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03 luglio 2014

ARCIGAY: PRONTI A BOICOTTARE LA LOMBARDIA (#BOYCOTTLOMBARDIA)

Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato una mozione che suggerisce al Governo Italiano di non applicare il documento standard di Educazione Sessuale redatto dall'ufficio europeo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Inoltre, sostenendo l'incapacità di gay e lesbiche di formare una famiglia, e la non legittimità e parità delle loro unioni, contrariamente a quanto ha sentenziato due volte la Corte Costituzionale, ha istituito una Festa della Famiglia naturale, dove intende solo ed esclusivamente celebrare l'unione tra uomo e una donna come superiore ad altre unioni. Questa festa inoltre prevede azioni nelle scuole che di fatto, sulla base delle premesse della mozione, si caratterizzano come anti-gay.
Nel dibattito in aula tutti i proponenti hanno sostenuto l'intento e la necessità di discriminare legislativamente le famiglie omogenitoriali da quelle formate da un uomo e una donna.
La Lombardia è così da oggi un posto meno sicuro per le persone LGBT dove principi e pensieri discriminatori sono legittimati dalla massima istituzione territoriale.
La Giunta Regionale è stata invitata da Arcigay a rimandare la mozione in Consiglio per incostituzionalità e inapplicabilità e suggerto vivamente di non individuare nessuna data per celebrare una festa che finirebbe con il festeggiare le discriminazioni.

In Lombardia vivono e lavorano centinaia di migliaia di omosessuali che il Consiglio Regionale ha definito con questa mozione dei cittadini di serie B, incapaci e indegni di formare famiglia. Cittadini che lavorano in tutti settori produttivi, e come i cittadini eterosessuali, in quelle attività di richiamo internazionale che rendono unico il nostro territorio. Per i rappresentanti in Regione i cittadini omosessuali lombardi sono da trattare come gli ebrei che costruivano le piramidi dei faraoni.
Arcigay dichiara: "Vogliamo salvaguardare questo storico territorio di accoglienza e proteggerlo da una deriva pericolosa volta a cancellare le libertà, l'uguaglianza e i diritti, ma siamo pronti a una mobilitazione internazionale che denunci quanto deciso e boicotti il "made in Lombardia" e tutti quegli eventi, località turistiche e appuntamenti come EXPO che si reggono anche sul contributo delle nostre vite. Se dovesse essere necessaria un'azione radicale siamo pronti a prenderla, pronti a spiegarla alla maggioranza dei cittadini lombardi che vivono in famiglie "non naturali", perchè i nemici della Lombardia e delle loro vite non siamo noi, ma questa maggioranza".

02 luglio 2014

MICHAELA BIANCOFIORE: "I TRANS SONO UNA COSA MEZZA E NON ESISTONO IN NATURA"

"Non si può essere né carne né pesce. Uno se è maschio va con le donne, se invece ha una propensione per il proprio sesso, va con gli uomini o con le donne, con il proprio sesso. Ma non che va con una cosa mezza: una mezza creata ad arte, perché non esistono i trans in natura. Anche se c’è qualcuno che nasce “strano”. [...] E' una macchina da soldi per chi si trasforma in transessuale, perché se uno si sente uomo o donna fa l’operazione, e io su questo sono completamente d’accordo: se uno nasce in una prigione di corpo e fa l’operazione io sono la prima a dire menomale.

Le parola di Michaela Biancofiore si commentano da sole. Il tutto durante un'intervista ai i microfoni del programma di Radio 2 "Un Giorno da Pecora", in cui è stata ospite lunedì 30 giugno 2014. 

 


17 maggio 2013

LIBERI E LIBERE DI ESSERE: COS'E' L'OMOFOBIA

E' "brutta" la parola italiana "omofobia". Almeno tanto quanto il concetto che esprime, che sembra un concetto anche difficile, detto così. Deriva dalla parola inglese "homofobia", a sua volta coniata prendendo e incollando due termini dal greco antico. Letteralmente significa "paura dello stesso" che per l'appunto significa poco o niente. Perché solitamente si ha paura non tanto dello stesso, piuttosto del diverso o, meglio, dell'"altro diverso da sé". Infatti questo potrebbe essere il suo significato: "paura dell'altro stesso da se". Ma se vogliamo partire dalla sua etimologia, siamo ancora ben lontani da un significato chiaro, che si esprima in una forma che non sembri semplicemente un gioco di parole. 
Come spiegare? 
Allora, si provino a prendere i tre distinti elementi cui abbiamo accennato: "l'altro", "lo stesso" e la paura. "L'altro" non può che essere un altro essere umano. Di sesso femminile o maschile è indifferente, fate come volete. Che siano due però - e il motivo lo si scoprirà a breve. Quindi: due "altri" esseri umani femminili o due "altri" esseri umani maschili. A questo punto ci si conceda una precisazione: l'altro da sé non è sempre e solo un essere umano che viene da lontano, che porta sul corpo i segni della sua alterità, di uno scarto così profondo da essere visibile e quindi riconoscibile fin dal primo nostro sguardo. L'altro da sé può essere in tutto e per tutto simile a noi, essere nato nel nostro paese o nella nostra città, potrebbe perfino essere uguale a noi, anche nel senso di identico: "l'altro", infatti, possiamo esserlo anche noi stessi. Per gli altri, ovviamente. Allora, dicevamo: una coppia di "altri" diversi da sé ma non così diversi, anzi, diciamo almeno simili, azzardiamo persino simili in quanto nati nel "nostro" stesso paese, città, terra e similia. Immaginiamoci allora questa coppia di "altri" vestiti di quegli abiti che sono gli abiti tradizionali che li possano identificare come appartenenti al nostro territorio e, più in astratto, alla nostra cultura, a quella che si suppone sia la nostra comune tradizione. 
Passiamo quindi a "lo stesso". Come possono esprimere queste coppie femminili o maschili di "altri da sé" vestite con gli abiti tradizionali del nostro territorio l'idea di "lo stesso"? Magari con un bacio. Allora immaginiamoci questi uomini e donne "altri da sé" del tutto simili a noi, che sono cresciuti insieme a noi, frequentato la stessa scuola, camminato le stesse strade, partecipato alla stessa sagra di paese che, proprio in mezzo alla piazza addobbata a festa, si baciano. Due donne o due uomini che si baciano esprimono "lo stesso" della parola "omofobia". Lo stesso orientamento sessuale per l'appunto. Una donna che sente il desiderio di baciare la bocca di un'altra donna perché la ama o semplicemente ne è attratta. Così pure due uomini. 
Riuscite ad immaginare la scena? Ad evocarla nella vostra mente? Bene. Allora adesso pensate a quali sentimenti provoca in voi questa immagine evocata. Collera? Irritazione? Fastidio? Per semplicità: sentimenti positivi o negativi? Se sono i secondi - che sintetizziamo con l'espressione "paura" - a prevalere sui primi, allora avete capito il significato della parola "omofobia". Meglio, lo avete sentito. Siete stati bravi, non c'è che dire. Se invece sono prevalsi i primi, allora non preoccupatevi. Se non avete "paura dell'altro stesso da se", avete compreso il significato della parola amore. 
Chi si sente provocato, ovvero chiamato fuori, si faccia quindi avanti e risponda a se stesso. 

