Visualizzazione post con etichetta Matrimonio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Matrimonio. Mostra tutti i post

26 settembre 2016

TRADIZIONI MESSICANE

Tradizioni messicane. #Tequila #Boda #Wedding #Acapulco #Familia #Holiday #PaolayDavide

Un post condiviso da SuperPop (@superpop) in data:

25 settembre 2016

¡VIVA LOS NOVIOS!

¡Viva Los Novios! #Acapulco #Wedding #Matrimonio #Boda #Beach #Playa #PaolayDavide

Un post condiviso da SuperPop (@superpop) in data:

20 febbraio 2015

AMARSI OLTRE LA MORTE

Cliccate sulla foto o QUI per vedere il toccante video realizzato da "LE IENE" e andato in onda ieri, giovedì 19 febbraio 2015.  
CIAO WALTER!

20 maggio 2014

FUORISTRADA: QUANDO E' AMORE PASSA TUTTO

Pino/Beatrice è un meccanico (in un'officina del quartiere San Giovanni), campione di rally, transessuale.
Nel suo percorso di trasformazione, incontra Marianna, una donna rumena che fa da badante a sua madre, se ne innamora e decide di sposarla. Marianna lo accetta così com'è, con la sua diversità e fragilità e due anni fa riescono a sposarsi a Nemi, entrambe vestite da sposa. Pino/Beatrice è sia moglie che marito e sia padre che madre per il figlio di Marianna, che è parte della loro famiglia. 

"FUORISTRADA" è la storia di un amore, che unisce una famiglia non convenzionale, in un paese spesso troppo convenzionale.

La regista, Elisa Amoruso, dichiara: "Ho sentito il bisogno di raccontare questa storia perché si è presentata ai miei occhi con la forza diuna storia d'amore unica, prorompente, fondata su un sentimento così forte da superare qualunque barriera sociale e culturale. Una famiglia non convenzionale, un'unione diversa, eppure simile a tutte le altre, fondata sull'amore. Un viaggio alla scoperta dei mutamenti del costume e alla riscoperta di valori innati, mutati nella forma ma solidi nella loro essenza. Ho seguito questa coppia unica, nel suo quotidiano, cercando di descrivere i piccoli momenti autentici delle loro giornate, assieme alle grandi prove che questa forma d'amore - così sfuggente e concreta, così poco definibile eppure definita - ha attraversato e attraversa. La storia di due esseri umani, in Italia, che compiono scelte importanti, che vanno "fuoristrada", che prendono rotte diverse, strade sconnesse, e si ricongiungono sullo stesso sentiero."

Dopo uno strepitoso (ed inaspettato) successo riscontrato a Roma, il film arriva a Milano dove sarà proiattato tutti i giorni fino al 31 maggio 2014, alle ore 21.00, al "
Museo Interattivo del Cinema" (Viale Fulvio testi 121 - M5 Bicocca).
Imperdibile e assolutamente DA VEDERE!
"Quando è amore passa tutto".
Passaparola...
 
 

30 marzo 2013

TIME: IL MATRIMONIO GAY HA GIA' VINTO

"How Gay Marriage Won. The Supreme Court hasn't made up its mind but America has".
"Il matrimonio tra persone dello stesso sesso ha già vinto. La Corte Suprema non ha ancora preso una decisione, ma l'America si".

Recita in questi termini la famosa rivista "Time" che ha deciso di pubblicare una doppia copertina (numero dell'8 Aprile 2013) su cui troneggia la frase ''How Gay Marriage Won". Una delle due copertine è dedicata al bacio tra due donne, nell’atra due uomini.
Il "Time" dedica un ricco articolo in cui viene riportato che "secondo un'analisi bipartisan i sondaggi dello scorso novembre hanno mostrato come l’83% degli americani ritiene che tra cinque o dieci anni le unioni gay saranno legali in tutto il Paese" e che, in virtù di una recente indagine, un americano su sette sostiene di non nutrire più pregiudizi contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

L'iniziativa della rivista "Time" arriva nel momento in cui la Corte Suprema Americana si imbatte nella "Proposition 8" (referendum che ha modificato la Costituzione della California e che vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso) e il "DOMA" ("Defence of Marriage Act", legge che riconosce solo il matrimonio tra uomo e donna).
La legge "Defence of Marriage Act" firmata nel 1996 dal Presidente Clinton, oggi è ritenuta incostituzionale dallo stesso ex presidente e dall'amministrazione Obama. La maggioranza dei giudici della Suprema Corte, cinque su nove, ha espresso forti dubbi proprio sulla costituzionalità del provvedimento.
Il pronunciamento della Corte è previsto non prima di Giugno.

Fonte: Rete Lenford

13 febbraio 2013

22 novembre 2012

I PAESI IN CUI IL MATRIMONIO GAY E' LEGALE

Il 6 novembre scorso, oltre a votare per eleggere il presidente degli Stati Uniti, i cittadini di tre stati americani - Maryland, Maine e Washington - hanno espresso la loro opinione su referendum che proponevano di legalizzare i matrimoni gay a livello statale. Il Maryland e Washington hanno confermato le leggi dei rispettivi parlamenti che legalizzavano l'unione tra le
persone dello stesso sesso, mentre il Maine ha approvato una legge di iniziativa popolare per legalizzare il matrimonio omosessuale. Sono i primi tre stati americani ad approvare la proposta attraverso una consultazione popolare.

