24 gennaio 2012

JEAN DUJARDIN E IL FASCINO DEL SUCCESSO

Dopo aver visto "The Artist" (QUI) Jean Dujardin è diventato il mio sogno erotico ricorrente. Dotato di uno straordinario fascino e di una bellezza magnetia, di Jean Dujardin fino a un anno fa, quasi nessuno ne aveva mai sentito parlare oltre i confini della Francia: star in patria, nel resto del mondo il nome Jean Dujardin suscitava solo una domanda: "Jean, chi?"
Il grande pubblico ignorava la sua esistenza sino alla svolta del Festival di Cannes 2011: Jean Dujardin è stato premiato come migliore attore per The Artist, il film muto in bianco e nero acclamatissimo negli ultimi mesi. Da allora la notorietà internazionale si è consolidata giorno dopo giorno e l’attore, anzi, l'Artista, non fa che suscitare grande ammirazione come il personaggio che ha segnato la sua consacrazione, l'affascinante George Valentin.
Carisma, brio, ironia e charme: sono solo alcune delle infinite qualità che contraddistinguono questo attore francese dal volto senza tempo, la cui carriera ha conosciuto un'inarrestabile ascesa, dalle serate di cabaret nei bar parigini al Golden Globe appena conquistato a Los Angeles.
Jean Dujardin nasce il 19 giugno 1972 a Rueil-Malmaison, a nord di Parigi, ultimo di quattro figli maschi. Bambino timido e insicuro, trova la sua dimensione nel gioco, immagina di essere un cowboy o un eroe, mentre con gli anni sviluppa il suo talento di comico e imitatore. Dopo essersi diplomato in filosofia ed arti plastiche, svolge il servizio militare durante il quale inizia a scrivere piccoli sketch che in seguito propone in alcuni bar francesi, durante il cabaret della sera.
La prima apparizione di fronte alle telecamere avviene nel 1996 al talent show televisivo "Graines de Star", in cui si afferma come comico molto amato dal pubblico nei panni di Brice de Nice, surfista ingenuo e sfrontato, che ripropone anche nella compagnia "Nous C Nous", di cui fa parte insieme a Bruno Salomone e altri comici francesi; con loro realizza diverse parodie di boy band in voga negli anni novanta.
Jean diventa poi un volto popolare della tv francese nella serie "Un gars, une fille" (ovvero Love Bugs), di cui è protagonista insieme ad Alexandra Lamy: con oltre 400 episodi dal 1999 al 2003, l'affiatata coppia "Loulou e Chouchou" si innamora anche nella vita reale. Dopo una precedente relazione da cui nascono i figli Simon e Jules, Jean trova in Alexandra la compagna della vita, si fidanzano nel 2003 e si sposano nel 2009.
Dopo il successo in tv, arrivano i primi ruoli al cinema: dapprima secondari poi, dopo Mariages!, nel 2005 è protagonista di Brice de Nice di James Huth, in cui ripropone il personaggio da lui inventato e conquista il box office. Ma il grande incontro della sua carriera è quello con il regista Michel Hazanavicius, che nel 2006 lo sceglie come protagonista del film OSS 117: Le Caire, nid d'espions; Jean interpreta l'agente segreto Hubert Bonisseur de la Bath, simil James Bond: simpatico, francese fino al midollo, seduttore e anche un po' razzista, nei panni di OSS 117 Jean rivela ancora una volta le sue grandiose doti comiche, e in questa divertente parodia ambientata negli anni cinquanta è affiancato da Bérénice Bejo, con cui lavorerà nuovamente in The Artist. Il film è un successo e se ne ricorda soprattutto la scena culto in cui Jean canta "Bambino" di Dalida in arabo. Per questo ruolo viene nominato al Premio César come migliore attore, il che accade raramente per una commedia.
Nel 2007 recita in 99 francs di Jan Kounen, adattamento dell’omonimo romanzo di Frédéric Beigbeder in cui interpreta Octave Parrango, cinico agente pubblicitario; in questa commedia graffiante, il suo personaggio non vuole suscitare simpatie ("Spero che mi disprezzerete per meglio disprezzare l'epoca che mi ha plasmato", dice Parrango). Nello stesso anno interpreta per la prima volta un ruolo drammatico in Contre-enquête, dove è un poliziotto che indaga sulla morte della figlia, mostrandosi all’altezza di altri generi oltre il comico. Produce e dirige Palizzi, una serie tv di due stagioni che racconta a mo’ di documentario il reinserimento nella società di un ex mafioso uscito di prigione dopo quindici anni di reclusione.
Nel frattempo, divenuto uno degli attori francesi più amati oltralpe, Jean Dujardin recita a teatro con Alexandra Lamy in Deux sur la balançoire. E' inoltre attivo nell'ambito umanitario contro il maltrattamento dei bambini, partecipando alla "Fondation Mouvement pour les Villages d'Enfants".
Il 2008 è l'anno di Cash - Fate il vostro gioco, una sorta di Ocean's Eleven alla francese in cui è affiancato da Jean Reno e Valeria Golino. Diretto da Eric Besnard, il film corale è una commedia poliziesca in cui non mancano i colpi di scena.
Segue Un homme et son chien, remake francese di Umberto D. di Vittorio De Sica, dove recita con Jean-Paul Belmondo, al quale Jean Dujardin è spesso paragonato in patria.