Stefano Rubini - liberilibere.it

22 novembre 2012

BULLISMO OMOFOBO A ROMA: UN QUINDICENNE SI TOGLIE LA VITA PERCHE' I COMPAGNI DI SCUOLA LO PRENDEVANO IN GIRO

Si chiamava Davide, ma i compagni, per offenderlo, lo chiamavano il "ragazzo dai vestiti rosa". Aveva 15 anni, e a scuola lo prendevano in giro da più di un anno. Martedì si è tolto la vita. E' tornato nella sua casa romana, dopo essere stato ripreso da un'insegnante per aver usato uno smalto per le unghie, e si è impiccato, con la sciarpa. Davanti al fratellino piccolo. Lo ha trovato il padre, quando ormai non c'era più niente da fare. Inutile chiamare i soccorsi.

Davide è morto di omofobia, ieri pomeriggio. Si è ucciso poco dopo le 17. Non ce l'ha più fatta a sopportare quegli insulti che lo perseguitavano da troppo tempo. I compagni lo denigravano da quando si era iscritto al liceo, in una zona centrale della Capitale. Un tormento quasi quotidiano. A scuola. Ma anche sul web. Avevano creato una pagina Facebook, in cui lo prendevano continuamente in giro per i suoi modi di fare e anche per l'abbigliamento. Quella pagina era là, visibile a tutti, da dodici mesi. E questo Davide (il suo nome è di fantasia) lo sapeva bene. Ma, forse, aveva cercato di rassegnarsi.

"Ragazzi ho scoperto di avere una canottiera rosa", scrivevano sul social network qualche mese fa, in riferimento al suo look. Avevano anche fornito indicazioni sulla zona in cui abitava e pubblicato sue foto - sicuramente senza il suo permesso. E martedì, quando si è presentato a scuola con lo smalto - in questi giorni il suo istituto è occupato dai ragazzi di sinistra -, alcuni lo avrebbero anche chiamato "frocio". "Una professoressa lo ha ripreso", raccontano alcuni suoi amici. Quel che è certo, è che Davide voleva solo essere se stesso. Così, una volta tornato a casa, nella zona della Colombo, ha preso la sciarpa e si è tolto la vita. Il fratellino, che ha assistito alla scena, è sotto choc ed è già stato affidato ad una psicologa.

Il caso è affidato alla polizia, che, d'intesa con la magistratura, ha già iniziato ad indagare sul profilo Facebook che porta il nome della giovane vittima. L'ipotesi di reato potrebbe essere quella di istigazione al suicidio. Per questo si dovrà accertare chi abbia deciso di aprire quella pagina, nel novembre del 2011, al solo scopo di umiliare Davide. Secondo alcuni compagni di scuola Davide aveva anche problemi a casa. "I genitori non lo capivano", ha detto qualcuno.

Nel suo liceo, si è presentato anche Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay center, che da tempo è impegnato nel contrasto all'omofobia nelle scuole della capitale. "Una notizia del genere, purtroppo, non mi stupisce - commenta all'HuffPost - Casi di questo tipo sono tutt'altro che rari e ci sono scuole dalle quali riceviamo numerose segnalazioni di insulti omofobi. Peccato che non tutti i presidi siano così disposti a collaborare con noi. E, invece, la formazione dei ragazzi è tutto". "Al nostro numero verde (800-713713) chiamano, ogni anno, 20mila persone: di queste, il 60% è rappresentato da giovani sotto i 26 anni. Tutte persone che lamentano discriminazioni a scuola, all'università o in famiglia", fa notare
Marrazzo. "Di questa vicenda - sottolinea infine - mi ha colpito il metodo scelto per togliersi la vita. Davide voleva farla finita e non voleva in nessun modo essere salvato. Alcuni suoi compagni si sentivano in colpa per non aver capito la situazione di disagio che stava vivendo".

