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02 aprile 2014

"COMING OUT" IL NUOVO PROGRAMMA DI LA 5

A partire da domani, giovedì 3 aprile, nella seconda serata di La 5 (ore 23.00) debutterà "Coming Out". Il programma sarà dedicato al racconto delle storie di chi ha deciso di cambiare la propria vita raccontando al verità su sé stessi ai propri cari, indipendentemente dal giudizio e dall'emarginazione che la società gli riserva.
Si andrà dal giocoliere che per un decennio ha fatto credere alla madre di essere un manager, al ragazzo gay che ha deciso di dichiararsi con la madre, ed dalla trans che rivela la sua vera identità alla ragazza oversize che si mostra all'uomo che ama conosciuto in chat e alla drag queen che finalmente si mostra per quello che è ai suoi genitori. 
"Il coming out per noi è un invito ad essere se stessi e ad affrontare il mondo senza paura" dichiarano gli autori del programma, così come la creatrice -Chiara Salvo- ha fatto sapere che Francia ed Inghilterra hanno già manifestato interesse nei confronti del format. Allo stesso modo viene sottolineato come la trasmissione non conterrà outing o carambate e, riferendosi ai protagonisti, si chiarisce come "il cambiamento sarà frutto solo del loro libero arbitrio".

Fonte:  Gayburg

11 ottobre 2012

11 OTTOBRE: GIORNATA INTERNAZIONALE DEL COMING OUT

L'11 ottobre si celebra anche in Italia la "Giornata Internazionale del Coming Out", ideata nel 1988 e celebrata per la prima volta in Svizzera nel 1991.
L'idea del
Coming Out fu introdotta nel 1869 dal tedesco Karl Heinrich Ulrichs, uno dei maggiori attivisti e leader del movimento per i diritti delle persone gay, lesbiche, bisex e trans. Sin da allora il Coming Out ha rappresentato per tutto il movimento GLBT un importante mezzo di emancipazione per riuscire ad apportare cambiamento nell'opinione pubblica e nella società.
Questa espressione deriva dalla frase inglese "coming out of the closet" ("uscire dal ripostiglio" o "uscire dal nascondiglio", ma letteralmente significa "uscire dall'armadio a muro"), cioè "uscire allo scoperto".
Il
Coming Out rappresenta il momento in cui una persona omosessuale o lesbica decide di cominciare ad essere se stessa sempre e non uno stereotipo, normato dalla sola logica etero-sessista, dichiarandosi alla persone vicine (genitori, fratelli, sorelle e amici) e magari anche nel proprio ambiente lavorativo.
Il
Coming Out nulla ha a che fare con l'outing, con il quale s'intende la pratica di rivelare pubblicamente l'omosessualità di alcune persone che lo sono segretamente, spesso i due termini vengono confusi, soprattutto dai giornalisti.
Il decidere di dichiararsi è un momento significativo e di particolare importanza per tutti gli omosessuali e le lesbiche che decidono di farlo, sia per se stessi, sia per le persone che lo "ricevono", è una scelta, frutto di un percorso di crescita, di accettazione personale che ha anche un'importante valenza "politica".

Quello del
Coming Out è un obiettivo molto complesso e articolato, soggettivo e personale che non può essere imposto da niente e da nessuno.
E' fondamentalmente un percorso che ha un inizio ma non una fine, in quanto nella vita si conoscono sempre nuove persone, si affrontano nuovi contesti e situazioni, e in una società eteronormata che considera quella delle persone omosessuali un'identità non prevista, di volta in volta l'individuo si trova a dover decidere se, come e quando dichiararsi.
Prima di arrivare al
Coming Out pubblico bisogna passare da quello che viene definito Coming Out interiore, ovvero quello della completa accettazione della propria omosessualità. Questo percorso che per molti può durare mesi o anni, per altri può non completarsi mai, a causa di vari condizionamenti familiari, sociali e soprattutto religiosi.
E' evidente che molti omosessuali non fanno
Coming Out perchè si vergognano, perché non si accettano come tali o per paura di essere rifiutati e discriminati. Tutto questo ovviamente nulla ha a che fare con la propria privacy, ma è piuttosto una scelta forzata determinata dalla paura della discriminazione o di dovere subire atti di omofobia.
C'è da auspicarsi, che sempre più gay e lesbiche decidano di "venir fuori" soprattutto perché è ormai dimostrato che il vivere serenamente la propria sessualità ed affettività porta ad una crescita interiore, ad un accrescimento dell'autostima, della sicurezza di sé stessi, al miglioramento dei rapporti con chi ci vuole bene e soprattutto serve ad apportare i cambiamenti sociali radicali che tutti ci aspettiamo ormai da troppo tempo.

La pratica del
Coming Out può servire ad abbattere il pregiudizio nei confronti dell'orientamento affettivo e sessuale, causa spesso di omofobia e ingiustificabili discriminazioni. 

E tu? A chi l’hai detto la prima volta? Quando è successo? Com’è stato il tuo Coming Out?

