07 luglio 2011

NICHI VENDOLA: MESSAGGIO AI FRATELLI OMOFOBI

Nichi Vendola, il politico più discusso della sinistra italiana, l'uomo che ha puntato e vinto su un outsider come sindaco di Milano, si racconta al mensile GQ, che gli dedica un'insolita e provocatoria copertina sul numero di Luglio 2011, in cui indossa per l'occasione un grande orecchino da zingaro ispirato ai versi di Federico Garcìa Lorca.
"Le forme più trasgressive e spettacolarizzate di esibizione dell'identità gay, normalmente, sfilano un giorno all'anno; le forme più pacchiane e spettacolarizzate di esibizione dell'identità etero, nella sua versione più maschilista e più machista e anche più greve, sfilano anche nei palazzi del potere tutti i giorni dell'anno".

Per il Governatore della Puglia l'omofobia non appartiene soltanto alla cultura di destra, ma anche a quella di sinistra, "che rappresenta l'omosessualità come una devianza piccolo-borghese". Nonostante questa cultura omofoba attraversi in modo trasversale la politica e la società italiane, secondo Vendola "oggi vale la pena pagare il prezzo della propria libertà piuttosto che soffrire due volte. E' ingiustificato l'atteggiamento di chi si nasconde, di chi fugge dalla propria verità, perché i tempi sono molto cambiati, perché ci si dà coraggio gli uni con gli altri".
E la Chiesa come si pone in tutto questo?
"Il fatto che sia governata da una casta sacerdotale maschile impedisce un confronto più capace di accoglienza. Ciononostante, chi ha una vera fede religiosa può essere gay, ma non può essere omofobo, perché il cristianesimo è "il capovolgimento di qualunque possibilità di violare la libertà e la dignità di ogni essere umano. Per questo, anche quando dalla "Chiesa cattolica arrivano messaggi arbitrari o violenti, noi dobbiamo evitare di replicare con stilemi da anticlericalismo ottocentesco".
E su qual è la manifestazione di omofobia ai suoi danni che gli ha fatto più male risponde: "Il ciclico tentativo di assimilare l'omosessualità alla pedofilia che periodicamente produce, nei protagonisti della macchina del fango, delle autentiche scariche d'adrenalina".
Vendola ricorda infine il suo discorso al World Gay Pride del 2000 e racconta a GQ: "Una delle cose più belle che mi siano accadute è quando, nel 2000, durante il World Gay Pride ho ricevuto una telefonata da mia madre. Aveva sentito alla radio il mio discorso e mi confidava che sia lei sia mio padre erano molto orgogliosi di me; papà aveva anche detto che forse avrebbero dovuto chiedermi scusa. Non ho mai pianto tanto in vita mia".