Negli Stati Uniti gli stati in cui il matrimonio gay è legale sono diventati così nove, più il District of Columbia: Massachusetts (il primo a legalizzare il matrimonio nel 2004), Connecticut, Iowa, Vermont, New Hampshire, New York, Maine, Maryland e Washington. Le leggi dei singoli stati sulla questione sono molto diversificate: California, Colorado, Delaware, Hawaii, Illinois, Nevada, Oregon, Rhode Island e Wisconsin riconoscono le unioni civili, anche se ogni stato prevede un diversoinsieme di diritti e doveri. In New Jersey e Rhode Island le persone gay non possono sposarsi, ma vengono riconosciuti i matrimoni celebrati negli altri stati.


Nove stati proibiscono il matrimonio gay nel loro statuto e trenta lo dichiarano illegale nelle loro carte costituzionali. Nei prossimi mesi sarà discussa davanti alla Corte Suprema americana la costituzionalità del Defense of Marriage Act, una leggefederale del 1996 che riconosce come matrimonio soltanto l'unione tra uomo e donna. Questo significa che al momento uno stato
americano non ha l'obbligo di riconoscere un matrimonio gay celebrato in un altro stato, e che il governo federale non è tenuto a riconoscere a una coppia sposata omosessuale gli stessi diritti giuridici ed economici garantiti a una coppia sposata eterosessuale. Se la legge fosse dichiarata incostituzionale, la legislazione di molti stati potrebbe rapidamente cambiare a favore del riconoscimento delle coppie gay.

Il primo paese al mondo a riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso furono i Paesi Bassi nel 2000 (la legge entrò in vigore il primo aprile 2001). Nel 2003 fu la volta del Belgio e nel 2005 della Spagna e del Canada. Il Sudafrica legalizzò le coppie dello stesso sesso nel 2006, la Norvegia nel 2008 e la Svezia nel 2009. Il 2010 è stata la volta di Portogallo, Islanda e Argentina, e nel 2012 della Danimarca. Gli stati sono quindi undici. Il matrimonio gay è legale anche in Messico, ma solo nel distretto di Città del Messico. A questo elenco si aggiungono i paesi in cui è possibile ricorrere alle unioni civili, alcuni dei quali stanno lavorando per l'approvazione del matrimonio gay (come in Francia o in Regno Unito). 

L'Italia non prevede né il matrimonio gay né le unioni civili.

Questo è l'elenco dei paesi che hanno forme di vario tipo nei loro ordinamenti per le unioni civili.


- Andorra

- Brasile
- Austria
- Colombia
- Repubblica Ceca
- Ecuador
- Finlandia
- Francia
- Germania
- Groenlandia
- Irlanda
- Israele
- Lussemburgo
- Nuova Caledonia
- Nuova Zelanda
- Slovenia
- Svizzera
- Wallis e Futuna
- Regno Unito
- Ungheria
- Uruguay

Fonte: Il Post

12 novembre 2012

ILONA STALLER, CICCIOLINA, PRESENTA IL SUO NUOVO PARTITO: D.N.A. - DEMOCRAZIA, NATURA, AMORE.

Cicciolina , ha presentato il suo nuovo partito, il D.N.A. acronimo di “Democrazia Natura Amore” fondato dalla stessa Ilona Staller e dal suo compagno, l'Avvocato Luca Di Carlo (capolista nel comune di Monza).
La conferenza di presentazione si è tenuta ad Isola Farnese ed insieme hanno dichiarato di voler portare il nuovo partito a Montecitorio .
Secondo quanto hanno dichiarato, "il DNA è un terzo stato all’interno dello stato, poiché è al di sopra di ogni interesse e contrapposizione di partito politico ma per l’interesse sociale e quindi nazionale. Il DNA non fa battaglie politiche contro gli altri partiti, ma battaglie per la politica popolare".
Le loro proposte sono il salario garantito per i giovani, eliminazione dei privilegi di casta (tra cui le auto blu) il funzionamento della giustizia e matrimoni gay anche in Chiesa e non solo in Comune.

L’ex parlamentare è già stata a Montecitorio nel 1986 e fino al 1992 nelle liste del Partito Radicale . Dell’avvocato si è detto che nei suoi programmi futuri ci sarebbe un film hot con Nicole Minetti . La campagna elettorale del nuovo partito verrà portata avanti attraverso Facebook, spendendo non oltre centomila euro.