Per maggiori informazioni: www.stonewall.it
 

26 settembre 2012

BILLY COSTACURTA, VESTITO DA DONNA, DICE NO ALL'OMOFOBIA

L'ex calciatore del Milan e della nazionale Alessandro Costacurta (noto col soprannome "Billy") sulle pagine del numero di ottobre di "Amica" lancia un segnale chiaro ed inequivocabile contro l'omofobia.
Il marito di Martina Colombari mostra intelligenza e determinazione con un messaggio chiaro e preciso nei confronti di Antonio Cassano che, quest'estate durante gli Europei di Calcio, aveva creato un putiferio per aver utilizzato dei toni e parole offensive nei confronti degli omosessuali, affermando: "Io di calciatori gay non ne conosco, Cassano gioca un po' a fare il pazzo, ma non è il portavoce dei calciatori italiani. Fare coming out per un calciatore avrebbe delle conseguenze: le tifoserie avversarie potrebbero accoglierlo in campo con insulti. Se a dire sono gay fosse un grande campione amato da tutti, allora lui potrebbe fare la differenza. Fossi donna vorrei un bel seno, comprerei una borsa Hermès e ci proverei con Brad Pitt e Marco Borriello".
L'allenatore con queste affermazioni cerca di ribadire che si può essere maschili senza essere omofobi e che anche il mondo del calcio può conciliarsi con l'omosessualità senza nulla temere. L'accostamento gay e donna non è dei più felici ma sicuramente sono da apprezzare le sue dichiarazioni d'apertura che magari saranno da esempio per i suoi colleghi e protranno indurre il mondo del calcio a riflettere senza dover trovarci difronte a dei calciatori, come avvenuto pochi giorni fa in Germania, che fanno il loro coming out nell'anonimato e che vivono la loro relazione con difficoltà visti i pregiudizi che ci sono in questo mondo, soprattutto tra i tifosi.

17 settembre 2012

VISTO NEL WEEKEND: COME NON DETTO

Il film non pontifica in alcun modo su questioni politiche o morali, ma racconta giustamente una storia personale e quotidiana. 
Ivan Silvestrini (promettente regista regista) abbraccia con uno sguardo coinvolto l'esperienza del protagonista ("Mattia" ovvero Josafat Vagni), portando lo spettatore in un viaggio attraverso i suoi ricordi e le sue emozioni in maniera fluida, nel quale i piani temporali si sovrappongono, incrociano, succedono con una logica che corrisponde a quella della mente e della soggettività. Un viaggio che coincide con la scoperta di sé, della propria identità, non solo sessuale, ma come persona in questo mondo, un'identità a volta confusa, non capita neanche dallo stesso Mattia, fino alla finale accettazione di chi è veramente, come fidanzato, come amico e come figlio. La sua è una storia di normalità, che (finalmente) sfugge alla stereotipizzazione a cui spesso il cinema, soprattutto quello nostrano più mainstream, sottopone i personaggi gay, quasi sempre fin troppo sopra le righe. Se proprio di stereotipizzazione si vuole parlare, allora bisogna guardare alla famiglia di Mattia: padre e madre separati, lei casalinga sull'orlo della depressione, lui (presunto) cornificatore cronico, la sorella coatta con marito macho-meccanico, la nonna sui generis. Tuttavia, nonostante la base macchiettistica così tipicamente italiana, questi personaggi riescono a prendere vita vera grazie all'interpretazione degli attori, su tutti una Monica Guerritore finalmente libera da lacrime e drammi e Ninni Bruschetta. E' attraverso l'interazione di Mattia con la sua famiglia, senza dimenticare gli amici, Stefania e Giacomo (meglio noto come Alba Paillettes di notte), che passa quella comicità tipica di una commedia degli equivoci, leggera, ma al tempo stesso necessaria, alla quale si accompagnano i momenti più seri. In fondo, sembra dire il film, la vita va presa con un sorriso. 
REALISTICO.

06 ottobre 2010

TIZIANO FERRO, E IL SUO COMING OUT, IN COPERTINA SU VANITY FAIR

Tiziano Ferro è in copertina su "Vanity Fair" Italia n° 40 del 13 Ottobre 2010.

"Le voci ricorrenti sulla mia omosessualità mi facevano una tale rabbia, non perchè non volessi passare per gay, ma perchè la verità è che un fidanzato avrei voluto avercelo. E invece, non avevo nessuno. Perché avrei dovuto vivere una doppia vita e io non ne sono capace. Mi da fastidio quando si parla di accettazione dell'omosessualità. Io, semmai, sogno la condivisione. Una famiglia che accetti le mie scelte non mi basta, voglio che la viva insieme a me. E lo stesso vale per i miei amici".
(Tiziano Ferro)

15 settembre 2008

IL PRIMO COMING OUT DI UN GIORNALISTA SPORTIVO ITALIANO

I gay e lo sport non vanno d'accordo; non si può essere gay e sportivi; lo sport non accetta l’omosessualità… Quanto luoghi comuni! A sfatarli arriva finalmente un uomo che lavora nel mondo dello sport, è quotidianamente a contatto di calciatori e altri atleti e fra poco avrà anche una discreta visibilità televisiva.
Paolo Colombo è un telegiornalista della rete La7 e dal 19 settembre condurrà un programma di approfondimento sportivo, Victory. In questi giorni per lui è arrivato il momento del Coming Out, vissuto a quanto si legge molto serenamente. Anche prima, infatti, Paolo non faceva nulla (mi pare) per nascondersi, anzi ha portato a Barcellona, dove l’avevo incontrato, le telecamere La7 agli Eurogames, cui sarà dedicata una puntata di Victory.
Complimenti al coraggio e alla tranquillità di
Paolo.

Fonte: QueerBlog