Tra i protagonisti del "The Annual Yesteryear Issue" Madonna, Bob Dylan, Notorious B.I.G., Barbra Streisand, Frank Sinatra, Billie Holiday, Jay-Z e Lou Reed. Otto copertine diverse per otto artisti hanno fatto per il magazine la storia di New York e sono raffigurati nella loro immagine più "musicale": casual o in studio a rimarcare l'idea di artisti prima ancora di imprenditori.
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26 marzo 2014
MADONNA in copertina su "NEW YORK"
Tra i protagonisti del "The Annual Yesteryear Issue" Madonna, Bob Dylan, Notorious B.I.G., Barbra Streisand, Frank Sinatra, Billie Holiday, Jay-Z e Lou Reed. Otto copertine diverse per otto artisti hanno fatto per il magazine la storia di New York e sono raffigurati nella loro immagine più "musicale": casual o in studio a rimarcare l'idea di artisti prima ancora di imprenditori.
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02 settembre 2011
A NEW YORK IN UN MESE SPOSATE 1400 COPPIE GAY
Come ben ricorderete, il 24 giugno scorso il Senato di New York ha approvato la legge del matrimonio egualitario nello Stato. La legge è entrata in vigore un mese dopo: in un solo mese, quindi, si sono unite in matrimonio 1400 coppie. Dati che confermano la necessità dell'uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge.
Fonte: QueerBlog
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10 agosto 2011
I SEGNI DEL TEMPO
(In caso d'incendio evaquare l'edificio prima di aggiornare Twitter).
New York City 2011 via BoyCulture
04 luglio 2011
BASTA NASCONDERSI DIETRO QUEL "NON SIAMO PRONTI"
Città del Messico. In Francia, in Israele, in Aruba e nelle Antille olandesi sono riconosciuti i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti altrove. E in quasi tutta Europa sono previste le unioni civili tra omosessuali. Insomma: il mondo si sta pian piano (ma neanche tanto piano) dividendo tra Paesi democratici e Paesi arretrati. E tu da che parte vuoi che stia l'Italia? Te la senti di rischiare per un’idea, di combattere per i diritti civili, finalmente? Se non lo fai tu, chi lo deve fare? Basta nascondersi dietro un vigliacco "In Italia non siamo ancora pronti". Anche Milano non sembrava pronta. Sembrava che la destra dovesse vincere per sempre, poi arriva uno per bene che si rimbocca le maniche, ci crede, ci prova e – oplà – la destra perde. La vogliamo alzare l’asticella dei progetti, dei sogni, del rinnovamento, della democrazia e dei diritti civili o vuoi continuare ad aver paura per sempre? In Italia c'è il Vaticano. Bene. Anche in Spagna c'erano ancora i franchisti, eppure. Suor Chiara, amica mia, lo so che ti stai facendo il segno della croce e ti si spacca il cuore a leggere queste parole, ma pensaci un momento prima di scrivermi una email di dolore. Sono sicura che anche Gesù, se capitasse da queste parti, avrebbe rispetto per l'amore. Mi stanno simpatici quelli che dicono, come il povero Vittorio Sgarbi, che sono contrari al matrimonio anche per gli eterosessuali. E' un'affermazione divertente e in parte condivisibile: ma allora facciamo o tutti o nessuno. Perché io sì e tu no? Perché io no e tu sì?
In cosa siamo diversi? Giuro che non riesco a capirlo, ci ho provato, davvero, ma proprio non mi entra in testa. Perché se Giovanna vuole sposare Rosa non può? Chi lo decide? E perché? Per i cattolici è un peccato? Benissimo, massimo rispetto. Omosessuali cattolici, nessuno vi costringe a sposarvi. Ma perché una coppia omosessuale non può sposarsi civilmente come ho fatto io? È ora che la sinistra italiana, se esiste, ricominci a parlare di diritti civili, e a fare delle scelte.
Fonte: Daria Bignardi, Vanity Fair (Italia) n° 26 del 06 Luglio 2011
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30 giugno 2011
LYNDA CARTER AL PRIDE DI NEW YORK
In braccio aveva una bambina vestita proprio come Diana Prince nella serie televisiva. Che splendida sessantenne!
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25 giugno 2011
NEW YORK DICE SI AI MATRIMONI OMOSESSUALI
Approfondimenti QUI, QUI, QUI, QUI e QUI.
Buon LGBT PRIDE MILANO 2011 a tutti!
23 giugno 2011
MADONNA SUI MATRIMONI GAY: "FATE SENTIRE LA VOSTRA VOCE"
Da lunedì infatti, New York potrebbe diventare il sesto Stato americano a celebrare i matrimoni omosessuali. La legge sulla marriage equality, passata mercoledì scorso alla Camera - 80 voti contro 63 - attende ora il sì del Senato dello Stato di New York.