05 settembre 2012

LA PROPOSTA (INSENSATA) DI GIOVANARDI PER LE UNIONI CIVILI

Dopo aver creato clamore mediatico con le sue continue dichiarazioni omofobe, Carlo Giovanardi ha presentato a sorpresa un disegno di legge al Senato per la regolamentazione delle coppie di fatto, sia gay che eterosessuali.
Un svolta dal sapore elettorale, giunto a fine legislatura (lui stesso afferma di sapere che non ci sarà il tempo per poterne discutere in aula) e con una sinistra che pare incapace di trovare il coraggio di parlare di matrimoni gay. E di matrimoni non ne parla neppure l'ex sottosegretario alla famiglia, preferendo il ricorso ad un "contratto di convivenza e solidarietà" che potrà essere sottoscritto da chi vive una convivenza di qualsiasi tipo (anche fra amici, purché residenti nello stesso domicilio) e che dovrà essere sottoscritta alla presenza di un notaio per poi essere depositato all'anagrafe del Comune. In tal modo ci si potrà assicurare una serie di diritti, come l'eredità, l'assistenza sanitaria, la cointestazione dell'abitazione e le decisioni in materia di salute in caso di incapacità di intendere e volere dell'altra persona.
Ma è lui stesso a mettere le mani avanti e a precisare come non sia previsto alcun "accostamento alla famiglia tradizionale" dato che, perlomeno secondo il suo parere, il matrimonio è un lusso che deve rimanere riservato alle coppie eterosessuali.
Immediata è giunta la replica di Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, che ha commentato: "Chi è omofobo lo resta, e una proposta di questo tipo la respingiamo al mittente: sicuramente è una mossa pubblicitaria e la prendo in quanto tale. Ma l'unica cosa credibile è la sua omofobia [...] Questo disegno di legge poteva essere presentato, al massimo, negli anni '80. Al di là del fatto che provenga da lui, è a una distanza siderale dall'unica proposta che ci interessa: realizzare l'eguaglianza tra le persone come vorrebbe la nostra Costituzione, ovvero l'estensione del matrimonio civile alle coppie omosessuali"

Fonte: Gayburg

28 agosto 2012

IO STO CON CL: NO AI MATRIMONI GAY!


Comunione e Liberazione dice no al matrimonio tra omosessuali. C'è il rischio che non nascano più bambini: i nostri preti sarebbero costretti a molestare dei maggiorenni, ed è una cosa che non possiamo permettere che accada.
Per prima cosa la carne dei maggiorenni è stopposa: i sacerdoti più anziani, abituati alla morbidezza delle carni giovani, rischierebbero di scheggiare le dentiere che si sono comprati con il nostro 8×1000. E poi avere rapporti con un maggiorenne non costituirebbe reato, quindi dovrebbero escogitare altro per farsi trasferire in un'altra diocesi ed insabbiare tutto con l'aiuto del proprio vescovo.
Permettere ai gay di sposarsi porterà ad un'inevitabile conclusione: l'estinzione degli italiani. I maligni potrebbero dire che, alla luce delle dichiarazioni di CL, non sarebbe poi una perdita così grave, ma il vero problema è un altro. Vogliamo forse che i nostri sacerdoti siano costretti a diventare tutti missionari e volare all'estero a molestare negretti?
E' come per il calcio. Un tempo tutte le stelle venivano a giocare da noi perché avevamo il campionato più bello del mondo, adesso scelgono tutti altri Paesi. Per la pedofilia ecclesiastica rischiamo lo stesso esodo. Che ne sarà della nostra immagine?
E poi lo sappiamo tutti che in Africa i bambini sono denutriti, non sono mica resistenti come i nostri cresciuti con pane e nutella. C'è il rischio che si facciano male. Poveri piccoli, vogliamo forse traumatizzarli per tutta la vita?
C'è inoltre chi fa notare che  i matrimoni gay non durerebbero, ed è un dato di fatto. Non sono solidi come quelli dei cattolici. Vedi ad esempio Berlusconi, Casini e Fini, uomini di chiesa che, nonostante i problemi quotidiani con le rispettive mogli, continuano stoicamente a portare avanti il loro primo matrimonio senza mai pensare neanche per un istante al divorzio.
Per finire un'ultima considerazione, e cioè che non si può andare contro natura. E la natura esige che a picchiare la moglie sia il marito, e non un'altra donna. E' un matrimonio, cazzo, mica una lotta nel fango!

