28 novembre 2012

GRAFICO DELLE POSIZIONI LGBT DI RENZI E BERSANI. PERCHE' NON ANDREBBERO VOTATI

Dal blog di Michele Darling questa interessantissima analisi sugli impegni verso le cause LGBT assunti dai candidati al ballottaggio delle primarie del centro-sinistra: Pier Luigi Bersani e Mattero Renzi.
Sarei curioso di conoscere il parere di Ivan Scalfarotto e di tutti i sostenitori omosessuali di Mattero Renzi: come argomentano questa carenza di proposte sensate e concrete relative ai diritti civili delle persone LGBT?
In questi giorni sentendo parlare i due candidati e leggendo questa impeccabile analisi, consiglierei a chiunque di non votare nessuno. Ma non si può; il primo turno ha scaraventato fuori dalla "competizione finale" due dei candidati più credibili e seri: Nichi Vendola e Laura Puppato.
Ora come ora è indispensabile un vero cambiamento e non trovo logico, corretto e serio riscaldare la solita minestra che ci vien data in pasto ormai da anni. Troppi.

E siamo al rush finale. Questi sono gli ultimi giorni per decidere chi guiderà il centrosinistra e forse anche il Paese. Come già  Michele Darling aveva fatto per la prima manche, è sembrato opportuno sintetizzare e mettere a confronto le proposte dei due candidati rimasti in corsa.
Ad una veloce occhiata, non ci sono comunque molte differenze tra Renzi e Bersani: si può notare infatti una sostanziale uniformità tra le due proposte programmatiche qui esaminate. Ma, del resto, provengono entrambi dallo stesso partito.

Sul versante delle unioni civili, la proposta di Renzi pare di poco superiore a quella di Bersani, dato che le Civil Partnership si risolvono, in termini di "quantità di diritti", in un'assimilazione al matrimonio comunque maggiore rispetto alle unioni civili tedesche. Ma per una disamina delle differenze tra le due tipologie di unioni civili, vi rinvio al post appositamente scritto QUI.
  Non dimentichiamo, però, che entrambe le soluzioni proposte dai democratici, in quanto "ad hoc", cioè per le sole coppie gay, si riallacciano alla cd. dottrina del Separate but Equal, la stessa che giustificava la segregazione razziale negli Stati Uniti. Per un approfondimento, vedi QUI.

Anche sul versante della genitorialità, la proposta di Renzi merita un mezzo punto in più, stante la proposta (confermata, però, solo in corsa) del SI all'adozione disgiunta, inserita adesso nero su bianco nel programma. Anche Bersani ha, però, aperto - durante il confronto pubblico a SkyTg24 - ad una qualche forma di riconoscimento dei bambini già presenti delle famiglie omogenitoriali. Se questo significhi anche un SI all'adozione disgiunta, io non lo so. E infatti non l'ho scritto nel grafico. Ma credo di sì (e per questa ragione ho riportato solo il virgolettato: decidete voi).

Rimane, comunque, il fatto che tutte quelle persone LGBT che, nei prossimi cinque anni, si troveranno in età da genitori potranno dimenticare (probabilmente per sempre) di poter accogliere nella propria famiglia un/a figlio/a: non tutti, infatti, hanno i soldi per fare i viaggi della speranza e la crisi economica sta certamente svuotando ulteriormente i portafogli. In questo senso, la vera vincitrice di queste primarie è Rosy Bindi, Presidente del PD, la quale aveva affermato: "Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare. [...] Non si possono creare in laboratorio dei disadattati. E' meglio che un bambino cresca in Africa".

Sorprende (ma non tanto, visto che era già intuibile in un'intervista a Gay.it), il no all'estensione della Legge Mancino ai crimini d'odio omo-transfobici, da parte di Renzi (per una spiegazione, vedi QUI).
Sorprende ancor di più che il comitato frociarolo di Renzi non sia stato in grado di far capire al proprio leader l'inutilità di un'aggravante generica che sanzioni i reati con movente omo-transfobico. Sempre su tale versante, neanche Bersani certamente brilla, data l'assoluta inconsistenza programmatica della laconica e insignificante frase presente nel suo programma: "E' necessaria una legge urgente contro l'omofobia". Sì, bravo, ma quale?

Il no al matrimonio da parte di entrambi, infine, recide definitivamente la speranza che, nei prossimi cinque anni, l'eventuale governo di centrosinistra riconosca parì dignità giuridica e sociale alle coppie omosessuali. Anche se io ho una mia teoria QUI, per quel che vale.

Ancora una volta, il Partito Democratico, lungi dall'essere una soluzione, si pone come un ostacolo alla piena consacrazione dei diritti LGBT.
E lo è ancora di più nella misura in cui non ha consentito che, durante queste primare, i cittadini potessero votare per i 6 referendum, che Civati & Co. avevano meritevolmente tentato di mettere in piedi. Prima ancora che nel flop di partecipazione, è esattamente in questo che può ravvisarsi il fallimento delle primarie: non permettere alle persone di esprimersi sulle posizioni politiche – cioè sulla vita e sul futuro – ma
illuderli di poter scegliere il candidato premier, quando invece è assai probabile che ci sarà un Monti-bis.