16 maggio 2012

IL MOVIMENTO OMOSESSUALE ITALIANO SEMBRA UN QUADRO DI ESCHER

Il "movimento" omosessuale italiano è una delle realtà più variegate e complesse che si possano immaginare. Come è anche ovvio, al suo interno, e intorno ad esso, ruotano realtà tanto diverse e a volte contrastanti che difficilmente potrebbero trovare un'armonica composizione in un unico modello di riferimento unitario capace di darsi priorità comuni su cui puntare tutte le energie e le attenzioni. 
Le varie realtà, come per ogni soggetto sociale, non possono certo essere uniche e onnicomprensive ma nella loro giusta diversità non sarebbe male riuscissero a trovare una piattaforma comune. 
A rendere difficile questo traguardo senza dubbio contribuisce la volontà di emergere e l'evidente protagonismo di alcuni personaggi che un po' per volontà loro un po' per pigrizia dei media vengono spesso identificati come "portavoci ufficiali delle posizioni del movimento LGBT". 
Da qualunque parte lo si guardi, l'universo che ruota intorno alle battaglie per i diritti delle persone LGBT assomiglia tanto ad uno di quei quadri di Escher in cui ogni pezzo, preso da solo e isolato dal contesto, ha una logica ma visto nell'insieme c'è qualcosa che non torna. Una sorta di architettura fantastica dove qualcuno sale scale che in realtà scendono e qualcun antro scende per scale che salgono verso le finestre. 
Pretendere che tutto vada liscio, che ci sia una posizione forzatamente unitaria e che tutti salgano le stesse scale o scendano dalle stesse finestre è sicuramente sbagliato ma cercare di dare un aspetto meno "fantasioso" sarebbe senza dubbio più proficuo. 

Ovviamente l'impresa sarebbe ardua anche senza i già menzionati protagonismi da primedonne ma almeno assomiglierebbe ad un quadro di quelli in cui le anatre diventano pesci invece che a quelli in cui l'acqua sembra andare in salita. 
Invece no. 
C'è chi è alla ricerca di un posto al sole in politica, chi crede che stare tutti i giorni sui giornali e in televisione basti per far passare un messaggio, chi non si preoccupa di altro che della propria carriera o della propria visibilità, chi è disposto anche a fare la figura del "servo del padrone" pur di ottenere le briciole e chi si arrocca su posizioni ideologiche che rischiano anche di perdere di vista l'obbiettivo. 
In mezzo a tutto questo ci sono anche le persone LGBT, quelle comuni, quelle che fanno attivismo e quelle che non lo fanno perchè sono deluse dal "movimento" o dalla politica. Oltre tutto ci sono anche quelli che si nascondono e quelli che, per pragmatismo o snobbismo, non fanno altro che da spettatori aspettando che qualcosa piova loro dall'altro. 
A tutto questo si aggiunge la folta schiera di quelli che non sono proprio interessati ad ottenere diritti o che danno per scontato che tanto questi non arriveranno. Mettiamoci poi un tot di persone che vedono le occasioni di visibilità come una sorta di palcoscenico e il quadro, quello succitato di Escher, è completo (ma non ancora esaustivo!). 
Prendiamo un'opera di Escher famosa e paragoniamola al "movimento" omosessuale e al mondo che gli ruota intorno: Relativity
C'è qualcuno che sgobba, qualcuno che fa lo spettatore affacciato alla balconata, qualcun altro che serve gli altri (senza sapere nemmeno dove siano e dove stia andando), qualcuno che mangia in disparte, chi si riposa e chi se ne va. Tra gli altri, poi, c'è qualcuno che cammina in direzioni opposte che magari possono anche incontrarsi o scontrarsi. 

Prendiamo ora il panorama "LGBTQ". 
Al centro ci sono gli attivisti che sgobbano e si impegnano. Intorno a questi l'associazionismo di vari titoli diviso per regionalismi e presenzialismi vari. Da una parte ArciGay che si propone come realtà onnicomprensiva grazie alla presenza nazionale e ad un giro di tessere che lascia qualche dubbio ma che svolge anche servizi "sociali" (siano di impegno socio-politico che ludico). Dall'altra le realtà locali che comprendono un caleidoscopio assai più che variegato e che non sempre sono in buoni rapporti tanto con ArciGay che con le altre realtà. Ci sono poi le associazioni di destra in eterno conflitto con tutte le altre ritenute di sinistra e quelle filo-governative in conflitto con tutte le altre. Aggiungiamoci le realtà "alternative" antagoniste e siamo arrivati ad un numero impressionante di associazioni e di posizioni in merito ad ogni argomento rientri nella sfera gay, lesbica, trans e bisex. Ci sono poi le "frange politiche" del movimento che più che seguire una linea LGBTQ seguono la linea di partito anche quando questa sembra non percorribile e le "frange autonome" che si muovono come cani sciolti non sempre avendo presente un quadro generale. Ci aggiungiamo i già citati "scontenti" che se una cosa è lanciata dalle associazioni allora non la fanno perchè sono delusi e in contrasto con le stessi e quelli che sono "scettici" per come il "movimento" si presenta all'esterno. Mancano ancora i delusi da anni di lotte che non hanno portato a niente e quelli che aspettano che la politica e la società si adeguino al resto del mondo occidentale "perchè non possono evitarlo ancora a lungo". Quelli che non si possono far vedere in pubblico "perchè al lavoro non lo sanno" e quelli che non possono farlo perchè sennò la moglie se ne accorge. Quelli che non credono nelle relazioni stabili e quelli che preferiscono non farsi problemi e vivere alla giornata anche per il sesso. 
Quelli che "il Pride è un momento di ribellione" e quelli che "il Pride rivendica la libertà dall'oppressione sui corpi". Quelli che "meglio una foto oggi che un diritto domani" e quelli che "le trans con le tette di fuori che ci stanno a fare". Tutto questo senza trascurare numerosi "rivoluzionari da tastiera" e credenti di varie confessioni che si battono per essere tanto fedeli che omosessuali. Ognuna di queste posizioni è senza dubbio lecita e la maggior parte di queste sono anche ben più che legittime ma l'immagine che ne esce per "la gente comune" è quel quadro di Escher che difficilmente si riesce a comprendere se non si conoscono le basi sulle quali è costruito.

Queerboy per Queer Way