Torna poi nuovamente nei panni di Hubert Bonisseur de la Bath in OSS 117: Rio ne répond plus, sequel di successo ancora diretto da Michel Hazanavicius, divenuto uno dei suoi migliori amici. Jean ama infatti collaborare con professionisti di cui ha stima e infatti nel 2009 ritrova James Huth, che lo dirige nel western Lucky Luke, in cui interpreta con brio il celebre cowboy solitario in grado di sparare più veloce della propria ombra.
Tra i lavori più recenti, possiamo citare Le bruit des glaçons diretto da Bertrand Blier e Les petits mouchoirs di Guillaume Canet: ques'’ultimo film, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma 2010, uscirà in Italia in estate con il titolo Piccole bugie tra amici. Jean interpreta Ludo e, benché abbia un piccolo ruolo accanto a un cast stellare che comprende Marion Cotillard e François Cluzet, il suo personaggio è l'anima di tutto il film.
Nel 2010 torna al genere drammatico nello struggente Un balcon sur la mer di Nicole Garcia: è il protagonista, l'agente immobiliare Marc Palestro, che incontra una donna misteriosa (una bravissima Marie-Josée Croze) che lui riconosce come Cathy, la ragazzina di cui era innamorato durante l’infanzia trascorsa in Algeria: ma la verità potrebbe essere un'altra… Nel cast anche Toni Servillo e Claudia Cardinale. In questo film Jean offre la vibrante interpretazione di un uomo tormentato dal suo passato, rivelandosi eccezionale anche nel registro drammatico. Un talento che si paleserà ancora di più nel ruolo della vita.
Il 2011 è infatti l'anno della consacrazione. Michel Hazanavicius gli offre il ruolo più difficile della sua carriera in un film nato come "impossibile" e che il regista sognava di realizzare già da una decina d’anni: si tratta di The Artist, muto e in bianco e nero, che Hazanavicius dirige con maestria e in cui Jean veste i panni del divo George Valentin, star del muto la cui carriera subisce un inevitabile declino con l’arrivo del sonoro, mentre la giovane comparsa Peppy Miller (una brillante Bérénice Bejo, nel frattempo divenuta moglie del regista) diventa una stella proprio grazie ai film parlati. Jean dedica anima e corpo a questo ruolo, recupera i classici muti di Murnau e Borzage, studia Douglais Fairbanks, Gene Kelly, Clark Gable e Vittorio Gassman, prende lezioni di tip tap per cinque mesi e incarna alla perfezione il divo del muto che non vuole rinunciare alla sua integrità di artista sia nelle parti briose che in quelle drammatiche, conquistando critica e pubblico. Ottiene la Palma d'Oro di migliore attore a Cannes; mentre sale sul palco, si inchina al presidente di giuria e suo mito personale, Robert De Niro, e improvvisa qualche passo di tip tap. The Artist ottiene riconoscimenti in numerosi festival internazionali, sino alla recente vittoria ai Golden Globe: 3 statuette, tra cui il premio a Jean Dujardin come Migliore Attore in un film commedia o musicale. Durante il discorso di accettazione, in un inglese stentato - giacché sta studiando la lingua da pochissimo dietro la pressione di Harvey Weinstein - si prende una rivincita contro un agente che gli aveva pronosticato che non avrebbe mai fatto nessun film: "Il tuo viso è troppo espressivo, troppo grande". La straordinaria espressività di Jean Dujardin è, al contrario, uno dei suoi maggiori pregi: sin dagli esordi, la sua recitazione è particolarmente basata sul corpo; si trattava inizialmente di un complesso di inferiorità, non avendo mai frequentato l'accademia d'arte drammatica, dunque la recitazione fisica avrebbe dovuto compensare una presunta mancanza di profondità. La profondità invece c'è, accompagnata da un talento esplosivo che non lascia mai indifferenti e una versatilità da vero Artista.
Amante del cinema italiano di un tempo (soprattutto Vittorio Gassman e Dino Risi), di Charles Baudelaire e del buon vino; battuta sempre pronta e irresistibile sorriso smagliante, Jean affronta il cinema con la genuinità tipica di un bambino: recitare è per lui un modo per prolungare l’infanzia, affinché l’uomo che è diventato riesca ad aiutare il bambino che fu a realizzare i propri sogni.
Nominato ai SAG e ai BAFTA per The Artist, Jean non sogna affatto una carriera a Hollywood: se otterrà proposte interessanti, come da lui affermato, non esisterà ad accettare, ma non abbandonerà mai la sua umiltà ("Del resto mi chiamo Jean Dujardin, John Of the Garden, quindi rimango con i piedi per terra"). Né la sua amata Francia. Infatti oltralpe il 29 febbraio uscirà Les infidèles che ha scritto, prodotto, diretto e interpretato insieme al collega e amico Gilles Lellouche: si tratta di un film suddiviso in sette sketch incentrato sull'adulterio da parte del sesso maschile.
Ma febbraio è anche il mese degli Oscar: con una nomination praticamente certa per il suo indimenticabile ruolo nel film muto, chissà se il 26 febbraio l'Artista trionferà nella notte più magica che celebra la settima arte. Nessun francese ha vinto l'Oscar come Migliore Attore protagonista: questa potrebbe essere l'occasione più opportuna per dimostrare che ancora oggi si può essere grandi attori anche senza dire una parola.















Fonte: Cinefilos