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20 marzo 2012

CARA FORNERO, #nocoppiediserieB

Vanity Fair lancia un appello al Ministro del Lavoro a favore dei diritti delle coppie omosessuali. Tra i firmatari Raoul Bova, Roberto Saviano, Geppi Cucciari, La Pina, Don Ciotti, Paola Concia, Milena Gabanelli, e Mina...
Firma anche tu, scrivendo una mail con il tuo nome e cognome, età, luogo e data di nascita e occupazione all'indirizzo redazioneonline@vanityfair.it


"Spett. ministro Fornero,

ci rivolgiamo a Lei in quanto titolare del dicastero del Lavoro e delle Politiche sociali con delega alle Pari Opportunità. L'Italia, assieme alla Grecia, è l'unico Paese dell'Unione Europea a non offrire alle coppie omosessuali alcuna opzione: né matrimonio né patto civile. Si crea così una palese disparità tra le coppie conviventi a seconda dell'orientamento sessuale. Questa disparità porta a gravi ed evidenti discriminazioni che vanno a toccare diritti fondamentali di ogni cittadino: dalla possibilità di assistere il compagno/la compagna ricoverato/a in ospedale alla presenza nell'asse ereditario. Con l'attuale assetto legislativo, le coppie eterosessuali possono decidere di sposarsi e dunque accedere ai diritti di cui sopra; se scelgono diversamente sanno che non ne godranno. Questa possibilità di scelta è invece preclusa a tutte le coppie omosessuali: a loro l'accesso a quei diritti è sempre e comunque negato.

Vanity Fair e i firmatari di questo appello la invitano quindi a farsi carico del problema, e a portarlo all'attenzione del governo di cui fa parte."

QUI l'articolo con le firme, tra cui anche quella del sottoscritto.

02 febbraio 2012

IKEA E L'OUTING SUL LAVORO

Quanto e come vengono discriminati i gay, lesbiche, bisex e trans sul posto di lavoro in Italia? Il colosso svedese dell'arredamento IKEA ha provato a rispondere, interpellando 500 dipendenti delle sedi di Bologna, Roma e Catania. Dal sondaggio emerge che ben l'85% dei lavoratori dichiara di non avere alcun problema a lavorare accanto a colleghi dichiaratamente "diversi".
Mentre "solo il 10%, ovvero un impiegato su 10, si sente un po' più in imbarazzo a lavorare con chi ha gusti sessuali particolari" racconta il responsabile relazioni esterne del Gruppo, Valerio di Bussolo. Si chiama "Diversity Management" ed è una modalità di gestione aziendale che si sta sempre più affermando anche qui da noi, con lo scopo di valorizzare il contributo che un "diverso" può offrire al raggiungimento degli obiettivi aziendali, eliminando ogni tipo di pregiudizio e tabù tra i banchi di lavoro.

Insomma buone pratiche, a tutto vantaggio della produttività, ma anche dei fatturati. IKEA nel panorama italiano, ma anche mondiale, è un pò un'isola felice per le pari opportunità e politiche di diversity. Basti pensare che le donne sono il 58% e le top manager in gonnella superano il 41%. Non solo. "Tra gli integrativi - continua Bussolo - c'è anche l'anticipo del TFR per chi volesse finanziarsi un corso di studio e un anno di maternità in più per le neomamme". Lavorare 8 ore al giorno tra armadi smontabili e divani letto a questo punto diventa anche un privilegio, visto che tra colleghi si viene a creare quel senso di appartenenza e di comunità, che è sempre più raro trovare nelle realtà imprenditoriali italiane.
Tornando alla ricerca, hanno risposto al questionario dedicato ai preconcetti all'interno dell' IKEA, circa la metà dei dipendenti dei tre negozi: 476 su 1.079. Di questi, l'11% sono gay o lesbiche, il 4% bisex, l'81% etero, il restante 4% preferisce non rispondere… Il dato interessante è che il 55% degli omosessuali non vorrebbe che l'orientamento sessuale diventasse oggetto di discussione al lavoro.
E se il 38% dichiara apertamente la propria identità e gusti ai colleghi ed il 31% la confida solo agli amici, la restante fetta della torta (ben il 31%) preferisce non far sapere, ne raccontare proprio nulla di sé. Ed ancora, alla domanda se in IKEA un gay ha le stesse opportunità di fare carriera come tutti gli altri, il 70% dei dipendenti risponde di sì. Per quasi tutto il campione, infine, la diversità deve divenire una priorità strategica per il gruppo, che deve creare un ambiente rispettoso e inclusivo per tutte le differenze, comprese quelle legate all'identità di genere.
Tra le risposte più lungimiranti dei dipendenti IKEA al questionario, risalta quella di una femmina, etero: "vorrei si togliesse la sigla GLBT. Per me i colleghi sono tutti colleghi, senza sigle. La sigla crea una separazione" oppure quest'altra di un omosessuale della sede di Roma: vorrei veder sfilare IKEA al prossimo gay pride. Una discriminante in più da abbattere.