Il governatore democratico Andrew Cuomo, un appassionato sostenitore dei diritti gay, ha ottenuto l'appoggio di due senatori repubblicani, ma ha bisogno di almeno un altro voto per far passare la misura. I repubblicani sono divisi. Le chiese, soprattutto la Chiesa cattolica,
protestano. I gruppi gay, e i loro alleati, sperano che questa sia la volta buona.
Il si dei senatori di Albany ai matrimoni omosessuali sarebbe un evento storico. New York diventerebbe lo Stato più popoloso d'America a introdurre l' "eguaglianza matrimoniale" (gli altri sono Massachussetts, Iowa, Connecticut, Vermont, New Hampshire, oltre Washington D.C.).
Il valore politico, simbolico, culturale della scelta sarebbe enorme, tale da influenzare le assemblee legislative degli altri Stati, oltre alle decisioni di molte corti del Paese (in questo momento, in California, è in corso la battaglia legale sulla "Proposition 8", che bandisce i matrimoni omosessuali prima riconosciuti da un tribunale).
I democratici newyorkesi sono ormai compatti nell'appoggio alla misura proposta da Cuomo. Tutti, tranne il senatore Ruben Diaz, rappresentante del distretto del Bronx, che da anni conduce una strenua campagna contro le unioni dello stesso sesso.
Al suo ultimo comizio nel Bronx, a favore del matrimonio tradizionale, è stato però contestato dalla nipote 22enne, Erica, che è lesbica.
Ben più sfumata è la posizione dei repubblicani dello Stato. Quelli delle aree più prossime a Manhattan - Staten Island, Long Island, la Contea di Dutchess - appaiono più propensi alle richieste della comunità LGBT. Salendo per la valle dell'Hudson, tradizionalmente
conservatrice, la chiusura dei politici repubblicani appare sempre più netta.
L'approvazione della nuova legge è complicata anche dall’intervento di uomini e istituzioni religiose. L'arcivescovo cattolico di New York City, Timothy Dolan, ha in questi mesi condotto una personale battaglia contro i matrimoni omosessuali, arrivando a definirli "un fatto inquietante". Non è un giudizio puramente morale a guidare l'opposizione della Chiesa cattolica e
delle altre confessioni (battisti ed ebrei ortodossi si sono dimostrati ugualmente critici). C'è infatti la preoccupazione che il via libera ai matrimoni gay conduca a una serie infinita di azioni legali contro quelle istituzioni, soprattutto religiose, che non vorranno celebrarli o riconoscerli. Proprio per ottenere garanzie in questo senso, e tutelare il diritto di opinione delle varie chiese,
tre senatori repubblicani hanno nelle ultime ore incontrato il governatore Cuomo.
Un appoggio importante alle richieste gay e lesbiche è venuto dal sindaco di New York, Michael R. Bloomberg, che ha chiesto ai senatori repubblicani di votare secondo quanto suggeriscono "cuore e principi". Il fatto che Bloomberg sia anche uno tra i maggiori finanziatori
dei repubblicani dello Stato, potrebbe aiutare.
La battaglia è appunto all'ultimo voto. La sessione legislativa per il Senato di New York è stata chiusa il 20 giugno. I gruppi gay e lesbici hanno spinto come mai prima, invitando gli abitanti dello Stato a far pressione sui loro rappresentanti con telefonate e e-mail.
11 marzo 2009
BYE BYE VIRGIN MEGASTORE
Virgin Entertainment Group North America, la società che gestisce la catena dei Virgin Megastores negli Stati Uniti, andrà in liquidazione l'estate prossima: prima di quella data, chiuderanno tutti e sei i punti vendita rimasti finora aperti nel territorio nordamericano, inclusi quelli di Hollywood, Denver e Orlando la cui sorte era ancora incerta fino a pochi giorni fa. Simon Wright, amministratore delegato di VEGNA, ha spiegato che il megastore newyorkese di Times Square, anch'esso prossimo alla chiusura, operava in attivo, dopo la riconversione da negozio incentrato sulla musica a emporio focalizzato sul lifestyle, con molto spazio riservato agli articoli d'abbigliamento e ai gadget elettronici (lettori mp3, console per videogiochi, telefoni cellulari). "Ho provato con tutte le forze - ha detto Wright - ad escogitare un nuovo modello di business, e prima delle vacanze di Natale avevamo fatto molti progressi. Ma oggi l'economia è in condizioni terribili, siamo in uno stato di emergenza". Virgin era destinata a perdere in ogni caso l'immobile che occupava, dal momento che l'affitto che pagava era quasi dieci volte inferiore alle tariffe correnti di mercato: il trasferimento in un edificio adiacente, lasciato libero da un'altra impresa commerciale, non si è realizzato a causa dell'acuirsi della recessione. Con l'addio agli Stati Uniti, l'insegna Virgin Megastore resta attiva soltanto in Francia, Grecia e Giappone.
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