Fonte: Huffington Post

01 ottobre 2012

L'OMOFOBIA MOSTRATA IN TEMPO REALE

Si chiama Nohomophobes.com ed è un sito realizzato dall'Institute for Sexual Minority Studies and Services della facoltà di Scienze dell'Educazione dell'Università di Alberta (Canada).
Partendo dall'assunto che chi apostrofa un gay utilizzando termini offensivi difficilmente lo fa in un'accezione positiva, il progetto monitora in tempo reale tutti i nuovi messaggi pubblicati su Twitter , mostrando e conteggiando quelli che contengono termini "sospetti". 
Ciò che ne emerge non è per nulla incoraggiante: i quattro contatori (separati a seconda dei termini identificati) crescono ad una velocità vertiginosa, dimostrando chiaramente quanto sia diffusa l'omofobia o, quantomeno, quanto non ci si preoccupi di far pubblicamente uso di termini che risultano offensivi verso una minoranza. I dati sottolineano anche come i gay maschi siano maggiormente soggetti ad insulti ed offese rispetto alle lesbiche, in una misura di circa 60 volte tanto.

Fonte: Gayburg

13 luglio 2012

FRANCIA: IL SENATO RICONOSCE IL REATO DI TRANSFOBIA

In Francia la discriminazione contro le persone transgender entra a pieno titolo nella lista delle discriminazioni punibili ai sensi del codice penale. Lo ha deciso il senato francese all'unanimità. Il divieto di omofobia in Francia è stato introdotto nel codice penale già dal 2001.
Che sia da esempio per l'Italia...

17 maggio 2012

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L'OMOFOBIA 2012

Oggi si celebra la Giornata Internazionale Contro l'Omofobia e la Transfobia: era il 17 maggio del 1990 quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità cancellò l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Sono trascorsi ventidue anni ma in molti considerano l'omosessualità una malattia. La giornata odierna serve per ricordare a tutti che la "diversità" non è una malattia, ma una ricchezza

Cos'è l'omofobia? Non è solo l'idiosincrasia del singolo verso l'omosessuale, come la parola "fobia" lascerebbe intendere, ma è un raptus spesso sorretto da una collettività. E' l'avversione di un individuo che aggredisce insieme agli altri oppure da solo ma nella convinzione di avere dalla sua molti a dargli ragione. Divide le persone che amano in "normali" e "deviate". Somiglia molto al razzismo, ma non punta il dito contro il colore della pelle, bensì contro il sentimento. 
Delia Vaccarello - Evviva La Neve - Mondadori
 


 

16 maggio 2012

IL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE FRANCESCO PROFUMO INVITA LE SCUOLE A CELEBRARE LA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L'OMOFOBIA E LA TRANSFOBIA

Un invito alle scuole a celebrare la Giornata Internazionale Contro l'Omofobia, in programma per il prossimo 17 maggio. E' il Ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, attraverso una circolare, a rivolgere un appello agli istituti italiani affinché partecipino attivamente alla giornata istituita nel 2007 dal Parlamento europeo. "E' la prima volta che avviene qualcosa del genere", commenta Paola Concia, deputata del PD. "Siamo di fronte ad un atto fondamentale e rilevantissimo", dice soddisfatto Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay. "Quando la Gelmini era ministro, cercai di parlarle del problema dell'omofobia a scuola, ma non accettò mai di incontrarmi", rivela oggi la Concia. Un'iniziativa, questa del ministero, che rappresenta dunque una novità assoluta e si inserisce nell'ambito della campagna "Smonta il Bullo". Lanciata nel 2007 per contrastare il fenomeno del bullismo tra i banchi scolastici (dall'allora ministro Giuseppe Fioroni), non aveva però una sezione specifica per l'omofobia, che è stata aggiunta nei mesi passati, su impulso di Profumo e del sottosegretario Marco Rossi Doria. Tra i primi atti del ministero, subito dopo l'insediamento di Mario Monti, c'è stata l'istituzione di un gruppo di lavoro sulle Pari Opportunità, che ha messo all'ordine del giorno il tema dell'omofobia. A ispirare il lavoro di questo team, le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che in occasione della giornata contro l'omofobia del 2011, si disse preoccupato "per il persistere di discriminazioni e comportamenti ostili nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi. Si tratta di atteggiamenti che contrastano con i dettami della nostra Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali della Ue". La circolare del direttore generale, Marcello Limina, datata 10 maggio, è indirizzata ai Dirigenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. "L'Unione Europea ha indetto per il 17 maggio di ogni anno - sottolinea il funzionario del ministero - la Giornata internazionale contro l'omofobia (risoluzione del Parlamento Europeo del 26 aprile del 2007) ossia contro ogni forma di atteggiamenti pregiudiziali basati sull'orientamento sessuale. La giornata rispecchia i principi costitutivi sia dell'Unione Europea sia della Costituzione italiana: il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l'uguaglianza fra tutti i cittadini e la non discriminazione. Sono le condizioni che consentono alla società di promuovere l'inclusione di tutti e di ciascuno e di battersi contro ogni offesa alle persone". Si evidenzia, a tale proposito, il ruolo fondamentale svolto dagli istituti scolastici: "La scuola si cimenta ogni giorno con la costruzione di una comunità inclusiva che riconosce le diversità di ciascuno. E', infatti, ad un tempo, la prima comunità formativa dei futuri cittadini e un luogo importantissimo per la crescita e la costruzione dell'identità di ciascuna persona. Così, le scuole favoriscono la costruzione dell'identità sociale e personale da parte dei bambini e dei ragazzi, il che comporta anche la scoperta del proprio orientamento sessuale. Il loro ruolo nell'accompagnare e sostenere queste fasi non sempre facili della crescita risulta decisivo, anche grazie alla capacità di interagire positivamente con le famiglie". L'impegno contro gli atti omofobi deve essere una priorità per i docenti: "Le scuole, nello svolgere tale prezioso lavoro educativo ogni giorno, contrastano ogni forma di discriminazione, compresa l'omofobia". Per questo "il ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca intende supportare il lavoro dei docenti impegnati quotidianamente nella formazione dei propri alunni sulle problematiche relative a tutte le tipologie di discriminazione, in particolare, attraverso strumenti informativi presenti sul sito www.smontailbullo.it e assicurando un primo supporto a tutti i ragazzi, i docenti e le famiglie attraverso il numero verde 800.669.696". L'invito ai docenti e dirigenti scolastici che abbiano già realizzato progetti o iniziative sul tema delle discriminazioni omofobiche, anche in collaborazione con Associazioni ed Enti del territorio, è quello di darne comunicazione al sito "Smonta il Bullo". "Iniziative e progetti segnalati dalle scuole saranno successivamente pubblicati in un apposito spazio del sito dedicato alle 'buone pratiche' che servirà a una riflessione corale delle scuole, anche nella prospettiva del confronto europeo su questi temi", fanno sapere dal ministero. Un plauso all'iniziativa arriva dall'Arcigay: "La circolare - dice il presidente, Paolo Patanè - rappresenta un atto fondamentale che ha in se stesso l'evidenza del suo grande spessore, laddove richiama la nostra Costituzione e la Carta dei diritti dell'Unione europea. Mi sembra che sia rilevantissimo per tre ragioni: perché per la prima volta fa della giornata mondiale contro l'omofobia un tema che doverosamente deve vivere nelle scuole un teatro essenziale; perché dimostra che stare in Europa non può voler dire solo occuparsi di pareggio di bilancio; e perché offre alle scuole un riferimento preciso all'interno del Ministero nel contrasto al bullismo. C'è poi il dato politico: un governo definito 'tecnico' ha avuto il coraggio di salire di livello e di ricollocare un tema di giustizia come quello del contrasto all'omofobia e del diritto alla realizzazione della propria personalità in un contesto chiave come quello scolastico, sottraendolo ai beceri conflitti ideologici e riconoscendogli finalmente dignità oggettiva. Questo è l'orizzonte a cui guardiamo e su cui pretendiamo che i partiti che presto si confronteranno per il governo del Paese, dimostrino altrettanto spessore culturale e politico". Soddisfatta Paola Concia, che ricorda di aver presentato una proposta di legge per l'istituzione di un osservatorio contro le discriminazioni e il bullismo presso il Miur (sottoscritto da circa cinquanta parlamentari bipartisan): "Sono felicissima e ringrazio sia il ministro che il sottosegretario Marco Rossi Doria, entrambi molti sensibili a questi temi. E' una svolta, dopo gli anni della Gelmini. L'omofobia si combatte con le leggi ma anche con l'educazione, tra i banchi di scuola". Per Giacomo Guccinelli, responsabile Rete Giovani Arcigay, quello del ministero è "un utile investimento sulle generazioni future" perché contribuisce "alla diffusione e alla valorizzazione di una cultura del rispetto, dell'inclusione e della valorizzazione di ogni tipo di differenza in ambito scolastico". 