Fonte: Corriere.it

15 dicembre 2011

THAILANDIA: LA P.C. AIR ASSUME 4 HOSTESS TRANS

Giovanissime, sorridenti e molto femminili. Sono le hostess della compagnia thailandese P.C. Air. Solo che l'icona tradizionale dell'assistente di volo deve ora essere necessariamente rivista: si tratta infatti di quattro transessuali. Il presidente della compagnia, Peter Chan, si e' fatto fotografare insieme a loro in occasione della cerimonia per il primo volo dall'aeroporto Suvarnabhumidi di Bangkok a quello di Suratthani. La compagnia area decise di introdurre nell'equipaggio personale del 'terzo sesso' dopo aver ricevuto piu' di cento candidature da travestiti e transessuali. E cosi' quattro trans sono state assunte all'inizio dell'anno, insieme a 19 donne e sette uomini. I requisiti richiesti? La compagnia sostiene che fossero gli stessi richiesti agli assistenti di volo donne: la femminilita' e un aspetto attraente.









Fonte: Ansa

24 ottobre 2011

IL PHON DEL PIZZAIOLO GAY

A ognuno secondo i suoi bisogni, i suoi meriti o la sua sessualità? È la domanda che mi viene da fare dopo aver letto i dati emersi dalla ricerca "Io sono Io lavoro" realizzata dall'Arcigay. Le donne già sanno cosa significa la discriminazione per sesso, tanti disabili e molti stranieri hanno sperimentato le porte chiuse del mondo del lavoro. Adesso, ed è la prima volta che viene fatta una ricerca del genere, ci sono numeri scritti nero su bianco di una realtà che gay, lesbiche e soprattutto trans conoscono da tempo, forse i meno meravigliati da tali risultati.
Il 13% di omosessuali si è sentito dire "no grazie" a causa della propria identità sessuale, cifra che sale al 45% per le persone trans che neanche si possono permettere il lusso di nascondere se stesse e soprattutto i dati anagrafici. E poi discriminazioni, trattamenti diversi, mobbing. E se ti licenziano l'onere della prova non è in favore del lavoratore ricorrente, "grazie" (si fa per dire) al decreto legislativo 216/2003, Governo Berlusconi II. Se sei precario e non sei così sicuro che il tuo datore di lavoro sia "friendly" ci pensi cento volte prima di fare confidenze alla macchinetta
del caffè per paura che lo venga a sapere e magari per omofobia non ti rinnovi il contratto. La precarietà è il miglior alleato della paura e del ricatto. Questo vuol dire che il tuo collega etero può sfogarsi delle sue beghe sentimentali (come cantava Gianni Bella in "Amico Gay") ma tu non puoi fare lo stesso con lui e dovrai deglutire dentro non solo il caffè. Né ci consola sapere che esistono professioni da riserve indiane dove i gay sono invece ben visti: assistenti di volo, nella moda e nell'estetica. Ma è mai possibile che nel 2011 ci sia ancora qualcuno che pensa che l'orientamento sessuale e l'identità di genere determinino una capacità professionale? Una persona in un lavoro o è capace o non è capace, punto. Mi tocca allora fare la maestrina della banalità dell'ovvio:
1) I pizzaioli gay non usano il phon per tenere la pizza calda né ti fraintendono se ordini un calzone ripieno.
2) Un elettrauto diversamente etero non ti sostituisce le candele con quelle aromatizzate agli agrumi.
3) Un'insegnante lesbica non ti chiederà a memoria i versi di una canzone della Nannini.
4) Una dipendente pubblica trans non userà come timbro sui documenti il suo bacio alrossetto stampato.
Sembra assurdo, ma vi assicuro che certi pregiudizi lo sono ancora di più.

