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18 marzo 2014

STORIA DI LUCA, SCARICATO (DI NUOVO) IN ORFANOTROFIO PERCHE' GAY

Luca - chiamiamolo così, sebbene il suo nome non sia questo - ha 14 anni, ed è davvero un gran bel ragazzino. Ha gli occhi e i capelli di velluto scuro, un sorriso larghissimo, lo sguardo liquoroso da cerbiatto, una passione smodata per la pizza ai wurstel, un'inclinazione omosessuale, e tutto il dolore che può contenere il cuore di un essere umano. Luca ha subito l'omofobia e il bullismo più feroce. Dai suoi coetanei? Certo, ovviamente, come sempre, ma non solo. Magari, dovrei dire. Luca l'omofobia e il bullismo li ha subiti, in modo obliquo, persino dai suoi stessi genitori affidatari. E per due volte, dai suoi genitori, ha subito l'abbandono.

Due padri e due madri, in due differenti momenti della sua vita brevissima, lo hanno scaricato come un cagnolino di cui il padrone non vuol prendersi più cura perché sporca dà fastidio e abbaia e dà un sacco da fare e sono impicci.. uno di quei cosi pelosi tenerissimi che vengono ritratti con lo sguardo smarrito sotto il fumetto “non abbandonatemi” nelle campagne di sensibilizzazione contro certe sciaguratezze degli umani.

Anche Luca è stato abbandonato per sciaguratezza, non ai bordi di un'autostrada, per fortuna no. Entrambe le volte, è stato abbandonato in una di quelle strutture che chiamano case famiglia, anche se con la casa e la famiglia c'entrano pochissimo, e c'entrano invece con certi orfanotrofi dickensiani, e sono dei non-luoghi che in fondo assomigliano un poco alle autostrade, perché anche lì gli adulti sfrecciano lanciando sguardi liquidi e fugaci, e sono educatori assistenti insegnanti, chissà chi, e a volte ce la mettono tutta, e a volte meno, ma in ogni caso non sono né madri né padri né nessuno, e a sera se ne vanno a casa loro, e sono sagome che svaporano nel nulla lasciando quasi niente di ciò che serve a un bambino per essere un bambino, nemmeno un bacio, nemmeno una carezza, nemmeno un sussurro d'amore nelle orecchie, nemmeno una fiaba, una filastrocca, una canzone.

Luca ha vissuto così sin da piccolissimo, quando è stato sottratto ai suoi genitori biologici, al clou di una di quelle storie disgraziate che possono trasformare la vita di un bambino nel buco nero di una quotidiana dannazione. Nel tempo successivo, Lucia e Nicola (nomi inventati pure questi), due brave persone sui quaranta, hanno voluto con ostinazione che Luca diventasse figlio loro. Hanno deciso che doveva assolutamente essere lui, così dolce timido carino, a colmare quel loro grande vuoto per non aver potuto avere figli naturali. Lucia e Nicola, purtroppo, hanno saputo dissimulare bene il loro non aver compreso affatto come dovrebbe funzionare esattamente in modo capovolto, in questi casi: erano loro, a dover colmare i vuoti di Luca, non l'opposto. Eppure, a chi doveva giudicare, sono sembrati adatti a diventare i suoi nuovi genitori. Capita a tutti, talvolta, di sbagliare.

E poi la nuova casa, la nuova vita, in un piccolo centro non lontano da una grande metropoli italiana... E poi la nuova scuola.., e lui così dolce e timido e insicuro.. e lui confuso, ancora ferito nel profondo, preso a cercare il suo equilibrio, la sua identità sessuale.. e lui che anche nei gesti, nel modi, nel parlare, dimostra la sua disforia. E i compagni che cominciano a perseguitarlo a sbeffeggiarlo... e a casa non riesce ad esternare la sua disperazione, se non con il linguaggio della rabbia, l'unico conosciuto da chi non sa come si chiede aiuto, perché, suo malgrado, non conosce le istruzioni dell'amore. Lucia e Nicola lo hanno riportato in casa famiglia tempo dopo, e lo hanno restituito al mittente, come si fa con una merce difettata. "Ci crea troppi problemi, non riusciamo a gestirlo, a scuola i compagni non lo accettano, tutti ci dicono ma chi ve lo fa fare?".

Già, chi glielo fa fare, a un genitore, di fare il genitore? Che te ne fai, di un figlio che funziona male, di un figlio inceppato, complicato? Di un figlio che ti fa far brutta figura? Di un figlio che poi, alla fine, magari è persino omosessuale? E' andata più o meno così, anche se tutti i dettagli di questa triste storia sono diversi da quelli reali, per la necessità di rendere Luca e i suoi mancati genitori non riconoscibili.

E adesso io sogno, caro Luca, che nella solitudine della tua non-casa non-famiglia qualcuno ti aiuti a governare il tuo incommensurabile dolore. Sogno cose talmente semplici e banali, caro Luca, che quasi mi vergogno a dire "sogno". Sogno nient'altro che diritti, nient'altro che amore. Sogno dei genitori capaci di accoglierti, di amarti, di proteggerti, di aiutarti a crescere, a riconoscere e accettare ogni singola e comunque splendida sfumatura della tua personalità. Sogno due genitori che siano genitori, tutto qui.

