione per gay e lesbiche nel reclutamento delle forze armate da parte del Ministro della Difesa La Russa. Confesso che già durante la scorsa legislatura mi aiutò per risolvere il caso di una trans che non poteva ritornare in un paese siciliano (dov'era sindaco un uomo del suo partito) perché minacciata di morte.
Ringrazio sentitamente l'onorevole
Roberta Pinotti del PD per aver posto già la questione in una interrogazione parlamentare accolta favorevolmente da La Russa.
Cosa voglio dire con tutto questo?
Dico una cosa semplice: se non la smettiamo di avere la sindrome dell'autosufficienza non andremo mai da nessuna parte. Fin quando penseremo di delegare solo alla sinistra le nostre istanze sarà una battaglia destinata a essere persa.
Nel parlamento attuale, ad eccezione di alcuni singoli del
PD, IDV, e Radicali, nessuno "sposa" il matrimonio (perdonate il gioco di parole), la maggior parte dell'opposizione e settori sempre più crescenti del PdL (con le eccezioni della Lega e UDC) sarebbero pronti a discutere di diritti e doveri delle coppie di fatto omosessuali ed eterosessuali. Altro dibattito sarebbe quello di continuare a credere che "o chiediamo tutto o niente"o se si può almeno dare qualche iniziale risposta sul diritto alla cura, eredità, permessi di lavoro, danno parentale a 1.4000.000 gay, lesbiche e trans che convivono stabilmente.
Cosa significa dire questo? Che sono passata dall'altra sponda?
No, miei cari, significa avere il coraggio di dire la verità quando uno spirito libero e onesto come il mio non ha mai anteposto l'interesse della causa alla difesa di un partito di appartenenza.
Sono coraggiosa adesso come lo sono stata sempre nella vita: quando reagivo agli insulti e le botte, alle manifestazioni, al
Gay Pride di Mosca e di Istanbul, ad affrontare un papà che aveva ucciso il figlio gay, alla mia candidatura in Rifondazione.
Mi dispiace se c'è chi pensa che non riesco a fare a meno di soldi o poltrona. Se fosse vero mi sarei già candidata alle scorse
Europee, avrei sfruttato il consenso della vincita dell'Isola!
E invece no, non mi candido… neanche in questo turno elettorale.
La mia coerenza mi spingerà a sostenere tutte quelle persone che ci sono vicine, da
Vendola in Puglia alla Bresso in Piemonte (a proposito ho deciso di non affrontare una "svolta"che scandalizza di meno, l'alleanza UDC-PD che ci fa rientrare la Binetti dalla finestra e che pone un'ipoteca su alcune leggi regionali già approvate… o forse sono pessimista?).
Tifo per
Grillini in Emilia Romagna e per l'illuminato Enrico Rossi in Toscana che tanto ha fatto per le trans.
Voterò anche la
Bonino nel Lazio ma, per essere sincera fino in fondo, non considererei la vittoria della Polverini una catastrofe visto le aperture annunciate sulle coppie di fatto (per cui si è beccata le accuse da Forza Nuova!)
Fatevene una ragione: chiunque mi contatterà per un progetto che prevede il miglioramento delle nostre vite io non starò a vedere a che partito appartiene oggi o quello che ha dichiarato anni fa!
Voglio sperare in una sinistra unita e meno litigiosa, a un
PD che non persiste nell'errore di imbarcare integralisti che poi se ne vanno, a una destra liberale alla francese che amplia i PACS e che, per bocca della Ministra della Salute, Roselyne Bachelot, annuncia l'esclusione della transessualità dalla lista delle malattie psichiatriche, integrando quanto già fatto nel 1990 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per gay e lesbiche.
Dovete fidarvi di me, il mio transito è solo di tipo sessuale, per il resto salda alle mie e vostre convinzioni
".

QUI le dichiarazioni di qualche giorno fa.
Fonte: Vladimir Luxuria