10 maggio 2012

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L'OMOFOBIA: DISGUSTO O UMANITA?

Gli omosessuali sono sempre stati oggetti della "politica del disgusto". Un disgusto che si oppone alla nostra umanità e la annienta. E' giunto il momento di promuovere la "politica dell'umanità", in nome dell'uguaglianza, del rispetto, dell'immedesimazione. Oppure preferiamo coltivare paura, disprezzo e ostilità che ci rendono violenti e ingiusti, al punto da negare alle nostre concittadine lesbiche e ai nostri concittadini gay diritti fondamentali, come quello di sposarsi? La filosofa Martha Nussbaum, l'attrice Lella Costa, lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi, la filosofa Nicla Vassallo, l'attore e regista Ascanio Celestini, il giurista Stefano Rodotà ne parlano in brevi interventi a favore dei diritti umani e civili delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender. Ne parlano in questo video, "Disgusto o umanità", prodotto, in occasione della Giornata Internazionale contro l'Omofobia e la Transfobia 2012, da Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e Comune di Genova, a cura di Luca Borzani e degli stessi Lingiardi e Vassallo, con la collaborazione di Elvira Bonfanti e Carla Turinetto, per la regia di Serena Gargani, e il lettering di Francesca Biasetton.


04 aprile 2012

IL FRA LANCIA IL SONDAGGIO EUROPEO DI PIU' AMPIA PORTATA MAI EFFETTUATO SULLA COMINITA' LGBT

L'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) ha lanciato su internet un sondaggio rivolto a tutti i cittadini maggiorenni gay, lesbiche, bisessuali e transgender che vivono in un Paese dell'Unione o in Croazia. Lo scopo è quello di raccogliere dati in grado di sostenere la legislazione e il processo decisionale in materia di diritti LGBT.
Il sondaggio pone una serie di domande su varie esperienze personali, come la percezione delle risposte pubbliche all'omofobia e transfobia, la discriminazione, la consapevolezza dei propri diritti, il contesto sociale e la presenza di un ambiente sicuro e privo di violenza e molestie.
Temi su cui, nonostante il ripetersi di spiacevoli fatti di cronaca, ad oggi sono starti raccolti pochissimi i dati comparabili fra loro. Ed è proprio per questo che, attraverso il più grande questionario sul tema mai realizzato a livello europeo, si cercherà di ottenere dati sufficienti per poter orientare i decision makers a livello nazionale ed europeo, nonché le organizzazioni non governative o della società civile, nelle loro strategie ed attività di promozione e sostegno delle comunità LGBT volte alla creazione di un ambiente libero dalle discriminazioni, in cui si possa vivere ed esprimersi liberamente.
Date le premesse, risulta evidente che è importante parteciparvi ed invitare amici e parenti coinvolti a prendervi parte. Una volta tanto che qualcuno pare realmente interessato ai nostri problemi, vediamo di non fare brutta figura e di fornirgli le risposte e i numeri che gli occorrono!

Clicca QUI per accedere alla pagina del sondaggio.


