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13 luglio 2010

PENIS LOCK - LA CINTURA DI CASTITA' MASCHILE

Il tuo fidanzato non è il tipo da riuscire a trattenere il suo istinto primordiale con perfetti sconosciuti? Sei preoccupato che possa tradirti durante la tua assenza? Non ti fidi di lui? Ora c'è un modo "pratico" e sicuro per dormire sonni tranquilli.
Direttamente dal Giappone arriva "Penis Lock", un comodo contenitore in plastica dotato di con un pratico lucchetto per sigillare e rendere inutilizzabile il pene in modo tale da non permettere il suo corretto utilizzo (praticamente una sorta di "strumento di tortura"!!!).
Questa moderna cintura di castità maschile pesa solo 75g ed è in vendita...non ho capito ancora dove e a quanto!!!
Ma sarà disponibile in varie misure e/o dimensioni mi auguro? E se perdo la chiave? E se sopraggiunge una improvvita erezione? Boh...
QUI una dimostrazione.




28 ottobre 2009

SHUNGA - ARTE ED EROS NEL GIAPPONE DEL PERIODO EDO

La mostra "SHUNGA - Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo", in programma al Palazzo Reale di Milano fino al 31 gennaio 2010, rappresenta la più grande esposizione mai realizzata di stampe giapponesi di soggetto erotico.
Alle stampe si affianca una selezione di preziosi kimono e una altrettanto significativa scelta di antiche pitture anch'esse di soggetto erotico. Sia il giovedì che il sabato l'esposizione degli
Shunga sarà aperta ad pubblico adulto sino alle 22.30.
Gli
Shunga (春画), termine giapponese che letteralmente significa "immagini della primavera", sono opere a soggetto erotico considerate tra le più significative espressioni della corrente artistica dell'Ukiyo-e. Furono create con la tecnica della stampa xilografica, e raggiunsero la loro massima fioritura nel periodo dello shogunato dei Tokugawa, tra il 1603 e il 1867.
Esprimono i valori del nuovo ceto borghese delle grandi città, composto da mercanti, artigiani e artisti, escluso dal potere politico, ma economicamente fiorente, con il quale si affermò in quegli anni una concezione edonistica dell'esistenza, in contrasto con la rigida morale neoconfuciana, sostenuta dalla classe guerriera dei Samurai che reggeva il governo centrale del Giappone.
Questi cittadini offrivano un esempio di vita raffinata, ostentando il lusso, organizzando feste, frequentando i teatri e le case di piacere. Gli
Shunga furono espressione di un'ideologia che fece da contraltare visivo a una produzione letteraria piena di sensualità che si affermò con i cosiddetti "romanzi del mondo fluttuante", opere di scrittori come Ihara Saikaku e Ejima Kiseki.
Furono motivo di ispirazione diretta di letterati e artisti della levatura di Zola, di Van Gogh, di Toulouse-Lautrec e di Klimt, e influirono in modo significativo sulla riflessione artistica nell'ambito dell'Orientalismo della fine del XIX e dell'inizio del XX secolo.
Considerati per molto tempo immagini di carattere pornografico, gli Shunga sono stati da più di venti anni rivalutati sia come espressione "alta" della cultura giapponese e specchio raffinato dei costumi del loro tempo, sia come uno dei vertici assoluti dell'espressione dell'eros nell'arte.









Palazzo Reale, Milano
21 Ottobre 2009 - 31 Gennaio 2010

Orario: Lunedì 14.30-19.30; Giovedì e Sabato 9.30-22.30, gli altri giorni 9.30-19.30
Biglietto d'ingresso: Intero € 8,00; Ridotti € 6,00 (presentando il biglietto del Museo Poldi Pezzoli o della mostra That’s Butterfly al Castello Sforzesco; iniziativa Applaudire l'Arte),
Scuole e Gruppi € 4,00.
Il servizio di biglietteria termina un'ora prima della chiusura della mostra.
Visite guidate a cura di
Opera d'Arte - Tel 02.45487401
Servizio Audioguide italiano/inglese (Antenna Audio) compreso nel prezzo del biglietto.
Infoline 02.54918 - www.mostrashunga.it


21 maggio 2009

GLI ELETTRODOMESTICI TRASPARENTI

Direttamente dal Giappone, la lavasciuga e il frigorifero trasparenti.
Io passerei la giornata a vedere la lavatrice in azione.
Il cestello che gira e lavai panni sporchi, mi ipnotizza.
Figuriamoci se poi è tutto trasparente!
Quella luce blu incorporata nell'oblò è, però,
un pò troppo tamarra.

14 maggio 2009

IL BENTO GIAPPONESE

Adoro il sushi. Molti di voi forse l'avranno già intuito leggendo gli status su Facebook o su Twitter. Almeno una volta la settimana, con alcuni colleghi "adepti", lo ordiniamo da un ristorante convenzionato con la nostra azienda. Lo paghiamo con i buoni pasto e ce lo recapitano all'ora di pranzo confezionato in una vaschetta di plastica assamblata alla perfezione a contenuta in una sacca termica chevolendo potrebbe essere anche abbastanza chic. Queste vaschette, in Giappone vengono chiamate BENTO. Il tradizionale porta-pranzo viene preparato dalle madri giapponesi per i figli che vanno a scuola, ed utilizzato anche dagli adulti che solitamente mangiano fuori casa e usano portarsi o acquistare un bento per i loro pranzi. Infatti il bento generalmente viene consumato a pranzo (hiru-gohan).I bento sono molto comuni in giappone e si possono acquistare già "allestiti" con i cibi, pressocchè dappertutto: nelle stazioni, in appositi negozi simili alle nostre "rosticcerie" e anche presso i venditori ambulanti molto comuni in oriente .Il bento comune è generalmente di plastica o di legno, ma esistono anche delle versioni usa e getta che rispecchiano i ritmi più frenetici della società moderna nipponica.I bento sono delle scatole complete di coperchio che spesso al loro interno hanno dei divisori per tenere ben separato il cibo e quelli tradizionali giapponesi in genere contengono del riso bianco, semplice o a forma di ONIGIRI (polpetta triangolare spesso avvolta nell'alga NORI) con diverse farciture o condito con del FURIKAKE (mix di spezie e condimenti secchi); del pesce, pollo o altre carni ed un'insalata o della verdura cotta. Di bento o o-bento ne esistono oramai di svariate forme e dimensioni. Quelli tradizionali che hanno dato origine al fenomeno sono invece il legno laccato con delicati decori in cui spesso ricorre il fiore di ciliegio (il famosissimo Sakura) e sono composti da un unico piano con dei separatori fissi. I nuovi bento commerciali (bento-set) invece sono generalmente composti da due piani, uno dei quali (quello superiore) è più profondo e leggermente più largo del sottostante; oppure possono avere un solo piano pur essendo piccini, e vengono spesso usati come porta merenda. Spesso il coperchio del bento ha una intercapedine in cui riporre posate di dimensioni apposite e/o le bacchette. Se queste vengono fornite in dotazione, spesso sono coordinate e riportano il medesimo decoro del bento. Ma i Giapponesi, come sappiamo, sono anche molto creativi e attenti al gadget e così i loro porta pranzo diventano piccoli capolavori.