23 luglio 2012

E IO MI SPOSO LO STESSO

"Vi dichiaro marito e marito". Segue applauso. Confetti. Spumante. I novelli sposi si scambiano un bacio. Mamma sta là davanti, con gli occhi lucidi. Papà sorride orgoglioso del suo ragazzone "che finalmente ha messo la testa a posto", scherza con la suocera. Sono lui e lui, Stefano e Stefano. Ma anche lei e lei. Simona e Selina. Diana e Luisa. Non siamo ad Amsterdam, né a New York. E nemmeno sul set di un film di Ferzan Ozpetek. Siamo a Viareggio, Versilia, Italia. E di fronte ai novelli coniugi c'è, in piedi, Cristina Scaletti, assessore regionale della Toscana. E' lei che ha celebrato quei matrimoni gay. Undici, per l'esattezza, in un solo pomeriggio. Un paio di settimane fa. Meno di un mese prima, qualcosa di simile è capitato a Torino. Stavolta l'ufficiale di Stato civile era Marta Levi, consigliere comunale del PD a palazzo Civico. Ha officiato trenta nozze omosex, leggendo gli articoli 3 e 29 della Costituzione. Senza fascia tricolore, questo è vero, ma per il resto in tutto simili alle decine di matrimoni etero che ha celebrato in municipio. Anzi. Attorno a lei erano schierati venti fra assessori e consiglieri comunali piemontesi, fra cui anche un paio di esponenti del PdL: Daniele Cantone e Fabrizio Comba. Insomma, se la legge nega ai gay il diritto di sposarsi in Italia, né quei riti hanno alcun valore all'Anagrafe, visto che per lo Stato la famiglia è una e una soltanto, sempre più coppie, circondate da amici e parenti, s'arrangiano come si può.
E' il matrimonio gay all'italiana. Fai-da-te. Perché se per lo Stato quel "sì" non conta nulla, per loro vale tanto quanto quello di mamma e papà: "Bisogna ridurre lo spread dei diritti civili fra Italia e Europa", ripete a tutti i neosposi l'assessore Scaletti. E così, nell'Italia dei diritti negati, fanalino di coda dell'Unione europea, nel Paese dove il PD si spacca non appena si discute di unioni civili, e dove il Vaticano lancia anatemi contro i politici che aprono agli omosessuali, le coppie gay non stanno a guardare: "La politica non ci vuole dare i diritti? E chissenefrega. Ci sposiamo lo stesso. Prima o poi lo Stato se ne accorgerà", ripetono i novelli sposi. Luca e Paolo. Marco e Francesco. Sabina e Laura. Ester e Vanessa. Un elenco lungo come una lista di nozze.
Quest'anno, poi, c'è stato un boom. E, sarà una coincidenza, per le nozze gay all'italiana ricorre un anniversario molto particolare. Era il 27 giugno 1992 quando a Milano, in piazza della Scala, il consigliere comunale Paolo Hutter celebrò il primo matrimonio gay. Una simulazione, come è ovvio, organizzata proprio per chiedere il riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso. Con tanto di fascia tricolore, simile ma non identica a quella ufficiale, per il celebrante. Fiori e applausi per le dieci coppie, nove di uomini e una di donne, che venivano dichiarate per la prima volta "unite civilmente". Fra loro Ivan Dragoni e Gianni Delle Foglie, diventati poi la famiglia gay simbolo della battaglia per i diritti civili. "Si scatenò il putiferio", racconta Hutter. "Il prefetto scrisse al sindaco Borghini. Ma la folla, che all'inizio ridacchiava, si fece trascinare da euforia e commozione, proprio come a un matrimonio vero. Poi, quando Ivan e Gianni tornarono a casa, il taxista volle offrire la corsa". Da quel 27 giugno in materia di diritti non è cambiato nulla. Ma centinaia di coppie gay hanno voluto sancire, come a Milano, la loro unione. E così a Padova qualche anno dopo. Alessandro Zan celebrò in municipio le nozze di Luigi e Andrea, inaugurando "i Pacs alla veneta". Anche qui prese di distanza e precisazioni dei politici di turno. Ma anche molti "seguaci", che hanno poi chiesto al consigliere di sposarli nella loro città. Fino al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, a cui s'erano rivolte Antonella e Debora, conviventi da nove anni. E che alla fine, fra le polemiche, si presentò alla cerimonia che le univa in matrimonio.
A Pinerolo, poi, ci si sposa addirittura in chiesa. Quassù ci pensa don Franco Barbero, 74 anni, sacerdote da mezzo secolo e anima della comunità di base Viottoli, a unire gay e lesbiche credenti nel sacro vincolo. Don Franco le chiama "promesse d'amore" ma, a vederli, sono matrimoni in piena regola. Abito talare, leggio, omelia e citazioni del Vangelo. "Dio non fa pezzi sbagliati, Dio non è mica la Fiat", va ripetendo. In questi anni ha sposato 305 coppie e, racconta, "il boom di chi chiede di unirsi nel segno della fede si è registrato negli ultimi due anni". Poi gli sono arrivate oltre 8 mila mail di altri preti come lui e, racconta, almeno 300 farebbero come me: "Preti che si interrogano e che pensano che la Chiesa dovrebbe accogliere le coppie gay", dice. Non sono dello stesso avviso al Sant'Uffizio, che nel 2003 ha scagliato i suoi fulmini sul prete dei gay. Un decreto pontificio vergato dall'allora cardinale Joseph Ratzinger lo spoglia della tonaca. Ma non gli toglie i fedeli. Né l'entusiasmo: "Per la gente di qui io sono il prete, in tutto e per tutto. Quel che pensano a Roma non mi leva l'appetito". Anche perché fra i seguaci di Cristo non è il solo. Il 21 maggio di un anno fa a Cormano, vicino a Milano, madre Maria Vittoria Longhitano, parroca anglicana, ha sposato Agnese Cichetti e Letizia Torrisi con rito vetero-cattolico, con tanto di fedi scambiate e sacramenti.
E mentre gay e lesbiche s'arrangiano, attorno alle nozze cresce il business. Agenzie di viaggio specializzate. Mete esotiche per la luna di miele omosex. Cocktail dedicati. E pure un servizio legale: documenti e visti per sposarsi all'estero e poi festeggiare in Italia. C'è Quiiky, che organizza viaggi di nozze omo e cerimonie ufficiali dal 2007. "Sia nei Paesi dove è legale, sia dove si celebra una "promessa di matrimonio" che non ha valore per la legge, come in Italia, ma ne ha molto chi vuole sancire la propria unione", spiega l'ad Alessio Virgili. E così molte coppie fanno il doppio rito. Prima volano all'estero, dove lo scambio di anelli ha valore legale. Poi se ne tornano in Italia, dove invece quel certificato è carta straccia. E così si sposano di nuovo. Con i parenti e gli amici. Edoardo e Alessandro hanno scelto Dublino: "Lì ci lavora Edo, ma abbiamo rifatto la festa a casa nostra, a Roma. E' qui che ci volevamo sposare". Idem per Michele e Gonzalo. Sono volati in Spagna, poi se ne sono tornati a Oriolo, alle porte della capitale, e hanno spedito le partecipazioni agli amici. "Molti sono venuti, altri non si sono più fatti vivi. Ma non importa. Il nostro matrimonio vale molto più del pregiudizio. È vero. Autentico. Per sempre", raccontano. C'è pure Twizz, altra agenzia specializzata. Con tanto di pranzi di nozze, lune di miele e bomboniere. "Come per gli etero, l'offerta cambia in rapporto al budget", spiega l'ad Franco Fumagalli: "La clientela più esclusiva sceglie come meta Istanbul o Bodrum, che sono di questi tempi le città più gettonate dai gay benestanti. L'ultima mania è affittare i caicchi per godersi il mare". Ma c'è pure chi noleggia un'intera terrazza sui grattacieli di New York dove Twizz organizza feste con tanto di fuochi d'artificio. Se vuoi spendere meno, invece, il viaggio di nozze gay fa rotta sulle Canarie. In particolare Fuerteventura. Poi c'è il Sudamerica, ultima frontiera dei diritti LGBT. Da pochi mesi, infatti, Messico e Argentina hanno legalizzato i matrimoni gay. E subito è esplosa l'onda latina, che sta togliendo fette di mercato a Stati Uniti e Nord Europa. "Abbiamo messo a punto un pacchetto che si chiama "Amore, leggenda e magia" rivolto a gay, che consente di celebrare un vero rito Maya. Poi rotta verso l'Isla de Holbox, per godersi la luna di miele tra le tartarughe giganti", aggiungono a Quiiki.
Anche su gadget e confetti l'Italia dei matrimoni gay è più avanti della sua classe politica. Torte alla crema con gli sposi in tight, lui e lui. Cuori di panna con le spose-sirene. Lei e lei. Poi c'è l'azienda di confetti più famosa al mondo, la Pelino di Sulmona, che s'è buttata sulle nozze omo. E l'omonima deputata del PdL, Paola Pelino, amministratore del colosso dolciario, che dedica agli sposi omosessuali un confetto molto particolare. Il colore è il lilla, il gusto è il classico alla mandorla e il nome è tutto un programma: Gay Bride.
In Toscana, una coppia gay s'è inventata il vino per i banchetti omosex. Due etichette di rosso pregiato, dedicate appunto a gay e lesbiche. Per i maschietti c'è il "Vinocchio", Merlot e Cabernet. Per le femminucce c'è "Uvagina", rosso perlato, entrambi selezionati dall'enologo Maurizio Saettini. Si comprano sul sito "ProdigioDivino.com" e i proventi servono a "finanziare la battaglia per ottenere anche in Italia i matrimoni gay", spiega la coppia di vinaioli, che convive da ben 35 anni. Ad Avellino, invece, c'è un negozio che ha inaugurato la lista di nozze per soli omosex. E ha scelto come testimonial del nuovo business una coppia di bei ragazzi appena convolati a giuste nozze. Lo slogan parla chiaro: "Ognuno ha i suoi gusti... E tu che gusti hai?". E così mentre la città s'è risvegliata tappezzata di manifesti, in Italia il fenomeno già dilaga. È spuntato a Milano. Poi a Genova. E addirittura a Trieste. Tutti a caccia di sposi pronti a cacciare la grana, in tempi di crisi economica e matrimoni tradizionali ridotti all'osso. E ben vengano, allora, queste nozze un po' clandestine, un po' romantiche. Viva gli sposi. Rigorosamente gay.