Fonte: Gayburg

08 marzo 2012

USA: STUDENTE OMOSESSUALE SOSPESO DA SCUOLA PERCHE' INDOSSAVA I TACCHI

Tacchi "nocivi". Accade alla Charles City High School di Charles City, Virginia: lo studente diciassettenne, Asante Cotman, è stato sospeso per tre giorni perché indossava i tacchi. L'Huffington Post racconta come la direzione scolastica aveva ordinato al ragazzo di togliersi le "scarpe femminili" che stava indossando, in quanto "danneggiavano la scuola". Con queste parole Asante ha obiettato alla disposizione: "Indossavo questa giacca rossa, la mia maglietta bianca, il mio paio di pantaloni cargo e i tacchi. Non vedo come potessi offendere qualcuno. Non è pubblicità. Cerco di essere me stesso. Voglio essere uno studente come tutti gli altri. Uno studente gay come tutti gli altri".
Incolumità. In effetti, un paio di tacchi a spillo non possono essere irrispettosi, non si tratta di andare in giro mezzi nudi, nel qual caso si parlerebbe, legittimamente, di atti osceni in luogo pubblico, ma un paio di tacchi non hanno mai fatto male a nessuno, se non alla schiena e ai piedi. Di questo ne sarà stata consapevole anche la preside dell'istituto che ha preferito "ritirarsi nell'ombra" e non commentare la vicenda. Ci ha pensato però, il soprintendente Janet Crawley che, con un acrobatico gioco di arrampicamento sugli specchi, ha detto che l'ordine è stato impartito, non per discriminare lo studente, ma per motivi di sicurezza. Cotman, con i suoi 15 centimetri di tacco, rischiava di cadere e per questo la scuola si sarebbe premurata di farglieli togliere. Ci sarebbe stata la stessa attenzione da parte dell'istituto se ad indossare i tacchi fosse stata una donna?
Prevenzione. Non è la prima volta che si verificano episodi del genere. In passato un altro studente americano, Jamie Love, è stato espulso, per poi essere riammesso a scuola, in quanto indossava abiti femminili. Analoga alla vicenda di Asante, quella di un altro studente che ricevette dal vicepreside della sua scuola, la Riverview High School in Florida, la richiesta di non indossare più scarpe con i tacchi "per prevenire atti di bullismo". In quella occasione, gli studenti dell'istituto organizzarono una manifestazione di protesta perché trovarono l'esortazione del dirigente scolastico decisamente omofoba. Di fatto, se all'interno di una determinata istituzione sono in vigore delle regole note a tutti e pubblicamente condivise, ci muoviamo nell'ambito della legalità e della giustizia, ma se le norme sono dirette solo ad alcune categorie di persone, allora è legittimo bollarle come discriminatore e intentare azioni di protesta.


Fonte: NewNotizie

04 gennaio 2012

GLI ASSORBENTI CHE FANNO INFURIARE LA COMUNITA' TRANSGENDER

La pubblicità degli assorbenti australiani Libra fa arrabbiare la comunità trans neozelandese. In tv è stato trasmesso per poche ore, ma era già bastata la pubblicazione su Facebook dell'anteprima lo scorso 21 dicembre per scatenare le forti proteste delle associazioni che difendono i diritti delle transgender. La réclame che intende promuovere con ironia gli assorbenti Libra è stata giudicata fortemente offensiva e "chiaramente transfobica" e dopo innumerevoli polemiche è stata ritirata dalla società australiana.
L'anteprima dello spot che dura poco più di trenta secondi è ambientata in un bagno femminile di una discoteca. Una ragazza bionda e una drag queen si dirigono contemporaneamente verso le specchio per truccarsi. Inizia una sorta di gara di bellezza e soprattutto di femminilità. Prima le due rivali coprono le ciglia dei loro occhi con il mascara. Poi armate di rossetto abbelliscono le loro labbra. Infine in segno di sfida la drag queen mostra quanto il suo seno sia più prorompente rispetto a quella della giovane bionda. Sembra che la gara sia irrimediabilmente perduta per la ragazza che però ha il colpo di genio: estrae dalla sua borsetta un pacco di assorbenti che naturalmente mancano alla drag queen. Quest'ultima, indispettita, lascia sconfitta il bagno. Sullo schermo compare lo slogan: "Libra Gets Girls" (Libra Ti Rende Donna).
Cherise Witehira, presidente di un'associazione transgender neozelandese definisce lo spot "chiaramente transfobico" e spiega: "La pubblicità è offensiva perché dice chiaramente che l'unico modo per essere donna è avere le mestruazioni. Inoltre veicola il luogo comune secondo cui le transgender non siano persone normali". Dello stesso avviso Sally Goldner, a capo di un'omologa associazione australiana che boccia senza appello lo spot: "E' chiaro che ci suggerisce che una transgender non è una donna". La Goldner afferma che la réclame non solo offende la categoria di persone che lei rappresenta, ma anche "tutte quelle donne che non possono avere il ciclo". Anche su Facebook si è sollevata la protesta: "Non penso di essere mai stata così disgustata e offesa da uno spot che promuove assorbenti (a dire il vero, molti di questi sono terribili) - scrive l'utente Bex Alphabet - Libra si deve vergognare. Sarò felice di non comprare i vostri prodotti".
Dopo alcuni giorni l'azienda ha fatto un passo indietro e in un comunicato, dopo aver chiesto scusa, ha spiegato di aver ritirato lo spot. Non è la prima volta che una pubblicità in cui compaiono transgender scatena grandi polemiche. Nel 2006 fu la volta di una réclame della Opel che mostrava una transgender mentre dichiarava al suo dottore di essere pentita di aver accettato di fare l'operazione per cambiare sesso: "Solo Opel - dichiarava il claim pubblicitario - ti permette un test di prova di tre giorni". Anche in quel caso lo spot fu immediatamente ritirato dopo le proteste della comunità transgender.

