25 maggio 2012

LA CACCIA AL GAY E' SOLO UNA MASCHERA

 
Da "SETTE" di giovedì 24 maggio 2012
di Franca Porciani
Disegno di Beppe Giacobbe


La ricerca appena pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology fa tornare in mente lo scandaletto che ha coinvolto un gruppo di politici qualche mese fa: gli uomini pronti a spergiurare
sulla propria virilità e più omofobici (questo dice lo studio condotto in Usa e in Germania) "soffrono", in realtà, per una omosessualità inespressa/repressa.
Proprio quel che sembrava emergere nel novembre scorso dalla lista di dieci politici noti per le loro esternazioni contro i gay, ma segretamente omosessuali secondo listaouting.wordpress.com, blog apparentemente senza paternità, appoggiato su una piattaforma straniera.
Nomi noti, quelli pubblicati. Certo è che nel mondo politico l'omofobia è diffusa.
Roberto Calderoli, in puro spirito leghista, ha più volte dichiarato che per i gay non c'è spazio e nel gennaio 2006  in un'intervista al Corriere affermava: "Pacs e porcherie varie; queste assurde  pretese di privilegi da parte dei culattoni sono fuori luogo e nauseanti". Affermazioni che suonano oggi politicamente scorrette, visto che nell'imminenza della Giornata contro l'omofobia indetta dall'Unione europea per il 17 maggio, il Ministro del Lavoro Elsa Fornero ha dichiarato che ci sono coabitazioni di persone dello stesso sesso che chiedono di essere riconosciute come famiglie, e il Ministro dell'Istruzione Francesco Profumo ha invitato i presidi a celebrare la ricorrenza perché "rispecchia i principi costitutivi della Costituzione italiana: il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali".
Indubbiamente oggi si moltiplicano i segnali che l'eterosessualità non regga più come base fondante ed esclusiva della società occidentale, sia di qua che di là dall'Atlantico (è recentissima la presa di posizione di Barack Obama a favore dei matrimoni omosessuali che gli ha meritato un'aureola sulla rivista Newsweek). L'impulso rovesciato. Ma al tempo stesso l'omofobia non demorde, se è vero quanto afferma Élisabeth Badinter, filosofa francese controcorrente, nemica delle quote rosa e convinta della rassomiglianza tra i generi: "L'uomo è in un certo senso un artefatto e come tale corre sempre il rischio di essere colto in fallo". Come dire che l'omofobia è indispensabile perché in un mondo che attribuisce potere solo alla mascolinità pare l'unica arma a disposizione per reprimere la paura segreta del desiderio omosessuale.
Sembra confermare questa ipotesi lo studio, uno dei primi del genere, opera dell'équipe di Richard M. Ryan, professore di psichiatra e psicologia dell'Università di Rochester dove ottocento ragazzi si sono resi disponibili a dare una definizione del loro orientamento sessuale riferendosi a una scala di "variabilità" da uno a dieci, dal macho senza ombre all'omosessuale dichiarato. Poi, a tutti venivano mostrate in rapida successione parole e immagini evocative di una condizione di etero o di omosessualità e subito dopo, compariva la scritta "io" e la scritta "altro". Tecnica ben collaudata in ambito psicoanalitico, capace di svelare impulsi subconsci, se non proprio inconsci. Si è visto così che un buon 20 per cento del campione mostrava un'attrazione forte per le persone del suo stesso sesso nonostante si dichiarasse assolutamente etero e particolarmente intollerante nei confronti dei gay. In conclusione, omosessuali repressi, omofobi per reazione.
"Si tratta di un meccanismo di vecchia conoscenza per chi lavora in ambito analitico", commenta Giuseppe Sabucco, psichiatra milanese membro della Società psicoanalitica italiana, che a questi temi
ha dedicato una particolare attenzione; "il soggetto reagisce all'impulso omosessuale creando un comportamento antitetico che rovescia l'impulso. L'omofobia è spia della grande insicurezza di un'identità maschile caricata di valori esclusivi, base fondante della società eterosessuale. La condanna della omosessualità ne è un'inevitabile conseguenza".
L'Italia abolì il reato di sodomia. Atteggiamenti che hanno percorso tutta la storia della società occidentale, come ricorda Daniel Borrillo, intellettuale argentino che si è occupato in modo approfondito dei diritti degli omosessuali, in "Omofobia, storia e critica di un pregiudizio" (edizioni Dedalo): "Non dimentichiamo la condanna della Chiesa nei confronti della sodomia e che anche il potere temporale, impregnato di spirito canonico, istituì un sistema di repressione brutale nei confronti degli omosessuali".
Solo la rivoluzione francese pone fine alla persecuzione della sodomia (l'ultima condanna a morte di un omosessuale avviene in Francia il 10 ottobre 1783) e il nostro Paese, con il primo Codice penale unitario del 1889, si distingue nel mondo perché abolisce la pena di morte e il reato di sodomia.
"Stranamente, invece, proprio in Italia negli ultimi vent'anni sono ricomparsi fenomeni vistosi di omofobia sociale che nessuno ha stigmatizzato", afferma Nicla Vassallo, docente di filosofia teoretica all'università di Genova; "anzi, questi atteggiamenti hanno trovato una legittimazione politica".
Una cultura del disgusto per l'altro, anziché di tolleranza, in sintonia con il nostro secondo posto in Europa, alle calcagna dei lituani, nella lista dei Paesi più omofobi.
Eppure qualcosa si muove se persino nel mondo del calcio, santuario del maschilismo e dell'eterosessualità, cominciano a serpeggiare voci su un possibile outing di qualche calciatore che non è attratto dalla
fotomodella, bensì...