Vladimir Luxuria - Sette (Corriere della Sera), n° 42 del 20 Ottobre 2011

12 ottobre 2011

OMOSESSUALI E TRANS DISCRIMINATI E INVISIBILI, I DATI DI UNA RICERCA SUL LAVORO

Il 19% degli omosessuali ha subito discriminazioni sul posto di lavoro, il 13% ha visto respinta la propria candidatura a causa della propria identità sessuale (si sale al 45% per le persone trans), il 26,6% è completamente "invisibile" sul luogo di lavoro mentre il 39,4% non nasconde la propria omosessualità con la maggioranza dei colleghi o dei clienti. Sono alcuni dei dati emersi dall'indagine "Io sono io lavoro", la prima ricerca scientifica nazionale realizzata in questo campo. Realizzata da Arcigay e presentata oggi a Roma, ha raccolto 2.229 questionari compilati da persone LGBT, ha intervistato 52 testimoni qualificati e ha ascoltato 17 storie di discriminazione sul lavoro da parte di altrettante persone. Oltre il 60% preferisce quindi "non dirlo" sul posto di lavoro. Dove vi sono altre persone omosessuali o trans cresce tendenzialmente la visibilità. Il celare la propria identità sessuale è, per la maggior parte, funzionale a evitare trattamenti sfavorevoli: la maggioranza di quanti vivono nell'invisibilità, infatti, teme che svelando la propria identità sessuale subirebbe un peggioramento della propria condizione lavorativa. Tuttavia, questa aspettativa non è confermata dall'esperienza di coloro che hanno fatto outing, la maggior parte dei quali ritiene che la propria situazione non sia sostanzialmente cambiata, o sia addirittura migliorata. L'effetto positivo della visibilità sul lavoro è confermato anche dalla maggiore soddisfazione lavorativa registrata tra quanti sono visibili sul lavoro rispetto agli 'invisibili'. Il 4,8% ha dichiarato di essere stato licenziato o di non essersi visto rinnovare ingiustamente il contratto in ragione della propria identità sessuale negli ultimi dieci anni, percentuale che sale al 25% tra le persone trans. Il 19,1% ha dichiarato di essere stato trattato iniquamente sul lavoro in quanto omosessuale, e la percentuale sale al 45,8% delle persone trans da femminile a maschile e addirittura al 56,3% delle persone trans da maschile a femminile. Per la maggioranza degli intervistati, comunque, il presente è migliore del passato (è ottimista il 48,5% del campione) e il futuro sarà migliore del presente (lo vede positivamente il 54,6%). Meno rosee sono le previsioni di quanti sono stati licenziati o hanno subito un trattamento ingiusto in ragione della propria identità sessuale. "La discriminazione - commenta Raffaele Lelleri, sociologo e responsabile scientifico della ricerca - colpisce direttamente una minoranza di lavoratori LGBT. L'impatto indiretto è invece molto più ampio: secondo alcuni osservatori, esso è persino universale, visto che tutte le persone LGBT si trovano, prima o poi, a domandarsi se essere visibili o meno sul lavoro, ad anticipare le conseguenze del proprio coming out. Sorprende l'uniformità territoriale di questi fenomeni: Nord, Centro e Sud appaiono infatti accomunati da questi fenomeni. Non sorprende invece, purtroppo, la vera e propria emergenza in cui vivono le persone trans che lavorano, la maggior parte delle quali viene tuttora respinta o espulsa dal mercato". "Questa è un'indagine che non dà ricette - sottolinea Rosario Murdica, responsabile progetti della segreteria nazionale Arcigay - ma dà visibilità a un mondo spesso invisibile che esiste e va tutelato. E' una fotografia che regaliamo alla classe politica, e speriamo che prima o poi da quel mondo giunga una risposta". "Sappiamo - gli fa eco Paolo Patanè, presidente di Arcigay - che questo è un periodo in cui l'agenda politica è distratta da altri temi: crisi economica e conti da sanare. Ma è nei periodi di recessione che il clima si fa più rovente e le discriminazioni si accentuano".

Fonte: La Repubblica/Arcigay

28 marzo 2011

OPPORTUNITA' DI LAVORO: LAVORARE PER PARKS

"PARKS Liberi e Uguali" (associazione che riunisce i datori di lavoro disposti a valorizzare, anziché nascondere, la presenza in organico di omosessuali e trans) cerca una persona che si occupi della macchina organizzativa dell'associazione. Il ruolo per il momento ha un contratto a progetto di sei mesi (che si auspica naturalmente di rinnovare) e la retribuzione purtroppo non è sicuramente tale da costituire una motivazione specifica per voler fare questo lavoro. Dal punto di vista delle qualità personali si cerca una persona che sia in grado di gestire allo stesso tempo compiti molto diversi tra di loro (dall'organizzazione, alla contabilità, alla comunicazione): non è necessaria un'esperienza specifica ma è necessario avere voglia di imparare. Una persona fortemente orientata al gioco di squadra, con un approccio imprenditoriale ("L'associazione è mia. Se Parks cresce, cresco anch'io"), che sostenga in maniera entusiastica la mission dell'associazione e che nel lavoro cerchi di trovare occasioni di sviluppo personale e, oh yes, di divertimento. Naturalmente Parks è un "Equal Opportunity Employer" e non discrimina sulla base di nessuna caratteristica (genere, età, etnia o nazionalità, abilità, orientamento sessuale, identità di genere, credo religioso o convinzioni filosofiche).
La sede di lavoro è Milano.
Se siete interessati scrivete, allegando un curriculum vitae, all'indirizzo email:
info@parksdiversity.eu

Di seguito la Job Description:


Associate Director, Operations & Finance Dirige ed è responsabile, riportando direttamente all'Executive Director, dell'intera macchina associativa, del coordinamento generale delle attività e della realizzazione dei progetti dell’associazione. E' responsabile di tutti gli aspetti organizzativi, amministrativi e finanziari dell’associazione. Si occupa della gestione del budget e ha il compito di predisporre, insieme all'ED, il bilancio consuntivo e la bozza del bilancio preventivo che verrà presentata annualmente al CdA. Predispone tutti i materiali per le Assemblee dei soci e per le riunioni del CdA e dell'Advisory Board, di cui funge da segretario. Ha inoltre il compito di realizzare un efficace coordinamento delle funzioni interne dell’associazione e di curare la comunicazione interna allo staff.
Per maggiori informazioni:
www.parksdiversity.eu

21 febbraio 2011

PARKS, LIBERI E UGUALI - QUANDO IL DIVERSITY MANAGEMENT FA BENE ALL'AZIENDA

Aziende "amiche" nel nome di Rosa Parks.
Fondata da Ivan Scalfarotto nasce un'associazione che riunisce i datori di lavoro disposti a valorizzare, anziché nascondere, la presenza in organico di omosessuali e trans.
Obiettivo: creare posti di lavoro, trattenere e sostenere i talenti, alzare il fatturato. Strategia: non discriminare i dipendenti, costruire ambienti inclusivi. Non è solo una idea,ma è la politica aziendale portata avanti dalle imprese di "Parks - Liberi e Uguali", associazione che riunisce datori di lavoro fondata da Ivan Scalfarotto.
La scommessa è valorizzare per essere competitivi. Stop alle imprese che rinunciano al potenziale delle persone omosessuali o trans accettando che siano invisibili. "Se non so chi sei
non mi fido di te, non ti scelgo come collaboratore", ha sottolineato il fondatore nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati. Risultato: vivacchi. E invece avresti l'idea innovativa in tasca, ma la tieni per te, come tutto il resto.
Le risorse silenti restano nell'angolo. Con Parks non più. Il talento in cima, dunque: lo si vede anche dalla qualità della confezione. Video informativi brevi e incisivi, tabelle chiare sui percorsi avviati per garantire parità di diritti e di trattamento da parte di imprese
che non parlano solo "straniero", tra cui Ikea, Citi, Johnson& Johnson, ma che sono presentissime nelle nostre case vedi Telecom Italia. Il tutto in un elegante "color purple", colore della libertà, che indica il filo "viola" capace di tenere insieme uguaglianza, libertà, lavoro, incremento della produzione. "Parks", un nome per ricordare Rosa, che nel 1955 in Alabama sull'autobus si rifiutò di alzarsi per cedere il posto a un passeggero bianco, diventando un'icona della lotta contro la segregazione razziale. E' una filosofia che favorisce l'accesso al primo impiego: rivolta ai neolaureati, c'è una sezione telematica (http://www.parksdiversity.eu/) che illustra le competenze richieste dalle aziende esplicitandone la politica inclusiva.
"I giovani si fanno avanti sapendo di essere valorizzati solo per le capacità, e non esclusi per ciò che sono". La tendenza è quella di affrontare le sfide dell'immediato futuro: "L'imminente arrivo sui luoghi di lavoro della cosiddetta "Generazione Y", molto più libera in famiglia e nei luoghi di studio, e consapevole della propria identità, potrebbe far precipitare un problema che finora non si è saputo se e come gestire". Un problema che fino adesso con troppa frequenza è stato eluso: le cause per discriminazione sono quasi assenti dai tribunali del lavoro italiani. Parks vuol dire "servizi". Paolo Arnaldi, responsabile risorse umane di Citi, ha parlato di: "corsi sulla gestione del pregiudizio nascosto, estensione delle coperture assicurative a tutto il personale,
compresi gay e trans, una guida alla diversity che verrà distribuita nei campus universitari, l'omogeneizzazione di tutte le sedi alla luce del pari trattamento". E ancora, comunicazione: giornate di informazione, reclutamento e orientamento sul lavoro.
Posizionamento nel mercato come aziende di eccellenza grazie al "Diversity Management".
Forte di un comitato scientifico che alligna nomi come Concita De Gregorio, Stefano Rodotà, Irene Tinagli, Pietro Ichino. Parks ha ricevuto il patrocinio del Ministro Carfagna.
"L'iniziativa è in armonia con le finalità del ministero che ha istituito comitati per contrastare le discriminazioni e in uno studio ha rilevato che le vittime più esposte sul lavoro sono le persone trans", ha dichiarato Massimiliano Monnanni, alla testa di UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali). Sorge una domanda: in Italia una cultura della piena cittadinanza si farà strada, non tanto per via della politica, ma grazie all'impresa?

Delia Vaccarello - l'Unita 21 Febbraio 2011

QUI l'articolo in PDF.