Fonte: Corriere.it

09 novembre 2011

STORIA DELL'OMOFOBIA - UN LIBRO DI PAOLO PEDOTE

Che cos'è l'omofobia? In che modo si è espressa nella storia? Perché ancora oggi le religioni e alcuni gruppi sociali non accettano la "diversità" sessuale? Caratterizzato da uno stile agile, fresco e divulgativo, "Storia dell'Omofobia" è un saggio di carattere storico, antropologico e politico, che mette in luce le ragioni di una persecuzione, dall'Antico Testamento fino ai giorni nostri, fornendoci gli strumenti per comprendere la natura di un "dispositivo culturale" ancora attivo. Partendo dai libri sacri per arrivare alla censura perseguita da ogni totalitarismo, passando per i sistemi legislativi e per la disciplina del Novecento omofoba per eccellenza, la psicoanalisi, l'omofobia emerge come doloroso leitmotiv, isteria collettiva, ma anche meccanismo spietato, fonte di morte e paura. Un pregiudizio crudele di cui hanno fatto le spese, tra gli altri, il genio creativo di Oscar Wilde - condannato a due anni di lavori forzati dall'Inghilterra vittoriana per la sua relazione con il giovane Alfred Douglas - e quello matematico di Alan Turing - inventore del computer e decrittatore del Codice Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale, sottoposto a castrazione chimica nell'Inghilterra del dopoguerra e costretto al suicidio - oltre a migliaia di anonimi perseguitati, torturati, uccisi a causa del loro orientamento sessuale. Un libro che si rivolge innanzitutto a chi ama la storia come disciplina per conoscere a fondo l'umanità. Uno strumento prezioso per chi lavora nei settori educativi e spesso si trova a dover spiegare quali ragioni abbiano potuto motivare la persecuzione del "diverso".

Gian Antonio Stella è autore della prefazione e sul Corriere della Sera di lunedì 07 Novembre 2011
scrive:

"Tu sei un uomo, non puoi stare qui! Devi andare nel bagno degli uomini!", cominciò a urlare isterica la deputata Elisabetta Gardini, detta "Madonnina dei dolori" per i programmi con la lacrimuccia che faceva dopo essere stata promossa da soubrette a presentatrice. "All'inizio", avrebbe raccontato Vladimir Luxuria, "pensavo che scherzasse, poi mi sono resa conto che non era così. Che faceva sul serio. E mi ha anche anticipato che si sarebbe rivolta ai questori della Camera". Era la fine di ottobre del 2006. E quel piccolo, squallido, miserabile episodio spiegava più di mille articolesse e saggi sociologici come perfino dentro il Parlamento, là dove teoricamente dovrebbe sedere l'élite culturale del Paese, resistesse ancora una callosa riottosità a riconoscere alle minoranze sessuali la piena affermazione dei loro diritti. Certo, la transgender pugliese, che in seguito avrebbe addirittura vinto "L'Isola dei Famosi", non corre più il rischio di fare la fine di Rolandino Bragaglia, che nel 1354 fu processato a Venezia perché, pur avendo "aspetto, voce e gesti da donna", aveva "membro e testicoli al modo degli uomini" ed era accusato di avere adescato molti che "credevano che lui fosse femmina".
E così quella di tanti altri poveretti assassinati sulla base di leggi spaventose, come il Codice Teodosiano del 438 d.C.: "Tutti coloro che sono usi condannare il proprio corpo virile, trasformato in femmineo, a subire pratiche sessuali riservate all'altro sesso, e che non hanno nulla di diverso dalle donne, espieranno un crimine di tal fatta fra le fiamme vendicatrici, dinanzi al popolo". Gli statuti medievali italiani di cui scrive Paolo Pedote in questa "Storia dell'Omofobia", dove la puntualità della ricostruzione documentale e scientifica fa qua e là inorridire di spavento, non sono più in vigore da moltissimo tempo. È solo un raccapricciante ricordo il Costituto Senese del 1262 che prevedeva che il colpevole del "detestabile crimine sodomitico" fosse "impiccato per i genitali". E così gli statuti di Collalto e Treviso, Padova e Salò, Carpi e Viterbo, Ascoli e Cremona e Bologna. E quello di Firenze usato da Carlo II d'Angiò per liberarsi, come racconta un'anonima Cronica fiorentina del 1293, del conte dell'Acerra: "L'accusò d'essere sodomita, e gli fece ficcare un palo nell'ano facendolo uscire dalla bocca, e come un pollo lo fece arrostire". Memorie di orrore. Ma relegarle in un passato remoto insieme con l'uomo di Neanderthal, l'antropofagia o la prostituzione sacra a Corinto sarebbe un errore consolatorio. Le pene fissate per il reato di sodomia arrivano ancora oggi a 5 anni di lavori forzati a Mauritius, 7 in Botswana, 10 in Giamaica, 14 in Zambia, Nigeria, Kenya e Tanzania, 20 in Malesia. Per non dire dell'ergastolo in Uganda e nel Bangladesh. E della pena di morte negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Iran. In Italia non accade più? Certo. E se Palmiro Togliatti starebbe oggi più attento nelle sue battutacce su André Gide e Pier Paolo Pasolini, Maurizio Ferrara si guarderebbe bene dallo scrivere di nuovo quella sua definizione di Marco Pannella e dei radicali: "Na manica de gente assai lasciva / finocchi e vacche ignude alla Godiva". L'incessante catena di aggressioni contro tutti quelli che a volte appena appena "appaiono" diversi, con omicidi, pestaggi, ferimenti, è però scatenata da squadracce che si sentono in qualche modo "legittimate" da un clima omofobo. Dice un rapporto della primavera 2009 dell'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali che l'omofobia è sempre più diffusa, e che il Paese più omofobo in assoluto è la Lituania. Al secondo posto, però, storicamente, ci siamo noi. Il web trabocca di aggressività contro gli omosessuali. "Meglio a destra con le escort che a sinistra con i trans". "Dio odia i gay". Ma è soprattutto l'omofobia della nostra cosiddetta "classe dirigente" a lasciare stupefatti. In ordine sparso, in questi anni, hanno detto di tutto. Piergianni Prosperini, all'epoca assessore regionale della Lombardia, spiega in un'intervista a "il Giornale": "I gay garrotiamoli, ma non con la garrota spagnola, il collare che stringe lentamente la gola. Ma quella indiana, pare degli Apache: cinghia di cuoio legata intorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora". Francesco Storace la butta in rissa con il verde Mauro Paissan e poi dice ai giornalisti: "Quella checca di Paissan mi ha graffiato con le sue unghie laccate di rosso, io non l'ho toccato: sfido chiunque a trovare le sue impronte sul mio culo". Per non dire delle ripetute sparate di Umberto Bossi: "Dobbiamo dire grazie a Veltroni che si è messo in prima fila al Gay Pride perché io sono convinto che queste cose alle elezioni esploderanno, e allora questi, i frammassoni, i Cappuccioni e i loro soci di sinistra, saranno morti: il loro mondo è finito. ( ) Europa, giù le mani dai bambini! Spurcaciun. ( ) Finisce che un giorno ci troviamo le città piene di pistoloni di plastica...". E come dimenticare il comunicato ufficiale, su carta intestata del ministero, emesso da Mirko Tremaglia contro Bruxelles che aveva bocciato Rocco Buttiglione quale commissario europeo per le sue posizioni pesanti sui gay? "Povera Europa, i culattoni sono in maggioranza". Perciò è indispensabile, questa Storia dell'omofobia scritta da Pedote. Perché aiuta a collocare le cose nel loro contesto. Basti ad esempio l'indecente sparata di Giancarlo Gentilini, il "vero" sindaco di Treviso: "Darò immediatamente disposizione alla mia comandante dei vigili urbani affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'e nessuna possibilità per culattoni o simili". Perfino lui avrebbe forse qualche scrupolo di coscienza o almeno qualche imbarazzo se andasse a rileggere cosa diceva lo Statutum Tarvisii del 1313 a proposito di quei "culattoni" di cui oggi invoca la pulizia etnica. Diceva: "Inoltre stabiliamo che se una persona si congiunga con un'altra abbandonando l'uso naturale, vale a dire maschio con maschio (dai quattordici anni in su), e femmina con femmina (dai dodici anni in su), compiendo il vizio sodomitico che viene detto volgarmente buzeron o fregator, e ciò sia stato accertato dal podestà, quella persona trovata in tale situazione, se fosse un maschio, sulla piazza del Carubio, spogliato di ogni indumento, sia appeso sopra un palo in quella piazza, con il suo membro virile trafitto con un ago o un chiodo, e cosi rimanga li tutto il giorno e la notte seguente sotto buona custodia, e poi il giorno seguente sia bruciato fuori dalla città".