Tommaso Cerno - L'Espresso n° 30 del 26

Fonte: Cinemagay

22 maggio 2012

DIETROFRONT DELLA FORNERO: NO AI MATRIMONI GAY

Sarà per questo che non vuole incontrare le associazioni LGBT? Dopo Bersani anche il Ministro dimostra di non conoscere le sentenze della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione. 

Su Avvenire di ieri il Ministro Fornero ha precisato il suo pensiero in merito a matrimonio e unioni, sostenendo che: "Non ho quindi auspicato che le unioni di fatto, sia etero sia omosessuali, siano equiparate alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ma semplicemente invitato ad aprire gli occhi sulle diverse realtà che stanno emergendo e a non dimenticare, e meno che mai a discriminare, i diritti dei singoli individui che vi si riconoscono e che chiedono con forza un riconoscimento. Senza queste risposte, si acuirebbe un altro fattore di instabilità sociale, oltre a quelli di carattere economico resi più acuti dalla crisi in atto".
Il tutto condito da considerazioni sulla sua vita personale del tutto fuori luogo. 
Incomprensibili, incoerenti e davvero strabiche come dichiarazioni, sia rispetto a quanto accade nel resto dell'Europa, sia rispetto agli sviluppi della stessa giurisprudenza costituzionale italiana che ben due anni fa, con una sentenza che evidentemente pochi hanno letto con attenzione, scioglie del tutto ogni tipo di riserva sule unioni tra persone dello stesso sesso ed il valore costituzionale che le stesse unioni hanno. Il Ministro Fornero, e tutti coloro che la pensano come lei, devono spiegare agli italiani in base a quale cultura, principio o idea le persone omosessuali non possono accedere a una forma riconosciuta di matrimonio o di unione, NON sulla base dei loro diritti individuali (ci mancherebbe pure...) ma sulla base del valore che l'unione in sè ha per la società e non solo per gli individui che la compongono. E per quale motivo le unioni tra persone eterosessuali NON matrimoniali non debbano avere piena uguaglianza: ci dica, Signora Ministro, in uno stato laico chi è che decide il valore delle unioni tra persone? Il Vaticano o le persone stesse? E in base a quale criterio quelle celebrate con matrimonio sono "migliori" di quelle che non vogliono, o non possono, celebrarsi?