E sogno che l'omofobia un bel giorno smetta di cadere come una mannaia sulla serenità delle persone, e che nulla del genere possa accadere più a nessun bambino, a nessun giovane, a nessun adulto, mai. Sogno che il mondo non sia questo, che sia molto diverso da così. Sogno che tu, mio caro Luca, sia stato solo molto, molto sfortunato. E che il destino possa risarcirti. E che tu riesca a dimenticare e a perdonare. E che tu possa affrancarti dal tuo fumetto con dentro un urlo muto, “non abbandonatemi”. Le fanno anche per i bambini, quel tipo di campagne? Non lo so.


Fonte: SOCIETA' INCIVILE di Marida Lombardo Pijola - Il Messaggero 

22 novembre 2012

BULLISMO OMOFOBO A ROMA: UN QUINDICENNE SI TOGLIE LA VITA PERCHE' I COMPAGNI DI SCUOLA LO PRENDEVANO IN GIRO

Si chiamava Davide, ma i compagni, per offenderlo, lo chiamavano il "ragazzo dai vestiti rosa". Aveva 15 anni, e a scuola lo prendevano in giro da più di un anno. Martedì si è tolto la vita. E' tornato nella sua casa romana, dopo essere stato ripreso da un'insegnante per aver usato uno smalto per le unghie, e si è impiccato, con la sciarpa. Davanti al fratellino piccolo. Lo ha trovato il padre, quando ormai non c'era più niente da fare. Inutile chiamare i soccorsi.

Davide è morto di omofobia, ieri pomeriggio. Si è ucciso poco dopo le 17. Non ce l'ha più fatta a sopportare quegli insulti che lo perseguitavano da troppo tempo. I compagni lo denigravano da quando si era iscritto al liceo, in una zona centrale della Capitale. Un tormento quasi quotidiano. A scuola. Ma anche sul web. Avevano creato una pagina Facebook, in cui lo prendevano continuamente in giro per i suoi modi di fare e anche per l'abbigliamento. Quella pagina era là, visibile a tutti, da dodici mesi. E questo Davide (il suo nome è di fantasia) lo sapeva bene. Ma, forse, aveva cercato di rassegnarsi.

"Ragazzi ho scoperto di avere una canottiera rosa", scrivevano sul social network qualche mese fa, in riferimento al suo look. Avevano anche fornito indicazioni sulla zona in cui abitava e pubblicato sue foto - sicuramente senza il suo permesso. E martedì, quando si è presentato a scuola con lo smalto - in questi giorni il suo istituto è occupato dai ragazzi di sinistra -, alcuni lo avrebbero anche chiamato "frocio". "Una professoressa lo ha ripreso", raccontano alcuni suoi amici. Quel che è certo, è che Davide voleva solo essere se stesso. Così, una volta tornato a casa, nella zona della Colombo, ha preso la sciarpa e si è tolto la vita. Il fratellino, che ha assistito alla scena, è sotto choc ed è già stato affidato ad una psicologa.

Il caso è affidato alla polizia, che, d'intesa con la magistratura, ha già iniziato ad indagare sul profilo Facebook che porta il nome della giovane vittima. L'ipotesi di reato potrebbe essere quella di istigazione al suicidio. Per questo si dovrà accertare chi abbia deciso di aprire quella pagina, nel novembre del 2011, al solo scopo di umiliare Davide. Secondo alcuni compagni di scuola Davide aveva anche problemi a casa. "I genitori non lo capivano", ha detto qualcuno.

Nel suo liceo, si è presentato anche Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay center, che da tempo è impegnato nel contrasto all'omofobia nelle scuole della capitale. "Una notizia del genere, purtroppo, non mi stupisce - commenta all'HuffPost - Casi di questo tipo sono tutt'altro che rari e ci sono scuole dalle quali riceviamo numerose segnalazioni di insulti omofobi. Peccato che non tutti i presidi siano così disposti a collaborare con noi. E, invece, la formazione dei ragazzi è tutto". "Al nostro numero verde (800-713713) chiamano, ogni anno, 20mila persone: di queste, il 60% è rappresentato da giovani sotto i 26 anni. Tutte persone che lamentano discriminazioni a scuola, all'università o in famiglia", fa notare
Marrazzo. "Di questa vicenda - sottolinea infine - mi ha colpito il metodo scelto per togliersi la vita. Davide voleva farla finita e non voleva in nessun modo essere salvato. Alcuni suoi compagni si sentivano in colpa per non aver capito la situazione di disagio che stava vivendo".

Fonte: Huffington Post

04 luglio 2012

BEN COHEN IN SLIP CONTRO L'OMOFOBIA E IL BULLISMO

Il rugby è sempre più gay-friendly. Questa volta a dimostrarlo è nuovamente Ben Cohen, ex rugbista (etero friendly) inglese e fondatore dell'associazione "Stand Up" che lotta contro l'omofobia e il bullismo. Cohen ha deciso di sfruttare anche il suo corpo e di collaborare con il brand BlueBuck che metterà in vendita una linea underwear con il suo nome. L'intimo antiomofobia debutterà durante la Provincetown Bear Week (esattamente il 12 luglio) e i proventi saranno devoluti proprio all'associazione "Stand Up". 
"We don't care what you wear as long as you Stand Up".
 