STORIA DELL'OMOFOBIA
di
Paolo Pedote
Collana: OL - Odoya Library
ISBN: 978-88-6288-122-7
Pagine: 320
Brossura con bandelle
Formato: 15,5x21 cm
Data di pubblicazione: ottobre 2011
Editore: Odoya
Prezzo: € 18,00

20 ottobre 2011

SUPERPOP SUPPORTA LO #SpiritDay 2011

Oggi è lo SpiritDay, ovvero il Giorno dello Spirito in cui si è invitati a colorare di viola le proprie immagini sui social network per dire no al bullismo omofobico. Su Facebook, Google+, Twitter si possono virare in viola i propri avatar tramite un’apposita app (QUI) per mostrare così il nostro sostegno alla campagna.Il Giorno dello Spirito è stato lanciato lo scorso anno dall’adolescente canadese Brittany McMillan e invita tutti a usare il viola - colore simbolo dello spirito, presente anche nella bandiera rainbow del movimento - in memoria dei giovani LGBT che si sono tolti la vita perché gay. L’iniziativa è sostenuta dalla Gay & Lesbian Alliance Against Defamation (GLAAD).Per portare la campagna nelle strade si può indossare anche un capo viola, in modo da rendere visibile il nostro impegno per dire no al bullismo omofobico.