11 maggio 2012

OBAMA: SI AL MATRIMONIO GAY

Barack Obama è a favore dei matrimoni gay. Il presidente Usa lo ha dichiarato durante un'intervista rilasciata alla ABC dove ha aggiunto di aver maturato questa decisione anche grazie alla moglie Michelle e alle figlie Malia e Sasha: Pensavo che le unioni civili fossero sufficienti. Sentivo che per molti la parola matrimonio evoca tradizioni e credenze religiose radicate. Ma nel corso degli anni ho potuto parlare e conoscere gente del mio staff con partner dello stesso sesso, che ha cresciuto i figli insieme. Quando penso ai nostri soldati, ai nostri aviatori, ai nostri marinai che hanno dovuto lottare tanto per i loro diritti. Sì, a un certo punto ho concluso che per me personalmente è importante andare avanti e affermare che le coppie dello stesso sesso hanno il diritto di sposarsi. Dopo queste dichiarazioni la comunità gay americana si è congratulata verso Obama. Chi invece si è affrettato a dire la sua in merito alla questione è stato il candidato repubblicano Mitt Romney, il quale ha detto che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna. 

Fonte: GayPrider
 

30 marzo 2012

L'ESPRESSO: FAMIGLIE ANCHE NOI

Famiglie fantasma. Coppie invisibili. Lui e lei. Lui e lui. Lei e lei. Convivono, tirano su insieme i figli e pagano le tasse come tutti. Ma per lo Stato non esistono. Sono le nuove famiglie dell'Italia che cambia. Gente che non si sposa perché è vietato, come nel caso degli omosessuali, ma vive come una coppia qualunque. O gente che non ce la fa più. Strozzata dalle lungaggini di un divorzio all'italiana, dove passi anche tredici anni fra aule di tribunale, parcelle e alimenti da versare. E non hai né i soldi né la voglia di risposarti. Gente diversa, con stili di vita differenti. Ma unita da una condizione comune: sono tutti cittadini di serie B, milioni di italiani senza diritti. Niente eredità al partner, nemmeno dopo decenni di vita insieme. In ospedale non entri, passano solo parenti e coniugi. Se vuoi il mutuo agevolato, ti rispondono picche: per lo Stato sei single. Discriminazioni quotidiane contro cui il 13 febbraio ha puntato il dito la Cassazione, con una sentenza che allarga alle coppie gay il diritto di "essere famiglia".
Un'apertura rivoluzionaria che imbarazza la politica, ma incassa la pur timida reazione del ministro Elsa Fornero, e addirittura quella del cardinale Carlo Maria Martini. Riaprendo il dibattito su PACS e matrimoni gay. Che il Parlamento rinvia da più di vent'anni. [...]

Di questo argomento ne parla "L'Espresso" n° 14 del 05 aprile 2012, a cui dedica un lungo approfondimento. Correte in edicola!

