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27 giugno 2012

SE L'ARCIGAY DISCRIMINA I GAY

A dirlo viene da non crederci. L'Arcigay discrimina i gay? Ma come è possibile? E invece proprio per l'associazione che professa l'uguaglianza, al punto da non considerare valida alcuna proposta per le coppie omosessuali che non si chiami espressamente "matrimonio", per dirla con Andreotti - c'è qualche gay più uguale degli altri. Basta sfogliare l'elenco del delegati all'ormai imminente congresso nazionale di Arcigay per capire che l'associazione per i diritti "discrimina" proprio i gay. O meglio tratta da cittadini di serie B molti dei suoi iscritti.
Che succede? E' semplice. L'associazione conta 228 mila 563 iscritti e, di questi, circa il 90 per cento sono tesserati dei cosiddetti "circoli ricreativi", vale a dire locali, bar, discoteche, ecc. Luoghi di ritrovo per soli tesserati che, al momento dei conteggi ai fini congressuali, però, esprimono per regolamento solo il 10 per cento dei delegati. Il tutto secondo uno strano principio e cioè quello che il "peso" dei circoli cosiddetti "politici" è (e deve rimanere) superiore agli altri e determinare quindi la leadership e le scelte dell'associazione.
Discutibile sul piano delle libertà individuali (uno è libero di fare la tessera dove vuole, e che sarà mai) ma fin qui una ratio ci sarebbe anche. Il problema è che all'Arcigay non basta nemmeno così. Il meccanismo di attribuzione dei delegati, infatti, ha anche una seconda stortura. Non rispetta, cioè, la proporzione iscritti-delegati nemmeno fra i privilegiati circoli politici.
Basta fare un paio di esempi. Prendiamo Messina e Barletta. Messina conta 1.967 iscritti ed esprimerà due delegati. Barletta-Trani-Andria ne conta 48 in tutto ed esprimeranno sempre due delegati. Vale a dire che al congresso ogni mano alzata di Messina rappresenterà circa mille iscritti, ogni mano della nuova pronvicia pugliese della BAT appena 24.
Idem per i grandi centri. Milano con 26.676 iscritti porta al congresso 14 delegati, solo tre in più di Padova che di iscritti ne conta circa 10 mila, vale a dire molto meno della metà. Il meccanismo finisce, quindi, per favorire i piccoli centri rispetto ai grandi e per rendere del tutto marginale la rappresentanza dei soci non politici. Un sistema che favorisce, dunque, anche i circoli di recente costituzione che, pur con pochissimi iscritti, hanno un peso significativo fra i 262 delegati del congresso.
E così l'elenco ufficiale distribuito in queste ore dal presidente nazionale Paolo Patanè, che si ripresenterà alla guida dell'associazione, scatena più di qualche mal di pancia. Anche perché c'è chi si chiede se la federazione dell'Arci abbia avallato le regole dei fratellini gay, vista la necessità di meccanismi "democratici" per poter essere a tutti gli effetti un'associazione che riceve fondi pubblici.
Ma la domanda che andrebbe fatta è forse meno giuridica e più filosofica: può un'associazione che di fatto non afferma – con le sue regole interne - l'uguaglianza fra i suoi stessi soci battersi poi - all'esterno - per affermare l'uguaglianza dei cittadini?

Fonte: Tommaso Cerno - L'Espresso
 

19 settembre 2011

ARCIGAY: FARE I NOMI DEI GAY E' BRUTALITA' GRATUITA ED INTOLLERABILE

"Per Arcigay, l'outing, e cioè la pratica di fare i nomi di omosessuali o lesbiche che per diverse ragioni hanno scelto di vivere segretamente il loro orientamento sessuale, è una pratica di estrema violenza, del tutto estranea alla nostra storia, cultura e orizzonte politico. Arcigay si dissocia quindi da iniziative di quel genere e condanna con la massima severità perché gratuite, violente ed inutili", così Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay.
Patanè rivolge parole molto dure a chi, in questi giorni, "si è fatto promotore e attore di un gesto così violento e vigliacco".
"In particolare", spiega il presidente di Arcigay "l'annuncio del supporto di soggetti anonimi, di profili segreti, di siti registrati all'estero che potrebbero fare i nomi di omosessuali italiani renderebbe il gesto privo di identità e responsabilità. L'uso, nel movimento gay, di strumenti alla macchina del fango, gli stessi che hanno inquinato la convivenza nel nostro Paese, è conferma della degenerazione politica di parte dello stesso. E' una parte distinta e distante da Arcigay che esaurisce la sua battaglia politica in operazioni di marketing propagandistico di pessimo gusto e superficiale presenzialismo sulla stampa".
"L'outing è inutile e rischia di produrre solo falsità sulla scia del più becero pettegolezzo. Arcigay difende la libertà e il diritto: il diritto di essere se stessi nei modi, luoghi e tempi in cui ognuno liberamente ritenga. Abbiamo da sempre rispettato questo principio che è nostro valore fondamentale, tutelando la privacy dei nostri soci con rigore, rispetto e lealtà. Nessuna eccezione è pensabile", conclude Patanè.

Contrario anche Franco Grillini presidente onorario Arcigay: "Non credo che con azioni di questo tipo si possano portare a casa buoni risultati. Per quanto mi riguarda prima di agire mi sono sempre chiesto: che cosa sposta? La mia azione è in grado di dare qualcosa di più (in chiave di risposte legislative) al movimento che rappresento? Se la mia coscienza e la mia ragione rispondono di no, sospendo la mia iniziativa".
"Questo vuol dire che se sputtano al mondo i nomi dei parlamentari omosessuali non risolvo il problema e forse mi metto contro chi in incognito potrebbe aiutarci a raggiungere gli obiettivi che ci proponiamo da qualche tempo. L'obiettivo di Mancuso qual è? Tra l'altro, Aurelio, deve trovare il modo, eventualmente, di evitare problemi legali: la nostra legge sulla privacy è molto severa da questo punto di vista. E qui si tratta di gestire con oculatezza dati sensibili. Altrimenti non so come andrà a finire l'iniziativa". E conclude: "L'autore e inventore dell'outing si chiama Michelangelo Signorile, è un editorialista della rivista gay americana The Advocate: lui diceva che l'outing si fa nei confronti di una persona che pur essendo omosessuale si comporta da omofobo. Francamente, ad Aurelio faccio notare: c’è un ministro gay che parla male o blocca le leggi a favore dei gay? Queste cose si fanno quando le accuse sono suffragate da prove, altrimenti sarebbe una delazione di massa che rischia solo di confezionare un bel pò di casino".