Fonte: QueerBlog

A SCUOLA CONTRO L'OMOFOBIA. PRENDE IL VIA IL PROGETTO NISO NELLE SCUOLE DI ROMA

La lotta all'omofobia entra nelle scuole coinvolgendo più di duemila studenti europei grazie al progetto "Niso", in collaborazione con la Provincia di Roma. L'obiettivo, presentato il 19 ottobre al Liceo Socrate, è realizzare una proposta politica e di comunicazione contro le discriminazioni verso le persone lesbiche, gay e trans. Per farlo, quattro istituti romani (Aristotele, Cannizzaro, Giordano Bruno e Socrate) si daranno battaglia, a colpi di idee e trovate originali attraverso un Edu-game: laboratori di cinema e political game. E' questo il senso di "Voice Out!". Dunque, due squadre, l'una contro l'altra, armate di vedute aperte o chiuse sul problema dell'emarginazione, pronte a "darsele di santa ragione": in palio c'è un viaggio a Bruxelles, sede del Parlamento europeo. Ma qui arriveranno soltanto i più bravi - dopo la sfida con le altre scuole dell'Olanda, del Belgio e dell'Estonia - ovvero coloro i quali saranno stati in grado di elaborare un progetto contro le discriminazioni. E in quanto a idee, giovani e fresche, i ragazzi romani non sono secondi a nessuno. Basti pensare al Liceo Socrate, che ha lanciato persino un video su You Tube, una sorta di chiamata alla causa, da far girare per gli istituti e non solo. "Quella che sta per cominciare è una campagna elettorale, fra due opposti schieramenti sull'omofobia: parlarne poi è come abbattere un tabù", osserva Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, intervenuto, assieme all'assessore provinciale alla Cultura, Cecilia D'Elia, alla conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa. E i dati parlano chiaro. Secondo un questionario distribuito fra i giovani, dai 13 ai 26 anni, nei principali luoghi di aggregazione gay, il 74% degli intervistati ha dichiarato di aver subito almeno una volta nella vita un atto di bullismo, e fra questi, il 36% sarebbe avvenuto all'interno delle mura scolastiche. Inoltre, si registra un forte timore nel fare coming out, per paura che la società non capisca. E La percezione dei giovani mostra, inoltre, come il 48% ritenga che i gay siano accettati molto negativamente o negativamente nelle scuole. Solo per il 10 per cento, una piccola minoranza, esiste un clima positivo per gli studenti omosessuali.



18 ottobre 2011

VISTO NEL WEEKEND: TOMBOY

Davvero un bel fim; bene diretto, ben fatto. Un lungometraggio che riafferma una verità troppo spesso trascurata. Per Laure/Mickaël farsi passare per un ragazzo non è affatto un gioco, la sua identità si costruisce giorno dopo giorno quando la minaccia dell'adolescenza è all'orizzonte. La regista (Céline Sciamma) riesce così a mostrarci, evitando tutti i cliché dei film sull'infanzia, che i bambini sono esseri complessi che gli adulti non capiranno mai. Consigliato a tutte le famiglie.
ENIGMATICO.

12 ottobre 2011

OMOSESSUALI E TRANS DISCRIMINATI E INVISIBILI, I DATI DI UNA RICERCA SUL LAVORO

Il 19% degli omosessuali ha subito discriminazioni sul posto di lavoro, il 13% ha visto respinta la propria candidatura a causa della propria identità sessuale (si sale al 45% per le persone trans), il 26,6% è completamente "invisibile" sul luogo di lavoro mentre il 39,4% non nasconde la propria omosessualità con la maggioranza dei colleghi o dei clienti. Sono alcuni dei dati emersi dall'indagine "Io sono io lavoro", la prima ricerca scientifica nazionale realizzata in questo campo. Realizzata da Arcigay e presentata oggi a Roma, ha raccolto 2.229 questionari compilati da persone LGBT, ha intervistato 52 testimoni qualificati e ha ascoltato 17 storie di discriminazione sul lavoro da parte di altrettante persone. Oltre il 60% preferisce quindi "non dirlo" sul posto di lavoro. Dove vi sono altre persone omosessuali o trans cresce tendenzialmente la visibilità. Il celare la propria identità sessuale è, per la maggior parte, funzionale a evitare trattamenti sfavorevoli: la maggioranza di quanti vivono nell'invisibilità, infatti, teme che svelando la propria identità sessuale subirebbe un peggioramento della propria condizione lavorativa. Tuttavia, questa aspettativa non è confermata dall'esperienza di coloro che hanno fatto outing, la maggior parte dei quali ritiene che la propria situazione non sia sostanzialmente cambiata, o sia addirittura migliorata. L'effetto positivo della visibilità sul lavoro è confermato anche dalla maggiore soddisfazione lavorativa registrata tra quanti sono visibili sul lavoro rispetto agli 'invisibili'. Il 4,8% ha dichiarato di essere stato licenziato o di non essersi visto rinnovare ingiustamente il contratto in ragione della propria identità sessuale negli ultimi dieci anni, percentuale che sale al 25% tra le persone trans. Il 19,1% ha dichiarato di essere stato trattato iniquamente sul lavoro in quanto omosessuale, e la percentuale sale al 45,8% delle persone trans da femminile a maschile e addirittura al 56,3% delle persone trans da maschile a femminile. Per la maggioranza degli intervistati, comunque, il presente è migliore del passato (è ottimista il 48,5% del campione) e il futuro sarà migliore del presente (lo vede positivamente il 54,6%). Meno rosee sono le previsioni di quanti sono stati licenziati o hanno subito un trattamento ingiusto in ragione della propria identità sessuale. "La discriminazione - commenta Raffaele Lelleri, sociologo e responsabile scientifico della ricerca - colpisce direttamente una minoranza di lavoratori LGBT. L'impatto indiretto è invece molto più ampio: secondo alcuni osservatori, esso è persino universale, visto che tutte le persone LGBT si trovano, prima o poi, a domandarsi se essere visibili o meno sul lavoro, ad anticipare le conseguenze del proprio coming out. Sorprende l'uniformità territoriale di questi fenomeni: Nord, Centro e Sud appaiono infatti accomunati da questi fenomeni. Non sorprende invece, purtroppo, la vera e propria emergenza in cui vivono le persone trans che lavorano, la maggior parte delle quali viene tuttora respinta o espulsa dal mercato". "Questa è un'indagine che non dà ricette - sottolinea Rosario Murdica, responsabile progetti della segreteria nazionale Arcigay - ma dà visibilità a un mondo spesso invisibile che esiste e va tutelato. E' una fotografia che regaliamo alla classe politica, e speriamo che prima o poi da quel mondo giunga una risposta". "Sappiamo - gli fa eco Paolo Patanè, presidente di Arcigay - che questo è un periodo in cui l'agenda politica è distratta da altri temi: crisi economica e conti da sanare. Ma è nei periodi di recessione che il clima si fa più rovente e le discriminazioni si accentuano".

Fonte: La Repubblica/Arcigay