19 marzo 2012

NATALIA ASPESI: L'ANOMALIA ITALIANA

La Corte di Cassazione con una sua sentenza che qualche analfabeta di ritorno definirà shock, e che invece è solo finalmente giusta, ha stabilito una cosa ovvia. Ci ha detto che se in questo Paese, dove avvengono le massime trasgressioni ladrone non sempre perseguite, due persone che si amano ma appartengono allo stesso genere (detto anche sesso) non possono (per ora) sposarsi, hanno però i diritti di tutte le coppie diciamo tradizionali, che in chiesa e municipio hanno potuto sposarsi per il solo fatto di essere un uomo o una donna; il diritto di vivere liberamente la loro condizione di coppia, il diritto di condurre una vita familiare come gli garba, il diritto di pretendere "un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata". Era ora!
Visto che nella famosa Europa dove tutti i cittadini di tutti i paesi dovrebbero godere più o meno delle stesse leggi, noi siamo (o eravamo?) i soli fuori posto, fuori tempo, fuori realtà, fuori civiltà, fuori giustizia e anche fuori legge e fuori morale umana, per quel che riguarda la vita privata delle persone. Perché per il resto, se non si tratta di Giovanardi che ieri ha perso la testa, del povero Alfano che qualche giorno fa parlava a vanvera di nozze gay come della fine della civiltà, pochi altri peccatori incattiviti, più qualche scemo razzista, la maggior parte degli italiani non ne può più di tutti questi tremebondi legislatori e di questi monotoni prelati senza fede, e di anni e anni di su e giù sulle stesse posizioni polverose, mentre il mondo va avanti e il nostro paese arretra anche su altri temi più fondamentali del letto coniugale e di chi ha il diritto, legale, di occuparlo.
Ormai il nostro paese, come il mondo, è pieno di coppie cosiddette di fatto, e c'è da dire che le più invidiate sono quelle gay, perché sono sempre meno litigiose di tante etero e non potendo, per ora, far l' errore di sposarsi, non gli viene neppure in mente di divorziare. Ogni volta che in Italia si è tentato di formulare una legge (vade retro matrimonio!) che consentisse come in Francia (e Svizzera e Germania) i cosiddetti Patti Civili di Solidarietà (anche Saint Laurent lo aveva sottoscritto con il compagno Pierre Bergè), ne sono successe di ogni colore, a destra come a sinistra, per non parlare dei pulpiti.
Insomma ogni tentativo di instaurare una legge simile a quella dell'Europa più timida (le coppie omo si sposano persino in Spagna e Portogallo, in Inghilterra adottano bambini), da noi è sempre caduta in un frastuono generale. Neanche i più convinti sostenitori dei diritti omosessuali, per intelligenza e prudenza, hanno mai affrontato discussioni sull' eventualità del matrimonio gay: ma la ridicola e violenta ipocrisia della destra peggiore e della sinistra bigotta ha sempre chiamato "matrimonio" ogni proposta di una legge di rispetto dei diritti civili delle omocoppie, satanizzandola.
Ancora più vergognosa, per falsità, è la predica, di nuovo da ieri in circolazione, con probabili vaneggiamenti del segretario del PdL, che se due giovanotti cucinano insiemee dormono nella stessa camera e vanno a trovare la mamma dell' uno e dell' altro, tutte e due contentissime per quei cari affettuosi ragazzi che si vogliono così bene, le famiglie "vere" si sfasciano. E non importa se queste unioni benedette da parroci e sindaci, e anche da vescovi, sono composte da un marito che cornifica la moglie anche con giovanotti, da una moglie che perde la casa giocando d'azzardo, e da figli presi regolarmente a ceffoni o spinti a partecipare tutti dipinti a gare canore tivu.
La famiglia è la famiglia, si sa, anche le coltellate alla moglie (o al marito) fanno parte del vero matrimonio. Fantastica la reazione del rustico Giovanardi, che se incazzato, straparlando manda scintille: per lui infatti, e qui ci si chiede come possa rappresentare politicamente anche solo un paio di sfortunati etero, la sentenza della Cassazione è solo il parere ovviamente sbagliato, di un qualsiasi cittadino. Certo, la Cassazione non fa leggi, però è intervenuta con tutta la sua autorità nel vuoto codardo della nostra politica: il suo parere conta moltissimo non solo nella giurisprudenza, ma anche nella vita di tutti. E' un gran bel giorno non solo per i gay, ma per chiunque creda che anche l'Italia non sia esclusa dalla civiltà europea.

Natalia Aspesi - la Repubbica, sabato 17 marzo 2012

07 marzo 2012

COPPIE OMOSESSUALI: LA DIGNITÀ E LA GIUSTIZIA CANCELLATE DALL'IPOCRISIA

Un interessante articolo di Stefano Rodotà tratto dallo speciale sui matrimoni tra persone dello stesso sesso ("E vissero felici e contenti") pubblicato su "R2 La Repubblica" di oggi, mercoledì 07 marzo 2012. QUI.

Mentre l'eterna ipocrisia italiana sul tema dell'omosessualità è tornata alla ribalta in occasione della morte di Lucio Dalla, è opportuno aver presente come essa condizioni ancora il quadro istituzionale all'interno del quale si colloca l'intera questione. Nel 2010 la Corte Costituzionale italiana ha affrontato il tema delmatrimonio trapersone dello stesso sesso, dando due specifiche indicazioni. Ha ritenuto che solo il Parlamento possa decidere l'estensione agli omosessuali del diritto di sposarsi. Ha aggiunto, però, che alle persone dello stesso sesso, unite da una convivenza stabile, "spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri".
La Corte ha così riconosciuto la rilevanza costituzionale delle unioni omosessuali, poiché siamo di fronte ad una delle "formazioni sociali" di cui parla l'Articolo 2 della Costituzione. Ed ha usato una espressione assai impegnativa, parlando di un "diritto fondamentale" che attende pieno riconoscimento. La sentenza è stata giudicata "pilatesca", perché la Corte avrebbe potuto direttamente riconoscere alle coppie omosessuali il diritto di sposarsi se fosse correttamente partita dal principio di eguaglianza, come vuole la buona regola del ragionamento costituzionale, invece di mettere in primo piano la tradizionale nozione di matrimonio. Ma non è soltanto una questione di eguaglianza. E'anche, o soprattutto, una questione di dignità. Dopo la rivoluzione dell'eguaglianza, infatti, i tempi più recenti hanno conosciuto la rivoluzione della dignità. "La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata": così si apre la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. E la nostra Costituzione ci dà una indicazione ancora più precisa. La norma sull'eguaglianza, l'Articolo 3, si apre con parole particolarmente forti e significative: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale". Eguaglianza e dignità, dunque non possono essere separate e quest'ultima si presenta immediatamente come dignità "sociale", dunqe come principio che regola i rapporti tra le persone, il nostro essere nel mondo, il modo in cui lo sguardo altrui si posa su ciascuno di noi. E bisogna aggiungere che laCarta dei diritti fondamentali ha messo sullo stesso piano le unioni eterosessuali e quelle tra persone dello stesso sesso. Se mai il legislatore italiano affronterà il problema, come dovrebbe, la strada è segnata. Intanto, però, il Parlamento rimane colpevolmente silenzioso rispetto all'altra questione sollevata dalla Corte, che ha esplicitamente parlato di un diritto fondamentale delle coppie omosessuali. Questo diritto continua ad essere negato da una inammissibile prepotenza parlamentare, che ignora un suo preciso obbligo e subordina un diritto fondamentale alla congiunzione tra fondamentalismo di destra e "prudenza" di sinistra. Sono passati due anni dalla sentenza costituzionale e nessuno, tra Camera e Senato, ha concretamente agito perché fosse messo all'ordine del giorno un provvedimento istituzionalmente necessario e urgente. Al suo posto troviamo l'esibizione continua di un linguaggio violento da parte di politici autorevoli (si fa per dire), che ha accompagnato il ritorno esibito di una omofobia che sfocia in aggressioni, che ha visto negare l'approvazione di una modesta norma in questa materia, che a Milano ha fatto giudicare intempestiva una ragionevole iniziativa del sindaco a favore delle unioni tra persone dello stesso sesso. Così l'Italia è sempre più prigioniera di quella "politica del disgusto" analizzata da Martha Nussbaum. Parliamo di rispetto delle persone, e intanto ne violiamo dignità e diritti.

