28 maggio 2011

PERCHE' MILANO DEVE RASSEGNARSI A ESSERE BRUTTA?

Dal blog di Daria Bignardi e da "Vanity Fair" n° 21 del 1 Giugno 2011:

Vivo a Milano da 27 anni, molti più di quanti ne abbia vissuti dove sono nata. Da 27 anni, come tutti i milanesi, la critico ma non vorrei, non saprei vivere in nessun altro posto. O qui o in cima a una montagna, come Nell Porter, l'ornitologa che studiava le aquile calve sulle Montagne Rocciose e s'innamorava di John Belushi in 'Chiamami Aquila'. Ma in 27 anni credo di non essermi mai sentita tanto milanese come il giorno dei risultati delle Amministrative.
Non è una questione di appartenenza politica. Mi avete mai sentito fare una dichiarazione di voto? Ma l'idea che dalla tua città, che è anche la città del Presidente del Consiglio, la città da cui tutto è cominciato possa iniziare la fine del berlusconismo, ha colpito al cuore tutti quelli che non si riconoscono nei suoi valori, nel suo stile, nelle sue scelte.
Guardate, se fossi una che vuol indurvi a votare il candidato che le sta a cuore, queste cose non le direi: ci girerei alla larga, giustificherei l'attuale sindaco, scriverei spiritosaggini su Batman e i furti d'auto, parlerei dei programmi dei due candidati. Basta leggerli per rendersi conto che dalle parti del centrodestra stanno dicendo le solite bugie. Pisapia parla in lungo e in largo di contrasto allo spaccio e al traffico di droga, mentre la Moratti non ci dedica neanche una riga. Idem sulle organizzazioni criminali: un intero capitolo per Pisapia, poche e vaghe righe per Moratti. Quanto a 'zingaropoli': sul programma di Pisapia l'esperienza dei campi rom viene definita negativa. Si scrive che il problema della casa può essere affrontato guardando alle esperienze di autocostruzione sperimentate nella democratica Torino e nella leghista Verona, e cofinanziate dall’attuale ministero del Lavoro. Il programma di Letizia Moratti invece punta sull'azzeramento dei campi irregolari, ma quelli regolari - messi in sicurezza e ridotti - rimarrebbero.
Un titolo del Corriere della Sera di qualche giorno fa diceva che l'ex presidente della Regione Piero Bassetti definisce Letizia Moratti una bottegaia. Il termine è poco elegante, anche nei confronti dei bottegai (e credo si trattasse di una semplificazione del cronista), ma in soldoni rispecchia ciò che molti di quelli che vivono e lavorano a Milano, mandano i figli alla scuola pubblica, girano in bicicletta, tram e metrò e amano la loro città pensano dell’attuale sindaco.
Siamo invidiosi dei torinesi ai quali Chiamparino ha regalato, grazie all'Olimpiade Invernale, una città bellissima da vivere, elegante, divertente. Mentre a Milano proliferavano il cemento, i gazebo di plastica, le auto sui marciapiedi. Quanta bruttezza, in una città che potrebbe essere bellissima, se la si guardasse con gli occhi di chi ci abita, la vive, la usa, ci cammina per strada. Dall'aria inquinata alle mille concessioni fatte a chiunque abbia da guadagnarci due lire, sembra che la bellezza, la vivibilità della città e la salute dei suoi cittadini non siano tra le priorità di chi l'amministra.
Quando un milanese va a Berlino, a Copenhagen, ma anche nella piccola Graz, si vergogna. Perché da noi no? Perché da noi solo l’albero di Natale sponsorizzato? Perché queste periferie squallide? Perché non ci sono abbastanza piste ciclabili? Perché non pensano al verde, agli spazi comuni, ai servizi sociali, ai progetti per i giovani, invece di costruire nuovi centri commerciali, grattacieli, uffici, con tutte le case vuote che ci sono? Dov’è l’edilizia popolare? Dov’è la visione della città? Perché non c’è un progetto di bellezza?
L’unica cosa bella che abbiamo visto nascere a Milano negli ultimi cinque anni è stato il Museo del Novecento: uno spazio stupendo che meriterebbe allestimenti migliori, ma li aspettiamo fiduciosi. Senti che bel vento, si sono detti tanti milanesi. Vuoi vedere che inizia da qui, la rinascita della normalità? Ce lo meriteremmo. Ce lo meritiamo.

Niente di più vero. Milano DEVE cambiare. L'Italia DEVE cambiare!