20 ottobre 2011

SUPERPOP SUPPORTA LO #SpiritDay 2011

Oggi è lo SpiritDay, ovvero il Giorno dello Spirito in cui si è invitati a colorare di viola le proprie immagini sui social network per dire no al bullismo omofobico. Su Facebook, Google+, Twitter si possono virare in viola i propri avatar tramite un’apposita app (QUI) per mostrare così il nostro sostegno alla campagna.Il Giorno dello Spirito è stato lanciato lo scorso anno dall’adolescente canadese Brittany McMillan e invita tutti a usare il viola - colore simbolo dello spirito, presente anche nella bandiera rainbow del movimento - in memoria dei giovani LGBT che si sono tolti la vita perché gay. L’iniziativa è sostenuta dalla Gay & Lesbian Alliance Against Defamation (GLAAD).Per portare la campagna nelle strade si può indossare anche un capo viola, in modo da rendere visibile il nostro impegno per dire no al bullismo omofobico.

Fonte: QueerBlog

21 luglio 2011

LO SGUARDO DI GHIACCIO DI CHRIS SALVATORE (NUDO)

Chris Salvatore inizia la sua carriera nel campo dello spettacolo come cantante ed autore di testi musicali, scrivendo il suo primo brano a
soli 15 anni. Una volta diplomatosi, inizia a studiare canto presso la Berklee College of Music di Boston. Il suo album di debutto, intitolato "After All Is Said And Done" riscuote un ottimo successo. Pur senza abbandonare mai la musica, nel 2006 si trasferisce a New York per studiare recitazione presso il Conservatory for Dramatic Arts. Nel 2009 trasloca nuovamente, questa volta alla volta di Los Angeles: a sole due settimane dal suo arrivo in città, ottiene uno dei ruoli principali del film gay "Eating Out: All You Can Eat" (il terzo episodio della trilogia di "Eating Out"). Nel film è anche il protagonista di una scena di nudo integrale (così come accaduto per Ryan Carnes e Marco Dapper nei primi due episodi della saga).
Nel campo musicale ha lavorato al suo secondo album e alcune sue canzoni sono state scelte come solonna sonora all'interno di film e programnmi televisivi (come il caso di "Paris Hilton's My New BFF" di MTV o lo stesso "Eating Out: All You Can Eat" che contiene un suo brano).
Chris Salvatore è anche celebre per aver scritto "It Gets Better" una bellissima canzone dedicata a tutti i giovani della comunità LGBT, per dare loro speranza e non farsi scoraggiare dalle difficoltà della vita. "It Gets Better" è un progetto nato negli USA per aiutare i ragazzi vittime di bullismo ad uscire dalla depressione.
Maggiori informazioni sul sito: http://www.itgetsbetter.org/

Se volete vederlo come mamma l'ha fatto in uno scatto per il suo profilo cliccate QUI.



QUI la versione con i sottotitoli in italiano.
Fonte biografia: GayBurg

11 novembre 2010

MADONNA RINGRAZIA LA COMUNTA' GAY E CONDANNA IL BULLISMO OMOFOBO

Madonna è stata ospite d'eccezione del "The Ellen DeGeneres Show". La presentatrice Ellen De Generes ha intervistato, in collegamento da New York City, Madonna e insieme
a lei ha parlato del numero crescente di suicidi fra adolescenti gay.
"Sono molto rattristata per questo fenomeno dei suicidi gay a causa del bullismo", ha detto
Madonna. "Ci sono state tante persone che hanno parlato di questo ma anche io sento di dire la mia. La comunità gay mi ha dato un sostegno incredibile e se non fosse stato per i gay non avrei avuto la carriera che ho avuto".
Madonna ha poi detto di sentirsi anche lei una diversa, oggi come quando frequentava la scuola. "Io mi sono sentita diversa e ancora oggi mi sento diversa. So cosa significa sentirsi isolata e alienata". "Non ero un'intelletuale - aggiunge - non c'era nessun gruppo di cui mi sentivo parte". E' stato l'insegnante di ballo, gay, a proteggerla sotto la sua ala e a farla sentire parte del mondo dell'arte. "Quando mi ha portato in una discteca gay a prima volta lì ho capito che essere diversa andava bene".
Madonna non ha mancato di fare un paragone forte: "Torturare gli adolescenti gay è fare come Hitler con gli ebrei. Ma questa è l'America, la terra della libertà e dei coraggiosi". La soluzione a tutto questo? La star propone di fare un esperimento. "Provate per tutto il giorno a non fare gossip su nessuno. Scappate dal gossip e guardate avanti. Immaginate come vi sentireste e quanto tempo a disposizione vi rimarrebbe per fare altro?".
In conclusione,
Madonna ha rivelato di aver appena finito di girare un film (W.E.) e che inizierà fin da subito ad incidere un altro album.

Fonte: Gay.it