Stefano Rodotà - La Repubblica - 07 marzo 2012

16 febbraio 2012

STORICA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI REGGIO EMILIA: CONIUGE DELLO STESSO SESSO DI UN ITALIANO SPOSATO IN SPAGNA HA DIRITTO A VIVERE IN ITALIA

L'Associazione Radicale Certi Diritti ha sostenuto il ricorso presentato al Tribunale di Reggio Emilia di un ragazzo uruguayano sposato in Spagna con un cittadino italiano a cui era stato negato il permesso di soggiorno dalla Questura di Reggio Emilia.
Nel ricorso, presentato dall'Avv. Giulia Perin e concordata con il Direttivo di Certi Diritti, non si è chiesto il riconoscimento del matrimonio spagnolo ma il diritto per i coniugi, sebbene non riconosciuti, ad avere una vita famigliare in Italia. Le nostre tesi sono state accolte dal Giudice Tanasi.
Nel ricorso si fa riferimento alla recentissima sentenza n. 1328/2011 della Corte di Cassazione che afferma: a) la nozione di "coniuge" prevista dall'art. 2 d.lgs. n. 30/2007 deve essere determinata alla luce dell'ordinamento straniero in cui il vincolo matrimoniale è stato contratto e che b) lo straniero che abbia contratto in Spagna un matrimonio con un cittadino dell'Unione dello stesso sesso deve essere qualificato quale "familiare", ai fini del diritto al soggiorno in Italia.
Nella sentenza inoltre, viene richiamata la sentenza della Corte Costituzionale n. 138 del 2010 che afferma: all'unione omosessuale,"intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso", spetta "il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia" e che il "diritto all'unità della famiglia che si esprime nella garanzia della convivenza del nucleo familiare (...) costituisce espressione di un diritto fondamentale della persona umana"

Altri riferimenti normativi:
Vengono richiamate le normative europee (d.lgs. n. 30/2007 sulla libera circolazione dei cittadini europei e i loro famigliari) e i pronunciamenti della CEDU sull'argomento, inoltre, nella sentenza, si sostiene che rigettare l'istanza finisca per configurare una discriminazione fondata sull'orientamento sessuale (la cui illegittimità è stata di recente ribadita, con una risoluzione di portata storica, dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite il 17 giugno 2011).

Questa sentenza rappresenta un grande passo avanti per l'affermazione della non discriminazione delle coppie dello stesso sesso, ora il Governo dovrà riconoscere queste unioni tra i cittadini italiani, come richiesto dalla Corte Costituzionale con la sentenza 138/2010.

19 dicembre 2011

ALEMANNO DICE NO ALLE UNIONI CIVILI ISTITUITE DA DUE MUNICIPI ROMANI

"I registri delle coppie di fatto, in vigore in due municipi della Capitale sono un intervento sbagliato, segno più di una provocazione ideologica che di un'attenzione alle vere esigenze e bisogni della famiglia". Queste le parole, pronunciate dal sindaco Alemanno sulla scottante questione dei registri delle unioni civili, che hanno provocato la dura reazione del PD.
Marta Leonori, membro della direzione nazionale dei democratici e candidata alle primarie per l'elezione del segretario regionale del PD Lazio, ha replicato che il primo cittadino "non può essere il sindaco di tutti solo quando aumenta le tasse e poi dimenticarsi che migliaia di cittadini romani sono per scelta o per necessità costretti a convivere visto che, proprio a partire dal Campidoglio, non sono state messe in campo politiche efficaci in sostegno delle coppie più giovani". Secondo la Leonori l'iniziativa dei due comuni andrebbe a colmare una lacuna della legislazione del nostro Paese in materia e pertanto il sindaco "dovrebbe limitare le sue affermazioni ideologiche e lavorare al servizio dei cittadini".

Fonte: romacapitale.net